COME PUOI ESSERE COSI’ INTELLIGENTE…E PERDERTI IN UN BICCHER D’ACQUA? DI TALENTI, GUERRE CIVILI E VEZZEGGIATIVI

Qualche giorno fa ho sostenuto un esame all’università:

  • dopo quasi 8 anni dall’ultimo
  • non avendo potuto frequentare e facendo nel frattempo un lavoro a tempo pieno piuttosto impegnativo mentalmente
  • si trattava di stilistica e metrica latina (una roba astrusa che manco quelli di Big Bang Theory…); prima di questo esame, di stilistica e metrica latina non sapevo nulla
  • il testo aggiuntivo per i non frequentanti era un malloppo di 600 pagine in inglese, pieno di abbreviazioni impossibili e termini specifici differenti dall’italiano e dal latino (ho quindi dovuto tradurlo, perché il salto mortale inglese incomprensibile – latino era impossibile). In aggiunta, il mio inglese, modestamente, è giusto un livello sopra “de buc is on de teibol”
  • senza aver letteralmente chiuso occhio la notte prima.

Il risultato è stato che ho preso 30. E la prof. mi ha rubato gli appunti. Inoltre, la mia tesina è stata valutata “eccellente per capacità di analisi del testo e di riflessione critica” dalla docente di Storia del giornalismo, che mi ha proposto di discuterla davanti ai suoi studenti del Master.

Lo scrivo per vantarmene un po’, ma soprattutto perché, in seguito a questi eventi, un dettaglio mi ha fatto riflettere sull'”intelligenza”, e sull’atteggiamento degli altri, e di noi verso noi stessi al riguardo. Simili situazioni, infatti, suscitano spesso reazioni di ammirazione dell'”intelligenza”, quasi fosse un assoluto.  Continua a leggere

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Contro il suffragio universale?

Quando sento sproloquiare contro il suffragio universale, riesco a pensare solo che sì, sarebbe giusto limitarlo, ma non secondo il fantomatico criterio dell'”analfabetismo funzionale” (vorrei poi vedere chi, che esimia commissione esaminerebbe gli aspiranti votanti, con che parametri – immagino già: caccia al fascismo, tramite il più fascista dei “pacchetti-di-pensiero”!), quanto per quello, terribilmente reale e concreto, vero cancro della nostra società, della “mancata responsabilità politica ed economica”.

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Analfabeta funzionale ACCCHI?

Ma mi chiedo:

a tutti voi che parlate a ogni pie’ sospinto di analfabeti funzionali;
a tutti voi che blastate gli ignoranti manco fosse la nuova pratica onanistico/compensatoria del millennio;
a tutti voi che elencate, instancabili, le situazioni di degrado umano e civile in cui voi, cavalieri senza macchia e senza paura, v’imbattete ogni giorno;
a tutti voi che fustigate razzisti fascisti nazisti maschilisti cattobigotti no-vax vari, veri o presunti, come se in tema non fosse possibile una posizione SERIA diversa dalla vostra o non fosse proprio “questione di” –

a tutti voi che, soprattutto, lo fate per motivare democraticissime posizioni alla “togliamogli il diritto di voto” o “togliamogli la patria potestà”*…

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Limiti, cioè libertà

In  questi giorni mi frulla in testa un pensiero: “Realtà. C’è un disperato bisogno di realtà”.
 
Rispetto a partiti politici, giornali, “maîtres penser”, pubblicità che ci parlano di “non avere limiti” (ma noi ABBIAMO limiti), e di bambini che, se nessuno glielo dicesse, non penserebbero che “i serpenti non sono pericolosi e i pesci rossi non parlano” (ma dannazione, i serpenti SONO pericolosi e i pesci rossi NON parlano!), rivendico, disperatamente, il reale.
 

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Una stanza tutta per noi

Una stanza tutta per sé è un testo che avevo sul comodino da anni – chissà, magari ho esitato tanto per una forma di vergogna, visto che di Virginia Woolf lessi solo, a 8 o 9 anni e senza capirne molto, Orlando.

Ma ora l’ho letto, e l’ho trovato, per molti aspetti, fondamentale.

Buona parte di questa impressione è senza dubbio personale, perché questo saggio famosissimo parla di donne e romanzo, ed ha risposto o mi ha aiutato a elaborare risposte ad un bel po’ di domande o riflessioni che in tutti questi anni mi erano girate in testa.

La prima domanda, a dire la verità, io non me l’ero mai posta, ma al contrario mi è stata rivolta a tutte le presentazioni del mio romanzo. Ossia: perché nel tuo romanzo le voci narranti sono tutte maschili?

Risposta: …ehm…altre domande?

Ma il saggio della Wolf è così interessante che, come faccio spesso, vorrei percorrerlo in ordine, attraverso citazioni più o meno lunghe, mentre provo a scrivere che ne penso (in particolare sviluppando le conseguenze che le sue riflessioni hanno, oggi, per le scrittrici e per la loro sfera affettiva).

In questo modo, gli sconsiderati che non han voglia di leggersi tutto il testo potranno almeno farsene un’idea, e ragionare sui temi che Virginia Wolf articola…e magari, agli sconsiderati benintenzionati come me, che fino ai 30 e passa anni hanno tenuto il libro sul comodino, farò finalmente venire l’ispirazione per aprirlo.

Buona lettura! Continua a leggere

I nostri 2 minuti d’amore sulla pelle dei bambini – da Il Pedante su emozioni, sentimenti, ragione e politica

Ho appena letto, grazie ad una condivisione in facebook, un articolo dal blog Il Pedante.

