Le emozioni al tempo del Covid19

Questa epidemia mi ha aiutata a capire che, proprio perché sono una persona molto sensibile, che ha in altissima considerazione emozioni, sentimenti, relazioni tra persone, ciò che davvero reputo imperdonabile è usare emozioni, sentimenti, eventi personali come scusa: alibi per non confrontarsi, alibi per ritrarsi, alibi per non affrontare le proprie paure, alibi per non costruirsi un faticoso bagaglio di riflessioni, una visione delle cose fondata.

Proprio perché le emozioni sono preziose, non vanno strumentalizzate per secondi fini. E sono preziose solo in quanto riescono ad essere “stella polare” del nostro orizzonte, un motore capace di smuovere la nostra intelligenza, di darle senso e spessore e coordinamento e declinazione. Continua a leggere

Hominem te memento, ca**o!

Appena sveglia, faccio l’errore di accendere la TV su “un canale di informazione 24h”. E quello che sento, nella sua piccolezza, dà la stura a quanto da giorni cova sotto le braci.

Ecco la piccola assurdità: in UK starebbero riuscendo a salvare meno persone di quante avrebbero potuto, per colpa di cosa? Ma per colpa della BREXIT! Certo, perché non hanno aderito al Sistema di Approvvigionamento Europeo di materiale sanitario. Quello, mi chiedo io e credo ogni essere umano dotato di comprendonio, che ha bloccato e requisito materiali sanitari per l’Italia pagati dall’Italia, nel momento in cui da noi la pandemia era chiaramente esplosa e nel resto d’Europa nemmeno al principio? E parliamo della stessa Gran Bretagna che esporta in UE un 10% di più di farmaci rispetto a quelli che importa?

Qualcuno dirà che non è una novità: il giornalismo italiano si distingue per un livello pauroso in ogni frangente (dalla grammatica alla sintassi, dalla cultura politica alla semplice consequenzialità logica), e da decenni meriterebbe diffuse e insistenti “attenzioni” da parte di giuristi, ma anche dipartimenti di Scienze della Comunicazione e affini (capisco sia un lavoro immane, perché il materiale è infinito, ma d’altronde…).

Ma questo livello ora è doppiamente colpevole, perché la “libera informazione, fatta da professionisti” è importante soprattutto quando la società, la democrazia sono messe sotto stress – come paradossalmente ci insegnano, con voce melliflua, proprio i media che inventano e incorrono in fallacie di ogni tipo dalla mattina alla sera manco diluviasse.

Se i “media ufficiali” ci deludono, poi, tanta gente studiata, via media ufficiali o social a cui siamo sovraesposti,  dà il colpo di grazia a ogni nostro ingenuo barlume di speranza.

Mi fanno uscir di senno le facce da pio bove, una dopo l’altra, scrittori intellettuali filosofi pensatori sopraffini, che esaltano lo stramaledetto e-learning, gli abbracci da lontano, l’essere responsabili. Con aria serafica affastellano frasi fatte del tutto prive di riscontro reale, ci invitano a goderci la casa (…), a tener duro “non perdere i risultati raggiunti”,  alla “riscoperta dell’interiorità”, e “lo dobbiamo fare per i nostri anziani” (che devono godere della stessa salute di un ventenne, a quanto pare) – consolazione imbarazzante, vergognosa di una volpe che l’uva ormai non è più capace neanche di sognarla, e l’ha esclusa dal suo orizzonte dell’immaginario, ridotto ormai a “sto bene, caco, mangio, compro”. Ad un animale, appunto.

