Politica & Società

“Il mondo è un’unità, e colui che pretende di vivere la propria vita avulso dalla società è un parassita più o meno consapevole” [B. Russel].


“I miei privilegi si ponevano fra me e l’assoluta necessità di vedere chiaro” [C. Wolf].


“La libertà esiste solo se uno se ne serve” [E.E. Smith].


“Benedetti siano color che hanno scelto la sedizione, perché loro sarà il regno della terra” [J. Saramago].


“Chi dice che abbiamo bisogno della religione, intende dire che abbiamo bisogno della polizia” [H.L. Mencken].


“Il concetto cattolico di perdono […] è sempre stato generosamente verticale, perché chi sta in basso deve perdonare chi sta in alto” [L. Sépulveda].


“Il modo in cui la gente considera il furto, è ciò che rende il ragazzo ladro” [E.L. Masters].


“Tutti uniti! Tutti insieme! Ma scusa, quello non è il padrone?!” [D. Fo].


“Conoscere una sola lingua, un solo lavoro, un solo costume, una sola civiltà, conoscere una sola logica è prigione” [N. Ngana].


“Think different: billionaires are not on your side.
Stay foolish: fight capitalism.
Stay hungry: eat the rich” [Luther Blisset].


“Le pouvoir se rend visible seulement là où quelque chose lui résiste” [M. Foucault].


“L’individualità ha bisogno della società sia come culla che come punto d’arrivo. Chiunque cerchi la propria individualità dimenticando, respingendo o sottovalutando tale sobri/oscura verità, si candida ad una condizione di frustrazione” [Z. Bauman].


“Una feroce
forza il mondo possiete: e fa nomarsi
diritto”
[A. Manzoni].


“La précarité, […] en rendant tout l’avenir incertain, interdit toute anticipation rationnelle et, en particulier, ce minimum de croyance et d’espérance en l’avenir qu’il faut avoir pour se révolter, surtout collectivement, contre le présent, même le plus intolerable” [P. Bourdieux].


“I lavori massacranti esistono perché i pesi e i compiti non sono equamente distribuiti. La fatica che cos’è? La fatica è quel dolore fisico che si oppone alla continuazione del lavoro” [E. del Re].


“Nel mondo non c’è che due razze, diceva mia nonna, quella di chi ha e quella di chi non ha” [M. de Cervantes].


“A riot is the language of the unheard” [M.L. King Jr].


“A proposito di politica…ci sarebbe qualcosa da mangiare?” [Totò].


“In certe circostanze, la violenza è l’unico modo di rimettere a posto la bilancia della giustizia” [H. Arendt].


“Per poter reagire in modo ragionevole si deve prima di tutto essere ‘commossi’, e l’opposto di emozionale non è il ‘razionale’ […], ma l’incapacità a lasciarsi commuovere, in genere un fenomeno patologico, o il sentimentalismo, che è una perversione del sentimento. La rabbia e la violenza diventano irrazionali soltanto quando sono dirette contro dei sostituti” [H. Arendt].


“Non ci sarebbero oppressi , se non ci fosse un rapporto di violenza che li rende violentati, in una situazione oggettiva di oppressione. […] Chi prende l’iniziativa della negazione degli uomini non sono coloro la cui umanità è stata negata, ma coloro che la negarono, negando anche la propria. Chi apre il processo della violenza non sono coloro che sono divenuti deboli sotto la pressione del forte, ma i forti che li hanno indeboliti” [P. Freire].


“Si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri. Esso è gelido anche quando mente; e questa menzogna gli striscia fuori di bocca: ‘Io, lo Stato, sono il popolo’ ” [F. Nietzsche].


“La barbarie, c’est d’abord l’homme qui croit à la barbarie” [C. Lévi – Strauss].


“Per essere individui, nella società degli individui, bisogna tirar fuori i soldi, un sacco di soldi; la corsa all’individualizzazione non è aperta a tutti, e seleziona i concorrenti in base alle loro credenziali. […] L’individualità […] resterà per un bel po’ un privilegio. […] E’ perciò quasi scontato che tutti coloro i quali, e sono legioni, hanno possibilità remote se non addirittura nulle di saltare sul carro dell’individualizzazione, vedano in una disperata resistenza all’individualità l’opzione più ragionevole” [Z. Bauman].


