Facciamoci due domande

Permettetemi altre due riflessioni, in postilla a quanto già scritto.
 
In qualsiasi analisi, opinione, scambio sulla questione coronavirus, credo sia necessario prima di tutto fare una fondamentale distinzione: da un lato, il piano psicologico e filosofico; dall’altro, quello delle azioni.
 
Sul piano psicologico, è chiaro che un atteggiamento posato, “contenuto” sia sempre la miglior opzione, e a maggior ragione quando paure e incertezza ci assalgono, fondatamente o meno. E non si tratta affatto, appunto, di fingere o nascondere di aver paura: si tratta di prendersi la responsabilità di gestire le normali paure, per sé e per gli altri, per essere artefici del miglioramento della situazione, per quanto possiamo e ci è richiesto. Qualsiasi altro atteggiamento è immaturità inaccettabile – può essere difficile, penso soprattutto alle persone realmente ipocondriache, o a chi ha patologie pregresse, ma psicologicamente occorre tenere un sano equilibrio.
E questo può essere certamente aiutato anche da una visione filosofica matura, adulta, per cui è giusto elaborare la nostra mortalità, ridimensionare il nostro ego, uscire dalla narrazione dominante per cui “puoi essere e fare tutto ciò che vuoi”. In molti casi non possiamo ottenere ciò che vogliamo, e nessuno di noi può certo essere immortale.

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Il virus oltre il virus

Un profluvio di dichiarazioni, tweet, battute, lampi di sarcasmo e “collegamenti scollegati”: l’emergenza coronavirus in Italia ha dato la stura a dichiarazioni e posizioni  ai limiti della realtà, letteralmente, tanto che mi ritrovo, oggi, a doverne scrivere – devo, sì, abbiate pazienza, anche solo per uscire da una specie di trance, un loop attraversato da una sola domanda: “sono impazzita io o chi, di fronte ad una situazione sanitaria comunque senza precedenti, si tuffa a pesce, si crogiola e grufola pur di tirare la realtà dalla propria parte”?

Esempi? Ecco un elenco non esaustivo, ma evocativo:

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Cellularis causa

Il cellulare incollato in attesa del treno.
Il cellulare per tutto il viaggio in treno.
Il cellulare camminando in mezzo alla gente.
Il cellulare durante un colloquio di lavoro.
Il cellulare durante le lezioni.
Il cellulare a tavola.
Il cellulare in bagno.
Il cellulare a letto.

Siamo oltre ogni soglia di allarme e di assurdità, ed è chiaro che l’abuso svilente del cellulare nei giovani e giovanissimi è solo la punta di un iceberg.

Ma sia che siamo genitori sia che non lo siamo, sia che siamo educatori o meno: smettiamola di limitarci a blastare gli adolescenti o i bambini perché noi lo usiamo meno di loro, il cellulare, e usiamolo il meno possibile; smettiamola di blastarli perché paiono senza sostanza, senza valori, senza limiti, e cambiamo le cose nell’unico modo possibile: prendiamoci la responsabilità di noi stessi. Continua a leggere

Quando ti blasta anche l’INPS

UTENTE: “Non riesco a recuperare il PIN”
INPS: “Basta andare sul sito. Oppure è troppo impegnata a farsi i selfie con le orecchie da coniglio”
ALTRO UTENTE: “Questa pagina mi regalerà grandi emozioni”
INPS: “Dici?”

Ma stiamo scherzando?
INPS per la Famiglia” è la nuova Pagina che blasta la gente?

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COME PUOI ESSERE COSI’ INTELLIGENTE…E PERDERTI IN UN BICCHER D’ACQUA? DI TALENTI, GUERRE CIVILI E VEZZEGGIATIVI

Qualche giorno fa ho sostenuto un esame all’università:

  • dopo quasi 8 anni dall’ultimo
  • non avendo potuto frequentare e facendo nel frattempo un lavoro a tempo pieno piuttosto impegnativo mentalmente
  • si trattava di stilistica e metrica latina (una roba astrusa che manco quelli di Big Bang Theory…); prima di questo esame, di stilistica e metrica latina non sapevo nulla
  • il testo aggiuntivo per i non frequentanti era un malloppo di 600 pagine in inglese, pieno di abbreviazioni impossibili e termini specifici differenti dall’italiano e dal latino (ho quindi dovuto tradurlo, perché il salto mortale inglese incomprensibile – latino era impossibile). In aggiunta, il mio inglese, modestamente, è giusto un livello sopra “de buc is on de teibol”
  • senza aver letteralmente chiuso occhio la notte prima.

Il risultato è stato che ho preso 30. E la prof. mi ha rubato gli appunti. Inoltre, la mia tesina è stata valutata “eccellente per capacità di analisi del testo e di riflessione critica” dalla docente di Storia del giornalismo, che mi ha proposto di discuterla davanti ai suoi studenti del Master.