E i baldi alfieri dell'”allarme fascismo” per ogni cacata di mosca fino a ieri, che ora sono spariti, o anzi per la maggior parte si dichiarano pronti e felici di installarsi l’app Immuni “perché tanto già regaliamo dati a tutti” (sì, è proprio la stessa cosa…) e comunque è necessario “perché non dobbiamo sprecare i risultati raggiunti”? Ma quali, santodio, quali? Che abbiamo sbagliato tutto per l’ossessione, la presunzione, la deficienza mentale, sociale, politica, filosofica, giuridica di voler isolare il singolo (e non evitare gli assembramenti), tanto che praticamente qualsiasi Paese in Europa tranne la Spagna sta già riaprendo (senza discorsi su app o plexiglass del piffero), e nessuno, nessuno ha seguito il nostro esempio?

Mi arrabbio, sì, perché la politica, i media, la crème degli intellettuali, gli “studiati” di ogni estrazione sembrano non cogliere assolutamente dove il lockdown ci abbia già portati, e dove “mettere la salute prima di tutto” sicuramente ci porterà. Per questo, forse, sarebbe il caso di arrivare al punto. Di portare  queste fertili premesse alle naturali conseguenze, a qualcosa che nessun fanatico, pazzo, nazista, scrittore disturbato distopico è mai riuscito ad immaginare finora: la società della cura a tutti i costi. Immaginiamo:

Sospendiamo subito questa finta democrazia di droni, poliziotti, esercito, controllori dei supermercati sceriffi, allucinazioni collettive, “oddio il bambino ha messo un piede fuori casa”, “oddio una persona con un cane sul sentiero deserto!”, “oddio quei due si baciano” .

E non occupiamoci più, noi, di economia (no, è solo nella realtà brutta e fascista che l’economia, e solo l’economia, paga anche la sanità, per cui non ci sono aziende più o meno indispensabili visto che tutte pagano le tasse!).

I cittadini chiedono contagio ZERO, chiedono che nessun anziano muoia, chiedono di sentirsi sicuri: diamo loro ciò che vogliono.

Sicurezza: nessun rischio contagio, e nessun anziano morirà (o meglio: nessuno dirà che gli anziani muoiono).

È semplice: tanti loculi per ognuno, isolati.

Attrezzati per comprare online.

Mangiare riforniti dal delivery.

Venir fecondati ogni tanto, in vitro naturalmente e da persone scelte sui siti d’incontro (perché la libertà di scelta è importante, eh! Sennò allarmefascismo).

Lavorando da remoto.

“Studiando” da remoto.

Sempre disponibili, sempre visibili, sempre ben tracciati: che importa? Si fa per la sicurezza.

La salute è salva.

Questo è quello si chiede, si invoca, ogni qualvolta si dice: “La salute viene prima di tutto”. Questo: né più, né meno.

E non è né complottismo, né iperbole narrativa. Perché bisogna aver maltrattato parecchio il proprio criceto cerebroleso per pensare: “ah, i complottisti! Ah, la dittatura! Figurati! Seghe mentali”. Ci sarebbe tanto da argomentare, ma uso un singolo esempio storico che mi è stato ricordato ieri. Prima di Hitler, in Germania, c’era la Repubblica di Weimar, che produsse “la Costituzione più avanzata d’Europa”. La domanda è semplice: se la società tedesca d’inizio secolo scorso è precipitata nel nazismo, pur avendo una democrazia salda e fior fior di intellettuali, perché un nuovo regime dittatoriale, in qualche forma, non dovrebbe realizzarsi qui ed ora, tra noi che non sappiamo fare 2+2 e non vediamo più in là del nostro naso, che invochiamo qualcosa che implica una compressione permanente delle libertà? Non può succedere perché abbiamo avuto il fascismo? Ma il fascismo dovrebbe averci insegnato, come prima cosa, che occorre essere vigili, disposti a far di tutto, letteralmente, per tutelare la propria e altrui libertà – ed è esattamente l’opposto di ciò che stiamo facendo.

