Politica & Società

“Il mondo è un’unità, e colui che pretende di vivere la propria vita avulso dalla società è un parassita più o meno consapevole” [B. Russel].


“I miei privilegi si ponevano fra me e l’assoluta necessità di vedere chiaro” [C. Wolf].


“La libertà esiste solo se uno se ne serve” [E.E. Smith].


“Benedetti siano color che hanno scelto la sedizione, perché loro sarà il regno della terra” [J. Saramago].


“Il modo in cui la gente considera il furto, è ciò che rende il ragazzo ladro” [E.L. Masters].


“Tutti uniti! Tutti insieme! Ma scusa, quello non è il padrone?!” [D. Fo].


“Think different: billionaires are not on your side.
Stay foolish: fight capitalism.
Stay hungry: eat the rich” [Luther Blisset].


“Le pouvoir se rend visible seulement là où quelque chose lui résiste” [M. Foucault].


“L’individualità ha bisogno della società sia come culla che come punto d’arrivo. Chiunque cerchi la propria individualità dimenticando, respingendo o sottovalutando tale sobri/oscura verità, si candida ad una condizione di frustrazione” [Z. Bauman].


“La précarité, […] en rendant tout l’avenir incertain, interdit toute anticipation rationnelle et, en particulier, ce minimum de croyance et d’espérance en l’avenir qu’il faut avoir pour se révolter, surtout collectivement, contre le présent, même le plus intolerable” [P. Bourdieux].


“I lavori massacranti esistono perché i pesi e i compiti non sono equamente distribuiti. La fatica che cos’è? La fatica è quel dolore fisico che si oppone alla continuazione del lavoro” [E. del Re].


“A proposito di politica…ci sarebbe qualcosa da mangiare?” [Totò].


“In certe circostanze, la violenza è l’unico modo di rimettere a posto la bilancia della giustizia” [H. Arendt].


“Per poter reagire in modo ragionevole si deve prima di tutto essere ‘commossi’, e l’opposto di emozionale non è il ‘razionale’ […], ma l’incapacità a lasciarsi commuovere, in genere un fenomeno patologico, o il sentimentalismo, che è una perversione del sentimento. La rabbia e la violenza diventano irrazionali soltanto quando sono dirette contro dei sostituti” [H. Arendt].


“La barbarie, c’est d’abord l’homme qui croit à la barbarie” [C. Lévi – Strauss].


“Per essere individui, nella società degli individui, bisogna tirar fuori i soldi, un sacco di soldi; la corsa all’individualizzazione non è aperta a tutti, e seleziona i concorrenti in base alle loro credenziali. […] L’individualità […] resterà per un bel po’ un privilegio. […] E’ perciò quasi scontato che tutti coloro i quali, e sono legioni, hanno possibilità remote se non addirittura nulle di saltare sul carro dell’individualizzazione, vedano in una disperata resistenza all’individualità l’opzione più ragionevole” [Z. Bauman].


“Il sapere non serve a comprendere, ma a prendere posizione” [M. Foucault].


“La verità è che la ricchezza è una forma di perversità, e il modo di comportarsi del ricco è un modo perverso” [J. Saramago].


“L’arma più potente nelle mani dell’oppressore è la mente dell’oppresso” [S.B. Biko].


“Il mondo era già consolidato al punto che le terze pagine potevano anche essere rivoluzionare” [J. Roth].


“E’ difficile ridurre all’obbedienza chi non ama comandare” [J.J. Rousseau].


“Dobbiamo ricordare che, a prescindere dal sistema di governo, il popolo otterrà dei benefici solo se deciderà di diventare padrone del proprio destino. Per questo non possiamo permetterci di essere accondiscendenti” [K. Saro Wiwa].


“L’ultima questione è sapere se dal fondo delle tenebre un essere può brillare” [K. Jaspers].


“Sentiva di essere un po’ dalla parte del torto, perché tutti i vantaggi erano dalla sua” [Lawrence].


