Per non perdere il senso della parola: lavoro

Una faccenda, recentemente, ha destato un acceso dibattito e riportato al centro il tema del lavoro: quello delle aperture domenicali e/o festive dei grandi centri commerciali.

Mi sono scontrata con molti su questo argomento, e poi riporterò alcune riflessioni – ma anticipo una cosa: non avevo mai davvero capito perché la Repubblica italiana, addirittura nel primo articolo della Costituzione, si fondi sul lavoro.

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Come il traliccio per l’uva

Oggi avevo voglia di allegria, e ci sono pure riuscita per un quarto d’ora. Poi, leggendo di questo suicidio e delle parole del mio coetaneo, m’è passata subito.
Perché è qualcosa di molto diverso da un altro fatto che mi aveva colpito – non conosco questo ragazzo, ma nelle sue parole risuona la frustrazione della mia generazione, risuona quello che tocca tutti noi, che ci agguanta, trascina giù o solo lambisce. La differenza sta sempre e solo nella botta di culo: quanto sei figlio di papà o mammà, quanti parenti amici conoscenti hai che ti assumono, quanto ti sei trovato nel posto giusto al momento giusto.

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Impalamento di Mario Monti

Allora, seguitemi un attimo.

Immaginate che per strada un laureato che ha fatto non una non due, ma magari tre o quattro gavette (università, lavoro estivo, altro lavoro, altro lavoro…), incontri Mario Monti.

Immaginate che questo laureato sia attualmente disoccupato.

Immaginate che abbia, chessò, 32 o 33 anni. Continua a leggere