Allarme fascismo!

Post estemporaneo

 

Ma perché, in un’epoca in cui al primo soffio di vento si grida al fascismo, non è considerato, dalla stesse forze “di sinistra”, pericolosamente fascista (o almeno dittatoriale) anche solo ipotizzare una restrizione del suffragio universale fondamentalmente per censo?


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NB1: ho come il sospetto che il punto non sia, come si indica ammantandosi di somme preoccupazioni progressiste, “l’analfabetismo funzionale”, l’ignoranza, la suggestionabilità degli elettori “di serie B”.

Penso che a molti, e purtroppo molti “di sinistra”, stia sul bip non che il popolo voti ignorante, ma che voti diverso da loro – e che, QUINDI, sbagli.

E questo atteggiamento sarebbe già un problema di democraticità di per sé, perché va a squalificare, delegittimare ciò che è la base della democrazia, cioè l’altro, che ha posizioni altre, con le quali si deve ed è sacrosanto che ci si confronti.

Se poi si va nel merito, la maggior parte delle posizioni tacciate di “ignorantismo” (penso alla Brexit, al “casus belli” Mattarella vs Savona, alle varie critiche all’UE) sono in realtà opposizioni ad un modello di capitalismo e liberalismo sfrenato che, 2+2, schiaccia le classi inferiori.

Insomma, se esiste ancora un barlume di orizzonte, di visione del mondo che si richiami al concetto di “sinistra”, questo, soprattutto o quasi solo questo dovrebbe essere considerato il pericolo fascista: l’attacco continuo ai ceti popolari che votano diversamente, e non per ignoranza (non così automaticamente!), ma alla disperata ricerca di posizioni non per forza giuste in toto, ma che tutelino la residua dignità di una classe sociale che ormai non è più nemmeno proletariato, ma un sottoproletariato sbandato, diseredato, negato, del quale fanno parte fette sempre più larghe di italiani.

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NB2: ribadisco. Non capisco cosa c’entrino eventuali problemi di ignoranza, di sacche di scarsa educazione, di deriva morale, col suffragio universale. Ma questi votano! Eh, e quindi? La soluzione è privarli del diritto di voto (e magari della patria potestà) o andare alle radici del problema?

Il punto è sempre e solo uno: ciò che si vuole.

E, a quanto pare, a sinistra si vuole una società di illuminati, progressisti e mondialisti (col bip degli altri); non una società di individualità, anime, interessi diversi, dotati il più possibile di ogni strumento, intellettuale e morale, per la realizzazione di un “bene comune” da costruire con la pur faticosa concertazione, col compromesso, con il dialogo.

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NB3: che poi, fa veramente ridere quanto questa situazione richiami l’evangelica trave rispetto alla pagliuzza.

Sono forse automaticamente razionali, superiori, inattaccabilmente “giuste” le posizioni opposte? Essere pro-UE, contro la Brexit, o pro-VAX, e nei modi in cui abbiamo occasione di leggere, è forse meno frutto di suggestione o di analfabetismo funzionale?

Quanti, fra chi sostiene l’UE, si sono letti i trattati europei? Quanti, fra i contrari alla Brexit, hanno sviluppato la propria idea indipendentemente dal martellamento mediatico terroristico (mancava solo predicessero, i media, cavallette maremoti e pioggia di fuoco in caso di uscita)?

Per dire: a me preoccupa molto di più che voti una sgallettata mondialista che idolatra la Bonino, magari perché “l’Erasmus e 60 anni di pace e l’Italietta della liretta” (dico sgallettata e non sgallettato perché ho in mente la persona, eh).

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NB4: questa attitudine, infine, sembra rivelare un’ignoranza molto più grave di tutte quelle, vere o presunte, che mette sotto accusa. Cioè, quella di credere che educazione, cultura, conoscenza siano formazione “a ciò che è giusto”, e non formazione “al dubbio”.

Davvero, pensare che sui vaccini, sull’UE, su qualsiasi tema esista una posizione ontologicamente santa e giusta, da portare in giro per evangelizzare tutti, per convincerli, per rivelare loro la verità e condurre il mondo verso un progressivo luminoso orizzonte perfettamente giusto (senza problematizzare, senza domandarsi, ad esempio, “giusto per chi?”, senza contesto, senza paragoni, senza usare paradossi, senza mettere queste convinzioni alla prova), è una sorta di corollario al teorema dell’analfabetismo funzionale dei poveri – un corollario altrettanto pericoloso, altrettanto “fascista”.