“Mio figlio, nato in una casa in cui si legge, si discute, si usa un decente italiano senza sterminare i congiuntivi, si vedono telegiornali, si viaggia nelle capitali europee, si visitano musei, si gioca, si fa normale uso di tecnologia, gareggia nello stesso campionato del suo compagno di classe, un giovane rom Sinti. Quello viene da una roulotte gelida d’inverno e rovente d’estate, magari periodicamente abbattuta dalle ruspe delle guardie comunali, frequenta la scuola un giorno su tre e ha la stessa confidenza con la lingua che ho io con la fisica quantistica. Che esito avrà questa nobile gara di merito? Chi dei due salirà più velocemente le scale dell’affermazione sociale? Scommettiamo? Vincerei senza problemi, ma come si può capire, con un certo merito. […] E non è vero che l’ascensore sociale è fermo, semplicemente è completo, occupato dalla nomenklatura, e la gente normale usa le scale, faticosamente e sbuffando. Mentre arranca, gradino dopo gradino, si sente gridare da chi sta salendo in ascensore: merito! Coraggio! Ci vuole merito!” [Robecchi]”.


‎”La politica, diceva Koselleck, è in primo luogo lotta per l’appropriazione dei concetti. Come spesso accade, questi nascono con un determinato segno che col passare del tempo viene trasfigurato. […] Alla “meritocrazia” è esattamente toccata questa sorte. E’ risaputo che la parola venne coniata nel 1958 da Michael Young col suo romanzo “The Rise of Meritocracy 1870-2033”. Young era un sociologo ed attivista del partito laburista, e si confrontò con l’allora molto in voga filone della letteratura distopica.  Il romanzo di cui stiamo parlando immagina, nel corso di un secolo e mezzo, l’affermarsi di un regime basato su un mondo dell’istruzione sottoposto ad una rigida selezione, basata sulla misurazione e classificazione dell’intelligenza e delle capacità sin dall’infanzia. Si afferma dunque una società estremamente gerarchica affidata ad una sorta di “aristocrazia dell’ingegno”. Le tensioni create dalla nuova e sempre più dura stratificazione sociale conducono, al termine del romanzo, ad una rivolta delle classi inferiori. Nel libro a tratti “profetico” dunque la meritocrazia è proposta come concetto intrinsecamente negativo.” [Uninomade]


‎”Il business della meritocrazia va di moda. Se i meritocrati credono, come un numero sempre maggiore di essi è incoraggiato a fare, che il loro avanzamento dipende da ciò che gli spetta, si convinceranno che meritano qualsiasi cosa possono avere” [M. Young]


“Se ogni italiano potesse avere un euro per ogni volta che si evoca il merito, avrebbe il merito di diventare ricco senza alcun merito, esattamente come i ricchi che ad ogni passo gli sventolano la parola «merito» sotto il naso” [A. Robecchi].


“Dio ce lo conservi [il comunismo, anche solo] come costante minaccia sulle teste di coloro che possiedono dei beni e, per preservarli, vorrebbero spedire tutti gli altri a combattere sui fronti della fame e dell’onor patrio, magari con il viatico che la vita non è poi il più alto dei beni. Dio ce lo conservi, affinché questa genia, che da tanta impudenza ormai non sa più cosa escogitare, non diventi ancora più impudente – affinché quelli che hanno accesso esclusivo ai piaceri e sono convinti di aver dato all’umanità loro soggetta una bastevole dose d’amore attaccandole la sifilide, vadano almeno a letto con un incubo! Affinché se non altro passi loro la voglia di predicare la morale alle proprie vittime, e il buon umore per beffeggiarle!” [K. Kraus].


“Nessuno al mondo, nessuno nella storia ha mai ottenuto la propria libertà facendo appello al senso morale della gente che lo opprimeva. [A. Shakur].


“Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utili, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, un privilegio dal quale si escludono parecchi esseri umani per il fatto stesso di goderne” [S. Weil].


