Vita, storie, curiosità

“Viandante, non è la via
che le tue orme, nient’altro;
viandante, non ci sono vie,
la via si fa camminando”

[A. Machado].


“Successo per me è solo il participio passato del verbo succedere” [L. Bianciardi]


“Per essere veramente un grand’uomo, bisogna saper resistere anche al buonsenso” [F. Dostoevskij].


“Se gliene diamo il tempo, il silenzio possiede la virtù che apparentemente lo nega: di costringere a parlare” [J. Saramago].


“Accanto al mare, non lavato
accanto al tavolo, affamato,
accanto allo specchio, non specchiato”
[F. Noli].


“Perché si sa, per le parole pronunciate dal cuore non c’è lingua che possa articolarle, le blocca un nodo in gola e solo negli occhi si possono leggere” [J. Saramago]


“La coscienza non è, nella maggior parte dei casi, che paura della società o di se stessi” [D.H.. Lawrence]


“Non c’è affatto bisogno di sperare per avviarsi a un’impresa, né di riuscire per perseverare” [G. d’Orange]


“Mihai, se non puoi dire quello che pensi, almeno evita di pensare cazzate” [M.M. Butcovan].


“Il matrimonio è un istituto meraviglioso, ma chi vorrebbe vivere in un istituto?” [G. Marx].


“Se vuoi sapere chi sono, se vuoi che t’insegni ciò che so, cessa momentaneamente di essere ciò che sei e dimentica ciò che sai” [B. Salif].


“Certamente è triste pensare che tutto debba finire; però, osservando quale uso molta gente fa della propria vita, quel pensiero è quasi consolante” [B. Russel].


“Molti preferiscono morire che pensare. E infatti muoiono” [B. Russel].


“L’uomo è l’essere che a tutto si abitua, e io penso sia questa la sua miglior definizione” [F. Dostoevskij].


“Se ti siedi sul cavallo rivolto all’indietro, quello continua ad andare avanti” [proverbio rom].


“Le risposte non vengono ogni qualvolta sono necessarie, come del resto succede spesso che il rimanere semplicemente ad aspettarle sia l’unica risposta possibile” [J. Saramago].


“Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto” [G. Orwell].


“Il problema non è se avremo o non avremo forze, il problema è se consentiremo a noi stessi di lasciare questa donna qui. Questo no, disse il medico, e allora le forze bisognerà trovarle” [J. Saramago]


“La vita è dura dura: la vita è una durissima cazzata eccitantissima” [E. Sanguineti].


“Nulla due volte accade né accadrà. Per tal ragione si nasce senza esperienza e si muore senza assuefazione” [W. Szymborska].


“Le cose che ci accadono non sono di nessuna importanza, ma da ogni cosa che accade si può trarre una lezione” [J. Steinbeck].


“Quod vidi tacui, ma quod tacui feci: e persino: quod vides audi (o aude): quod audis (o audes) scribe” [E. Sanguineti].


“A questo mondo non ci sono che false coscienze. […] Tutto quello che si può fare è crearsi una falsa coscienza, se così posso dire, che sia meno falsa di un’altra” [E. Sanguineti].


“In ogni nevrosi c’è del metodo e in ogni metodo nevrosi” [I. Calvino].


“Vivere vuol dire portare una cicatrice” [J. Steinbeck].


“E non c’è più bellezza e conforto se non nello sguardo che fissa l’orrore, gli tiene testa e, nella coscienza irriducibile della negatività, ritiene la possibilità del meglio” [T. Adorno].


“Alcuni consigli gratuiti valgono quanto ci costano: nulla” [M. M. Butcovan].


“Non si può mutare nulla che non si sia accettato” [C.G. Jung].


“Quello che non si vuole sapere di se stessi finisce per arrivare dall’esterno, come un destino” [C.G. Jung].


“Ogni uomo è dato in pasto a se stesso” [Turgenev].


“Chi stasera non dorme piglia un pesce insolito” – proverbio portoghese.


“Di una città non godi le sette o settantadue meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” [Calvino]


“Finché il leone non avrà una sua storia, il cacciatore sarà sempre l’eroe” [Proverbio africano].


“La psicanalisi è come la rivoluzione russa, non si sa quando comincia ad andar male” [J. Deleuze].


