Non è un 2+2

Lo sapevo che prima o poi la subdola fregatura, il “clic” dell’asservimento finale sarebbe scattato, e il processo di annientamento di ogni pensiero critico sarebbe stato portato a compimento. Dopo anni di slittamento, di banalizzazione, oggi finalmente ho sentito abbinare esplicitamente il sintagma “rischio di nazifascismo” a quello “contestazione delle istituzioni europee”.
Ora. E’ ovvio che rigurgiti fascisti e nazisti ce ne siano. E mi sembra altrettanto ovvio che connotare qualsiasi cosa come “rischio nazifascista” non aiuti affatto a identificare e combattere proprio questo rischio.
Ma secondariamente c’è un rischio ben maggiore, che pare non passare per la testa che a pochi, o ancora peggio pare che, se passa per la testa di molti altri, sia troppo destabilizzante per chi ci pensa (e allora venga messo via, così, a lato della realtà).

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Riflessioni sul reale – o almeno ci si prova

Scrivo questo articolo per riassumere alcune cose che penso da qualche tempo, cose che mi hanno portano lontano da persone, ambienti, gruppi che tuttora stimo, ma che non posso non ritenere, per questo, meno valide, quantomeno come rimessa in discussione.

Si tratta di cose importanti per la vita di tutti noi, quindi penso possano interessare, potenzialmente, tutti.

Le ho scritte ad una persona precisa, ma è un avvio di dialogo con chiunque.

Come per tutti, credo, non si tratta solo di “farina del mio sacco”, ma la macinatura è tutta mia – anche perché a conclusioni simili si arriva per strade, con tempi e modi diversi, e pure litigando, con se stessi e anche con chi è d’accordo. Figurarsi con gli altri.

Come sempre, premetto le mie lacune – la mia è una formazione letteraria, quindi su praticamente tutto il resto sono autodidatta. Se c’è, fra i lettori, qualcuno meglio istruito di me in quanto a economia, politica, sociologia, è invitato a correggermi, senza scandalizzarsi se a volte, per arrivare al punto, sono un po’ “grossolana”. Ah, preciso anche che per “più istruito” non intendo per forza un titolato professore – l’ambito accademico, ne sono convinta, può egualmente dare strumenti quanto menomarli.

Buona Lettura.

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Quelli contro “l’informazione mainstream”

Oggi ero in auto, e per vecchia abitudine mi sintonizzo sull’emittente “antagonista” locale.

C’è la rassegna stampa – peccato, penso, perché so che poco più tardi c’è sempre un programma musicale coi controcavoli. Ma vabbé, non sarà peggio di RaiNews24. Continua a leggere

Stato-nazionale: playing field dei diritti? Continuando a riflettere su migrazioni, frontiere, diritti.

Continuando a riflettere sulle trappole che il concetto di frontiera può contenere, mi sono imbattuta in questo working paper dell’economista Sergio Cesaratto: “Fra Marx e List: sinistra e solidarietà internazionale”. Si parla del ruolo dello Stato nelle lotte per i diritti.

Non mi sento certo in grado di prendere una posizione definita, o di dirmi del tutto d’accordo con questo contributo; anzi, è proprio per formarmi una visione il più possibile indipendente e fondata che sto leggendo e considerando molte riflessioni, andandole a cercare anche e soprattutto negli ambiti, come quello economico, dove ho meno basi.

Questo breve lavoro però mi sembra contenga molti spunti interessanti, e allora, come faccio spesso, riporto qui i flash concettuali che personalmente mi sono parsi più utili e illuminanti.

Come sempre, meglio leggere tutto; ma piuttosto che niente, meglio piuttosto! Continua a leggere

La speranza è l’ultima a morire – ma non ditemi che ha una bella cera

Io credo che abbiamo perso tutti il lume della ragione.

Di che parlo? Beh, inquadriamo il punto che in questi mesi mi sta rodendo la testa come un tarlo, la questione sulla quale non riesco a far luce, ma della quale, al tempo stesso, vedo bene i fraintendimenti e le strumentalizzazioni: profughi, libertà di circolazione, appelli all’unione Europea per asilo europeo o permesso europeo.