Lo scrivo per vantarmene un po’, ma soprattutto perché, in seguito a questi eventi, un dettaglio mi ha fatto riflettere sull'”intelligenza”, e sull’atteggiamento degli altri, e di noi verso noi stessi al riguardo. Simili situazioni, infatti, suscitano spesso reazioni di ammirazione dell'”intelligenza”, quasi fosse un assoluto.  Continua a leggere

Contro il suffragio universale?

Quando sento sproloquiare contro il suffragio universale, riesco a pensare solo che sì, sarebbe giusto limitarlo, ma non secondo il fantomatico criterio dell'”analfabetismo funzionale” (vorrei poi vedere chi, che esimia commissione esaminerebbe gli aspiranti votanti, con che parametri – immagino già: caccia al fascismo, tramite il più fascista dei “pacchetti-di-pensiero”!), quanto per quello, terribilmente reale e concreto, vero cancro della nostra società, della “mancata responsabilità politica ed economica”.

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Analfabeta funzionale ACCCHI?

Ma mi chiedo:

a tutti voi che parlate a ogni pie’ sospinto di analfabeti funzionali;
a tutti voi che blastate gli ignoranti manco fosse la nuova pratica onanistico/compensatoria del millennio;
a tutti voi che elencate, instancabili, le situazioni di degrado umano e civile in cui voi, cavalieri senza macchia e senza paura, v’imbattete ogni giorno;
a tutti voi che fustigate razzisti fascisti nazisti maschilisti cattobigotti no-vax vari, veri o presunti, come se in tema non fosse possibile una posizione SERIA diversa dalla vostra o non fosse proprio “questione di” –

a tutti voi che, soprattutto, lo fate per motivare democraticissime posizioni alla “togliamogli il diritto di voto” o “togliamogli la patria potestà”*…

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Limiti, cioè libertà

In  questi giorni mi frulla in testa un pensiero: “Realtà. C’è un disperato bisogno di realtà”.
 
Rispetto a partiti politici, giornali, “maîtres penser”, pubblicità che ci parlano di “non avere limiti” (ma noi ABBIAMO limiti), e di bambini che, se nessuno glielo dicesse, non penserebbero che “i serpenti non sono pericolosi e i pesci rossi non parlano” (ma dannazione, i serpenti SONO pericolosi e i pesci rossi NON parlano!), rivendico, disperatamente, il reale.
 

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Una stanza tutta per noi

Una stanza tutta per sé è un testo che avevo sul comodino da anni – chissà, magari ho esitato tanto per una forma di vergogna, visto che di Virginia Woolf lessi solo, a 8 o 9 anni e senza capirne molto, Orlando.

Ma ora l’ho letto, e l’ho trovato, per molti aspetti, fondamentale.

Buona parte di questa impressione è senza dubbio personale, perché questo saggio famosissimo parla di donne e romanzo, ed ha risposto o mi ha aiutato a elaborare risposte ad un bel po’ di domande o riflessioni che in tutti questi anni mi erano girate in testa.

La prima domanda, a dire la verità, io non me l’ero mai posta, ma al contrario mi è stata rivolta a tutte le presentazioni del mio romanzo. Ossia: perché nel tuo romanzo le voci narranti sono tutte maschili?

Risposta: …ehm…altre domande?

Ma il saggio della Wolf è così interessante che, come faccio spesso, vorrei percorrerlo in ordine, attraverso citazioni più o meno lunghe, mentre provo a scrivere che ne penso (in particolare sviluppando le conseguenze che le sue riflessioni hanno, oggi, per le scrittrici e per la loro sfera affettiva).

In questo modo, gli sconsiderati che non han voglia di leggersi tutto il testo potranno almeno farsene un’idea, e ragionare sui temi che Virginia Wolf articola…e magari, agli sconsiderati benintenzionati come me, che fino ai 30 e passa anni hanno tenuto il libro sul comodino, farò finalmente venire l’ispirazione per aprirlo.

Buona lettura! Continua a leggere

I nostri 2 minuti d’amore sulla pelle dei bambini – da Il Pedante su emozioni, sentimenti, ragione e politica

Ho appena letto, grazie ad una condivisione in facebook, un articolo dal blog Il Pedante.

Ne riporto alcuni stralci, perché li trovo chiari e lucidi come poche altre cose sul tema dell’uso strumentalizzato e svilente che, nella comunicazione di oggi, si fa delle emozioni.

Mi rendo così conto che un buon 80% di tutti gli articoli che scrivo qui su Crosscritture riguardano o sono attraversati proprio da questo problema, che provo disperatamente a sviscerare sia in declinazioni particolari, ad esempio sull’immigrazione, lo ius soli, il Front National, il genere sessuale, sul “caso-Saviano“, o in generale, sulle modalità del dibattito riguardo l’attualità, su emozioni e sentimenti nella comunicazione odierna, sulla strumentalizzazione dei buoni sentimenti, e via dicendo.

Buona lettura.

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