La voce della fantasia

Raccolgo qui le perle dei bambini – quelle dei bambini napoletani trasmesse dal maestro elementare Marcello d’Orta, per cominciare, ma anche altre intercettate altrove o sentite di persona. Ogni contributo è benvenuto!


 

Racconta brevemente il film che ti è piaciuto di più.
Il film brevemente che mi è piaciuto di più l’ho visto proprio ieri, e si chiamava «Odissea». Ora io ve lo racconto.
C’era una volta Ulisse, che aveva incendiato la città di Troia. Lui aveva usato lo stratagemma del cavallo legnoso, e così uccise tutti. Allora la guerra era finì, e lui doveva ritornarsene a casa.
Casa sua si chiamava «A Itaca».
Allora si mise in viaggio, e viaggiava, viaggiava, viaggiava sempre. Ora lui, d’ora in poi, passò tanti di quei guai, ma tanti di quei guai, che furono mille guai! Il primo guaio che passò fu Polifemo.
Era una grotta grandissima, con un pettine grandissimo, un asciugacapelli grandissimo,
un pezzo di formaggio grandissimo, un letto grandissimo. Entra Polifemo, un mostro gigante con un occhio solo. Lanciò un urlo grandissimo, poi vede ai compagni di Ulisse e se li mangiava. Ma nessuno voleva morire. Volevano vivere un altro po’. Uno gridava: «Polifemo, non mi mangiare, mangiati a quell’altro!», ma Polifemo proprio a lui se lo voleva inghiottire: l’aveva visto bene che era grassottelle!
Allora Ulisse gli faceva bevere un vino stordito, e Polifemo cadeva dal sogno. Zitti zitti gli ammarrarono l’occhio, e se ne fuggono. Allora il gigante gridava, ma nessuno lo sentiva, e alla fine pure lo sentirono gli altri mostri, e gli dicevano: «Chi ti ha scavato quell’occhio?», e Polifemo diceva «nessuno» e gli altri dicevano allora sei scemo.
E così Ulisse fuggì.
Ma ci fu un altro guaio. Certe sirene mezze pesce e mezze donne cantavano, cantavano una bella canzona. E Ulisse ci fa mettere due tappi di sughero di butteglia nelle orecchie ai suoi amici, ma lui non se li fa mettere, e quando quei mezzi pesci cantano, lui si vorrebbe buttare nel mare, ma è legato, e nessuno se ne fotte di lui.
[…]
Più tardi muoiono tutti, però Ulisse è ancora vivo. Torna a casa, torna, ma un angelo lo fa diventare vecchio come un vecchio, e gli dice di non dire niente chi è lui. Ma il cane Argo se ne accorge, e dopo trecento anni che l’aspettava muore” [“Io speriamo che me la cavo – sessanta temi di bambini napoletani”, M. d’Orta].


Il maestro ha parlato della Svizzera. Sapresti riassumere i punti salienti della sua spiegazione?
La Svizzera è un picolo paese dell’Europa che si afacia sulla Svizzera, l’Italia, la Germania, la Svizzera e l’Austria.
A molti laghi e molte montagnie, ma il mare non bagnia la Svizzera, e soprattutta Berna.
La Svizzera vende le armi a tutto il mondo per falli scannare ma lei non fa neanche una guerra picolissima.
Con quei soldi costruisce le banche. Ma non le bance buone, le banche dei cattivi, specialmente i drogati. I delinguenti della Sicilia e della Cina mettono lì i soldi, i miliardi. La polizia va, dice di chi sono questi soldi, non lo so, non telo dico, sono cazzi miei, la banca è chiusa. Ma non era chiusa! Aperta, era!!” [M. d’Orta].


“Quando Garibardi divenne re d’Italia, ai 1000 li fece diventare: a chi principe, a chi cavaliere, a chi onorevole. A quelli che avevano sparato male non so che li fece diventare, forse facchini”  [M. d’Orta].


“A me la parabbola che mi e piaciuta di più e stata quella di lazzaro, lazzaro era un amico di Gesù, certe volte erano usciti insieme a fare la spesa. […Gesù]
allora lanciò un grido fortissimo e diceva lazzaro vieni fuori, e lazzaro veniva. Ma faceva paura, era una mummia, camminava come uno Zombi, pero era vivo, e anche se teneva le fascie sulla bocca sorrideva dalla felicità. Gesù lo abbracciò e gli disse: Lazzaro, per cuesta volta ti perdono, ma la prossima volta non morire più.
Allora Giuda vite cuesto e lo andò a tradire” [M. d’Orta].