“Da una parte, la guerra è soltanto il prolungamento di quell’altra guerra che si chiama concorrenza e che fa della produzione stessa una semplice forma di lotta per la supremazia; dall’altra, tutta la vita economica contemporanea è orientata verso una guerra futura” [S. Weil].


“Volere certi fini significa volere certi mezzi” [G. Calogero].


“Date a un uomo la reputazione di uno che si alza presto e potrà dormire fino a mezzogiorno” [M. Twain].


“Chi ha scritto questa storia?! Perché guarda eh, che le cose, le cose non stanno così! La formica è una gran figlia di puttana e una speculatrice, e quello che qui non dicono è perché c’è chi nasce cicala e chi formica, perché se nasci cicala sei fottuto! E qui non lo dicono! Capito?! Non lo dicono!” [“I lunedì al sole”, film].


“E che avete ottenuto? Non avete ottenuto niente”
“Abbiamo ottenuto che la gente sapesse”
“Hanno già dimenticato tutto”
“Abbiamo ottenuto di essere uniti: questo non me lo dimentico. […]
Ma poi è successo che non eravamo più uniti, c’eravamo divisi, per quel cazzo di accordo. E se non siamo uniti ci fottono, questo non da ora, ma da sempre. Avete firmato, e avete firmato il licenziamento dei vostri figli. Erano i loro posti che ci stavamo giocando lì” [“I lunedì al sole”].


“Ascoltavo sia la mia zia cattolica, che i miei nonni, che erano seguaci di Voltaire. Confusa da strani sogni, ero come l’ago di una bussola che, sconvolto da una tempesta, cerca il nord. Il mio nord era la rivoluzione” [L. Michel].


“L’arma più potente nelle mani dell’oppressore è la mente dell’oppresso”. [Stephen Bantu Biko]


“Ciascuno crede che la potenza risieda misteriosamente in uno degli ambienti a cui non ha accesso, perché quasi nessuno comprende che essa non risiede da nessuna parte, cosicché ovunque il sentimento dominante è questa paura vertiginosa che produce sempre la perdita di contatto con la realtà” [S. Weil].


“La società meno cattiva è quella in cui la maggior parte degli uomini si trova per lo più ‘obbligata’ a pensare mentre agisce, ha le maggiori possibilità di controllo sull’insieme della vita collettiva e possiede la maggiore indipendenza.
Del resto, le condizioni necessarie per diminuire il peso oppressivo del meccanismo sociale si contrastano le une con le altre non appena vengono oltrepassati certi limiti; così non si tratta di avanzare il più lontano possibile in una determinata direzione, ma di trovare, cosa ben più difficile, un certo equilibrio ottimale” [S. Weil].


“Se il giudice fosse giusto, forse il criminale non sarebbe colpevole” [F. Dostoevskij].


“Non c’è niente di più facile che condannare un malvagio, niente di più difficile che capirlo” [F. Dostoevskij].


“Da vecchi non si è più ‘neutrali’. E si capisce ancor meglio, e dolorosamente, che nessuna cosa lo è, neutrale. Nessuna, neppure fenomeni naturali come il vento o la pioggia” [P. Volponi].


“Nessun governo combatte il fascismo per distruggerlo. Quando la borghesia vede che il potere le sta scivolando dalle mani, chiede aiuto al fascismo per mantenere i privilegi” [B. Durruti].


“Ho sempre notato con interesse che i profitti possono assumere un volto filantropico” [J. Steinbeck]


“Ricca, sarà una snob. Perché il denaro non cura la malattia, solo i sintomi” [J. Steinbeck].