“Il sapere non serve a comprendere, ma a prendere posizione” [M. Foucault].


“La verità è che la ricchezza è una forma di perversità, e il modo di comportarsi del ricco è un modo perverso” [J. Saramago].


“L’arma più potente nelle mani dell’oppressore è la mente dell’oppresso” [S.B. Biko].


“Il mondo era già consolidato al punto che le terze pagine potevano anche essere rivoluzionare” [J. Roth].


“E’ difficile ridurre all’obbedienza chi non ama comandare” [J.J. Rousseau].


“Niente di più congruo, da noi, che un umanesimo razzista, poiché l’europeo non ha potuto farsi uomo se non fabbricano degli schiavi e dei mostri” [J-P. Sartre].


“Vorrei dirvi che non rientra nella struttura fisiologica della gallina fare un uovo d’anatra. Il sistema vigente in questo paese non può produrre la libertà per gli afro-americani” [Malcom X].


“Il confine passa non in mezzo ai popoli, ma tra l’alto e il basso” [murales, Berlino]


“Dobbiamo ricordare che, a prescindere dal sistema di governo, il popolo otterrà dei benefici solo se deciderà di diventare padrone del proprio destino. Per questo non possiamo permetterci di essere accondiscendenti” [K. Saro Wiwa].


“L’ultima questione è sapere se dal fondo delle tenebre un essere può brillare” [K. Jaspers].


“Sentiva di essere un po’ dalla parte del torto, perché tutti i vantaggi erano dalla sua” [Lawrence].


“Non abdicate, pertanto, e non mettete il vostro destino in mano a degli uomini forzatamente incapaci, e futuri traditori. Non votate mai! Invece di affidare i vostri interessi ad altri, difendeteli da voi soli; invece di nominare degli avvocati per proporre una linea d’azione futura, agite! Le occasioni non mancano agli uomini di buona volontà. Scaricare su altri le responsabilità derivanti dalla propria condotta, denota mancanza di coraggio” [E. Reclus].


“Se il Primo maggio fu figlio di qualcosa, quel qualcosa fu il prevalere dei simboli sulle considerazioni di ordine pratico. Fu l’interruzione simbolica del lavoro a far sì che il Primo maggio non fosse semplicemente una manifestazione o una commemorazione in più. […] Era un gesto che esprimeva coscienza di classe e coscienza della propria forza, e nel contempo una festa, quasi un assaggio della vita migliore che l’emancipazione del proletariato avrebbe portato con sé” [E. Hobsbawm].


“Siamo coloro che impastano, eppure non abbiamo pane, siamo coloro che scavano il carbone, eppure abbiamo freddo. Siamo coloro che non hanno nulla, e stiamo venendo a prendere il mondo” [T. Livaditis].


“Mio figlio, nato in una casa in cui si legge, si discute, si usa un decente italiano senza sterminare i congiuntivi, si vedono telegiornali, si viaggia nelle capitali europee, si visitano musei, si gioca, si fa normale uso di tecnologia, gareggia nello stesso campionato del suo compagno di classe, un giovane rom Sinti. Quello viene da una roulotte gelida d’inverno e rovente d’estate, magari periodicamente abbattuta dalle ruspe delle guardie comunali, frequenta la scuola un giorno su tre e ha la stessa confidenza con la lingua che ho io con la fisica quantistica. Che esito avrà questa nobile gara di merito? Chi dei due salirà più velocemente le scale dell’affermazione sociale? Scommettiamo? Vincerei senza problemi, ma come si può capire, con un certo merito. […] E non è vero che l’ascensore sociale è fermo, semplicemente è completo, occupato dalla nomenklatura, e la gente normale usa le scale, faticosamente e sbuffando. Mentre arranca, gradino dopo gradino, si sente gridare da chi sta salendo in ascensore: merito! Coraggio! Ci vuole merito!” [Robecchi]”.