A suffragio del mio memento per la libertà, un “dettaglio” che mi era sfuggito: capiamolo che l’ideologia stessa del lockdown è pericolosa, non tanto perché realizza la “fase 1”, una parentesi di sospensione persino di libertà a “doppia garanzia”, ma perché, per il fatto stesso di attuarla, ne rende l’uscita estremamente difficoltosa. E questo comincia ad essere evidente dai goffi balletti equilibristici degli ospiti dei talk show – il motivo è semplice:

  • se, infatti, si presenta un’epidemia obiettivamente di difficile gestione come peste bubbonica, sulla quale si danno notizie a raffica che terrorizzano le persone (resta nell’aria per millemila ore, si trasmette con gli starnuti, no con le lacrime…);
  • se da subito si pone come unica soluzione l’isolamento individuale, caricando la decisione di moralismo un tanto al chilo e chiunque opti per soluzioni più ragionate, anche sul lungo periodo, è un assassino;
  • se si fa credere che nella Regione più colpita ci sia una mortalità del 20% e ogni giorno si misura “l’incremento dei contagi”, un dato semplicemente improponibile (in ogni Paese normale si sono avvisate le persone che il 60-70% delle persone sarebbe stato contagiato, qualsiasi misura intrapresa ad esclusione del sigillare ognuno in un singolo loculo – e questo è l’unico dato confermato da approcci scientifici sensati, come, ad esempio, prendere un paesino e mapparlo tutto);
  • se, per convincere le persone a stare a casa, si fa credere che le terapie intensive siano zeppe di ventenni, e si sbattono in prima pagina le notizie in merito a “miocuggino è giovane ed è morto”, e “venite a vedere le terapie intensive” (e poi puntualmente scopri che la persona aveva tot infezioni pregresse, che la tal altra è morta d’infarto e che quindi è più probabile come “concausa” di morte il terrorismo psicologico che il covid19, o che semplicemente rientra in una percentuale bassissima per cause che non possiamo ora sapere, ma che non possono indurci a mettere al 41bis i bambini!);
  • se si trattano i cittadini come bambini da blandire, o minacciare e punire, martellando a tutte le ore esperti non esperti mio zio e gentaglia che emana flatulenze emotive completamente folli, invece di trattare i cittadini come adulti, a cui proporre le sole certezze che abbiamo con le conseguenze gravi di cui siam certi e i comportamenti più equilibrati, dignitosi e responsabili da tenere (il virus è molto contagioso, ma venir contagiati non è una condanna a morte per quasi nessuno, perché solo l’85% delle persone necessita di cure mediche, e meno del 5% della terapia intensiva, e quel 5% è composto per la quasi totalità da ultraottantenni – quindi, dato che questa è la realtà e non un’interpretazione, e tutti vogliamo bene ai nostri anziani, faremo il possibile per tutelare la loro salute, e la salute della società, ma niente può impedire che tante persone muoiano prima del tempo, come dimostrano i differenti approcci di differenti Paesi):

…ecco, se si entra in questo tunnel, mi spiegate poi come se ne esce? Se fuori c’è la peste, se lo scopo è l’isolamento totale e la tutela della salute ad ogni costo, ogni decisione dovrà sottostare alla dittatura del virus, e si arriverà, sentito ieri, a interrogarsi su come garantire le distanze minime TRA I BAMBINI ALL’ASILO. I bambini all’asilo.

E infine sì, ho anche motivo personali per essere furiosa. Sono furiosa perché le reazioni a questa pandemia mi stanno cambiando nel profondo come niente prima, anzi stanno cambiando una parte di me che amo nonostante tutto: quella testardamente votata a capire, a entrare in contatto con la meravigliosa diversità delle storie, dei moventi, delle ragioni, per portare all’incontro, alla crescita, al miglioramento. E non è presunzione, davvero: è immane curiosità e amore per come funzionano le persone, nei loro angoli bui, e per la narrazione, perché ognuno narri la propria storia possibile, e l’insubordinazione ad accettare che le cose possano condannarci all’inazione, esautorarci dalla nostra soggettività, impedirci di fare del nostro meglio. Ma ora, semplicemente, credo che troppe persone abbiano perso, anzi abbiano ormai in odio la capacità di sovrapporre piani del discorso, di distinguere, di “aprire il ventaglio del reale” per capire davvero di cosa si sta parlando, per capire quale storia davvero si possa costruire, la propria e insieme: è come se improvvisamente io non vedessi alcun “meglio possibile”, per tutte queste persone e per una società comune. Questo mi imbarazza, mi crea disagio e disprezzo, perché così ci si priva della minima dignità umana con ostinazione, affermando il contrario con sorridente sufficienza e senza essere sfiorati dal benché minimo dubbio.

