Riflessioni sul reale – o almeno ci si prova

Scrivo questo articolo per riassumere alcune cose che penso da qualche tempo, cose che mi hanno portano lontano da persone, ambienti, gruppi che tuttora stimo, ma che non posso non ritenere, per questo, meno valide, quantomeno come rimessa in discussione.

Si tratta di cose importanti per la vita di tutti noi, quindi penso possano interessare, potenzialmente, tutti.

Le ho scritte ad una persona precisa, ma è un avvio di dialogo con chiunque.

Come per tutti, credo, non si tratta solo di “farina del mio sacco”, ma la macinatura è tutta mia – anche perché a conclusioni simili si arriva per strade, con tempi e modi diversi, e pure litigando, con se stessi e anche con chi è d’accordo. Figurarsi con gli altri.

Come sempre, premetto le mie lacune – la mia è una formazione letteraria, quindi su praticamente tutto il resto sono autodidatta. Se c’è, fra i lettori, qualcuno meglio istruito di me in quanto a economia, politica, sociologia, è invitato a correggermi, senza scandalizzarsi se a volte, per arrivare al punto, sono un po’ “grossolana”. Ah, preciso anche che per “più istruito” non intendo per forza un titolato professore – l’ambito accademico, ne sono convinta, può egualmente dare strumenti quanto menomarli.

Buona Lettura.

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Europa, confini, migrazioni: provarci, almeno, a ragionare

In questi ultimi anni gli sconvolgimenti storici, politici, culturali sono stati grandi. E le trappole disseminate nei discorsi, nei messaggi, nelle immagini ancora più grandi.
Personalmente mi sono sentita sballotata e risucchiata in questo marasma di emotività fuori controllo, di principi assoluti e svuotati, di dictat progressisti…e ho perso la voce, ho perso i punti fermi che avevo costruito smantellandone altri.
L’Europa, i confini, le migrazioni: sembra impossibile capire davvero cosa stia accadendo, e farsi una visione delle cose realista, fondata, base per un percorso di idee, di lotta, di trasformazione.
Ci si sente, spesso, profondamente soli, ognuno a modo proprio, se non ci si riconosce nel roboante mondo attorno, che prende alla pancia e alla gola e impedisce di pensare. Perché pensare, ragionare, considerare, è la partenza inevitabile, indispensabile. E pensare non è una rinuncia all’emotività, ad un senso morale utili poi nella costruzione del percorso; tuttavia, bisogna rendersene conto fino in fondo, l’emotività senza gli argini di un pensiero critico diventa solo impulso, in quanto tale strumentalizzabile, manovrabile, e pericoloso.

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Strage di realtà

Bisogna spazzare via i chiacchiericci, le confusioni, gli annacquamenti di senso che, proprio nel momento del dramma, riescono con più facilità. E per questo, naturalmente, le istituzioni, le cariche, i partiti, le congreghe, i detentori dei poteri grandi o piccoli, martellano, si accorano, esprimono – reiterando, approfondendo lo svuotamento di senso, l’alienazione linguisticica e concettuale. Continua a leggere