Sinossi del romanzo

Un viaggio estivo alla scoperta dell’Albania, Paese d’origine dell’amico Pellumb, è per Cesare la situazione perfetta: nessuno come lui ama mettersi in marcia a cuore e zaino leggeri.
Basteranno poche ore, però, per fargli capire che la parentesi schipetara sarà tutto meno che una tranquilla esplorazione: sogni carichi di simboli, coincidenze sorprendenti…e soprattutto, un uomo in nero lo segue.
Le frasi che gli sussurra avvincono Cesare, ma cosa nascondono? Sa gjë e shëmtuar, è una brutta faccenda ripetono gli ospiti albanesi – meglio lasciar perdere.
Ma la brutta storia riguarda l’uomo in nero, un vecchio rom che vive ai margini della società albanese, o Pellumb? E cosa vuole proprio da lui l’uomo in nero?

Grazie all’ascolto e all’apertura di Cesare, quelli che sembrano solo miti e casualità danno vita ad un’incredibile pista d’indizi – una pista alla quale un giovane spensierato, ma segnato dall’inattaccabile “vizio” della curiosità come Cesare, non riuscirà più a sottrarsi nemmeno a distanza di anni.
Perché la curiosità, si sa, porta anche troppo lontano, e non può che coinvolgere e sconvolgere, per primi, noi che la proviamo.

E come in un contagio, la curiosità torna a tormentare anche Pellumb, da sempre impegnato a costruirsi una vita del tutto nuova in Italia – al riparo dal passato fumoso, dalla durezza della terra d’origine, ma anche da un’identità personale ambigua, del tutto inadatta alla società che lo “accoglie”.
Per lui, nuovo italiano senza appartenenza possibile, sarà quasi impossibile lasciarsi avvincere dal mistero – ascoltare quella sirena significherebbe mollare gli ormeggi, sprofondare nel “maldimare nero” del passato per cercarvi, a qualsiasi costo, la verità.
Ma la verità non può che essere collettiva – per intuirla, le storie di tutti si devono incrociare, gli scenari sovrapporre: solo sulla tela comune i mille frammenti della brutta faccenda, accaduta nell’autunno del 1997 nella città di Korçë, troveranno la loro collocazione. E gli esiti di questa ipotesi di verità, finalmente riemersa, saranno assolutamente imprevedibili.

Ma non è finita, perché la caratteristica più sconvolgente di questo racconto di viaggio, amicizia, scoperta e mistero, è che nasce da una storia vera: la brutta faccenda è davvero accaduta, nel 1997, a Korçë…
Cosa potrebbe fare allora un lettore curioso, se non tuffarsi a scoprirla, sui passi di Cesare e Pellumb? Stando ben attento, è chiaro, a non lasciarsi troppo contagiare dall’inquietudine dell’uomo in nero, o sopraffare dal calore dall’accoglienza albanese, o dall’urgenza di arrivare, presto!, all’ultima pagina.

Perché il miglior augurio che si può fare ad un lettore, è questo: che un romanzo sia uno splendido, unico, indimenticabile viaggio.

G. I. 

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