I nostri 2 minuti d’amore sulla pelle dei bambini – da Il Pedante su emozioni, sentimenti, ragione e politica

Ho appena letto, grazie ad una condivisione in facebook, un articolo dal blog Il Pedante.

Ne riporto alcuni stralci, perché li trovo chiari e lucidi come poche altre cose sul tema dell’uso strumentalizzato e svilente che, nella comunicazione di oggi, si fa delle emozioni.

Mi rendo così conto che un buon 80% di tutti gli articoli che scrivo qui su Crosscritture riguardano o sono attraversati proprio da questo problema, che provo disperatamente a sviscerare sia in declinazioni particolari, ad esempio sull’immigrazione, lo ius soli, il Front National, il genere sessuale, sul “caso-Saviano“, o in generale, sulle modalità del dibattito riguardo l’attualità, su emozioni e sentimenti nella comunicazione odierna, sulla strumentalizzazione dei buoni sentimenti, e via dicendo.

Buona lettura.

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Faccia a faccia sull’immigrazione

In questi giorni sto rompendo le scatole a due persone, una che ho conosciuto dal vivo l’altra via facebook – due persone in gamba, ma che secondo me, nel contesto attuale, sbagliano, e finiscono per veicolare l’opposto di ciò a cui le loro battaglie puntano.

Queste due persone sono Yvan Sagnet (che si è battuto per i diritti dei braccianti nel Mezzogiorno), e Aboubakar Soumahoro, responsabile immigrazione nazionale RdB-USB.

Ho commentato alcuni loro interventi sulle rispettive pagine facebook – l’ho fatto in passato, e non ho avuto molte risposte. Stavolta, quindi, vorrei tracciare il confronto.

Ovviamente né Yvan né Aboubakar possono essere considerati portavoce dei migranti in Italia, o “della sinistra”, o di “movimenti” di sinistra – ma sono esponenti riconosciuti delle lotte dei migranti; sono giovani; e sono loro stessi migranti.  Continua a leggere

Per non perdere il senso della parola: lavoro

Una faccenda, recentemente, ha destato un acceso dibattito e riportato al centro il tema del lavoro: quello delle aperture domenicali e/o festive dei grandi centri commerciali.

Mi sono scontrata con molti su questo argomento, e poi riporterò alcune riflessioni – ma anticipo una cosa: non avevo mai davvero capito perché la Repubblica italiana, addirittura nel primo articolo della Costituzione, si fondi sul lavoro.

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Votare il FN?

Di mio dico solo una cosa: mi fate più paura voi del Front National.
Voi “de sinistra” che vi schifate, o annuite tutti saputi come a dire “eh beh, le masse sbagliano, si sa…”; voi che siete pronti a tirar fuori gli attentati di Parigi e il fascismo e la paura per spiegare il successo del FN alle regionali francesi.
E sapete perché mi fate più paura voi?

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Grandi valori e piccole realtà, o anche: senza analisi non ci sono principi!