“È l’onomastico del babbo ed egli è lontano. Scrivigli ciò che ti detta il cuore.

Caro papà, oggi è il tuo onomastico, e io ti scrivo ciò che mi detta il cuore.
Caro papà, tu eri disoccupato, perciò sei andato a Torino! perché eri disoccupato! Tu a Torino non ci volevi andare, mi ricordo; dicevi che quella gente non ci poteva vedere, che il clima era una schifezza, la lingua una schifezza, il mangiare una schifezza, che tutti i torinesi erano una schifezza. Tu non ci volevi andare a Torino, mi ricordo, ma ci sei dovuto andare per forza. Poi ci hai scritto che non tutti erano una schifezza lassù,
che due o tre pure si salvavano! Meno male, papà, così ora stiamo più sereni.
[…] Ti voglio raccontare qualcosa che è successo in questi giorni. Ieri stavo solo con nonna, quando hanno bussato alla porta. Erano i Testimoni di Genova. Io non li volevo far entrare, pensando che Genova sta vicino a Torino, ma nonna ha aperto lei la porta, e quelli sono entrati. Allora si sono seduti e hanno aperto una specie di valiggetta, tirando fuori un sacco di libricini. Nonna allora li voleva cacciare, ma quelli parlavano sempre essi, e ogni tanto alzavano li occhi al cielo come se stessero per morire. Nonna allora li voleva cacciare un’altra volta, ma quelli parlavano, parlavano, parlavano sempre essi! Finalmente si sono alzati e se ne sono andati, ma prima ci hanno dato dei giornaletti e nonna gli ha dato mille lire.
Papà, se c’eri tu quelli la mille lire non l’avevano, perché tu non la tenevi!
Caro papà, oggi è il tuo onomastico, e io ti scrivo ciò che mi detta il cuore. Io ti vorrei vicino a me, qui a casa non si capisce niente, mamma e Taniello si appiccicano sempre e le galline se ne scappano sotto al tavolo. Io dico sempre: beato a te che stai a Torino!”  [M. d’Orta].


“Mio padre è molto povero, i cartoni non bastano, perciò si appiccica sempre con mia madre.
A Pasqua lui porta a casa il piecoro per scannarlo, ma esso ci fa sempre pena, e alla fine lo regaliamo sempre. E così lui si appiccica un’altra volta con mia madre che gli dice: «Ma che cazzo o puort a fa ogn’anno stu piecoro comm a te, si pò nun tien mai o curaggio do scanna?! Io t’scannass’io atei»”  [M. d’Orta].


“Mia madre dice che qualunque cosa voglio fare da grande, devo prima pensare a studiare. Che se non piglio almeno la licenza elementare, neppure lo scupatore posso fare; però io a uno scupatore che stava nel mio vico glielo chiesto lui che teneva, e quello mi ha risposto: «Guagliò, fatti i cazzi tuoi!».
A me non mi interessa io che mestiere farò da grande, basta che guadagno. Mio padre dice che senza i pisielli non si fa niente nella vita, e quando dice questo si guarda con una faccia schifata davanti allo specchio, e io capisco che sta là là per sputarsi in faccia, e mi fa pena…” [M. d’Orta].


Descrivi la tua casa.
La mia casa è tutta sgarrupata, i soffitti sono sgarrupati, i mobili sgarrupati, le sedie sgarrupate, il pavimento sgarrupato, i muri sgarrupati, il bagnio sgarrupato. Però ci viviamo lo stesso, perché è casa mia, e soldi non cene stanno.
Mia madre dice che il Terzo Mondo non tiene neanche la casa sgarrupata, e perciò non ci dobbiamo lagniare: il Terzo Mondo è molto più terzo di noi!
Ora che ci penso, a casa mia non c’è male come viviamo a casa mia! In un letto dorme tutta la famiglia, e ci diamo i cavici sotto le lenzuola del letto, e così ridiamo. Se viene un ospite e vuole dormire pure lui, noi lo cacciamo di casa, perché posto non cene sta più nel letto: è tutto esaurito!
[…] Io voglio bene alla mia casa sgarrupata, mi ti ci sono affezzionato, mi
sento sgarrupato anch’io!
Se però vincerò la schedina dei miliardi, mi comprerò una casa tutta nuova, e quella sgarrupata la regalerò a Pasquale”  [M. d’Orta].