In questo momento, per la prima volta nella mia vita di “rompicoglioni” che discute con gli altri, e si sottopone a discussioni e critiche dieci volte tanto, con l’insopprimibile speranza di migliorare la comune visione delle cose e i rapporti e il proprio mondo intorno, sono più orientata ad attendere che le acque no, non si calmino perché non si calmeranno, ma si intempestino del tutto. Per poi chiedere asilo politico in uno qualsiasi degli Stati (perché no, non tutti gli Stati seguono il luminoso esempio dell’Italia – ed è curioso che tutti gli “studiati” autorazzisti siano diventati fieri dell’Italia solo quando questa si distingue per decisioni caotiche e una politica sanitaria nazionale indignitosa), dicevo: uno qualsiasi degli Stati che tutela la dignità umana, unico “valore” e diritto, complesso e stratificato, da mettere “sopra ogni altra cosa”. Un valore che, in una società ridotta non solo al pensiero unico, ma al pensiero unico su un unico strato, non sembra poter esser più compreso, e nemmeno detto – e infatti c’è davvero gente che, al discorso di Bagnai in Senato di qualche giorno fa, ha ribattuto con crasse risate: “Ah, questo vuole la libertà prima della salute! Se sei morto che te ne fai della libertà?”. Te ne fai, ad esempio, che ontologicamente sei uomo, e non bestia.

Ecco le ragioni della mia rabbia, e di un disperato “memento te hominem” contro la perversa favola da cui è stata cancellata la sola padrona del mondo. La padrona con cui da sempre, a proprio modo, vivendo paura nera ma non facendosi dominare, gli uomini degni provano a confrontarsi, perdendo, vincendo in brevi parentesi, ma sempre tributandole il rispetto che è dovuto alla sua assoluta realtà, alla nostra realtà. Perché è questo che fa di noi uomini.

 

pvNB: il “memento te hominem” era l’esortazione rivolta nell’antica Roma ai generali vittoriosi, e equivaleva ad un memento mori (“mo’ me lo segno”!). L’ho usato come spunto, intendendo che, proprio perché dobbiamo morire, dobbiamo prima vivere. Non possiamo, per una paura che è umana, atavica, e a cui non c’è soluzione che non sia di equilibrio psicologico, distruggere le possibilità di sviluppo del breve, fragile spazio di vita che ci è dato.

NB2: se qualcuno ha perso un proprio caro, un padre, una madre, merita tutto il rispetto del mondo. E con loro i medici, gli operatori sanitari. Umanamente è comprensibile qualsiasi reazione. Il dolore personale, però, o l’impegno professionale, il vedere dai vicino malati e morti come sicuramente mai è successo, non sono patenti di veridicità; non è che se soffriamo abbiamo più ragione, se lottiamo per salvare vite abbiamo la verità in tasca su come farne arrivare meno a quel punto. Mi pare chiaro.

 

 

 

 

 

Qualcuno pensi ai bambini…sì, ma come?

Questo periodo ci sottopone continuamente situazioni e dilemmi in termini insoliti, a cui arriviamo, credo, impreparati. In generale, sto cercando di riflettere molto e confrontarmi poco, perché le questioni sono davvero molte e tutte troppo fresche. In particolare, c’è un aspetto che mi tocca molto, un po’ per predisposizione, un po’ per gli studi che sto conducendo. Si tratta della condizione dei bambini in tempo di quarantena. 

