Scrittura & Letteratura

“Scrittore […] è chi insegue con le parole qualcosa che sfugge alla parola” [I. Calvino].


“Non importa quanto sia effimero, un romanzo è qualcosa, mentre la disperazione non è nulla” [M.V. Llosa].


“Lo scrittore deve insegnare a se stesso che la cosa più vile è avere paura” [W. Faulkner].


“Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte: quella di vivere” [B. Brecht].


“Quando mi siedo al tavolo da lavoro, non mi sento più a mio agio d’uno che fosse caduto sulla Piazza dll’Opera in pieno traffico rompendosi le gambe” [F. Kafka].


“La letteratura è una delle più tristi strade che portano dappertutto” [A. Breton]


“Gli scrittori si forgiano nell’ingiustizia come si forgiano le spade” [E. Hemingway].


“Uno dei meriti della letteratura è appunto quello di aiutare una persona […] a evitare la tautologia” [J. Brodskij].


“I gatti che correvano intorno alla veranda avevano un’aria mattutina. Addosso al poeta crollava inesorabilmente il mondo” [V. Nabokov].


“La cosa necessaria per scrivere è d’aver fiducia nel vuoto” [Bourla, amico di Simone de Beauvoir].


“Vivendo per capire perché vivo, scrivo anche per capire perché scrivo: e vivo per capire perché scrivo, e scrivo per sapere perché vivo” [E. Sanguineti].


“Qui giace B.B., pulito, obiettivo, cattivo” [epitaffio non concesso a Brecht].


“Il meglio di una storia è nelle cose dette a metà che l’ascoltatore completa di suo, con la propria fantasia e la propria esperienza” [J. Steinbeck].


“La politique de la littérature n’est pas la politique des écrivains. Elle ne concerne pas leurs engagements personnels dans les luttes politiques ou sociales de leur temps. Elle ne concerne pas non plus la manière dont il représentent dans leurs livres les structures sociales, les mouvements politiques ou les identités diverses. L’expression ‘politique de la littérature’ implique que la littérature fait de la politique en tant que littérature. Elle suppose qu’il n’y a pas a se demander si les écrivains doivent faire de la politique ou se consacrer plutôt à la pureté de leur art, mais que cette pureté a à voir avec la politique” [J. Rancière].


“Di editori si muore, ma non se ne può fare a meno” [G. Scerbanenco].


‎”I pensieri già distillati […] diventano tutt’al più citazioni, […] non ci mostrano il rapporto tra quel personaggio e la sua vicenda, che è poi la base dinamica, la forza conduttrice di qualunque opera narrativa. Oppure quelle sentenze già concluse sono affibbiate a un presunto personaggio che le regge e le tiene insieme come un attaccapanni: e allora il personaggio non è più un personaggio dotato di una propria autonomia: è un semplice espediente letterario di cui l’autore si serve per snocciolarci quelle sentenze. […] Facciamo conto che Dostoevskij, invece di scrivere ‘L’Idiota, ci avesse dato solo un estratto […] dei molti giudizi e pareri e riflessioni del protagonista, il principe Myskin: invece di discutere, sulle tracce dei critici di questo misterioso, inesauribile romanzo, se Myskin l’idiota sia il buono incapace di attuare la propria bontà o addirittura il simbolo di Cristo quale lo sentiva Dostoevskij, noi forse butteremmo via quelle massime, o le andremmo a cercare nel Vangelo o in qualche altro grande libro che le formuli in maniera più autorevole e credibile. Una massima che distilli un’eccezione umana prende tutta la sua portata, la sua credibilità, quando vediamo l’uomo che è stato condotto a pronunciarla, nelle particolari circostanze che, agendo sul suo temperamento e sul suo carattere, l’hanno condotto a pronunciarla.” [G. Debenedetti]


“La narrazione dev’essere ‘il grafico di un moto’, non ‘la constatazione di uno stato’, e il carattere di una narrazione non è tanto che ogni suo particolare sia verificabile, quanto che appaia necessario sia in se stesso, sia in rapporto a quelli che l’accompagnano.” [G. Debenedetti]


“I libri cambiano il mondo soltanto se il mondo riesce a digerirli” [L. Blisset]


 “Tout a été dit. Sans doute. Si les mots n’avaient changé de sens; et les sens, de mots / Tutto è stato detto. Senza dubbio. Se le parole non avessero cambiato senso; e i sensi, parole” [J. Paulhan].


“Sartre trovava ozioso deplorare questa mancanza di contatto tra la parola e la cosa, tra l’opera creata e il mondo dato: al contrario, vedeva in ciò la condizione stessa della letteratura e la sua ragion d’essere; lo scrittore doveva giovarsene e non sognare di abolirla: le sue riuscite sono appunto in questa sconfitta accettata” [S.de Beauvoir].


“Se l’arte del romanzo esige la trasposizione, questa ha la funzione appunto di superare l’aneddoto e di mostrare in piena luce un significato non astratto ma indissolubilmente integrato all’esistenza” [S.de B.].


“Mi vietai di fabbricare del meraviglioso o del romanzesco di paccottiglia; rinunciai a congegnare delle trame in cui non credessi, a descrivere ambienti che ignorassi del tutto; mi sarei limitata alle cose e alla gente che conoscevo; avrei provato a rendere sensibile una verità che avessi provata personalmente” [S.de B.].