“Hai capito la Signora? E io a calci nel culo ti prendo, brutta bottana industriale socialdemocratica.
(sberla)
Ma non lo hai capito che vai a pagare per tutto?
(sberla)
Questa è per la crisi economica in cui ci precipitaste, a non pagare le tasse e a portare i soldi alla Svizzera, te e gli altri come a te
(sberla)
Questa è per gli ospedali, che un poveraccio non ci riesce ad entrare mai, che magari è meglio, perché se c’entra muore
(sberla)
E questo è per l’aumento della carne, del parmigiano, delle tariffe filotramviare del tram e l’aumento della benzina
(sberla)
Questo è per l’aumento dell’olio e per la cassa integrazione
(sberla)
Per i programmi della tv questo è per l’IVA e per l’una tantum
(sberla e calcio)
E questo perché ci avete fatto venire paura anche di campare” [dal film “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto”]


“Ce l’avevano insegnato: il primo passo verso la democrazia è capire chi comanda” [M. M. Butcovan]


“Da una lettera a un combattente nella Legione Straniera, da un ex combattente:
“Brutta faccenda François. Ti stanno fregando un’altra volta. Da qualsiasi parte tu sia, ti stai rendendo complice di qualcosa che puzza. Torna in Francia François. Vai a fare la guerra nelle officine, nelle miniere, nei quartieri bassi, nelle strade, perché è lì che si difende la libertà e ci si batte per quella bandiera dai moltissimi colori che deve sventolare per l’umanità. […] Vai nei dormitori pubblici, negli ospedali, nei manicomi, nelle carceri: vai lì a fare la guerra e falla pure con le armi se è necessario. Se devi morire scegli di morire per questo. Non pensare che io abbia cambiato idea. L’ho semplicemente trovata; ti sembrerà strano ma non sono diventato vecchio: sono tornato giovane. Torna in Francia. Scegli questo e sarai, forse, un morto che fa paura e non un morto che puzza.”


“Forse Sixto Rodriguez era semplicemente inadeguato perché proiettato nel futuro. In un futuro non certo distopico, ma ideale: l’arte di base, l’arte come lavoro, fuori dalla mitologia dello star system. L’arte come lotta. L’insuccesso americano ha come lato B il successo sudafricano: un tempo e un luogo dove il conflitto è creativo, dove l’arte sostiene la battaglia per rovesciare un regime fascista.

Domani i Rodriguez sarebbero dei cittadini artisti, mentre ieri, e oggi, sono dei precari che lavorano il doppio, che soffrono il doppio, che ingoiano dosi doppie di frustrazione e di solitudine, senza riscontri, senza ricavi né godimento, perché vivere in un altro tempo non è remunerativo; mentre altri, i produttori, i mercanti, e gli “artisti” intrattenitori multimediali, incassano anche i loro profitti senza fare un emerito nulla”.


“Con una mano accarezzo il suo nuovo impianto stereo […]. È chiaro che non lo usa, è solo l’impianto stereo più costoso e lui non poteva farne a meno. Si chiama riscatto. È da anni che lo paga, ma l’ostaggio non gli verrà mai restituito” [G. Kuruvilla].


“Forse il tempo del sangue ritornerà.
Uomini ci sono che debbono essere uccisi.
Padri che debbono essere derisi.
Luoghi da profanare bestemmie da proferire
incendi da fissare delitti da benedire.
Ma più c’è da tornare ad un’altra pazienza
alla feroce scienza degli oggetti alla coerenza
nei dilemmi che abbiamo creduto oltrepassare.
Al partito che bisogna prendere e fare.
Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
lasciare che ci giudichino guidarli essere guidati
con loro volere il bene fare con loro il male
e il bene la realtà servire negare mutare”
[F. Fortini].


