Cosa ne penso, se vi pare, dei blastatori seriali

Sarò insolitamente sintetica.

La forma più bassa dell’essere umano è chi, avendo un mediocre insieme di capacità di base, usa gente che non ne ha, che vive in chiaro disagio o vere situazioni patologiche per sentirsi un figo, uno di mondo, un progressista che ha in tasca la verità che è sempre assoluta, binaria, e moralmente connotata d’intoccabile positività.

Un esempio (a me ignoto fino a pochi giorni fa) è Il signor Distruggere.

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I nostri 2 minuti d’amore sulla pelle dei bambini – da Il Pedante su emozioni, sentimenti, ragione e politica

Ho appena letto, grazie ad una condivisione in facebook, un articolo dal blog Il Pedante.

Ne riporto alcuni stralci, perché li trovo chiari e lucidi come poche altre cose sul tema dell’uso strumentalizzato e svilente che, nella comunicazione di oggi, si fa delle emozioni.

Mi rendo così conto che un buon 80% di tutti gli articoli che scrivo qui su Crosscritture riguardano o sono attraversati proprio da questo problema, che provo disperatamente a sviscerare sia in declinazioni particolari, ad esempio sull’immigrazione, lo ius soli, il Front National, il genere sessuale, sul “caso-Saviano“, o in generale, sulle modalità del dibattito riguardo l’attualità, su emozioni e sentimenti nella comunicazione odierna, sulla strumentalizzazione dei buoni sentimenti, e via dicendo.

Buona lettura.

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Dieci cento mille Valle Verzasca, Arkansas River e Pilzone d’Iseo!

Premessa: io, come sono e cosa voglio, lo dichiaro senza enfasi, ma senza neanche bisogno di benedizioni.

Non ritengo sia la cosa migliore in assoluto, ma ho maturato una idea di me, del mondo, della società con una sua dignità e struttura coerente. Niente di immutabile, ma che muto solo per valide ragioni, non per bisogno di adeguamento o paura del giudizio.

Insomma: se esprimo opinioni, lo faccio per convinzione e discussione, non per l’approvazione a tutti i costi, e di tutti – tantomeno di un mondo di folli con valori di m***a completamente opposti ai miei.

Non me ne frega un c***o di sembrare conservatrice, retrograda, poco cool e al passo coi tempi, seriosa o bacchettona agli occhi di gente che, senza mezzi termini, disprezzo o compatisco a seconda del grado di consapevolezza e di strumenti disponibili.

Se domani per magia potessi decidere i destini del mondo, e mi si proponesse “tutto va avanti come ora” o “DDR”, non avrei dubbio alcuno, messo in conto tutto – e che per qualcuno questo sia un orrore perché “l’Erasmus le libertà la facilità tutti connessi simultaneamente”, non cambia come la penso. Anzi: mi conferma nella mia convinzione.

 

Detto questo, ci sono poche cose che mi fanno inca****e quanto le espropriazioni di territorio, condite con lezioncina sui “tempi che sono cambiati” o su come i trogloditi di turno (in genere gente che vive da dio senza bisogno di avere milanesi fra i piedi, anzi proprio per quello) dovrebbero rendere grazie al signore per qualche “occasione massmediatica”, e imparare ad essere “imprenditori”.

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Faccia a faccia sull’immigrazione

In questi giorni sto rompendo le scatole a due persone, una che ho conosciuto dal vivo l’altra via facebook – due persone in gamba, ma che secondo me, nel contesto attuale, sbagliano, e finiscono per veicolare l’opposto di ciò a cui le loro battaglie puntano.

Queste due persone sono Yvan Sagnet (che si è battuto per i diritti dei braccianti nel Mezzogiorno), e Aboubakar Soumahoro, responsabile immigrazione nazionale RdB-USB.

Ho commentato alcuni loro interventi sulle rispettive pagine facebook – l’ho fatto in passato, e non ho avuto molte risposte. Stavolta, quindi, vorrei tracciare il confronto.

Ovviamente né Yvan né Aboubakar possono essere considerati portavoce dei migranti in Italia, o “della sinistra”, o di “movimenti” di sinistra – ma sono esponenti riconosciuti delle lotte dei migranti; sono giovani; e sono loro stessi migranti.  Continua a leggere

Ius soli, cittadinanza e multiculturalismo

Vi prego, smettetela di postare video strappalacrime o elenchi di bambini di 100 nazioni diverse che si sentono italiani, per asfaltare chiunque sotto la divina santità dello ius soli.

Buttate così in melodramma un nodo importante, e lo fate nel modo peggiore: strumentalizzando qualcosa che dovrebbe essere libero, le emozioni, superficializzandole e usandole a mo’ di pialla indistinta che cancella senso critico e profondità sentimentale.

