Qualcosa per l’Africa: il Franco Africano

In questi giorni ho discusso molto sui social, invitando ad approfondire questioni importanti per farsi un’idea seria delle cose, e capire in che senso si può davvero incidere in modo “giusto” sulle dinamiche politiche generali.
Oggi invece di predicare bene e razzolare male, ho pensato di riassumere e tradurre questo lungo articolo sul Franco Africano: http://le-blog-sam-la-touch.over-blog.com/2016/09/le-franc-cfa-une-monnaie-nocive-pour-les-etats-africains-mediapart.html
In due parole: in 14 Paesi africani permane, anche dopo la dipartita ufficiale dei colonizzatori, una moneta “gestita” da Parigi. Ma gestita davvero, in senso finanziario, economico, politico.
A quanto ho capito: in teoria, questa situazione viene “spacciata” come positiva per i Paesi africani perché la Francia agisce come garante, e le economie africane risultano più affidabili, meno esposte a svalutazioni.
Tuttavia, i contro sono enormi.

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Contro il suffragio universale?

Quando sento sproloquiare contro il suffragio universale, riesco a pensare solo che sì, sarebbe giusto limitarlo, ma non secondo il fantomatico criterio dell'”analfabetismo funzionale” (vorrei poi vedere chi, che esimia commissione esaminerebbe gli aspiranti votanti, con che parametri – immagino già: caccia al fascismo, tramite il più fascista dei “pacchetti-di-pensiero”!), quanto per quello, terribilmente reale e concreto, vero cancro della nostra società, della “mancata responsabilità politica ed economica”.

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Analfabeta funzionale ACCCHI?

Ma mi chiedo:

a tutti voi che parlate a ogni pie’ sospinto di analfabeti funzionali;
a tutti voi che blastate gli ignoranti manco fosse la nuova pratica onanistico/compensatoria del millennio;
a tutti voi che elencate, instancabili, le situazioni di degrado umano e civile in cui voi, cavalieri senza macchia e senza paura, v’imbattete ogni giorno;
a tutti voi che fustigate razzisti fascisti nazisti maschilisti cattobigotti no-vax vari, veri o presunti, come se in tema non fosse possibile una posizione SERIA diversa dalla vostra o non fosse proprio “questione di” –

a tutti voi che, soprattutto, lo fate per motivare democraticissime posizioni alla “togliamogli il diritto di voto” o “togliamogli la patria potestà”*…

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Scavarsi la fossa o uscire dalla fossa: ORA

Io non ho più parole – queste sono le ultime che riesco a esalare.

Vi mentono spudoratamente su dati economici e finanziari (la tutela dei risparmi, ma sapete leggere un grafico?! E vi guardate intorno, o vivete in costa azzurra? E i fantomatici mutui al 20% di interesse?!), ma anche politici (“un Presidente del Consiglio non eletto dal Parlamento”: cioè, davvero? Ma che coraggio!);
Vi dicono in faccia che il vostro voto non conta nulla;
Vi esplicitano, come per bambini piccoli, che ciò che decide tutto sono i mercati, l’UE, la finanza.
E voi, invece di incazzarvi come se vi avessero sputato in faccia, di incazzarvi come vipere perché per la prima volta vi esplicitano (dato che a quanto pare decenni di retorica progressista vi hanno ottenebrato il cervello a suon di amicizia fra popoli 70 anni di pace erasmus e oddio cambiare la moneta in vacanza e la brexit che paura!), dico vi esplicitano che non potete più influire su ciò che conta (la sovranità economica, che vuol dire stato sociale, lavoro, politiche ambientali)…e voi difendete chi lo fa.

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La crisi: “la gente” e gli intellettuali

La cosa che mi sconvolge di più in queste ore di crisi istituzionale, oltre al totale tradimento del voto popolare, è la spocchia ignorante dei cosiddetti “intellettuali”.