A maggior ragione, visto che l’argomento mi interessa, finora non mi ero espressa e cercavo di maturare un orizzonte complessivo di analisi. Il commento di un mio contatto facebook, però, ha aggirato le mie reticenze e mi ha spinta a rispondere. Ne è nato un dibattito che trovo costruttivo, perché fatto di argomenti e non di insulti o estremizzazioni.

Riporto qui il “botta e risposta”, che rimane aperto sia al “titolare” del primo post, sia a chiunque voglia intervenire in termini costruttivi e con lo stesso rispetto che ci mettiamo noi, quindi riflettendo bene sulle proprie idee prima di scagliarsi contro chiunque, ragionando sul fatto che nessuno vuole il male di nessuno, e che, dal confronto, tutti possiamo trarre punti di vista utili, se appunto ci degniamo di ascoltare l’altro.

Grazie a Manuel, intanto.

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Facciamoci due domande

Permettetemi altre due riflessioni, in postilla a quanto già scritto.
 
In qualsiasi analisi, opinione, scambio sulla questione coronavirus, credo sia necessario prima di tutto fare una fondamentale distinzione: da un lato, il piano psicologico e filosofico; dall’altro, quello delle azioni.
 
Sul piano psicologico, è chiaro che un atteggiamento posato, “contenuto” sia sempre la miglior opzione, e a maggior ragione quando paure e incertezza ci assalgono, fondatamente o meno. E non si tratta affatto, appunto, di fingere o nascondere di aver paura: si tratta di prendersi la responsabilità di gestire le normali paure, per sé e per gli altri, per essere artefici del miglioramento della situazione, per quanto possiamo e ci è richiesto. Qualsiasi altro atteggiamento è immaturità inaccettabile – può essere difficile, penso soprattutto alle persone realmente ipocondriache, o a chi ha patologie pregresse, ma psicologicamente occorre tenere un sano equilibrio.
E questo può essere certamente aiutato anche da una visione filosofica matura, adulta, per cui è giusto elaborare la nostra mortalità, ridimensionare il nostro ego, uscire dalla narrazione dominante per cui “puoi essere e fare tutto ciò che vuoi”. In molti casi non possiamo ottenere ciò che vogliamo, e nessuno di noi può certo essere immortale.

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Il virus oltre il virus

Un profluvio di dichiarazioni, tweet, battute, lampi di sarcasmo e “collegamenti scollegati”: l’emergenza coronavirus in Italia ha dato la stura a dichiarazioni e posizioni  ai limiti della realtà, letteralmente, tanto che mi ritrovo, oggi, a doverne scrivere – devo, sì, abbiate pazienza, anche solo per uscire da una specie di trance, un loop attraversato da una sola domanda: “sono impazzita io o chi, di fronte ad una situazione sanitaria comunque senza precedenti, si tuffa a pesce, si crogiola e grufola pur di tirare la realtà dalla propria parte”?

Esempi? Ecco un elenco non esaustivo, ma evocativo:

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Cellularis causa

Il cellulare incollato in attesa del treno.
Il cellulare per tutto il viaggio in treno.
Il cellulare camminando in mezzo alla gente.
Il cellulare durante un colloquio di lavoro.
Il cellulare durante le lezioni.
Il cellulare a tavola.
Il cellulare in bagno.
Il cellulare a letto.

Siamo oltre ogni soglia di allarme e di assurdità, ed è chiaro che l’abuso svilente del cellulare nei giovani e giovanissimi è solo la punta di un iceberg.