Il paese o la città in cui vivi.
Si chiama Arzano. A Arzano sono tutti sporchi, non si lavano; le strade sono tutte sgarrupate, i palazzi vecchi e terremotati, c’è solo munnizzia e siringhe drogate! Tommaso si butta nei bidoni della munnizzia, poi viene a scuola e ci porta i pirucchi. A casa sua nessuno si lava. Cianno un cane tutto sporco che cammina per le stanze.
A Arzano non c’è niente di nuovo, è tutto vecchio. Non c’è verde, non ci sono fontanine, i palazzi se ne cadono fraciti.
A Arzano ci sono un sacco di vicoli, che li chiamano vie, ma sono vicoli, io me ne accorgo. C’è via Petrarca che è un vicolo, via Dante che è un vicolo, via Pascoli che è un vicolo. Sono tutti vicoli.
Quando viene la domenica mio padre dice che cazzo ci facciamo in questo paese fetente, andiamocene perlomeno a Napoli! E così ci vestiamo e andiamo a Napoli. Andiamo al bosco di Capodimonte. Facciamo marenna!
Poi però quando torniamo stiamo un’altra volta a Arzano.
Certi giovani fuori i bar stanno tutti spaparanzati: sono dei banditi! Quelli si pensano che
Arzano è tutta loro! Io dico: e tenetevela pure questa città di vicoli e di munnizzia!”  [M. d’Orta].


“All’uscita dal Camposanto io gli ho detto a mio padre che non voglio morire mai, ma lui ha risposto che, prima o poi, tutti quanti dobbiamo morire.
Io ora vorrei dire soltanto una cosa: prima di morire io, deve prima morire Giovanni!” [M. d’Orta].


“Quando io sono costretto a uscire a Casavatore ho paura. Certe strade sono buie. Certe strade sono nere. A Casavatore si ammazzano per ogni fesseria. Un vigile che deve fischiare a uno che passa col rosso fa finta che non lo vede. Se lo vede lo ammazzano. Quel vigile è mio zio” [M. d’Orta].


Milano, Roma, Napoli, sono le tre città più importanti d’Italia. Ricordi le loro caratteristiche?
A Milano la gente è tutta ricca, uno è più ricco di un altro, non esistono i poveri. Un povero che chiede la carità a Milano, non è di Milano, è di Foggia.
Le persone non si guardano tanto in faccia a Milano, un vicino di casa è come fosse un lontano di casa!
Se vai a faccia a terra a Milano e a Bergamo nessuno ti alza: ti lasciano sulla via, soprattutto a Bergamo alta. A Napoli invece ti alzano.
A Milano c’è sempre la neve, il freddo, la nebbia, l’umidità; i panni spasi non si asciugano mai, solo a Ferragosto!
E ora voglio parlare di Roma.
A Roma sono tutti buffoni. La Roma per una volta che ha vinto lo scudetto, sono sempre buffoni. Però sono anche un poco simpatici. […] A Roma c’è lo Stato e c’è pure il Papa, e comandano tutti e due, però il papa a tutto il mondo. Il papa non è venuto mai a Napoli per paura che gli chiedono i soldi.
Roma è piena di monumenti, Milano no, uno solo. […]
E ora voglio parlare di Napoli.
Io una volta ci sono andato a Napoli. Era pulita. Però forse non ho visto bene. A Napoli ci sono tutti i ladri, mariuoli, assassini e drogati. Il mare è una latrina. Vendono le cozze usate. Un bambino di Arzano se si sperde lo sequestrano. Se viene un terremoto di un minutino le case subito si sfracellano. I disoccupati sono un milione e mezzo. Ci sono venti figli in una stessa casa. Nel traffico suonano come i pazzi. C’è la camorra nel Duomo.
Io di tutte e tre le città non me ne vorrei andare a vivere in nessuna di tutte e tre le città” [M. d’Orta].