‎”La politica, diceva Koselleck, è in primo luogo lotta per l’appropriazione dei concetti. Come spesso accade, questi nascono con un determinato segno che col passare del tempo viene trasfigurato. […] Alla “meritocrazia” è esattamente toccata questa sorte. E’ risaputo che la parola venne coniata nel 1958 da Michael Young col suo romanzo “The Rise of Meritocracy 1870-2033”. Young era un sociologo ed attivista del partito laburista, e si confrontò con l’allora molto in voga filone della letteratura distopica.  Il romanzo di cui stiamo parlando immagina, nel corso di un secolo e mezzo, l’affermarsi di un regime basato su un mondo dell’istruzione sottoposto ad una rigida selezione, basata sulla misurazione e classificazione dell’intelligenza e delle capacità sin dall’infanzia. Si afferma dunque una società estremamente gerarchica affidata ad una sorta di “aristocrazia dell’ingegno”. Le tensioni create dalla nuova e sempre più dura stratificazione sociale conducono, al termine del romanzo, ad una rivolta delle classi inferiori. Nel libro a tratti “profetico” dunque la meritocrazia è proposta come concetto intrinsecamente negativo.” [Uninomade]


‎”Il business della meritocrazia va di moda. Se i meritocrati credono, come un numero sempre maggiore di essi è incoraggiato a fare, che il loro avanzamento dipende da ciò che gli spetta, si convinceranno che meritano qualsiasi cosa possono avere” [M. Young]



“Se ogni italiano potesse avere un euro per ogni volta che si evoca il merito, avrebbe il merito di diventare ricco senza alcun merito, esattamente come i ricchi che ad ogni passo gli sventolano la parola «merito» sotto il naso” [A. Robecchi].


“Dio ce lo conservi [il comunismo, anche solo] come costante minaccia sulle teste di coloro che possiedono dei beni e, per preservarli, vorrebbero spedire tutti gli altri a combattere sui fronti della fame e dell’onor patrio, magari con il viatico che la vita non è poi il più alto dei beni. Dio ce lo conservi, affinché questa genia, che da tanta impudenza ormai non sa più cosa escogitare, non diventi ancora più impudente – affinché quelli che hanno accesso esclusivo ai piaceri e sono convinti di aver dato all’umanità loro soggetta una bastevole dose d’amore attaccandole la sifilide, vadano almeno a letto con un incubo! Affinché se non altro passi loro la voglia di predicare la morale alle proprie vittime, e il buon umore per beffeggiarle!” [K. Kraus].


“Nella tarda modernità in cui ci troviamo il termine emigrazione è diventato anche in Italia «il nuovo nome della razza»” [E. Balibar].


“E’ disonesto dire che la gente bianca, che vive in una società razzista, che ha un’educazione razzista da parte di maestri razzisti e spesso con parenti razzisti, che legge libri razzisti, che guarda una televisione razzista, ecce cc, non è affetta da razzismo. Chiunque vive in una società razzista è affetto da razzismo. La gente bianca deve preoccuparsi del razzismo su due piani: a livello politico e a livello personale. E questa è una battaglia di tutta la vita per chi è seriamente interessato a lottare contro il razzismo” [A. Shakur].


“Nessuno al mondo, nessuno nella storia ha mai ottenuto la propria libertà facendo appello al senso morale della gente che lo opprimeva. [A. Shakur].


“Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utili, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, un privilegio dal quale si escludono parecchi esseri umani per il fatto stesso di goderne” [S. Weil].


“Da una parte, la guerra è soltanto il prolungamento di quell’altra guerra che si chiama concorrenza e che fa della produzione stessa una semplice forma di lotta per la supremazia; dall’altra, tutta la vita economica contemporanea è orientata verso una guerra futura” [S. Weil].


“Volere certi fini significa volere certi mezzi” [G. Calogero].


“Date a un uomo la reputazione di uno che si alza presto e potrà dormire fino a mezzogiorno” [M. Twain].


“Chi ha scritto questa storia?! Perché guarda eh, che le cose, le cose non stanno così! La formica è una gran figlia di puttana e una speculatrice, e quello che qui non dicono è perché c’è chi nasce cicala e chi formica, perché se nasci cicala sei fottuto! E qui non lo dicono! Capito?! Non lo dicono!” [“I lunedì al sole”, film].


