Suburra Carmine

“Suburra in cui si cela e braveggia il malfattore, il barattiere, la meretrice vagante delle specie più abbiette, il limo inferiore della popolazione…”

Così si esprime un cronista ottocentesco sul Carmine, storico quartiere ubicato, d’altronde, in una città come Brescia, la quale secondo Marin Sanudo, viaggiatore della Repubblica Veneta della metà del XV secolo, era soprattutto “fornida di fontane, campane et putane” . Ad oggi, l’uno e l’altro degli scandalizzati visitatori avrebbero ancora di che stupire.

Il Carmine, che è più una città nella città che un quartiere, è il mio luogo, il ventre da cui esco e in cui mi ricaccio ogni sera, rientrando con un sospiro di sollievo nella sua dimensione unica, calda e frastornante al tempo stesso, che mi schiaffa fuori dalla mia rigidità, ma mi lascia in pace se non è giornata  – un insieme di vicoli curvi, figure curve, giornate curve che ha saputo darmi, in poco meno di tre anni di residenza attiva, qualcosa che assolutamente non conoscevo: un senso fortissimo di appartenenza, una identità collettiva poco definibile e mutevole, ma del tutto libera, per questo rafforzante, per questo accettabile e anzi auspicabile.

In un modo o nell’altro, che io ci viva per il resto della mia vita o per qualche anno ancora, il Carmine attraversa tutte le mie attività, attraverserà molto di più la mia scrittura, diventando sempre meno un luogo fisico e sempre più un abito mentale, un modo di stare, di guardare e farsi riconoscere.

Forse anche per questo, ogni tanto mi sembra giusto trarlo dalla metafora personale e ridargli spazio. Questa pagina raccoglierà sprazzi di quartiere per raccontare il Carmine com’è, com’è nel momento in cui si penetra nei suoi anfratti, s’incontrano i suoi uomini e le sue donne, ci si scontra con ciò che porta.

Brescia - Scorcio della Chiesa di Santa Maria della Pace da Via delle Battaglie

Scorcio della Chiesa di Santa Maria della Pace da Vicolo delle due Torri


N****t ondeggia, voltato dall’altra parte. Le mani dietro la schiena, un po’ flesso sulle gambe, sembra guardare in alto. Ma è certo, ti vedrà, e infatti ecco il suo potere di rilevamento agire – si volta, ti vede: “Ciaaaaooo!”.

Lo guardi mentre attraversa la via incurante di ciclisti e auto, spedito, e pensi che non potrebbe esistere personificazione più luogocomunistica del rom: pantaloni larghi e lunghi, gilet e giacca scompagnati, naso pronunciato, occhi insieme gentili e schivi.

“Ciaooo cara, come stai?!”

“Bene, bene, e tu?”

“Ahh io, io sempre bene, ma tu sai…”

“Eh so, so. Ma non posso farci molto!”

“Mhmh, tue amiche…”

“Sempre fidanzate!”

“Ah, che peccato…cioè bene per loro, eh, ma io, tu sai: c’è bisogno di qualcuno, per conoscersi!, prima ci si conosce, qualche volta si va a mangiare, cheso, una piza, ma non sempre perché soldi sono pochi…Si parla, si ride. Insomma, si sta insieme…E tu, tu da quanti anni sei fidanzata?”

“Ah da tanti!”

“Ah. E ti trovi bene?”

“Sì, dai, mi trovo bene…”

“Eh conosco lui, lo conosco: bravo, bravo…Ma quindi le tue amiche…?”

“Niente! Nessuna libera!”

“Eh, d’altronde: quando si comincia a avere una certa età…”


Video realizzato da ZaLab sul Carmine:


Piccola galleria fotografica delle facce carmelitane

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