Ius soli, cittadinanza e multiculturalismo

Vi prego, smettetela di postare video strappalacrime o elenchi di bambini di 100 nazioni diverse che si sentono italiani, per asfaltare chiunque sotto la divina santità dello ius soli.

Buttate così in melodramma un nodo importante, e lo fate nel modo peggiore: strumentalizzando qualcosa che dovrebbe essere libero, le emozioni, superficializzandole e usandole a mo’ di pialla indistinta che cancella senso critico e profondità sentimentale.

Lo ius soli è un fatto politico, che naturalmente coinvolge persone e sentimenti – ma su cui bisogna non commuovere, ma argomentare con ragionevolezza. E per ragionevolezza, intendo un insieme di ragione e sentimento – perché anche nei sentimenti esiste la ragionevolezza, il merito, la profondità.

Insomma: non sputtanate una causa importante, per sé e per le riflessioni che potrebbero accompagnarla.

Non trasformatela, come tutto il resto soprattutto negli ultimi anni, soprattutto su facebook, in un cancan indegno di flatulenza e “presa in ostaggio” emotiva; non aggiungeteci robe che con lo ius soli non c’entrano; non usate i bambini per riempire i vostri bisogni o raccontare il vostro vissuto; non usateli come ariete per battaglie che neanche sapete dove ci e li stanno portando.

Questo è ciò che avevo scritto stamattina in facebook – ma poi ho pensato che la questione richiedeva qualche approfondimento.

Se vi va, ecco un tentativo. Continua a leggere

La speranza è l’ultima a morire – ma non ditemi che ha una bella cera

Io credo che abbiamo perso tutti il lume della ragione.

Di che parlo? Beh, inquadriamo il punto che in questi mesi mi sta rodendo la testa come un tarlo, la questione sulla quale non riesco a far luce, ma della quale, al tempo stesso, vedo bene i fraintendimenti e le strumentalizzazioni: profughi, libertà di circolazione, appelli all’unione Europea per asilo europeo o permesso europeo.

Ecco, il problema è che io sono del tutto, per tutto, in tutto dalla parte dei migranti. Lo sono sempre stata, naturalmente e poi criticamente. Dico “il problema” perché non posso non vedere che la situazione attuale ci impedisce, letteralmente, di fare qualcosa di buono per i migranti, e per noi. Perché per me le due cose, sempre, devono stare insieme, parallele – altrimenti è falsità, è qualcosa di totalmente antipolitico e antitrasformativo. Ma non è il post giusto.

Quello che vedo, in sostanza, è che in questo contesto, cioè in questa UE, con queste pressioni, questi trattati, questa banalizzazione del discorso, lottare per la libertà di circolazione può trasformarsi solo in lotta per il libero sfruttamento degli individui, europei o migranti che siano.

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