“E che avete ottenuto? Non avete ottenuto niente”
“Abbiamo ottenuto che la gente sapesse”
“Hanno già dimenticato tutto”
“Abbiamo ottenuto di essere uniti: questo non me lo dimentico. […]
Ma poi è successo che non eravamo più uniti, c’eravamo divisi, per quel cazzo di accordo. E se non siamo uniti ci fottono, questo non da ora, ma da sempre. Avete firmato, e avete firmato il licenziamento dei vostri figli. Erano i loro posti che ci stavamo giocando lì” [“I lunedì al sole”].


“Ascoltavo sia la mia zia cattolica, che i miei nonni, che erano seguaci di Voltaire. Confusa da strani sogni, ero come l’ago di una bussola che, sconvolto da una tempesta, cerca il nord. Il mio nord era la rivoluzione” [L. Michel].


“L’arma più potente nelle mani dell’oppressore è la mente dell’oppresso”. [Stephen Bantu Biko]


“Ciascuno crede che la potenza risieda misteriosamente in uno degli ambienti a cui non ha accesso, perché quasi nessuno comprende che essa non risiede da nessuna parte, cosicché ovunque il sentimento dominante è questa paura vertiginosa che produce sempre la perdita di contatto con la realtà” [S. Weil].


“La società meno cattiva è quella in cui la maggior parte degli uomini si trova per lo più ‘obbligata’ a pensare mentre agisce, ha le maggiori possibilità di controllo sull’insieme della vita collettiva e possiede la maggiore indipendenza.
Del resto, le condizioni necessarie per diminuire il peso oppressivo del meccanismo sociale si contrastano le une con le altre non appena vengono oltrepassati certi limiti; così non si tratta di avanzare il più lontano possibile in una determinata direzione, ma di trovare, cosa ben più difficile, un certo equilibrio ottimale” [S. Weil].


“Se il giudice fosse giusto, forse il criminale non sarebbe colpevole” [F. Dostoevskij].


“Non c’è niente di più facile che condannare un malvagio, niente di più difficile che capirlo” [F. Dostoevskij].


“Da vecchi non si è più ‘neutrali’. E si capisce ancor meglio, e dolorosamente, che nessuna cosa lo è, neutrale. Nessuna, neppure fenomeni naturali come il vento o la pioggia” [P. Volponi].


“Nessun governo combatte il fascismo per distruggerlo. Quando la borghesia vede che il potere le sta scivolando dalle mani, chiede aiuto al fascismo per mantenere i privilegi” [B. Durruti].


“Ho sempre notato con interesse che i profitti possono assumere un volto filantropico” [J. Steinbeck]


“Ricca, sarà una snob. Perché il denaro non cura la malattia, solo i sintomi” [J. Steinbeck].


“Hai capito la Signora? E io a calci nel culo ti prendo, brutta bottana industriale socialdemocratica.
(sberla)
Ma non lo hai capito che vai a pagare per tutto?
(sberla)
Questa è per la crisi economica in cui ci precipitaste, a non pagare le tasse e a portare i soldi alla Svizzera, te e gli altri come a te
(sberla)
Questa è per gli ospedali, che un poveraccio non ci riesce ad entrare mai, che magari è meglio, perché se c’entra muore
(sberla)
E questo è per l’aumento della carne, del parmigiano, delle tariffe filotramviare del tram e l’aumento della benzina
(sberla)
Questo è per l’aumento dell’olio e per la cassa integrazione
(sberla)
Per i programmi della tv questo è per l’IVA e per l’una tantum
(sberla e calcio)
E questo perché ci avete fatto venire paura anche di campare” [dal film “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto”]


“Lo Stato, poiché è nato dal bisogno di tenere a freno gli antagonismi di classe, ma contemporaneamente è nato in mezzo al conflitto di queste classi, è per regola lo Stato della classe più potente, economicamente dominante che, per mezzo suo, diventa anche politicamente dominante” [F. Engels].