I principi, i valori, le convinzioni – sono stanca, davvero, che per quasi tutti siano un fine, quindi spesso una posa o un abito, e non un intimo “comandamento” che guida, che spinge anzitutto a partire, cioè a capire come stanno le cose e poi a cambiarle.
Dove si arriva, continuando a enunciare concetti astratti che nessuno sa ascoltare?
Cosa cambia ripostare l’ennesima foto di bambini respinti, di lavoratori picchiati, di poveri ghettizzati e criminalizzati?
Ma forse il punto è questo: la maggior parte di chi si riempie la bocca coi diritti umani, con l’intercultura, con l’uguaglianza non ha in fondo alcun interesse a trovare una strada – non intendo a realizzarla, ma almeno a immaginarla.
Forse, perché spesso per trovare questa strada occorre mettere alla prova della realtà quei valori, fidarsi della loro forza, provarne la declinazione reale. E, per far questo, rimettere in discussione anche se stessi, e paure che hanno a che fare con zone intime e molli di noi.
Mentre i grandi valori sono tanto nobili, no? E basta questo.
Ma siccome esistono anche persone che vogliono, davvero, vogliono vedere un mondo meno schifoso, vale la pena provare a districare ciò che appare non districabile.
L’esempio che voglio fare è quello dell’accoglienza dei migranti, insomma la questione al centro del fracasso mediatico degli ultimi mesi; la questione, anche, che ha fatto scoppiare discussioni forti con le persone a me vicine e nella nostra associazione.
Dirò solo che sono sempre stata dell’idea che i principi ci devono guidare, che se sappiamo che una cosa è giusta non dobbiamo chiederci se abbiamo i mezzi per farla, ma se abbiamo abbastanza forza per crearli, per provare a crearli almeno, questi mezzi.
Beh, immaginatevi la mia reazione quando è stata pronunciata la frase:
Davvero non abbiamo i mezzi per accogliere i migranti…non sono disponibili – e considerate anche il contesto: un’associazione per i diritti dei migranti!
Non potevo credere a ciò che sentivo, non potevo accettare un simile assunto e un simile atteggiamento – i mezzi sappiamo bene tutti che ci sono, basta andarseli a prendere!
Già, ma è realistico, con le poche forze che abbiamo, andarceli a prendere? 
E allora che facciamo? Respingiamo? Chiudiamo le frontiere? Mai lasciare indietro nessuno, no? – non vorrai rinnegare tutto! Noi abbiamo amici fraterni arrivati così, sono persone che stanno nella nostra vita, che condividono le nostre lotte…
Ok, ma questo cambia la situazione?
No, ma…significa che noi sappiamo: sappiamo che ogni persona è diversa, ma nessuna può essere superiore in diritti
Quali diritti?
Il diritto alla libera circolazione, ad esempio!
Io non lo voglio il diritto alla circolazione, io voglio il diritto a stare a casa mia, a non dover emigrare per salvarmi il culo!
Giusto, tu! Ma…
Ma è tutta, sempre, questione di economia. Perché se ci fosse equilibrio economico non ci sarebbero ondate di migrazioni, e uno potrebbe scegliere…
Anche di partire, se vuole, perché a me importa relativamente che uno sia obbligato ad emigrare da necessità di sopravvivenza, o dal desiderio di migliorare la propria vita, o dalla voglia di scoprire il mondo…
Certo! Ma quello che sto dicendo è che parlare di diritti è spesso ingannevole, perché i diritti possono diventare il lasciapassare alle peggiori pressioni: sii libero di emigrare…e di lasciarti sfruttare, ricattabile, lontano dai tuoi affetti, dai tuoi luoghi, come povero cameriere per i tedeschi!
Ma qui si parla di altro, della base: se ci sono persone in difficoltà, e ok non dovrebbe esserci tanta disparità, tanta ingiustizia, ma se arrivano…non possiamo non accoglierle.
Bene. Ma siamo allo stesso punto: con quali soldi?
Li troviamo!
Dove? Dove, se tagliano la scuola, la sanità, il lavoro, e se soprattutto ci hanno tolto qualsiasi sovranità, qualsiasi possibilità di incidere su queste decisioni?
Ma siamo tutti sulla stessa barca, dovremmo combattere insieme, per le stesse cose…per tutti! Altrimenti che fai? Ti metti dalla parte di quelli che gambizzano i migranti?
[silenzio]
Ok, ho detto una stronzata, ma era per…
Sono le cose che dicono tutti: se provi a fare un’analisi ti dicono che sei nazionalista, contrario al progresso, che allora sei un leghista…
No, ok…ma allora dev’essere chiaro che dall’analisi si vuole comunque andare in quella direzione, quella del non lasciare indietro nessuno: l’analisi è la partenza e il mezzo, ma la stella polare, l’irrinunciabile, è quello!
Ma certo, anzi l’analisi è l’unico modo per ottenere quello in cui credi, per evitare le trappole e le manipolazioni, per sapere quali battaglie pesano nel senso giusto e quali invece equivalgono a tirarsi una zappa sui piedi…
Per la cronaca, l’analisi da cui partire è quella sull’antidemocraticità intrinseca dell’Unione Europea, dei suoi trattati, delle pratiche politiche ed economiche e, più in grande, l’analisi dell’enorme pressione pro-Europa cui siamo sottoposti da decenni. Non è che un’unione fra gli Stati Europei sia il male (tanto che esistono modelli alternativi di collaborazione economica, ad esempio l’AELS), è che QUESTA Unione Europea è nata e sta prosperando su principi, regole, meccanismi totalmente anti-democratici, scellerati e oppressivi.
Per questo la vignetta che apre il post, e che ripropongo, è stata definita dal mio compagno di dibattito “qualcosa di orrendo e vergognoso”: su “Il manifesto” si è scippato il “no” dei Greci ai Greci, per ribaltarlo in un “sì” impossibile e illegittimo, ingannatore. Perché i Greci hanno detto un chiaro, coraggioso “no” all’austerity e, che lo abbiano capito tutti o meno, questa Europa è quella dell’austerity. Non esiste un’altra Europa, con o senza Tsipras. E cavalcare l’onda emotiva di una ribellione per piegarla ad uno strisciante, tanto educato e civile “sì, è possibile un’altra Europa”, è davvero qualcosa di vergognoso.
Ma dibattiti e scontri e fraintendimenti a parte, per me e spero per molti di voi si apre un periodo nuovo, in cui ai principi irrinunciabili si affianca una ricerca diversa – non solo fatti e informazioni, ma il tentativo di una visione più larga del mondo e dei fenomeni che viviamo, e che dia sostegno ai principi.
Altrimenti, parteggiare per i diritti e le libertà si ridurrà a un esercizio di morale, un pretenzioso e ozioso parlarsi addosso. A spese degli altri, e nostre.
grecia-europa-differente
[presto il seguito, e il perché della foto]