Ritorno alle origini

Per le vicissitudini della vita, sto preparando un esame di Storia della lingua latina, sull’Eneide. Sto scoprendo molti aspetti della latinità che non avevo approfondito né mi avevano affascinato al liceo, o all’università. E magari ne scriverò.

Ma l’esame mi ha fatto venire voglia di andare ancora più indietro, alle origini – così mi sto rileggendo L’Iliade. Che è di una bellezza ancora più scabra e toccante di quanto ricordassi.

Ho pensato quindi di condividere qui le letture più belle. Semplicemente, senza commenti. Perché è già tutto già qui.

Se vi va, allora, prendetevi cinque minuti, in silenzio, nella tranquillità della vostra cucina o di una panchina. E lentamente percorrete ogni parola, lasciandovi scivolare indietro, ai tempi dei miti e della verità… Continua a leggere

Storia di una scrittura, delle sue ceneri, e di voi

Ricordo che a sei anni, appena capito come i segni maldestri sulla carta potessero legarsi in una avventurosa catena, in una storia, mi misi a scrivere il mio primo romanzo. Parlava di Cip e Ciop, ed era un lungo dialogo, caparbiamente monotono, coraggiosamente estenuante, fra i due scoiattoli. Roba forte, pure per le orecchie benevolenti di amici e parenti finalmente accontentati: unica nipote di nonni e zii da entrambi i rami! Il tesoro della famiglia!….va bene, ma basta “aperte le virgolette / chiuse le virgolette”, per pietà.  Continua a leggere

Un’intervista speciale

Il professor Ndue Lazri, che aveva presentato il mio romanzo un anno fa, presso l’associazione InterAction di Molinetto di Mazzano, mi ha intervistata per il giornale albanese “Tirana Observer”. A questo link trovate l’intervista in albanese, mentre qui riporto la versione italiana. Non mi dilungo – solo, penso che per tirar fuori e far capire gli aspetti più interessanti di un romanzo, di una storia, dei personaggi, le domande siano importantissime. Quelle di Ndue sono semplici, ma profonde insieme: vanno al cuore di ciò che al lettore può interessare. Un grande grazie a lui, e buona lettura a voi.

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Il lago, vero

Ho visto comparire pezzi di materiale, bianco come la plastica, schiacciato sulla superficie del lago – lunghe lastre prima stipate, poi attorno alla piccola isola, poi a tagliare le acque. Ed ho provato un cupo, acuto disagio. Quello è il lago, accidenti, e non può dire niente.

Il lago non è una persona, ma non è solo un luogo. E’ una spugna e un abbraccio relativo, uno specchio di profondità e uno schiaffo di realtà. Di certo, non una persona – per questo non ci ho mai parlato,  neanche da piccolissima, né ho mai pensato a lui come a una figura familiare. Non è quel genere di rapporto in cui puoi mitizzare a piacere. Perché il lago si sottrae, almeno il “mio” – un lago piccolo, non ammiccante; un po’ nascosto e triste, in certi giorni. Ma di certo estremamente nitido, saldo: un’identità fatta di cento e cento lati, ma precisa e forte.  Continua a leggere

Norvegia – dalla A a chissà dove!

Le strade della vita sono infinite, e nella mia vita c’è un sentiero che forse non sarà nemmeno battuto…ma se dovesse portare in un Paese Scandinavo, volete che una curiosa / ansiosa cronica come me non abbia la smania di scoprirne e capire il più possibile?

Dopo essermi imbattuta nelle vignettine di “Scandinavia and the World“, che mi hanno aperto un intero universo storico, aneddottico, antripologico, e dopo essermi data alla letteratura norvegese, ma anche a quella islandese (ho appena finito il grande romanzo Gente indipendente), ho incrociato il blog Norvegiani: dateci un occhio, è davvero molto bello – almeno, se apprezzate descrizioni di vita quotidiana che vi facciano davvero immaginare  vivano le persone a latitudini diverse dalla nostra. Continua a leggere

Timidezza e dignità: la letteratura scandinava

Scoprire il Nord non poteva non significare, per me, passare anche dalla letteratura.