“Ce l’avevano insegnato: il primo passo verso la democrazia è capire chi comanda” [M. M. Butcovan]


“Da una lettera a un combattente nella Legione Straniera, da un ex combattente:
“Brutta faccenda François. Ti stanno fregando un’altra volta. Da qualsiasi parte tu sia, ti stai rendendo complice di qualcosa che puzza. Torna in Francia François. Vai a fare la guerra nelle officine, nelle miniere, nei quartieri bassi, nelle strade, perché è lì che si difende la libertà e ci si batte per quella bandiera dai moltissimi colori che deve sventolare per l’umanità. […] Vai nei dormitori pubblici, negli ospedali, nei manicomi, nelle carceri: vai lì a fare la guerra e falla pure con le armi se è necessario. Se devi morire scegli di morire per questo. Non pensare che io abbia cambiato idea. L’ho semplicemente trovata; ti sembrerà strano ma non sono diventato vecchio: sono tornato giovane. Torna in Francia. Scegli questo e sarai, forse, un morto che fa paura e non un morto che puzza.”


“Forse Sixto Rodriguez era semplicemente inadeguato perché proiettato nel futuro. In un futuro non certo distopico, ma ideale: l’arte di base, l’arte come lavoro, fuori dalla mitologia dello star system. L’arte come lotta. L’insuccesso americano ha come lato B il successo sudafricano: un tempo e un luogo dove il conflitto è creativo, dove l’arte sostiene la battaglia per rovesciare un regime fasci

Domani i Rodriguez sarebbero dei cittadini artisti, mentre ieri, e oggi, sono dei precari che lavorano il doppio, che soffrono il doppio, che ingoiano dosi doppie di frustrazione e di solitudine, senza riscontri, senza ricavi né godimento, perché vivere in un altro tempo non è remunerativo; mentre altri, i produttori, i mercanti, e gli “artisti” intrattenitori multimediali, incassano anche i loro profitti senza fare un emerito nulla”.


“Con una mano accarezzo il suo nuovo impianto stereo […]. È chiaro che non lo usa, è solo l’impianto stereo più costoso e lui non poteva farne a meno. Si chiama riscatto. È da anni che lo paga, ma l’ostaggio non gli verrà mai restituito” [G. Kuruvilla].


“Forse il tempo del sangue ritornerà.
Uomini ci sono che debbono essere uccisi.
Padri che debbono essere derisi.
Luoghi da profanare bestemmie da proferire
incendi da fissare delitti da benedire.
Ma più c’è da tornare ad un’altra pazienza
alla feroce scienza degli oggetti alla coerenza
nei dilemmi che abbiamo creduto oltrepassare.
Al partito che bisogna prendere e fare.
Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
lasciare che ci giudichino guidarli essere guidati
con loro volere il bene fare con loro il male
e il bene la realtà servire negare mutare”
[F. Fortini].


“Perché l’odio alla fine non è politico? Molti ci dicono questo. Molti lo dicono in un certo significato fuori dall’area combattente: i fregnoni della vita umana e della pacificazione nelle sue più diverse varianti, dall’umanesimo di Lotta continua ai politicanti di Potere operaio. […] Il ridicolo, a mio parere, è che ci sono molti anche dentro la nostra stessa area che sostengono che non si deve odiare colui che si sta colpendo, perché noi non agiamo per questioni ‘personali’, ma colpiamo per una necessaria e obbligata ribellione contro lo stato di cose presenti. [Ma] io partecipo emotivamente in modo molto forte a quello che faccio. E voglio, assolutamente voglio avere una ragione che risuoni dentro di me, se mi appresto a colpire qualcuno, o a rapinare una banca. Perché io vivo una volta sola. Cambiali per l’eternità non ne sto firmando. La mia pistola è qualcosa che, spero, servirà a tutti. Ma intanto questa è anche la mia rivolta, il mio odio, la mia rivoluzione, così come mia è stata la strada che mi ha portato a prendere questa pistola” [Anonimo ‘Giorgio’].


“Proseguì Nasàpeti [dirigente industriale]: ‘Il nostro compito, ormai, a parte il profitto, è quello di tenere in piedi lo Stato, e non tanto per far guadagnare voi, quanto per reggere il sistema, in modo che alla fine lo Stato si identifichi con noi, consideri la nostra salute come la propria, le nostre compatibilità come generali e decisive” [P. Volponi].


