Qualcuno pensi ai bambini…sì, ma come?

Questo periodo ci sottopone continuamente situazioni e dilemmi in termini insoliti, a cui arriviamo, credo, impreparati. In generale, sto cercando di riflettere molto e confrontarmi poco, perché le questioni sono davvero molte e tutte troppo fresche. In particolare, c’è un aspetto che mi tocca molto, un po’ per predisposizione, un po’ per gli studi che sto conducendo. Si tratta della condizione dei bambini in tempo di quarantena. 

A maggior ragione, visto che l’argomento mi interessa, finora non mi ero espressa e cercavo di maturare un orizzonte complessivo di analisi. Il commento di un mio contatto facebook, però, ha aggirato le mie reticenze e mi ha spinta a rispondere. Ne è nato un dibattito che trovo costruttivo, perché fatto di argomenti e non di insulti o estremizzazioni.

Riporto qui il “botta e risposta”, che rimane aperto sia al “titolare” del primo post, sia a chiunque voglia intervenire in termini costruttivi e con lo stesso rispetto che ci mettiamo noi, quindi riflettendo bene sulle proprie idee prima di scagliarsi contro chiunque, ragionando sul fatto che nessuno vuole il male di nessuno, e che, dal confronto, tutti possiamo trarre punti di vista utili, se appunto ci degniamo di ascoltare l’altro.

Grazie a Manuel, intanto.

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Facciamoci due domande

Permettetemi altre due riflessioni, in postilla a quanto già scritto.
 
In qualsiasi analisi, opinione, scambio sulla questione coronavirus, credo sia necessario prima di tutto fare una fondamentale distinzione: da un lato, il piano psicologico e filosofico; dall’altro, quello delle azioni.
 
Sul piano psicologico, è chiaro che un atteggiamento posato, “contenuto” sia sempre la miglior opzione, e a maggior ragione quando paure e incertezza ci assalgono, fondatamente o meno. E non si tratta affatto, appunto, di fingere o nascondere di aver paura: si tratta di prendersi la responsabilità di gestire le normali paure, per sé e per gli altri, per essere artefici del miglioramento della situazione, per quanto possiamo e ci è richiesto. Qualsiasi altro atteggiamento è immaturità inaccettabile – può essere difficile, penso soprattutto alle persone realmente ipocondriache, o a chi ha patologie pregresse, ma psicologicamente occorre tenere un sano equilibrio.
E questo può essere certamente aiutato anche da una visione filosofica matura, adulta, per cui è giusto elaborare la nostra mortalità, ridimensionare il nostro ego, uscire dalla narrazione dominante per cui “puoi essere e fare tutto ciò che vuoi”. In molti casi non possiamo ottenere ciò che vogliamo, e nessuno di noi può certo essere immortale.

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Il virus oltre il virus

Un profluvio di dichiarazioni, tweet, battute, lampi di sarcasmo e “collegamenti scollegati”: l’emergenza coronavirus in Italia ha dato la stura a dichiarazioni e posizioni  ai limiti della realtà, letteralmente, tanto che mi ritrovo, oggi, a doverne scrivere – devo, sì, abbiate pazienza, anche solo per uscire da una specie di trance, un loop attraversato da una sola domanda: “sono impazzita io o chi, di fronte ad una situazione sanitaria comunque senza precedenti, si tuffa a pesce, si crogiola e grufola pur di tirare la realtà dalla propria parte”?

Esempi? Ecco un elenco non esaustivo, ma evocativo:

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