“Perché l’odio alla fine non è politico? Molti ci dicono questo. Molti lo dicono in un certo significato fuori dall’area combattente: i fregnoni della vita umana e della pacificazione nelle sue più diverse varianti, dall’umanesimo di Lotta continua ai politicanti di Potere operaio. […] Il ridicolo, a mio parere, è che ci sono molti anche dentro la nostra stessa area che sostengono che non si deve odiare colui che si sta colpendo, perché noi non agiamo per questioni ‘personali’, ma colpiamo per una necessaria e obbligata ribellione contro lo stato di cose presenti. [Ma] io partecipo emotivamente in modo molto forte a quello che faccio. E voglio, assolutamente voglio avere una ragione che risuoni dentro di me, se mi appresto a colpire qualcuno, o a rapinare una banca. Perché io vivo una volta sola. Cambiali per l’eternità non ne sto firmando. La mia pistola è qualcosa che, spero, servirà a tutti. Ma intanto questa è anche la mia rivolta, il mio odio, la mia rivoluzione, così come mia è stata la strada che mi ha portato a prendere questa pistola” [Anonimo ‘Giorgio’].


“I poliziotti si spazzarono via la polvere e il fumo scuotendosi, e sparsero da più lati molte canne da fuoco e insieme un suono di tromba. Tranquilli come in un telegiornale.
‘In nome del popolo italiano’, e io vidi uno dei nostri più vicini sparargli una revolverata” [P. Volponi].


“Noi non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto..” [Mauro Rostagno].


“Io lo dico sempre, metteteci una catasta di libri [in un supermercato] e accecati come sono comprerebbero anche quelli” [L. Bianciardi, 1962].


“Come qualcuno forse ricorda, in quegli anni si parlava moltissimo di automazione, di produttività, di seconda rivoluzione industriale e di umane relazioni, Pareva che tutti i rapporti, produttivi e umani, dovessero cambiare, mentre poi hanno ricominciato – e forse non avevano mai smesso – a prendere gli operai, senza tante inutili storie, a calci nel culo” [L Bianciardi].


“Non sono contro la polizia, ne ho solo paura” [A. Hitchcock]


“A questo mondo non ci sono che false coscienze. Perché nessuno è in grado di raggiungere una coscienza che non sia in qualche modo fondata sopra delle ipotesi, sopra una certa serie di prospettive, di risultati di esperienze. […] Tutto quello che si può fare è crearsi una falsa coscienza, se così posso dire, che sia meno falsa di un’altra” [E. Sanguineti].


“Peccatore inoltre, perché pensavo di battermi per uno zar buono. Non ci sono buoni zar cretino… Stenka tu muori per niente!” [E. A. Evtušenko].”


‘Credete di essere in grado di dirmi in che cosa consista precisamente questa cultura che voi asserite di difendere, benché non venga affatto attaccata dall’esterno?’ ‘Nella religione!’ disse il presidente, che non andava mai in chiesa. ‘Nei buoni costumi!’ la signora, di cui tutti quanti conoscevano la relazione illegittima. ‘Nell’arte!’ il diplomatico, che non vedeva più un quadro dai tempi della scuola. ‘Nell’idea di Europa’ disse accortamente, stando sulle generali, un signore che si chiamava Rappaport. Invece l’aristocratico si accontentò di esclamare: ‘Ma legga la mia rivista!’. ‘Voi volete conservare una comunità europea,’ disse Tunda ‘ma prima dovreste crearla. Questa comunità non esiste, altrimenti già saprebbe conservarsi da sola’ ” [J. Roth].


“Le vittime […] dell’infermità mentale si trovano proprio fra gli individui che paiono normalissimi […]. Non sono normali, diciamo così, nel senso assoluto della parola, […] ma solo in rapporto a una società profondamente anormale. Il loro perfetto adattamento a quella società anormale è la misura della loro infermità mentale” [A. Huxley].


“I lavori massacranti esistono perchè i pesi e i compiti non sono equamente distribuiti. Adoro il lavoro, ma detesto la fatica. La fatica che cosa è? La fatica è quel dolore fisico che si oppone alla continuazione del lavoro. Io per gli sfruttatori non voglio fare niente, per la classe lavoratrice, alla quale mi onoro di appartenere, sono disposto a sacrificare la mia vita, ma per i padroni non voglio fare un cazzo!” [E. del Re].