“I poliziotti si spazzarono via la polvere e il fumo scuotendosi, e sparsero da più lati molte canne da fuoco e insieme un suono di tromba. Tranquilli come in un telegiornale.
‘In nome del popolo italiano’, e io vidi uno dei nostri più vicini sparargli una revolverata” [P. Volponi].


“Dopo tutto il terrorismo minaccia l’esistenza di pochi, il potere quella di tutti” [C. Cases].


“’Vale la pena di difenderlo questo nostro Stato?’ Dieci mesi fa ho detto: così com’è no, non vale la pena di difenderlo. Oggi dico: così come va diventando, siamo noi che dobbiamo difendercene” [L. Sciascia].


“Errano coloro che insistono nel voler distingure i concetti di terrorismo e guerriglia attribuendo al primo un insuperabile disvalore, etico e giuridico, e al secondo un romantico quanto nobile senso morale capace di sfuggire alla reprimenda dell’illiceità. […] Il guerrigliero è e rimane un terrorista per coloro che non ne condividono gli obiettivi strategici. Che dire in punto dell’appellativo riservato dai nazifascisti ai partigiani italiani? Banditi e terroristi appunto.Terrorismo e guerriglia si differenziano solo per modalità e qualità dell’agire. La guerriglia presuppone un’organizzazione militare strutturata, quantitativamente significativa […]. Il terrorismo ha indubbie qualità […]: rispetto alle guerre tradizionali vanta una sorta di eticità superiore […] poiché il terrorismo non praticato dallo Stato ma da gruppi ribelli, contrariamente a quanto si crede di solito, è assai meno indiscriminato dei bombardamenti delle guerre ufficiali” [S. Clementi].


“Noi non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto..” [Mauro Rostagno ].


“Io lo dico sempre, metteteci una catasta di libri [in un supermercato] e accecati come sono comprerebbero anche quelli” [L. Bianciardi, 1962].


“Come qualcuno forse ricorda, in quegli anni si parlava moltissimo di automazione, di produttività, di seconda rivoluzione industriale e di umane relazioni, Pareva che tutti i rapporti, produttivi e umani, dovessero cambiare, mentre poi hanno ricominciato – e forse non avevano mai smesso – a prendere gli operai, senza tante inutili storie, a calci nel culo” [L Bianciardi].


“Non sono contro la polizia, ne ho solo paura” [A. Hitchcock]


“A questo mondo non ci sono che false coscienze. Perché nessuno è in grado di raggiungere una coscienza che non sia in qualche modo fondata sopra delle ipotesi, sopra una certa serie di prospettive, di risultati di esperienze. […] Tutto quello che si può fare è crearsi una falsa coscienza, se così posso dire, che sia meno falsa di un’altra” [E. Sanguineti].


“Peccatore inoltre, perché pensavo di battermi per uno zar buono. Non ci sono buoni zar cretino… Stenka tu muori per niente!” [E. A. Evtušenko].”


‘Credete di essere in grado di dirmi in che cosa consista precisamente questa cultura che voi asserite di difendere, benché non venga affatto attaccata dall’esterno?’ ‘Nella religione!’ disse il presidente, che non andava mai in chiesa. ‘Nei buoni costumi!’ la signora, di cui tutti quanti conoscevano la relazione illegittima. ‘Nell’arte!’ il diplomatico, che non vedeva più un quadro dai tempi della scuola. ‘Nell’idea di Europa’ disse accortamente, stando sulle generali, un signore che si chiamava Rappaport. Invece l’aristocratico si accontentò di esclamare: ‘Ma legga la mia rivista!’. ‘Voi volete conservare una comunità europea,’ disse Tunda ‘ma prima dovreste crearla. Questa comunità non esiste, altrimenti già saprebbe conservarsi da sola’ ” [J. Roth].


“Chi accusa i manifestanti di scarsa serietà dovrebbe ricordare come molti serissimi personaggi ci hanno garantito che la bolla immobiliare non esisteva” [Paul Krugman].


“Le vittime […] dell’infermità mentale si trovano proprio fra gli individui che paiono normalissimi […]. Non sono normali, diciamo così, nel senso assoluto della parola, […] ma solo in rapporto a una società profondamente anormale. Il loro perfetto adattamento a quella società anormale è la misura della loro infermità mentale” [A. Huxley].