“If God na man, some peolple no for chop” / “Se Dio fosse un uomo, alcune persone non mangerebbero” [sulla corruzione, detto nigeriano].


“Noi non siamo i nostri pensieri – del resto, il problema non consiste nei nostri pensieri, ma nel rapporto che abbiamo con loro” [I. Kotsou].


“I chicchi di una spiga morente

riempiranno la valle di grano” [M. Darwish].


“Il viaggiatore è ancora una volta stupito alla vista dei vigneti: è senza dubbio questa l’ottava meraviglia del mondo” [J. Saramago].


“Il grattacielo era un’immnsa macchina progettata per servire non la collettività degli inquilini, ma il residente individuale e isolato” [J.C. Ballard].


Madre Teresa: “Stai soffrendo come Cristo in croce, di sicuro Gesù ti sta baciando!”
Moribondo: “Per favore digli di smettere di baciarmi”.


“Stare – solo con l’aiuto di un altro.
Stare solo – con l’aiuto di un altro” [S. Kierkegaard].


“E’ difficile riconoscere un gatto nero in una stanza buia, soprattutto quando il gatto non c’è” [proverbio cinese].


“Un esperto è un uomo che ha smesso di pensare. Perché dovrebbe pensare? E’ un esperto” [F. L. Wright].


“E’ difficile fare vacanze intelligenti dopo undici mesi di lavoro cretino” [Albert].


“Non dimentico mai una faccia, ma nel vostro caso farò un’eccezione” [G. Marx].


“Voi sapete che Tito Ralph era spesso in prigione, ed era un carcerato esemplare. Conosceva tutto della prigione, come funziona e via di seguito. Finì che conosceva le cose della prigione meglio di Daddy Marks, il vecchio carceriere. E allora Daddy Marks morì e Tito Ralph prese il suo posto. Non vi è mai stato al mondo carceriere bravo come Tito Ralph. Faceva tutto come si deve, tutto per bene…Ma ha un piccolo difetto. Quando beve, si dimentica che è il carceriere. Scappa e devono catturarlo. E sembra che non sia facile catturarlo, anche. Si nasconde” [J. Steinbeck].


“Tutti siamo un po’ Giuda un po’ Cristo. A decidere è soltanto la fortuna” [rom estone].


“Dritëshkronja is a curious term in Albanian. It means “writing in light” and was invented in the nineteenth century to serve as the Albanian word for photography. The term soon became obsolete and was replaced by the international word fotografia”.


Gli imbattuti

Esistono solo nei fumetti
Persino Marciano non restò imbattuto
Rocky perse fuori dal ring
Perché evitò Kid Rivera
Nella vita reale non puoi evitare gli avversari
specie i peggiori: la famiglia e gli amici
La vita non è un incontro dilettantistico di tre round
ma un campo di sterminio dove fai cose cattive
per sopravvivere
Una lotta a mani nude in un porcile
Senza un gong o un arbitro a salvarti
Ho più cicatrici sull’anima che attorno alle sopracciglia
Puoi vincere sul ring,
ma non vincerai mai
più di un round
nella vita
[Paul Polansky].


“Quando si muore si lascia tutto:
un miserabile carrozzone
come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento
sia molto meglio essere stati zingari che re” [Spatzo].


“Senza sforzo, nelle braccia del demonio, in Europa, ci si arriva a bassa voce, silenziosamente. Qui da voi, non si muore fragorosamente. Sparato o di coltello, tra urla e sforbiciate. Qui si sparisce zitti zitti in sotto voce […]. Sole e disperate. Di aids e di eroina. Oppure dentro una cella, impiccate a un lavandino” [Ferndanda Farias de Albuquerque].


“Quella donna restava ancora lì per terra toccando e svolgendo i suoi serpenti fra i ficus e la moquette: – Oh dio dio dio, – rideva – oh dio, qui anche le poltrone, perfino le cose, dio dio dio, ce l’hanno coi poveretti…perfino le poltrone non accettano il culo delle donne di fatica. Oh dio dio dio, è stato davvero un sacrilegio finire con il culo lì sopra!’ ” [P. Volponi].