“Il maestro ti ha parlato dei problemi del Nord e del Sud. Sapresti parlarne?
Io posso parlare molto bene dei problemi del Nord e del Sud, perché mio padre non è napoletano, ma viene da Ferrara, che è una città del Nord, e ci ha raccontato tutto del suo paese. […]
I primi problemi del Nord sono questi: a Ferrara, come girigiri, ti trovi sempre davanti al Castello; lui invece a Milano le strade erano immense.
Poi non ne parliamo quando è venuto a Arzano! Stava sempre nervoso, perché come girigiri, a Arzano non trovi neanche il castello!
[…] Al Nord ci trattano come le bestie. Se uno butta una carta a terra subito dicono che viene da Napoli, senza sapere se viene. Io lo so che viene da Napoli (o da Arzano), ma loro, che ne sanno?” [M. d’Orta].


“Se fossi miliardario...
Se fossi miliardario non farei come Berlusconi, che si tiene tutto per sé e non dà niente a nessuno e fa solo i filmi sporchi. Lui ai poveri non li pensa.
Lui è miliardario solo per sé e per la sua famiglia, ma per gli altri non lo è.
Io se fossi ricco come lui farei il bene, per andare in Paradiso.
Se io fossi miliardario li darei tutti ai poveri, ai ciechi, al Terzo Mondo, ai cani randaggi. […] Io se fossi miliardario costruirei tutta Napoli nuova e farei i parcheggi.
Ai ricchi di Napoli non darei una lira, ma ai poveri tutto, soprattutto ai terremoti. Poi farei uccidere tutta la camorra e salverei i drogati.
Per me mi comprerei una Ferrari Testarossa vera, una villa e una cameriera per mamma. A papà non lo farei andare più a lavorare ma lo farei stare in penzione a riposarsi, a Nicolino gli comprerei i vestiti e una 126, a Patrizia tutti i dischi di Madonna. Poi comprerei una macchina nuova pure al mio maestro, perché la sua è tutta ammaccata” [M. d’Orta].


“Quel giorno il dottore venne a visitarmi…
Quando io cado malato è un guaio per tutta la casa, ma anche quando cade malato Peppino è un guaio per tutta la casa. Infatti il medico che ci viene a visitare non è tanto buono, un sacco di volte prende una malattia per un’altra, e mio padre deve chiamare un altro medico che lo deve pagare salato e poi bestemmia.
Quando viene il medico che non ingarra, papà già lo sa che non ingarra, ma tenta lo stesso; dice: «Speramm ca sta vota stu strunz capisc coccos…», ma quello un’altra volta non capisce. Lui non dice che non ha capito! Lui dice che ha capito! E mi dà i medicinali; però dopo cinque-sei giorni io sto tale-quale a prima, oppure ancora peggio, e allora papà chiama al secondo medico.
Il secondo medico si chiama dottor Arnone, e si piglia centomila lire!
Papà ha detto che qualche volta di queste sputa in faccia al primo medico!
Il primo medico si chiama dottor Nicolella.
Papà i soldi per il secondo medico non celi avrebbe, e certe volte deve fare i debbiti. Poi si incazza pure quando glieli deve chiedere al fratello e quello dice: «Ma lo dovevi chiamare per forza al dottor Arnone?».
[…] Quando viene il primo dottore a visitarmi, subbito fa, e non capisce niente. Quando viene il secondo medico tutta la famiglia trema. Giuseppe va a fare la pipì. Lui non dice una parola, mi sembra un morto. Lui mi visita zitto zitto, la famiglia trema e non dice una parola per paura di sgarrare. Lui è altissimo, e quando parla ci fa fare sotto dalla paura. Però indovina sempre la malattia.
Quando sene esce dalla porta mio padre bestemmia la Madonna e rompe tutto.
Io nel letto piango perché è stata colpa mia” [M. d’Orta].


“La circolazione negli animali non è buona: si devono vaccinare. Però agli animali non viene l’infarto, perché non bevono caffè” [M. d’Orta].


“A me io lo sport che preferiscolo e il calcio, perche si segnano molti gol, mentre nelo sci e nel cavallo non si segna neanche un gol.
Il calcio e bellissimo. La mia scuadra preferita e il Napoli, che segna molti gol. Gullit deve morire scamazzato.
Lanno scorso pero il Napoli a fatto schifo, si e abbacchiato con Perluscone” [M. d’Orta].