“Dinanzi a quell’atroce parata di moribondi, d’infermi, di gozzuti, mi resi cono brutalmente che il mondo non era uno stato d’animo. Gli uomini avevano un corpo e soffrivano nel loro corpo” [S. de Beauvoir].


“La nostra indifferenza al denaro era un lusso che ci potevamo concedere poiché ne avevamo a sufficienza per non soffrire del bisogno e per non essere costretti a lavori penosi. La nostra apertura mentale la dovevamo a una cultura e a prospettive accessibili soltanto alla nostra classe. Ciò che ci incoraggiava a crederci incondizionati era la nostra condizione di giovani intellettuali piccolo borghesi” [S. de Beauvoir].


“Come ha deto Lutero: puoi mettere in comune i tuoi beni se proprio ci tieni, ma non sognarti di farlo con quelli di Pilato o di Erode” [L. Blisset].


“Forza e successo stanno al di sopra della moralità, al di sopra della critica. Par dunque che non conti cosa fai, ma come lo fai e come lo chiami. C’è un controllo negli uomini, nel fondo, una cosa che li fermi o li castighi? Pare che non ci sia. L’unico castigo è per chi fallisce” [J. Steinbeck].


“Tutti gli uomini vivono secondo morale. Tranne i loro vicini” [J. Steinbeck].


” ‘Una conquista dopo l’altra, e noi sempre più dentro il vischio…’. La risata lo soffocò, e tossì nel fazzoletto. ‘Forse il Capo è pazzo. Le mosche conquistano la carta moschicida. Le mosche occupano duocento miglia di nuova carta moschicida!’ ” [J. Steinbeck].


“È resistendo a ciò che sembra irresistibile che diventiamo rivoluzionari, senza saperlo” [D. Bensaid].


“Qualcuno dice: il Paese sta vivendo al di sopra dei propri mezzi […]. Potrebbe anche essere che i mezzi del Paese siano finiti al di sotto delle sue necessità” [A. Bagnai].


“Abbassa lo sguardo sul profilo nero del ragazzino, pensando: ‘Arriverai in America, certo, e magari, proprio come me, otterrai ciò che vuoi. Ma, se ancora non l’hai fatto, dovrai cedere qualcosa in cambio. E quando otterrai ciò che vuoi, si rivelerà non esserlo affatto, perché varrà sempre meno di quanto hai ceduto per averlo. Nulla è gratis nella terra delle liberà” [R. Banks].


“La storia è la narrazione del passato raccontata al presente per scopi attuali” [P. Ricoeur].


“Se c’è una verità conoscibile alla base di una politica ‘giusta’, allora la democrazia non ha senso, né ha senso la storia, giacché le situazioni storiche si distinguono solo in base alla loro maggiore o minore approssimazione al vero ‘dato'” [G. Vattimo].


“L’orgoglio nazionale è per le nazioni ciò che il rispetto di sé è per gli individui: una condizione necessaria per migliorarsi. Un eccessivo orgoglio nazionale può generare bellicosità e imperialismo, così come un eccessivo rispetto di sé può generare arroganza. Al contrario, allo stesso modo in cui un rispetto di sé troppo scarso può rendere problematico ad un individuo manifestare la propria forza morale, un insufficiente orgoglio nazionale rende improbabile un energico ed efficace dibattito intorno all’indirizzo politico nazionale.

Il coinvolgimento emotivo nei confronti del proprio paese – che si manifesta in sentimenti di intensa vergogna o di ardente orgoglio, maturati in seguito ad eventi storici e ai diversi indirizzi della politica nazionale – è necessario a una deliberazione politica immaginativa e produttiva. […]

Coloro che sperano di persuadere una nazione a tentare qualsiasi sforzo, devono ricordare al loro paese anche ciò di cui può essere orgoglioso, e non solo ciò che dovrebbe coprirlo di vergogna” [R. Rorty].