Ma sia che siamo genitori sia che non lo siamo, sia che siamo educatori o meno: smettiamola di limitarci a blastare gli adolescenti o i bambini perché noi lo usiamo meno di loro, il cellulare, e usiamolo il meno possibile; smettiamola di blastarli perché paiono senza sostanza, senza valori, senza limiti, e cambiamo le cose nell’unico modo possibile: prendiamoci la responsabilità di noi stessi. Continua a leggere

Quando ti blasta anche l’INPS

UTENTE: “Non riesco a recuperare il PIN”
INPS: “Basta andare sul sito. Oppure è troppo impegnata a farsi i selfie con le orecchie da coniglio”
ALTRO UTENTE: “Questa pagina mi regalerà grandi emozioni”
INPS: “Dici?”

Ma stiamo scherzando?
INPS per la Famiglia” è la nuova Pagina che blasta la gente?

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COME PUOI ESSERE COSI’ INTELLIGENTE…E PERDERTI IN UN BICCHER D’ACQUA? DI TALENTI, GUERRE CIVILI E VEZZEGGIATIVI

Qualche giorno fa ho sostenuto un esame all’università:

  • dopo quasi 8 anni dall’ultimo
  • non avendo potuto frequentare e facendo nel frattempo un lavoro a tempo pieno piuttosto impegnativo mentalmente
  • si trattava di stilistica e metrica latina (una roba astrusa che manco quelli di Big Bang Theory…); prima di questo esame, di stilistica e metrica latina non sapevo nulla
  • il testo aggiuntivo per i non frequentanti era un malloppo di 600 pagine in inglese, pieno di abbreviazioni impossibili e termini specifici differenti dall’italiano e dal latino (ho quindi dovuto tradurlo, perché il salto mortale inglese incomprensibile – latino era impossibile). In aggiunta, il mio inglese, modestamente, è giusto un livello sopra “de buc is on de teibol”
  • senza aver letteralmente chiuso occhio la notte prima.

Il risultato è stato che ho preso 30. E la prof. mi ha rubato gli appunti. Inoltre, la mia tesina è stata valutata “eccellente per capacità di analisi del testo e di riflessione critica” dalla docente di Storia del giornalismo, che mi ha proposto di discuterla davanti ai suoi studenti del Master.

Lo scrivo per vantarmene un po’, ma soprattutto perché, in seguito a questi eventi, un dettaglio mi ha fatto riflettere sull'”intelligenza”, e sull’atteggiamento degli altri, e di noi verso noi stessi al riguardo. Simili situazioni, infatti, suscitano spesso reazioni di ammirazione dell'”intelligenza”, quasi fosse un assoluto.  Continua a leggere

Contro il suffragio universale?

Quando sento sproloquiare contro il suffragio universale, riesco a pensare solo che sì, sarebbe giusto limitarlo, ma non secondo il fantomatico criterio dell'”analfabetismo funzionale” (vorrei poi vedere chi, che esimia commissione esaminerebbe gli aspiranti votanti, con che parametri – immagino già: caccia al fascismo, tramite il più fascista dei “pacchetti-di-pensiero”!), quanto per quello, terribilmente reale e concreto, vero cancro della nostra società, della “mancata responsabilità politica ed economica”.

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Analfabeta funzionale ACCCHI?

Ma mi chiedo:

a tutti voi che parlate a ogni pie’ sospinto di analfabeti funzionali;
a tutti voi che blastate gli ignoranti manco fosse la nuova pratica onanistico/compensatoria del millennio;
a tutti voi che elencate, instancabili, le situazioni di degrado umano e civile in cui voi, cavalieri senza macchia e senza paura, v’imbattete ogni giorno;
a tutti voi che fustigate razzisti fascisti nazisti maschilisti cattobigotti no-vax vari, veri o presunti, come se in tema non fosse possibile una posizione SERIA diversa dalla vostra o non fosse proprio “questione di” –

a tutti voi che, soprattutto, lo fate per motivare democraticissime posizioni alla “togliamogli il diritto di voto” o “togliamogli la patria potestà”*…

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