Lo ius soli è un fatto politico, che naturalmente coinvolge persone e sentimenti – ma su cui bisogna non commuovere, ma argomentare con ragionevolezza. E per ragionevolezza, intendo un insieme di ragione e sentimento – perché anche nei sentimenti esiste la ragionevolezza, il merito, la profondità.

Insomma: non sputtanate una causa importante, per sé e per le riflessioni che potrebbero accompagnarla.

Non trasformatela, come tutto il resto soprattutto negli ultimi anni, soprattutto su facebook, in un cancan indegno di flatulenza e “presa in ostaggio” emotiva; non aggiungeteci robe che con lo ius soli non c’entrano; non usate i bambini per riempire i vostri bisogni o raccontare il vostro vissuto; non usateli come ariete per battaglie che neanche sapete dove ci e li stanno portando.

Questo è ciò che avevo scritto stamattina in facebook – ma poi ho pensato che la questione richiedeva qualche approfondimento.

Se vi va, ecco un tentativo. Continua a leggere

Pride e domande

Oggi a Brescia c’è il Pride.
Non ho aderito, non ho messo “mi piace” alla pagina, non parteciperò.
 
Se mi conoscete lo saprete, ma lo ribadisco: probabilmente l’unica certezza che ho nella vita, e con la quale sono sicura di morire, è che tutte le persone nascano uguali, e debbano avere pari rispetto e opportunità di realizzazione personale, sociale, economica, insomma umana.
 
Tuttavia, altra cosa è l’elaborazione politica, la traduzione pratica e collettiva di questa certezza.
Che deve basarsi sul reale, sull’analisi, sul contesto, sugli altri e su altre battaglie, sulla consapevolezza delle forze in gioco.
 
E invece in molte battaglie LGBT riscontro una chiusura totale (certo frutto anche dei beceri attacchi di forze davvero discriminanti), posizioni ideologiche incontestabili, apriori intoccabili.

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La passività lamentosa e il bianco soggettivo: le nuove categorie della (non) lotta

Vorrei dire una cosa che forse risulterà impopolare – e per questo preciso, per chi non mi conosce, che non c’è niente di più lontano dal mio modo di pensare, dai miei “valori”, dell’impostazione totalmente causativa, all’americana, alla “puoi ottenere tutto quello che vuoi”, “chi s’impegna poi ce la fa”, “i migliori prima o poi emergono”, col conseguente e immancabile corollario “solo gli stupidi e i pigri non ce la fanno e quindi solo tu sei causa del tuo male”.

Eppure, anche l’opposto è altrettanto fuorviante e, in fin dei conti, controproducente. Cerco di spiegarmi con un esempio concreto.
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Atto di scienza – vaccini, sacerdoti ed esseri umani

La scienza è una cosa seria.
Proprio per questo è importante non dimenticare su cosa si fonda: il dubbio.
La scienza lascia sempre aperto il dubbio di poter rimettere in discussione, sulla base di dati, le verità raggiunte in un preciso momento.

Se mi spaventa la gente che si crede medico, che crede la scienza sia solo bordello di corruzione e poteri (e lo è, ovviamente, in parte), altrettanto mi spaventa chi prende la scienza per dogma divino.
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Riflessioni sul reale – o almeno ci si prova

Scrivo questo articolo per riassumere alcune cose che penso da qualche tempo, cose che mi hanno portano lontano da persone, ambienti, gruppi che tuttora stimo, ma che non posso non ritenere, per questo, meno valide, quantomeno come rimessa in discussione.

Si tratta di cose importanti per la vita di tutti noi, quindi penso possano interessare, potenzialmente, tutti.

Le ho scritte ad una persona precisa, ma è un avvio di dialogo con chiunque.

Come per tutti, credo, non si tratta solo di “farina del mio sacco”, ma la macinatura è tutta mia – anche perché a conclusioni simili si arriva per strade, con tempi e modi diversi, e pure litigando, con se stessi e anche con chi è d’accordo. Figurarsi con gli altri.

Come sempre, premetto le mie lacune – la mia è una formazione letteraria, quindi su praticamente tutto il resto sono autodidatta. Se c’è, fra i lettori, qualcuno meglio istruito di me in quanto a economia, politica, sociologia, è invitato a correggermi, senza scandalizzarsi se a volte, per arrivare al punto, sono un po’ “grossolana”. Ah, preciso anche che per “più istruito” non intendo per forza un titolato professore – l’ambito accademico, ne sono convinta, può egualmente dare strumenti quanto menomarli.

Buona Lettura.

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Per non perdere il senso della parola: lavoro

Una faccenda, recentemente, ha destato un acceso dibattito e riportato al centro il tema del lavoro: quello delle aperture domenicali e/o festive dei grandi centri commerciali.

Mi sono scontrata con molti su questo argomento, e poi riporterò alcune riflessioni – ma anticipo una cosa: non avevo mai davvero capito perché la Repubblica italiana, addirittura nel primo articolo della Costituzione, si fondi sul lavoro.

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