 

“La Patria, la nazionalità, come l’individualità è un fatto naturale e sociale, fisiologico e storico al tempo stesso; non è un principio. Non si può definire principio umano che quello che è universale, comune a tutti gli uomini; ma la nazionalità li separa: non è, dunque, un principio. Principo è, invece, il rispetto che ognuno deve avere pei fatti naturali, reali o sociali. E la nazionalità, come l’individualità, è uno di questi fatti. Dobbiamo, dunque rispettarla. Violarla è un misfatto e, per parlare il linguaggio di Mazzini, diviene un sacro principio ogni volta che è minacciata e violata. […]

La Patria rappresenta il diritto incontestabile e sacro di tutti gli uomini, associazioni, comuni, regioni, nazioni, di vivere, pensare, volere, agire a loro modo e questo modo è sempre il risultato incontestabile di un lungo sviluppo storico. Pertanto, noi ci inchiniamo innanzi alla tradizione e alla storia; o meglio la rispettiamo, e non perché ci si presenta come astrazione elevata a metafisica, giuridicamente e politicamente per intellettuali e professori del passato, bensì perché essa ha incorporato di fatto la carne e il sangue, i pensieri reali e le volontà delle popolazioni.

Se si parla di una certa regione – il canton Ticino (in Svizzera) per esempio – essa apparterrebbe evidentemente alla famiglia italiana: la sua lingua, i suoi costumi e le sue particolarità sono identiche a quelli della popolazione della Lombardia e, di conseguenza, dovrebbe passare a far parte dello Stato Italiano unificato. Crediamo che si tratta di una conclusione radicalmente falsa. Se esistesse realmente una sostanziale identità tra il canton Ticino e la Lombardia, non ci sarebbe dubbio alcuno che il Ticino si unirebbe spontaneamente alla Lombardia. Ma non è così, e se non si sente il grande desiderio di farlo, ciò dimostra semplicemente che la Storia reale – quella in vigore generazione dopo generazione nella vita reale del popolo del canton Ticino, è la dimostrazione della sua contrarietà all’unione con la Lombardia – è cosa completamente distinta dalla storia iscritta nei libri. […]

Ogni popolo, come ogni persona, è quello che è, e per questo ha un diritto ad essere se stesso. In questo consistono quelli chiamati diritti nazionali.

[…] La dignità di tutta la nazione, come dell’individuo, deve consistere fondamentalmente nel fatto che ognuno accetta la piena responsabilità delle sue azioni, senza cercare di colpevolizzare altri. Non sono molto stupide le lamentele lacrimose di un fanciullo che protesta perchè qualcuno lo ha corrotto e condotto nella cattiva strada? E quello che è improprio nel caso di un ragazzo lo è certamente anche nel caso di una nazione, cui lo stesso sentimento di autostima dovrebbe impedire qualunque intento di imputare ad altri la colpa dei propri errori. […]

Ognuno di noi dovrebbe elevarsi sopra il patriottismo piccolo e meschino, per il quale il proprio paese è il centro del mondo, e che considera grande una nazione quando è temuta dai suoi vicini. Dobbiamo porre la giustizia umana universale sopra tutti gli interessi nazionali e abbandonare una volta per tutte il falso principio della nazionalità, inventato recentemente dai despoti della Francia, Prussia e Russia per schiacciare il supremo principio della libertà. La nazionalità non è un principio, è un diritto legittimo come l’individualità. Ogni nazione, grande o piccola ha l’indiscutibile e medesimo diritto ad esistere, a vivere in accordo con la propria natura. Questo diritto è semplicemente il corollario del principio generale della libertà [M. Bakunin].


“Fino a quando gli uomini non avranno imparato a discernere, sotto qualunque frase, dichiarazione e promessa morale, religiosa, politica e sociale, gli interessi di queste o quelle classi, essi in politica saranno sempre, come sono sempre stati, vittime ingenue degli inganni e delle illusioni” [Lenin].


Grand Jury Decision Reached In Ferguson Shooting Case

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