“Arzano di Napoli e Arzano di Francia hanno stretto un gemellaggio, e tu hai assistito ai festeggiamenti. Quali sono le tue considerazioni?
Io pensavo che al mondo cera una sola Arzano, che era la nostra, e quando o saputo che cene stava una pura in Francia, in un primo momento o pensato che ci volevano copiare, ma poi o detto va bé non fa niente.
Io la mia Arzano la conosco, e so come è fatta, anche se sono nata a Frattamaggiore, però la Arzano di Francia non la conosco, ma penso che è uguale alla nostra, se no che lo facevano a fare il gemellaggio?
Quando i francesi sono venuti a Arzano, tutti li salutavano permezzo alla via, dicevano: ciao, arzani di Francia! Loro sorridevano come noi, muovevano le mani come noi, ma forse non capivano niente.
Io cretevo chi sa come erano fatti i francesi. Sono tali e quali a noi, solo un pò più francesi. Io a uno lo fermato. Veramente ci avevo un pò di fifa, essendo che erano francesi, ma poi mi sono fatto coraggio.
Allora non sapevo che dirli, ma poi li o detto: Napoleone. Quello rideva come un cavallo, perché aveva capito, e mi a dato pure un bacio”  [M. d’Orta].


“La fame nel mondo
La fame nel mondo è assai. Ci sono popoli morti dalla fame. […] È l’Africa.
Ma l’India neanche scherza.
In Cina se non fai un figlio ti pagano.
La farne nel mondo brulica come i vermi, come i lombrichi. Ci sono popoli ricchissimi, che non sanno neanche dove sta di casa la fame, ma c’è l’India, l’Africa e la Basilicata che lo sanno dove sta di casa, la fame!
Il mondo fa schifo. La terra fa schifo. L’essere umano fa schifo. Il mondo si comporta come il ricco Epulone, e Lazzaro sarebbe l’Africa, e anche un pò di Perù. Una volta il Perà era ricchissimo, ora gli fa male la pancia tanto dalla fame.
Il mondo fa schifo, io non ho paura a dirlo, perché sono il capoclasse, e certe cose posso dirle  [M. d’Orta].


“Mio padre è disoccupato e non se ne intende di sesso”  [M. d’Orta].


 

Quali sono le differenze più notevoli fra uomo e donna? 
Le differenze tra uomo e donna sono che l’uomo ha sempre contato qualcosa e la donna mai niente.
Infatti, tanto per cominciare, Eva fu creata per seconda e per giunta con la costola di riserva di Adamo e pure il nome che le è stato dato è più corto di quello dell’uomo.
[…] I Sette Re di Roma erano sposati, ma avevano vergogna di dirlo in giro: se no perché non conosciamo i nomi delle Sette Regine di Roma?
Durante la Rivoluzione francese la prima persona che gli tagliarono la testa fu una regina, perché come donna aveva avuto una fortuna esagerata e bisognava castigarla.
Le donne, gli uomini non le hanno mai considerate: per esempio non le hanno mai fatte diventare Papa, neanche per curiosità.
Io credo che le donne, e specialmente le Arabe di sotto a quel velo, buttano le bestemmie agli uomini che le hanno conciate così.
E ora parlo dell’uomo.
L’uomo lo chiamano Mammifero anche se i figli li fa la donna e dovrebbero chiamarlo Papifero.
L’uomo è più peloso della donna, anche se io conosco una donna più pelosa di un uomo, si chiama Anna e fa la sarta a Mater-dei.
La voce dell’uomo è doppia, specialmente quando si arrabbia, però «I cugini di campagna» hanno una voce più fine di quella delle ragazze.
Alcuni attori e cantanti, come per esempio Renato Zero, Mastelloni e Amanda Lir, non è chiaro se sono uomini o donne e non si sa come chiamarli.
Ma la differenza più sostanziale fra uomo e donna è che l’uomo fa i figli e la donna subisce” [M. d’Orta].


Sai come nascono i bambini? 
I bambini nascono per accoppiamento reciproco di marito e moglie, fidanzati e fidanzate, semplici conoscenti. Il rapporto sessuale dura nove mesi. Alla fine la donna, se tutto va bene, resta incinta, se resta incinta patisce il necessario e fa a suo figlio.
Al primo mese alla pancia nessuno ci fa caso, tutto è normale, usuale; al secondo l’ombelico emerge e si arrotola più del solito; al terzo se la donna ha l’abbronzatura, l’abbronzatura va via; al quarto le mutande vanno troppo strette, tirano sul cavallo; al quinto, e pure un poco al sesto, viene la nausea stomacale, una stitichezza sfacchinante e, scusate se lo dico, si piscia sempre; al settimo escono le morroidi, all’ottavo la pancia è molto più abbondante, il bambino è già quasi formato e comincia a caviciare; al nono e ultimo mese finalmente esce”.