“E questo […], questo è il segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare. Ogni condizionamento mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale” [A. Huxley].


“I lavori massacranti esistono perchè i pesi e i compiti non sono equamente distribuiti. Adoro il lavoro, ma detesto la fatica. La fatica che cosa è? La fatica è quel dolore fisico che si oppone alla continuazione del lavoro. Io per gli sfruttatori non voglio fare niente, per la classe lavoratrice, alla quale mi onoro di appartenere, sono disposto a sacrificare la mia vita, ma per i padroni non voglio fare un cazzo!” [E. del Re].


“In un’Europa che aspirava a una perfezione fatta di purezza sintetica e occhi azzurri, gli zingari apparivano come una zecca sul cane di Barbie, la muffa nel cheeseburger, i tarli da Ikea” [A. Celestini].


“Tutti siamo liberi di cambiare se siamo disposti a peggiorare la nostra condizione” [A. Celestini].


“Dinanzi a quell’atroce parata di moribondi, d’infermi, di gozzuti, mi resi cono brutalmente che il mondo non era uno stato d’animo. Gli uomini avevano un corpo e soffrivano nel loro corpo” [S. de Beauvoir].


“La nostra indifferenza al denaro era un lusso che ci potevamo concedere poiché ne avevamo a sufficienza per non soffrire del bisogno e per non essere costretti a lavori penosi. La nostra apertura mentale la dovevamo a una cultura e a prospettive accessibili soltanto alla nostra classe. Ciò che ci incoraggiava a crederci incondizionati era la nostra condizione di giovani intellettuali piccolo borghesi” [S. de Beauvoir].


“La peggiore presunzione d’innocenza è davvero questa, quella che si cela dietro la penitenza più facile, dietro l’onestà” [L. Blisset].


“Qui dovevamo arrivare, da nessun’altra parte, a questa verità: non c’è fede senza conglitto” [L. Blisset].


“Come ha deto Lutero: puoi mettere in comune i tuoi beni se proprio ci tieni, ma non sognarti di farlo con quelli di Pilato o di Erode” [L. Blisset].


“Forza e successo stanno al di sopra della moralità, al di sopra della critica. Par dunque che non conti cosa fai, ma come lo fai e come lo chiami. C’è un controllo negli uomini, nel fondo, una cosa che li fermi o li castighi? Pare che non ci sia. L’unico castigo è per chi fallisce” [J. Steinbeck].


“Tutti gli uomini vivono secondo morale. Tranne i loro vicini” [J. Steinbeck].


“Ho sempre notato con interesse che i profitti possono assumere un volto filantropico”  [J. Steinbeck].


” ‘Una conquista dopo l’altra, e noi sempre più dentro il vischio…’. La risata lo soffocò, e tossì nel fazzoletto. ‘Forse il Capo è pazzo. Le mosche conquistano la carta moschicida. Le mosche occupano duocento miglia di nuova carta moschicida!’ ” [J. Steinbeck].


“È resistendo a ciò che sembra irresistibile che diventiamo rivoluzionari, senza saperlo” [D. Bensaid].


“L’esercito, la bandiera, la patria, simili idee sono altrettanto pericolose di quelle religiose. Non so se il mestiere di ufficiale sia vile come quello di prete o d’impiegato: ma il bisogno di potere è una cosa altrettanto bassa del bisogno di sottomettersi ad esso” [Paul Léautaud].


“Qualcuno dice: il Paese sta vivendo al di sopra dei propri mezzi […]. Potrebbe anche essere che i mezzi del Paese siano finiti al di sotto delle sue necessità” [A. Bagnai].


“Abbassa lo sguardo sul profilo nero del ragazzino, pensando: ‘Arriverai in America, certo, e magari, proprio come me, otterrai ciò che vuoi. Ma, se ancora non l’hai fatto, dovrai cedere qualcosa in cambio. E quando otterrai ciò che vuoi, si rivelerà non esserlo affatto, perché varrà sempre meno di quanto hai ceduto per averlo. Nulla è gratis nella terra delle liberà” [R. Banks].


“La storia è la narrazione del passato raccontata al presente per scopi attuali” [P. Ricoeur].


Grand Jury Decision Reached In Ferguson Shooting Case

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