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Ecco, nel complesso questo sentirsi automaticamente, al 1000%, irrimediabilmente, inattaccabilmente dalla parte giusta, questo è un rischio anti-democratico – perché l’altro finisce, senza possibilità di appello, dalla parte sbagliata: un sotto-uomo, un ignorante, un senza morale, qualsiasi argomentazione, magari molto più razionale e meno suggestionata rispetto alla nostra proponga. E se prima non ci si rimette in discussione su questo, non sono disposta a sentir parlare di alcun rischio di fascismo.

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Contro il suffragio universale?

Quando sento sproloquiare contro il suffragio universale, riesco a pensare solo che sì, sarebbe giusto limitarlo, ma non secondo il fantomatico criterio dell'”analfabetismo funzionale” (vorrei poi vedere chi, che esimia commissione esaminerebbe gli aspiranti votanti, con che parametri – immagino già: caccia al fascismo, tramite il più fascista dei “pacchetti-di-pensiero”!), quanto per quello, terribilmente reale e concreto, vero cancro della nostra società, della “mancata responsabilità politica ed economica”.

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Scavarsi la fossa o uscire dalla fossa: ORA

Io non ho più parole – queste sono le ultime che riesco a esalare.

Vi mentono spudoratamente su dati economici e finanziari (la tutela dei risparmi, ma sapete leggere un grafico?! E vi guardate intorno, o vivete in costa azzurra? E i fantomatici mutui al 20% di interesse?!), ma anche politici (“un Presidente del Consiglio non eletto dal Parlamento”: cioè, davvero? Ma che coraggio!);
Vi dicono in faccia che il vostro voto non conta nulla;
Vi esplicitano, come per bambini piccoli, che ciò che decide tutto sono i mercati, l’UE, la finanza.
E voi, invece di incazzarvi come se vi avessero sputato in faccia, di incazzarvi come vipere perché per la prima volta vi esplicitano (dato che a quanto pare decenni di retorica progressista vi hanno ottenebrato il cervello a suon di amicizia fra popoli 70 anni di pace erasmus e oddio cambiare la moneta in vacanza e la brexit che paura!), dico vi esplicitano che non potete più influire su ciò che conta (la sovranità economica, che vuol dire stato sociale, lavoro, politiche ambientali)…e voi difendete chi lo fa.

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La crisi: “la gente” e gli intellettuali

La cosa che mi sconvolge di più in queste ore di crisi istituzionale, oltre al totale tradimento del voto popolare, è la spocchia ignorante dei cosiddetti “intellettuali”.

Persone che si informano solo su “La Repubblica” o “Il Corriere”, che prendono per buone le balle moraliste de-storicizzate e de-politicizzate che “aleggiano nell’aria” da decenni, che non hanno mai approfondito davvero mezza questione economica o politica o giurisprudenziale, in queste ore concitate si realizzano e “masturbano intelletualmente” blastando i presunti ignoranti, somari, deficienti – e lo fanno a seguito di quello che, comunque lo si voglia analizzare, è un evento mai capitato nella Storia della nostra Repubblica e che meriterebbe quindi il meglio del cervello di chi ha strumenti e mezzi per usarlo, almeno in teoria.

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Riflessioni sul reale – o almeno ci si prova

Scrivo questo articolo per riassumere alcune cose che penso da qualche tempo, cose che mi hanno portano lontano da persone, ambienti, gruppi che tuttora stimo, ma che non posso non ritenere, per questo, meno valide, quantomeno come rimessa in discussione.

Si tratta di cose importanti per la vita di tutti noi, quindi penso possano interessare, potenzialmente, tutti.

Le ho scritte ad una persona precisa, ma è un avvio di dialogo con chiunque.

Come per tutti, credo, non si tratta solo di “farina del mio sacco”, ma la macinatura è tutta mia – anche perché a conclusioni simili si arriva per strade, con tempi e modi diversi, e pure litigando, con se stessi e anche con chi è d’accordo. Figurarsi con gli altri.

Come sempre, premetto le mie lacune – la mia è una formazione letteraria, quindi su praticamente tutto il resto sono autodidatta. Se c’è, fra i lettori, qualcuno meglio istruito di me in quanto a economia, politica, sociologia, è invitato a correggermi, senza scandalizzarsi se a volte, per arrivare al punto, sono un po’ “grossolana”. Ah, preciso anche che per “più istruito” non intendo per forza un titolato professore – l’ambito accademico, ne sono convinta, può egualmente dare strumenti quanto menomarli.

Buona Lettura.

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