“Entriamo nella casupola di Firu. Solito caldo, odori umani stagnanti, materassi da tutte le parti, sovraffollamento. I pavimenti sono quasi sempre di terra, però qualche volta ci sono sopra dei fogli di plastica o qualcosa di simile. Insistono perché io mi sieda da qualche parte su uno dei materassi accostati. Mi siedo su un angolino che sembra libero. Ma evidentemente non mi accorgo che c’è rannicchiato un neonato che dorme avvolto in uno scialle. Una donna, la madre, allunga la testa preoccupata. Viene a controllare che non l’abbia schiacciato. Mi alzo di scatto. Vedo il neonato, che sta continuando a dormire profondamente e che per fortuna avevo solo sfiorato. Dumitru si avvicina alla madre del neonato, che deve essere la moglie di uno dei suoi fratelli o qualcosa di simile. L’abbraccia.
“Lo sai cosa succedeva se lo schiacciavi?” dice con aria grave.
Silenzio. Trattengo il respiro.
“Che ne faceva un altro!” conclude.
Risata generale” [A. Moresco].


“Avevo una visione molto prosaica di tutta la faccenda [dei figli]: da piccola avevo vissuto in una strada in cui la maggior parte dei bambini nasceva grazie ai bagordi del sabato sera. Si diceva che fossero ‘i figli della birra’ ” [M. Powell].


“Mrs Clydesdale scese dalle scale mentre stavo andando a posare i giornali sul tavolo dell’ingresso, e mi avvicinai per porgerglieli. Mi guardò come se fossi una creatura subumana e non disse una parola, rimase semplicemente lì a fissarmi quasi non riuscisse a credere che una come me potesse andare in giro e respirare: “Che problema c’è?”, pensai. Ho la cuffietta, ho il grembiule, ho le calze e le scarpe nere. Infine si decise a parlare: “Langley, non deve mai, in nessuna occasione, porgermi qualcosa a mani nude; usi sempre un vassoio d’argento. Dovrebbe avere un po’ più di giudizio”. Le lacrime mi rigarono le guance: mi sembrava terribile che qualcuno potesse considerarmi così vile da rifiutarsi addirittura di predere qualcosa dalle mie mani. Non credo di essermi mai sentita così sventurata, né prima né dopo” [M. Powell].


“Ricordo una storiella che mi raccontò a proposito di una ragazzotta di campagna che era andata a servizio – era la sua prima esperienza – e quando la padrona le aveva detto: “Elsie, io di solito faccio colazione alle otto in punto”, lei aveva risposto: “Benessimo, Madam. Se per caso non sono ancora scesa, cominci pure senza di me” [M. Powell].


“Dopo, tentai di gettare l’anima
al di là del muro. Zelante
il guardiano me la sbatté sul muso” [S. Notarnicola].


““La vita è un dono”. Anche il cavallo di Troia” [Spinoza.it].


” ‘Voi non amate gli animali?’
‘Non amo le persone che amano gli animali’, rispose [Sartre]. Era esattamente l’atteggiamento di Sartre riguardo all’umanità” [Simone de Beauvoir].


“Io credo che le corride vadano bene per gli uomini che non sono molto coraggiosi e vorrebbero esserlo” [J. Steinbeck].


” ‘Scommetto che Mack sarebbe potuto diventare presidente degli Stati Uniti, se avesse voluto’, disse.
‘E a che cosa gli servirebbe?’, domandò Jones: ‘Ci si divertirebbe ben poco’ ” [J. Steinbeck].


“Il Vicolo Cannery a Monterey in California è un  poema, un fetore, un rumore irritante, una qualità della luce, un tono, un’abitudine, una nostalgia, un sogno. […] I suoi abitanti sono, come disse uno una volta, ‘Bagasce, ruffiani, giocatori, e figli di mala femmina’, e intendeva dire: tutti quanti. Se costui avesse guardato attraverso un altro spiraglio avrebbe potuto dire: ‘Santi e angeli e martiri e uomini dio dio’, e il significato sarebe stato lo stesso” [J. Steinbeck].


‎”Esplora tutte le scatole
perlustra tutti i cassetti curiosare per decifrare
questo è il gatto ermeneutico.
Il suo pensiero forte è miagolare
di notte tra i parafulmini sul tetto
il suo pensiero debole ma sapienziale
ronfare davanti al caminetto” [L. Erba].


‎”Inseguendo l’ombra, il tempo invecchia in fretta” [Crizia].