“Sai come nascono i bambini? 2
I bambini nascono grossomodo dalla pancia della madre (o meglio: «mamma», perché le matrigne non fanno figli) dopo nove ore di attesa.
Gli spermatozoo fanno la sfida a chi va più veloce e quello che perde vince.
Ad un certo punto della galleria incontrano un ovulo innamorato, si guardano e si uniscono, e alla fine di questa processione fuoriesce un bambino chiamato figlio”.

“Sai come nascono i bambini? 3
Tutte le mamme che conosco io, prima di essere mamme sono state incinte, tranne una, Filomena, che per non faticare troppo il figlio se l’è adottato.

“Sai come nascono i bambini? 4
Certe volte una donna crede di essere incinta ma è solo aria” [M. d’Orta].


“Come si riproducono gli animali?
Gli animali si riproducono come noi, solo che lo fanno all’aria aperta e
senza paura di essere ncucciati.
Gli animali, secondo che animali sono, così si riproducono. Se si riproducono in base a uova, si chiamano «ovipari», se si riproducono a spese della madre, si chiamano «mammiferi».
[…]  Le cicogne fanno cicogne per conto loro, non è che fanno uomini per conto degli uomini: ma che strunzata!
All’acquario di Napoli non c’è tempo di riprodursi, tanto i pesci vanno veloci nelle vasche.
Il cavalluccio marino maschio non riproduce nessun cavalluccio marino femmina, è lui a essere riprodotto, perché è gay.
Le rondini maschie, dopo la riproduzione, con la scusa che devono migrare, se la squagliano nei paesi caldi.
[…] L’ippopotamo dopo che si è riprodotto si sente ancora più pesante.
Io, se penso che due tarantole si riproducono mi viene la pelle d’oca. Però, in fondo, pure loro devono campare”  [M. d’Orta].


Che cosa sai dell’Aids?
Tutti, prima o poi, possono prendere l’Aids, perché essa è una malattia virile, però se una suora prende l’Aids prima di farsi suora e non lo dice a nessuno dicono che è morta per una allergia conventuale.

Che cosa sai dell’Aids? – 2
L’Aids è una malattia contagiosa africana. Essa fu portata in Europa e nel mondo dai vhù cumprà, cioè dai venditori ambulatoriali negri, che la loro terra d’origine sono stati costretti a lasciarla a causa della guerra e della rivoluzione. I vhù cumprà avevano già l’Aids quando sono partiti da Istanbul, ma a loro non gli faceva niente, perché l’avevano tutti a quel paese.
Arrivati in Italia hanno stretto la mano a molti italiani e li hanno baciati di ringraziamento, contagiandoli” [M. d’Orta].


“Commenta la frase di San Paolo: «Mogli, siate soggette ai vostri mariti, poiché il marito è a capo della moglie»
Se quando mi sposo mio marito vuole essere a capo mio, gli scasso la colapasta in testa e vediamo subito chi è il capo!” [M. d’Orta].



“Pensieri sul sesso: cosa ne sai, i grandi te ne hanno parlato?

Maestro, ma se un bambino non nasce di nove mesi, di quanti mesi può nascere? Di dieci, di undici, di dodici? Qual è il record di uscita?

Vorrei essere spiegato come si fanno i figli ma, per favore, guardate in faccia a Tortora e non a me quando lo dite, così credono che la domanda l’ha fatta lui.

Non ho capito bene che differenza c’è tra un uomo e una donna.

I miei genitori non mi hanno mai parlato di sesso perché dicevano sempre che ero troppo piccola. E adesso ancora non me ne parlano perché dicono che ormai sono grande e già lo so.

No, mai nessuno. Ma ora ho visto l’Albero della vita (Una videocassetta didattica) e ho capito tutto. Però così sforzante il sesso non me lo aspettavo.

Noi in casa ne siamo undici. Mamma ha spiegato tutto al primo e poi ha detto: «Passa voce».

Io, come escono i figli dalla pancia l’ho capito, è come entrano che non l’ho ancora capito.

A me la parola «sesso» non mi ha mai interessato. Sto bene come sto e per piacere non forzatemi” [M. d’Orta].



