Preterizione europea

Se dicessi qualcosa ora su Verhofstadt, sulla fondatezza logica, politica, economica, storica di quanto ha detto;

se dicessi qualcosa sulla mistificazione della situazione venezuelana (indicibile) o delle pressioni russe;

se dicessi qualcosa sulla superficialità e presupponenza delle sue parole, per non dire della buecornutaggine del suo discorso sul “burattino”;

se dicessi qualcosa sull’antidemocraticità totale sua e delle Istituzioni che rappresenta, o sulla mancanza di rispetto verso un uomo, una carica e il popolo che lo ha votato, votando i partiti vincitori delle elezioni libere e democratiche di un anno fa (un popolo fatto di carne, non di idee da usare per farsi belli col grand tour; un popolo fatto al 99% non di geni, che poi di certo non sono Monti e la Bonino, o deficienti, ma di persone reali con bisogni normali, portatori di diritti e dignità in quanto tali);
se dicessi qualcosa anche su chi, magari italiano, lo appoggia incondizionatamente, spero per ignoranza e superficialità perché altrimenti è consapevole classismo, razzismo (anzi auto-razzismo, “cittadinanza del mondo” permettendo) e liberismo, credo che mi esploderebbe il cuore dal dolore.

È da melodramma, una simile espressione. Ma così è.

Mi fa male il cuore da anni, ormai, nel sentire a quale livello intellettuale infimo si (o non si) svolga il dibattito, che sarebbe sacrosanto, sull’Unione europea;

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Qualcosa per l’Africa: il Franco Africano

In questi giorni ho discusso molto sui social, invitando ad approfondire questioni importanti per farsi un’idea seria delle cose, e capire in che senso si può davvero incidere in modo “giusto” sulle dinamiche politiche generali.
Oggi invece di predicare bene e razzolare male, ho pensato di riassumere e tradurre questo lungo articolo sul Franco Africano: http://le-blog-sam-la-touch.over-blog.com/2016/09/le-franc-cfa-une-monnaie-nocive-pour-les-etats-africains-mediapart.html
In due parole: in 14 Paesi africani permane, anche dopo la dipartita ufficiale dei colonizzatori, una moneta “gestita” da Parigi. Ma gestita davvero, in senso finanziario, economico, politico.
A quanto ho capito: in teoria, questa situazione viene “spacciata” come positiva per i Paesi africani perché la Francia agisce come garante, e le economie africane risultano più affidabili, meno esposte a svalutazioni.
Tuttavia, i contro sono enormi.

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