“L’uomo che si ritiene superiore, inferiore o anche uguale a un altro non capisce la realtà” [Sutra buddhista].


“Conosco l’inferno. Ci sono stato. Forse c’è anche un paradiso. Molte persone ricche lo pensano” [T. Capote].


“Non era per qualcosa che i Clutter avessero fatto. Non mi avevano fatto nulla di male. Come certa altra gente. Certa gente che mi aveva messo in croce per tutta la vita. Forse è solo che i Clutter erano quello che dovevano pagare per tutti […].
Se mi dispiace? Se è questo che intendi, no. Non provo nulla. Vorrei il contrario. Ma non c’è niente che mi angusti di quest’episodio. Mezz’ora dopo l’accaduto, Dick ci scherzava sopra e io ridevo. Forse siamo disumani. Io sono abbastanza umano da sentirmi addolorato per me spesso. Mi spiace non potermene uscire di qui quando tu te ne andrai. Ma nient’altro. […]

Perché? I soldati mica ci perdono il sonno. Uccidono e si prendono le medaglie per averlo fatto. La brava gente de Kansas vuole impiccarmi, e un boia sarà felice di assumersene il compito” [T. Capote].


“Per tutta l’estate Perry fluttuò tra uno stato di dormiveglia e un sonno malsano, madido di sudore. Delle voci rintronavano nella sua mente; una continuava a chiedergli: ‘Dov’è Gesù? Dove?’. E una volta i svegliò urlando: ‘L’uccello p Gesù! L’uccello è Gesù!’. La sua vecchia, cara fantasia teatrale, quella in cui si figurava come Perry O’Parsons, l’Uomo-Orchestra, ritornò sotto forma di sogno ricorrente. Il centro geografico del sogno era un locale notturno di Las Vegas dove, in ciindro e smoking bianco, si muoveva su un palcoscenico illuminato dai riflettori suonando di volta in volta l’armonica, la chitarrà, il banjo, la batteria, e cantava ‘You are my sunshine’ e ballava il tip tap su per una breve rampa di gradini verniciati d’oro; in cima, dritto su una piattaforma, s’inchinava. Non c’erano applausi, neppure uno, eppure migliaia di cliente stipavano il vasto, lussuoso locale: uno strano pubblico, quasi tutti uomini, e quasi tutti negri. Mentre li fissava, tutto sudato, il divo comprendeva infine il loro silenzio, perché d’improvviso capiva che erano fantasmi, gli spettri di quelli uccisi dalla legge, con la forza, la camera a gas, la seddia elettrica, e nel medesimo istante si rendeva conto che era là per unirsi alla loro schiera, che quei gradini verniciati d’oro portavano a un patibolo, che la piattaforma su cui era stava aprendosi sotto di lui. Il cilindro rotolava a terra: urinando, defecando, Perry O’Parsons entrava nell’eternità” [T. Capote].


“Beh, cosa c’è da dire sulla condanna a morte? Io non sono contrario. Si tratta solo di vendetta, ma che c’è di male nella vendetta? E’ molto importante. Se io fossi parente dei Clutter […] non potrei riposare tranquillo fino a quando il responsabile non avesse fatto quel famoso giretto sulla Grande Altalena. Quella gente che scrive lettere ai giornali. […] Sono inviperiti perché non riescono ad avere quello che desiderano, la vendetta. E non l’avranno, se io posso evitarlo. Io credo nella forca. Purché non sia io a essere impiccato” [T. Capote].


“Ce qu’il y a de plus profond dans l’homme, c’est la peau”
“Ciò che di più profondo c’è nell’uomo, è la pelle” [P. Valéry]


