Per fortuna o purtroppo, LO SONO!

Un giorno, la psicologia e la psicologia sociale, la storia, l’antropologia, la sociologia illumineranno le ragioni e le modalità di inoculazione di questa psicopatologia contemporanea – intendo il devastante e frainteso “malcostume” per cui le radici della propria comunità vengono derubricate ad astrazioni, sovrastrutture, opzioni nocive e indesiderabili per l’individuo, e non considerate per ciò che sono, ossia un dato, un fatto – un fatto composito, con elementi positivi e negativi; un fatto storico, in evoluzione, e vario; un fatto che esiste indipendentemente dalla nostra volontà e dal nostro sentire (“io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo LO SONO“).

Pensare o desiderare “liberarsi” dall’appartenenza nazionale, o locale, è non solo impossibile, ma insensato, immaturo, ingenuo e malsano, nonché moralmente meschino, al pari del pensare di liberarsi della propria identità individuale (e non apriamo questo capitolo, perché, in effetti…) Continua a leggere

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Faccia a faccia sull’immigrazione

In questi giorni sto rompendo le scatole a due persone, una che ho conosciuto dal vivo l’altra via facebook – due persone in gamba, ma che secondo me, nel contesto attuale, sbagliano, e finiscono per veicolare l’opposto di ciò a cui le loro battaglie puntano.

Queste due persone sono Yvan Sagnet (che si è battuto per i diritti dei braccianti nel Mezzogiorno), e Aboubakar Soumahoro, responsabile immigrazione nazionale RdB-USB.

Ho commentato alcuni loro interventi sulle rispettive pagine facebook – l’ho fatto in passato, e non ho avuto molte risposte. Stavolta, quindi, vorrei tracciare il confronto.

Ovviamente né Yvan né Aboubakar possono essere considerati portavoce dei migranti in Italia, o “della sinistra”, o di “movimenti” di sinistra – ma sono esponenti riconosciuti delle lotte dei migranti; sono giovani; e sono loro stessi migranti.  Continua a leggere

Stato-nazionale: playing field dei diritti? Continuando a riflettere su migrazioni, frontiere, diritti.

Continuando a riflettere sulle trappole che il concetto di frontiera può contenere, mi sono imbattuta in questo working paper dell’economista Sergio Cesaratto: “Fra Marx e List: sinistra e solidarietà internazionale”. Si parla del ruolo dello Stato nelle lotte per i diritti.

Non mi sento certo in grado di prendere una posizione definita, o di dirmi del tutto d’accordo con questo contributo; anzi, è proprio per formarmi una visione il più possibile indipendente e fondata che sto leggendo e considerando molte riflessioni, andandole a cercare anche e soprattutto negli ambiti, come quello economico, dove ho meno basi.

Questo breve lavoro però mi sembra contenga molti spunti interessanti, e allora, come faccio spesso, riporto qui i flash concettuali che personalmente mi sono parsi più utili e illuminanti.

Come sempre, meglio leggere tutto; ma piuttosto che niente, meglio piuttosto! Continua a leggere