Ecco, il problema è che io sono del tutto, per tutto, in tutto dalla parte dei migranti. Lo sono sempre stata, naturalmente e poi criticamente. Dico “il problema” perché non posso non vedere che la situazione attuale ci impedisce, letteralmente, di fare qualcosa di buono per i migranti, e per noi. Perché per me le due cose, sempre, devono stare insieme, parallele – altrimenti è falsità, è qualcosa di totalmente antipolitico e antitrasformativo. Ma non è il post giusto.

Quello che vedo, in sostanza, è che in questo contesto, cioè in questa UE, con queste pressioni, questi trattati, questa banalizzazione del discorso, lottare per la libertà di circolazione può trasformarsi solo in lotta per il libero sfruttamento degli individui, europei o migranti che siano.

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Grandi valori e piccole realtà, o anche: senza analisi non ci sono principi!

I principi, i valori, le convinzioni – sono stanca, davvero, che per quasi tutti siano un fine, quindi spesso una posa o un abito, e non un intimo “comandamento” che guida, che spinge anzitutto a partire, cioè a capire come stanno le cose e poi a cambiarle.
Dove si arriva, continuando a enunciare concetti astratti che nessuno sa ascoltare?
Cosa cambia ripostare l’ennesima foto di bambini respinti, di lavoratori picchiati, di poveri ghettizzati e criminalizzati?
Ma forse il punto è questo: la maggior parte di chi si riempie la bocca coi diritti umani, con l’intercultura, con l’uguaglianza non ha in fondo alcun interesse a trovare una strada – non intendo a realizzarla, ma almeno a immaginarla.
Forse, perché spesso per trovare questa strada occorre mettere alla prova della realtà quei valori, fidarsi della loro forza, provarne la declinazione reale. E, per far questo, rimettere in discussione anche se stessi, e paure che hanno a che fare con zone intime e molli di noi.
Mentre i grandi valori sono tanto nobili, no? E basta questo.
Ma siccome esistono anche persone che vogliono, davvero, vogliono vedere un mondo meno schifoso, vale la pena provare a districare ciò che appare non districabile.
L’esempio che voglio fare è quello dell’accoglienza dei migranti, insomma la questione al centro del fracasso mediatico degli ultimi mesi; la questione, anche, che ha fatto scoppiare discussioni forti con le persone a me vicine e nella nostra associazione.
Dirò solo che sono sempre stata dell’idea che i principi ci devono guidare, che se sappiamo che una cosa è giusta non dobbiamo chiederci se abbiamo i mezzi per farla, ma se abbiamo abbastanza forza per crearli, per provare a crearli almeno, questi mezzi.
Beh, immaginatevi la mia reazione quando è stata pronunciata la frase:
Davvero non abbiamo i mezzi per accogliere i migranti…non sono disponibili – e considerate anche il contesto: un’associazione per i diritti dei migranti!
Non potevo credere a ciò che sentivo, non potevo accettare un simile assunto e un simile atteggiamento – i mezzi sappiamo bene tutti che ci sono, basta andarseli a prendere!
Già, ma è realistico, con le poche forze che abbiamo, andarceli a prendere? 
E allora che facciamo? Respingiamo? Chiudiamo le frontiere? Mai lasciare indietro nessuno, no? – non vorrai rinnegare tutto! Noi abbiamo amici fraterni arrivati così, sono persone che stanno nella nostra vita, che condividono le nostre lotte…
Ok, ma questo cambia la situazione?
No, ma…significa che noi sappiamo: sappiamo che ogni persona è diversa, ma nessuna può essere superiore in diritti
Quali diritti?
Il diritto alla libera circolazione, ad esempio!
Io non lo voglio il diritto alla circolazione, io voglio il diritto a stare a casa mia, a non dover emigrare per salvarmi il culo!
