Gli “svizzeri” e il (non) senso delle violenze anti-EXPO

Ora. Chi commenta gli scontri mi fa ridere, sulle prime. Perché è gente che 360 giorni l’anno si vanta di non immischiarsi in questioni politiche – ed è ovvio: nella maggior parte dei casi sono persone che hanno tutto l’interesse a difendere i meccanismi garanti della loro posizione sociale (rimpiangono anzi che l’Italia non sia la Svizzera, fondata sul riciclaggio, l’indifferenza “autarchica” più totale, il razzismo più “pacifico”, o gli USA, fondati sul saccheggio guerrafondaio, l’apartheid sociale, la criminalizzazione della povertà “necessaria” e la carcerazione di massa). Continua a leggere

La bomba in mano

Io non mi stupisco che ci sia stato un Kabobo.

Mi stupisco che non ce ne siano a centinaia, a migliaia.

Per fortuna, dite voi.

Col cazzo, dico io: non mi piace affidarmi alla fortuna, se ho una bomba in mano. Continua a leggere

Rivoluzione oggi

La rivoluzione oggi è soprattutto la fine dell’innocenza. Per la generazione a cui appartengo, nata negli anni ’80, penso che questo sia lo scoglio principale perché, venuti al mondo nel cuore del capitalismo già finanziario, già alla seconda, tutta la strada risultava tracciata: “Non c’è alternativa”, ripeteva ossessivamente Mario Monti al suo primo discorso da premier. Vi ricorda qualcosa “There Is No Alternative?”. Per chi non lo sapesse, TINA era uno dei soprannomi di Margeret Thatcher.

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