Conoscevo già qualcosa: Loe (Norvegia) con Naif. Super e Doppler. Vita con l’alce, e anche Paasilinna (Finlandia) con L’anno della lepre e…e basta. Poco niente, insomma. E quel poco tutto positivo, ma un po’ troppo “icastico”, davvero: perché l’essenziale può essere più evocativo e potente del discorso dettagliato, profondo, ma può anche rischiare di non dire niente, o di dire qualcosa che svanisce dopo poco. Continua a leggere

L’avventura di un fotografo

“Perché una volta che avete cominciato”, predicava “non c’è nessuna ragione che vi fermiate. Il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto ci appare bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata, è brevissimo. […] Basta che cominciate a dire ‘Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!’ e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia […]

Per chi vuole recuperare tutto ciò che passa sotto i suoi occhi”, spiegava Antonio anche se nessuno lo stava più a sentire, “l’unico modo di agire con coerenza è scattare almeno una foto al minuto. […] Voi invece pretendete ancora di esercitare una scelta. Ma quale? Una scelta in senso idillico, apologetico, di consolazione, di pace con la natura la nazione i parenti. Non è soltanto una scleta fotografica, la vostra; è una scelta di vita, che vi porta a escludere i contrasti drammatici, i nodi delle contraddizioni, le grandi tensioni della volontà, della passione, dell’avversione. Così credete di salvarvi dalla follia, ma cadete nella mediocrità e nell’ebetitudine”.

Italo Calvino

“Gelem, gelem”: per i curiosi, ecco l’incipit del romanzo

Sono sempre stato troppo curioso. “La curiosità uccide il gatto”, mi ripete con sguardo pungente mia madre da quando ero piccolo. “E la soddisfazione lo riporta in vita”, rispondo con suo sommo fastidio. E per lei questa è l’ennesima prova che i vizi, o almeno i miei, vanno sempre in coppia: oltre alla curiosità, un’inconcepibile faccia tosta. Continua a leggere

A voi

Credetemi, ieri sono rimasta stupita, profondamente toccata, da tutti voi.
Da chi non vedevo da anni ed è venuto a sorpresa, per l’occasione,
a chi non è solito ai gesti affettuosi e mi ha regalato un momento di vicinanza più che emozionante;
da chi ha fatto bellissime domande (e non posso non nominare il fantastico bambino rom, obiettivamente il più interessato di tutti),
a chi ha provato a scherzarci anche un po’ su, perché è così che si fa;
da chi ha portato pensieri alcolici o meno,
a chi ha portato se stesso da chilometri di distanza;
da chi si è confrontato con un ambiente, con tematiche, con persone verso le quali aveva diffidenze, ringraziandomi alla fine con la luce negli occhi,
a chi era direttamente coinvolto nei temi del romanzo ed ha ascoltato con interesse e apertura, senza sentirsi “scavalcato”;
da chi è dovuto venir solo, rinunciando ad altro e “strappando” con altri,
a chi si è preso la responsabilità di venire con tutta la famiglia o comunque ben accompagnato;
da chi ha dedicato a me e al mio romanzo tempo, cucina, fatica, pulizie, spese, parole, inviti,
a chi mi stima e mi è così vicina da occuparsi, difendere, rivendicare il mio lavoro come se fosse qualcosa di personale.
Perché è questo che succede a Cross-Point​: ci si occupa degli altri, non perché si deve, ma perché si è compagni.
E credo succeda a pochi, e raramente, di sentire così forte questa vicinanza, questa intensità di sentimenti, l’autenticità e limpidezza dell’interesse reciproco, la diversificazione dei rapporti, delle storie, degli sguardi. E’ qualcosa che riesce persino a non farti avere troppa paura e ad attivare tutte le energie che hai dentro – perché fuori ce ne sono, tante, diverse e splendide. E ti riconoscono, accompagnano e si relazionano con te per ciò che sei.
C’è qualcosa di meglio, di più importante?
Grazie, grazie, grazie.