Giusto, tu! Ma…
Ma è tutta, sempre, questione di economia. Perché se ci fosse equilibrio economico non ci sarebbero ondate di migrazioni, e uno potrebbe scegliere…
Anche di partire, se vuole, perché a me importa relativamente che uno sia obbligato ad emigrare da necessità di sopravvivenza, o dal desiderio di migliorare la propria vita, o dalla voglia di scoprire il mondo…
Certo! Ma quello che sto dicendo è che parlare di diritti è spesso ingannevole, perché i diritti possono diventare il lasciapassare alle peggiori pressioni: sii libero di emigrare…e di lasciarti sfruttare, ricattabile, lontano dai tuoi affetti, dai tuoi luoghi, come povero cameriere per i tedeschi!
Ma qui si parla di altro, della base: se ci sono persone in difficoltà, e ok non dovrebbe esserci tanta disparità, tanta ingiustizia, ma se arrivano…non possiamo non accoglierle.
Bene. Ma siamo allo stesso punto: con quali soldi?
Li troviamo!
Dove? Dove, se tagliano la scuola, la sanità, il lavoro, e se soprattutto ci hanno tolto qualsiasi sovranità, qualsiasi possibilità di incidere su queste decisioni?
Ma siamo tutti sulla stessa barca, dovremmo combattere insieme, per le stesse cose…per tutti! Altrimenti che fai? Ti metti dalla parte di quelli che gambizzano i migranti?
[silenzio]
Ok, ho detto una stronzata, ma era per…
Sono le cose che dicono tutti: se provi a fare un’analisi ti dicono che sei nazionalista, contrario al progresso, che allora sei un leghista…
No, ok…ma allora dev’essere chiaro che dall’analisi si vuole comunque andare in quella direzione, quella del non lasciare indietro nessuno: l’analisi è la partenza e il mezzo, ma la stella polare, l’irrinunciabile, è quello!
Ma certo, anzi l’analisi è l’unico modo per ottenere quello in cui credi, per evitare le trappole e le manipolazioni, per sapere quali battaglie pesano nel senso giusto e quali invece equivalgono a tirarsi una zappa sui piedi…
Per la cronaca, l’analisi da cui partire è quella sull’antidemocraticità intrinseca dell’Unione Europea, dei suoi trattati, delle pratiche politiche ed economiche e, più in grande, l’analisi dell’enorme pressione pro-Europa cui siamo sottoposti da decenni. Non è che un’unione fra gli Stati Europei sia il male (tanto che esistono modelli alternativi di collaborazione economica, ad esempio l’AELS), è che QUESTA Unione Europea è nata e sta prosperando su principi, regole, meccanismi totalmente anti-democratici, scellerati e oppressivi.
Per questo la vignetta che apre il post, e che ripropongo, è stata definita dal mio compagno di dibattito “qualcosa di orrendo e vergognoso”: su “Il manifesto” si è scippato il “no” dei Greci ai Greci, per ribaltarlo in un “sì” impossibile e illegittimo, ingannatore. Perché i Greci hanno detto un chiaro, coraggioso “no” all’austerity e, che lo abbiano capito tutti o meno, questa Europa è quella dell’austerity. Non esiste un’altra Europa, con o senza Tsipras. E cavalcare l’onda emotiva di una ribellione per piegarla ad uno strisciante, tanto educato e civile “sì, è possibile un’altra Europa”, è davvero qualcosa di vergognoso.
Ma dibattiti e scontri e fraintendimenti a parte, per me e spero per molti di voi si apre un periodo nuovo, in cui ai principi irrinunciabili si affianca una ricerca diversa – non solo fatti e informazioni, ma il tentativo di una visione più larga del mondo e dei fenomeni che viviamo, e che dia sostegno ai principi.
Altrimenti, parteggiare per i diritti e le libertà si ridurrà a un esercizio di morale, un pretenzioso e ozioso parlarsi addosso. A spese degli altri, e nostre.
grecia-europa-differente
[presto il seguito, e il perché della foto]