“Secondo me uno dei compiti essenziali della letteratura è questo: esprimere verità ambigue, isolate, contraddittorie, impossibili da sommare, né fuori, né dentro di noi; in certi casi si riesce a riunirle soltanto inserendole nell’unità di un oggetto immaginario. Solo in un romanzo potevano quindi, a mio parere, sprigionarsi i significati multipli e vorticosi di quel mondo così cambiato” [S.de B.].


‎”Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari” [A. Čechov].


“La fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane”
[I. Calvino].


“Quella sensazione in più, che consente di partecipare e al contempo di osservare la propria partecipazione, mi sembrava essere una capacità normale di ogni persona. […] La discrepanza tra me e gli altri mi apparve chiara solo quando crebbi” [H. Miller].


“Nei primi anni del museo la madeleine era di autentica pasta frolla: ad essa provvedeva il custode, che ogni lunedì mattina apriva la teca, rimuoveva il biscotto e lo sostituiva con uno fresco. Cosa poi il custode facesse del vecchio non è dato sapere: è verosimile lo mangiasse, non per questo deducendone alla crassità dei suoi lobi illuminazioni mnemoniche. La sostituzione settimanale della madeleine era dovuta alla sua impossibilità di indurirsi seccando: anzi come porosa e burrosa l’instabile pasta tendeva a disgregarsi perdendo dopo una dozzina di giorni uno spolviglio di forfora rancia, cui si aggiungevano più cospicui frammenti se qualcuno urtasse la teca. Il direttore del museo aveva chiesto al pasticcere di mettere più burro nell’impasto, ma l’esito non era stato buono: concotto dal calore degli interni faretti, quel sovrappiù di manteca allargava ben presto nella superficie spugnosa della madeleine fiori brunastri che le davano un incongruo aspetto leopardato: quando non evocassero la sofferenza della foglia di vite arrugginita dalla peronòspera. A non dir delle camole e dei piccoli vermi che, a dispetto di ogni ermetismo, nascevano sponte nella pasta rafferma: uscendone poi per darsi all’avventurosa esplorazione del loro tabernacolo-mondo, come a irridere ancora, i putrigeni, alle positive dimostrazioni di Spallanzani e Pasteur.
Così il custode sostituiva, e continuò a sostituire fino al giorno in cui andò in pensione. Quello stesso giorno il direttore si trovò ad affrontare un problema sindacale. Il nuovo custode fece notare che il proprio mansionario non prevedeva quella speciale corvée, e che se proprio si doveva, che gli fosse pagata a parte. Umo puntiglioso, il direttore non volle sottostare: onde, dopo aver lasciato invecchiare quell’ultima madeleine ben oltre i limiti tollerabili, elaborò una soluzione che vige tuttora. Fu così che, commissionata a un laboratorio di giocattoli di Rouen, venne acquisita al museo una madeleine di plastica: un’imitazione perfetta, non fosse per il segno della saldatura fra le due valve della conchiglia-biscotto: secondo l’infallibile legge del PVC.
Tu la vedi, questa cosa, e ridi: ma è un pianto; e dici: se la letteratura genera questo, è questo, la letteratura. Ed è la vendetta del mondo, perchè la letteratura che non si difenda dal mondo cos’è, se non mondo? E il mondo è qui polimero, fuso: ma fuso a forma di letteratura, così, volessimo uscire, sappiamo che non si può, nemmeno ogni tanto.

… e però, invece, ha virtù letteraria, la cosa: perché guardandola io ricordo, sì, ricordo una vita e non mia; vedo la faccia drammatica di un uomo che cammina nei passages di Parigi; un uomo che chiama Walter Benjamin” [M. Mari].



“Fadeev lanciò, a lui ormai trapassante, dialettiche immagini di minerale pesantezza e teologale celestialità, grazie alle quali la mummia finalmente capì, in articulo, quello che ogni studente degno di questo nome almeno una volta nella vita si chiede, e cioè come sia possibile che l’etimo del ferro e del cielo, nella parola siderale, coincidano” [M. Mari].


“Il mio pensiero aveva gettato la sua lenza, per pescare nella corrente. Ondeggiava, un minuto dopo l’altro, qua e là, fra i riflessi e le piante acquatiche, lasciandosi sollevare dall’acqua per poi ridiscendere, finché … conoscete quel piccolo strappo, quell’improvviso conglomerarsi dell’idea all’estremità della lenza; e poi la cauta manovra per tirarla fuori, per non perdere la preda. Ahimé, una volta sull’erba, com’era piccolo, com’era insignificante questo mio pensiero; proprio uno di quei pesci che il buon pescatore butta di nuovo nell’acqua perché possano divenire più grossi e meritare un giorno la padella…
Ma per quanto fosse piccolo, possedeva tuttavia quella misteriosa qualità che hanno tutti i pesci della sua specie: non appena immerso nella mente, immediatamente diventava molto eccitante e molto importante: girando e sommergendosi come un dardo, scintillando qua e là, creava attorno a sé un turbine tale di altre idee, che non si riusciva più a stare seduti” [V. Woolf].

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