“E così si conclude la storia di Robert Raymond Dubois, un uomo onesto ma, in tutte le cose che contano, un uomo comune. Uno come tanti, si potrebbe dire. Eppure, il suo tratto distintivo – l’essere stato consegnato all’oscurità della morte – significò qualcosa di più grande […].
Di solito, la morte di un uomo come Bob Dubois significa per noi poco più dello spostamento di un numero da una colonna all’altra, dagli elenchi dei vivi a quelli dei morti: uno di quelli che si guadagnano da vivere con le proprie mani diventa uno di quelli che muoiono per mani altrui; uno di quelli vissuti fino ai trentun anni diventa uno di quelli morti a trentun anni; uno di quelli che perpetrano crimini diventa la vittima di un crimine. Il mondo va avanti come prima, proprio come se Bob non fosse mai esistito.
Nella vasta generalità, una statistica non è che una statistica, appunto, indipendentemente dalla colonna in cui si trova e, una volta che un uomo comune è morto, tutte le possibilità di diventare eroe sono perdute. Nessuno prenderà Bob Dubois a modello; nessuno lo reinventerà al fine di inventare e rendere memorabile se stesso. Perfino i suoi figli lo dimenticheranno, e con lui la parabola della sua breve esistenza. […]
Pure, è certo che, se Bob non fosse esistito e se la sua vita non avesse preso il corso che lui decise di darle, i particolari della vita della moglie e dei figli sarebbero stati diversi. Sono questi particolari che danno significato alla vita di un uomo comune, onesto, uno come tanti.
E, a seconda se un uomo così vive o muore, la sua prolissa, dettagliata storia deve celebrare o piangere una trascendenza talmente assoluta da giustificare qualsiasi orrendo sacrificio, anche se nulla sembra accadere come conseguenza della sua vita o morte, anche se gli haitiani continuano ad arrivare e molti annegano, […], anche se gli uomini in completi tre pezzi dietro le scrivanie in banca ingrassano […], anche se giovani americani squattrinati, con mestieri anziché professioni, continuano a spezzare la propria vita tentando di piegarla alla ruota del commercio, sognando che, al girare della ruota, verranno su dal fango, si ergeranno come divinità della televisione, facendo una breve apparizione speciale sulla Terra, roba mai vista prima.
Il mondo così com’è continua a essere se stesso. Si scrivono libri – romanzi, racconti e poesie – infarciti di dettagli che tantano di spiegarci cos’è il mondo, come se la nostra conoscenza di persone come Bob Dubois e Vanise e Claude Dorsinville servisse ad affrancare gente come loro. Non servirà. Conoscere i fatti della vita e della morte di Bob non cambia nulla nel mondo.
Che noi celebriamo la sua vita e piangiamo la sua morte, tuttavia, lo farà. Gioia e lutto per la vita di altri, perfino vite del tutto inventate, priverà il mondo di parte dell’ingordigia che gli occorre per continuare a essere se stesso.
Sabotaggio e sovversione, dunque, sono gli obiettivi di questo libro. Va’, mio libro, e contribuisci a distruggere il mondo così com’è”.


“Il male non è mai straordinario, ed è sempre umano. Divide il letto con noi e siede alla nostra tavola” [Auden].


“E Asta Sòllilja, che carda la sua lana, come potrebbe dimenticare tutte quelle serate venture che rendono così lunga la sua serata presente?” [H. Laxness, “Gente indipendente”].


“No vecchia, un uomo non è mai miserabile al punto che la felicità non gli sorrida ancora una volta prima di morire” [H. Laxness, “Gente indipendente”].


“Questi non erano uomini d’animo servile né si consideravano parte della massa, vivevano delle loro fatiche, l’indipendenza era il loro capitale, erano gli uomini dell’iniziativa privata, e citavano perfino le saghe e le ballate antiche, se si facevano un goccio di acquavite. Erano uomini induriti dalla lotta per la sopravvivenza, uomini ai quali nessuno sforzo fisico pareva troppo pesante, nemmeno patire la fame con le loro famiglie quando arrivavano gli ultimi mesi dell’inverno. Eppure non erano affatto dei materialisti, dei poveri di spirito, anzi conoscevano molte strofe sciolte ed anche alcune in metricacomplessa, e alcuni erano perfino in grado di improvvisare quartine, sul loro vicino o sulle proprie difficoltà, sui pericoli della vita, o sulla natura, o sulle speranze di giorni migliori che non si avverano prima del paradiso, o sì, perfino sull’amore (versi scurrili)”  [H. Laxness, “Gente indipendente”].