Persone che si informano solo su “La Repubblica” o “Il Corriere”, che prendono per buone le balle moraliste de-storicizzate e de-politicizzate che “aleggiano nell’aria” da decenni, che non hanno mai approfondito davvero mezza questione economica o politica o giurisprudenziale, in queste ore concitate si realizzano e “masturbano intelletualmente” blastando i presunti ignoranti, somari, deficienti – e lo fanno a seguito di quello che, comunque lo si voglia analizzare, è un evento mai capitato nella Storia della nostra Repubblica e che meriterebbe quindi il meglio del cervello di chi ha strumenti e mezzi per usarlo, almeno in teoria.

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Sinistra e nazionalismo: una riflessione americana

Dopo aver incrociato questo articolo, ho ordinato in libreria il testo di Rorty Una sinistra per il prossimo secolo, e ne ho ricavato un’impressione fortemente contrastata.

Da un lato, il richiamo al pragmatismo come speranza (e non come cinismo opposto all’idealismo o  all’utopia), il collegamento necessario fra politiche “di sinistra” e dimensione nazionale, ma anche la scoperta della storia della sinistra americana, che noi “europei” trascuriamo carichi come siamo della nostra, di storia, mi ha entusiasmato. Dall’altro, la liquidazione totale, leggerissima e noncurante, di Marx e di tutta la sua eredità, non può che contrariare non dico un marxista, ma qualsiasi persona di buonsenso.

Tuttavia, perché ognuno si faccia una propria idea, ho provato a estrapolare un filo rosso della riflessione di Rorty, e della prefazione di Vattimo.

Buona lettura.

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Limiti, cioè libertà

In  questi giorni mi frulla in testa un pensiero: “Realtà. C’è un disperato bisogno di realtà”.
 
Rispetto a partiti politici, giornali, “maîtres penser”, pubblicità che ci parlano di “non avere limiti” (ma noi ABBIAMO limiti), e di bambini che, se nessuno glielo dicesse, non penserebbero che “i serpenti non sono pericolosi e i pesci rossi non parlano” (ma dannazione, i serpenti SONO pericolosi e i pesci rossi NON parlano!), rivendico, disperatamente, il reale.
 

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“New Journalism”: una critica

In occasione di un corso universitario di “Storia del Giornalismo”, ho scritto una piccola tesi, che esporrò su richiesta della docente, la professoressa Bertagna, agli studenti del Master in Editoria e Giornalismo, a Verona.

Si tratta di una critica piuttosto radicale del testo “New Journalism” di Marco Pratellesi, partendo dalla quale provo a proporre un modello alternativo di giornalismo contemporaneo prendendo spunto anche dalla mia esperienza, in occasione dell’articolo su Christo e The Floating Piers.

Per chi è interessato, qui sotto posto il PDF e copio il testo della tesina.

Buona lettura!

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Non è un 2+2

Lo sapevo che prima o poi la subdola fregatura, il “clic” dell’asservimento finale sarebbe scattato, e il processo di annientamento di ogni pensiero critico sarebbe stato portato a compimento. Dopo anni di slittamento, di banalizzazione, oggi finalmente ho sentito abbinare esplicitamente il sintagma “rischio di nazifascismo” a quello “contestazione delle istituzioni europee”.
Ora. E’ ovvio che rigurgiti fascisti e nazisti ce ne siano. E mi sembra altrettanto ovvio che connotare qualsiasi cosa come “rischio nazifascista” non aiuti affatto a identificare e combattere proprio questo rischio.
Ma secondariamente c’è un rischio ben maggiore, che pare non passare per la testa che a pochi, o ancora peggio pare che, se passa per la testa di molti altri, sia troppo destabilizzante per chi ci pensa (e allora venga messo via, così, a lato della realtà).

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Ancora, Camus!

Un amico, qualche tempo fa, mi chiese un’opinione per una lezione: l’argomento era “il razzismo / non razzismo di Camus”.
Questo mi ha portato a riflettere ancora sull’autore che scelsi di approfondire nella mia tesi specialistica, colpita com’ero stata da “L’Etranger”.
E questa, per i camusofili, camusofobi e in generale i curiosi, è la mia risposta: Continua a leggere