Dieci cento mille Valle Verzasca, Arkansas River e Pilzone d’Iseo!

Premessa: io, come sono e cosa voglio, lo dichiaro senza enfasi, ma senza neanche bisogno di benedizioni.

Non ritengo sia la cosa migliore in assoluto, ma ho maturato una idea di me, del mondo, della società con una sua dignità e struttura coerente. Niente di immutabile, ma che muto solo per valide ragioni, non per bisogno di adeguamento o paura del giudizio.

Insomma: se esprimo opinioni, lo faccio per convinzione e discussione, non per l’approvazione a tutti i costi, e di tutti – tantomeno di un mondo di folli con valori di m***a completamente opposti ai miei.

Non me ne frega un c***o di sembrare conservatrice, retrograda, poco cool e al passo coi tempi, seriosa o bacchettona agli occhi di gente che, senza mezzi termini, disprezzo o compatisco a seconda del grado di consapevolezza e di strumenti disponibili.

Se domani per magia potessi decidere i destini del mondo, e mi si proponesse “tutto va avanti come ora” o “DDR”, non avrei dubbio alcuno, messo in conto tutto – e che per qualcuno questo sia un orrore perché “l’Erasmus le libertà la facilità tutti connessi simultaneamente”, non cambia come la penso. Anzi: mi conferma nella mia convinzione.

 

Detto questo, ci sono poche cose che mi fanno inca****e quanto le espropriazioni di territorio, condite con lezioncina sui “tempi che sono cambiati” o su come i trogloditi di turno (in genere gente che vive da dio senza bisogno di avere milanesi fra i piedi, anzi proprio per quello) dovrebbero rendere grazie al signore per qualche “occasione massmediatica”, e imparare ad essere “imprenditori”.

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