“Bjartur ringraziò la sua buona stella per non aver abbattuto la pecora l’autunno precedente. Così gli aveva mostrato la sua gratitudine, la poverina. Tre agnellini fa una gran differenza, quando un gregge ha subito delle perdite. Ma non aveva un granché nelle mammelle la poverina. Scaldò il latte che aveva tenuto dalla sera prima e portò i tre agnelli sottobraccio a casa sull’aia, la pecora dietro che belava profondamente, perché le bestie non si fidano degli uomini, anche se fanno loro del bene. Si sedette sul plancito con gli anelli tra le ginocchia e si mise a infilar loro in bocca il latte attraverso il calamo di una penna d’oca, accidenti che bocca piccina che avevano, la vita non è proprio una gran cosa, quando uno la consera per quel che è. La pecora osservava tutto dal limitare dell’aia, sospettosa. Era sempre stata una pecora piuttosto timida e mai dipendente dall’uomo, era proprio della razza reverenda. Ma quando si rese conto di quello che Bjartur stava facendo si fece sempre più vicina; fissò su di lui quei suoi occhi grandi e giudiziosi, neri e gialli, pieni d’inquietudine materna. La compassione forse non ha alfabeto, ma c’era da sperare che un giorno avrebbe trionfato sul mondo intero. Questa magari non era affatto una brughiera straordinaria, e nemmeno la fattoria era una fattoria di brughiera particolarmente straordinaria, eppure a volte accadevano cose straordinarie in quella brughiera: l’uomo e le bestie si capivano. Era il mattino di Pentecoste. La pecora gli arrivò proprio vicino, lì mentre lui era seduto coi suoi tre agnellini in grembo, annusò amichevolmente il suo volto sgraziato e gli alitò il respiro caldo nella barba, come per gratitudine”  [H. Laxness, “Gente indipendente”].


“Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo” [Aristotele].


“Non dar nulla
alle sue lievi mani da tenere
del tuo peso. Verrebbero di notte
a te, per cimentarti nella lotta,
e aggirarsi adirati per la casa,
ed afferrarti, come se creato
t’avessero, e rapirti alla tua forma” [Rilke, “L’Angelo”].


“Il collezionista ha una grande superiorità morale sullo storico e sul filosofo, perché accogliendo con affetto indistinto tutti i relitti del passato si propone come il più radicale critico del presente, quell’intollerante presente in cui gli oggetti contano in base alla loro forza ed utilità, e tu sai che queste parole, forza ed utilità, non altro nascondono se non cimiteri di morti, di cose morte, massacrate, dimenticate, dissolte. Credimi Max, oggi il nostro compito è ricordare e ritrovare, e lo sarà ancora di più domani per i nostri nipoti: perché ci sono momenti in cui essere con il futuro significa essere con il passato contro il presente; e perché contro l’infernale accelerazione della modernità le rovine e i relitti si ergono, si devono ergere, come barriere rivoluzionarie. Quanto a me, tornando a quello che mi scrivi, dovrebbe bastarti il fatto davvero decisivo che io sia venuto al mondo sotto Saturno: l’astro della rivoluzione lentissima, il pianeta della diversione e dei ritardi” [Michele Mari].


“Dieci giorni prima di Natale il ristoratore René Renault, omonimo ma non parente dell’industriale automobilistico, scoprì in una rubrica dell’Illustration che Renault significava rinato, esattamente come René, e dunque che mettendo insieme nome e cognome egli era nato quattro volte. Questo pensiero lo esaltò e lo ingolosì al punto da fargli decidere di vendere la sua Peugeot e di comperarsi una Renault, in modo da disporre di ben sei vite. La vigilia di Natale, alla guida della sua Renault Reinastella, si schiantò contro un platano del quai d’Austerlitz perdendo in una volta sola le sue sei vite” [M. Mari].


“Fourmillante cité, cité pleine de rêves,
Où le spectre en plein jour raccroche le passant!
Les mystères partout coulent comme des sèves
Dans les canaux étroits du colosse puissant” [C. Baudelaire].


“Passage, – gli disse mentalmente, – per te in te si passa, ma anche tu passi: nel tempo. Il passare, il non essere più, lavorano appassionatamente nelle cose” [M. Mari].


 

“Figlio di Peleo, non pensare di spaventarmi a parole, come fossi un bambino […]. So che sei forte ed io sono molto inferiore: tuttavia anche questo riposa sulle ginocchia dei numi, e io forse, anche se meno forte di te, ti toglierò la vita con la mia lancia: anch’essa ha la punta acuta.” [Iliade, Omero]


 

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