“Differenze fra uomo e donna.

Le differenze fra uomo e donna sono moltissime. Innanzitutto se un uomo nasce uomo, la mamma è più felice, perché se è donna, va bè, è sempre meglio di niente ma l’uomo è un’altra cosa. L’uomo poi ha avuto in dono dalla natura un pisellino, che è una specie di ciondolo smidollato, mentre la donna ha avuto una ferita che mi fa impressione a guardarla.
Quando io mi faccio l’idromassaggio nella vasca, il mio pisellino cresce di quota e di spessore, mentre quando lo fa mia sorella non cresce niente ed è molto meglio così. Anche i miei genitori si fanno il bagno nudi, però devo dire che se il mio pisellino deve crescere come quello di mio padre preferisco rimanere sporco per tutta la vita. Io da grande, se mi capita una disgrazia del genere, faccio subito una cura dimagrante!”

“Le differenze tra uomo e donna sono che l’uomo ha sempre contato qualcosa e la donna mai niente.
Infatti, tanto per cominciare, Eva fu creata per seconda e per giunta con la costola di riserva di Adamo e pure il nome che le è stato dato è più corto di quello dell’uomo.
Per tutto il tempo della storia la donna ha sempre fatto la casalinga, meno che al tempo della preistoria, dove non faceva neppure quello perché case non ce n’erano: al massimo strofinava le bacchette per fare uscire le scintille.
I Sette Re di Roma erano sposati, ma avevano vergogna di dirlo in giro: se no perché non conosciamo i nomi delle Sette Regine di Roma?
[…] Le donne, gli uomini non le hanno mai considerate: per esempio non le hanno mai fatte diventare Papa, neanche per curiosità.
Io credo che le donne, e specialmente le Arabe di sotto a quel velo, buttano le bestemmie agli uomini che le hanno conciate così.
E ora parlo dell’uomo.
L’uomo lo chiamano Mammifero anche se i figli li fa la donna e dovrebbero chiamarlo Papifero. L’uomo è più peloso della donna, anche se io conosco una donna più pelosa di un uomo, si chiama Anna e fa la sarta a Mater-dei. La voce dell’uomo è doppia, specialmente quando si arrabbia, però «I cugini di campagna» hanno una voce più fine di quella delle ragazze.
Alcuni attori e cantanti, come per esempio Renato Zero, Mastelloni e Amanda Lir, non è chiaro se sono uomini o donne e non si sa come chiamarli.
Ma la differenza più sostanziale fra uomo e donna è che l’uomo fa i figli e la donna li subisce” [M. d’Orta].


 

“Altri pensieri sul sesso e le relazioni.

Quando ho mal di denti faccio gli orgasmi col Tantum verde.

Io una volta ho visto per televisione un’africana che cacciava le mosche a colpi di zizze.

A ogni mio fratello che nasce, mio padre cade sempre dalle nuvole.

Al Parco della Rimembranza i fidanzati coprono i finestrini coi giornali e fanno l’amore ribaltando l’automobile.

Certi uomini prima del matrimonio comprano la casa, la cucina, la mobilia e soprattutto il letto. Poi vai a vedere e sono ricchioni.

Io avrò sicuramente vergogna di chiedere la mano della mia ragazza al padre. Penso che gliela chiederò per telefono.

Conosco un uomo che prima di sposarsi parlava, parlava, parlava sempre. Dopo che si ebbe sposato non parlò più.

Mio padre con tutto che è antifemminista ha fatto tre figlie.

Luigi ha preso tutto dal padre. Io invece sono nato senza nulla a pretendere.

Io una volta ho visto mia madre nuda: teneva una specie di criniera tra le gambe” [M. d’Orta].


“Mia mamma…

Mia madre è ben salda in casa: ci lava, ci veste, ci lucida le scarpe. Essa non perde tempo a volerci bene.

Mia madre è buona con me. Capisce il mio carattere e mi aiuta. Se torno tardi la sera mi fa trovare il piatto sopra la tavola. Se mi vengono a trovare certi amici che lei non si fida non porta spia a mio padre, solo si mette a dicere le preghiere. E quando salgo sul loro motorino mi guarda dietro alle lastre per accompagnarmi.

A mia madre sono uscite le sòvere da dentro al mazzo per partorirmi e di questo le sarò sempre riconoscente” [M. d’Orta].

Annunci