Ne riporto alcuni stralci, perché li trovo chiari e lucidi come poche altre cose sul tema dell’uso strumentalizzato e svilente che, nella comunicazione di oggi, si fa delle emozioni.

Mi rendo così conto che un buon 80% di tutti gli articoli che scrivo qui su Crosscritture riguardano o sono attraversati proprio da questo problema, che provo disperatamente a sviscerare sia in declinazioni particolari, ad esempio sull’immigrazione, lo ius soli, il Front National, il genere sessuale, sul “caso-Saviano“, o in generale, sulle modalità del dibattito riguardo l’attualità, su emozioni e sentimenti nella comunicazione odierna, sulla strumentalizzazione dei buoni sentimenti, e via dicendo.

Buona lettura.

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La contemporaneità al cospetto degli antichi: un esempio di tradimento pericoloso

INTRO

La mia mania di riscoperta dell’epica antica mi ha spinto di recente a sorbirmi, con un iniziale, ingenuo entusiasmo, le 3 ore del film Troy – director’s cut.

Premessa: so bene che il confronto tra un film e un libro è sempre difficile – non credo impari, perché se la letteratura ha dalla sua l’estensione temporale e maggiore possibilità di approfondimento, e richiede (quindi produce) un maggior “attivismo soggettivo” del lettore (che può fermarsi, riprendere, rileggere…), il cinema ha per contro incredibili possibilità di suggestione, di sfumatura, di evocazione.

Ma al di là di tutto c’è da chiedersi: cosa accade quando è in ballo non un racconto, non un buon romanzo, ma un capolavoro assoluto della civiltà occidentale come L’Iliade? Un capolavoro, tra l’altro, mai sufficientemente compreso a livello generale, non più letto se non per brevi stralci nelle scuole, e messo in ombra dalla più fantasiosa Odissea.

Può allora un film contemporaneo, e americano, mettere in scena qualcosa di iliadico, sia anche una rilettura, che riesca però a trasmetterne almeno approssimativamente il mondo, i valori, il senso complessivi? Troy, insomma, è riuscito ad essere una buona occasione per riportare sotto la lente Omero e la Grecia antica o è stato un fallimento che ha anzi peggiorato la situazione?

È chiaro che il discorso rischia di allargarsi, e di molto – cercherò quindi di essere schematica, in questa analisi che prende sì spunto da Troy, ma usandolo come espediente, come contrappunto per comprendere e, nel mio piccolo, provare a comunicare anche oggi cos’è l’Iliade. E cosa, di grande, può ancora essere per noi.

INDICE

  1. CIO’ CHE MANCA
  2. CIO’ CHE MANCA, UN ESEMPIO GIGANTESCO: LE ARMI DI ACHILLE
  3. IL FALSATO
  4. UNA SOTTOCATEGORIA DEL FALSATO: LE TRASFORMAZIONI (TROPPO) EDIFICANTI
  5. IL TROPPO: L’ARBITRIO DELLE AGGIUNTE
  6. EMOZIONI BIDIMENSIONALI VS SENTIMENTI MULTIDIMENSIONALI – IL CASO ACHILLE
  7. CIO’ CHE DISTRUGGE L’ARAZZO ANTICO: IL COLPO DI SCENA A TUTTI I COSTI
  8. EROI OMERICI PIAGNONI?
  9. L’ASSENZA DEGLI DEI: IL SINTOMO PIU’ GRANDE DELLA MEDIOCRITA’ MODERNA
  10. IL POEMA DELLA MORTE: SCUOLA DI ELABORAZIONE 
  11. PRIMA PERSONA: NARCISISMO MODERNO VS VOCE CORALE ANTICA
  12. GUERRA: ANCORA, BIANCO E NERO VS AMBIGUITA’ DEL REALE
  13. CONSEGUENZE E RESPONSABILITA’

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A difesa dei nostri sogni – dignità e alternative

Per la prima volta da quando tengo questo blog riporto un intero articolo, e lo commento passo per passo.

Lo faccio perché alcuni conoscenti e qualche amico che stimavo (o che stimo sub conditione) si sono dichiarati d’accordo con il succo del testo, e io non mi rassegno a credere che la mia generazione sia stata irrimediabilmente fagocitata da atteggiamenti e una visione del mondo simile.

Potrebbe sembrare tempo perso, un intervento così dettagliato su una voce assurda, con cui neanche ci si dovrebbe mettere a discutere – ma invece è un’occasione, e mi sento di doverla cogliere perché questo pezzo è esemplificativi delle pressioni, dei condizionamenti, dei discorsi malposti, di morale doppia (nel senso due pesi due misure) e unica (nel senso di unica possibile) che ci troviamo a “ricevere” da ormai decenni. Continua a leggere

In memoria, e un accorato appello a tutti

Quando qualcuno si toglie la vita, più dell’acuta fitta per la solitudine, le distanze, il gelo, le mancanze dagli altri, normali o meno, taglia il respiro pensare a quanto ti deve mancare te stesso. Alla solitudine fra te e te. All’orribile, mostruoso bilico, allo svanire, alla devastante assenza inalterabile di te. Continua a leggere

La società delle “emozioni” – la rivoluzione dei sentimenti

In queste settimane ho riflettuto tanto su quest’opera d’arte – ma costruire uno schema di analisi porta a allargarlo, a toccare le caratteristiche della società stessa che ha prodotto il ponte, di cui il ponte è espressione e che il ponte stesso contribuisce a rinsaldare. E spuntano riflessioni forse utili. Continua a leggere