Una stanza tutta per noi

Una stanza tutta per sé è un testo che avevo sul comodino da anni – chissà, magari ho esitato tanto per una forma di vergogna, visto che di Virginia Woolf lessi solo, a 8 o 9 anni e senza capirne molto, Orlando.

Ma ora l’ho letto, e l’ho trovato, per molti aspetti, fondamentale.

Buona parte di questa impressione è senza dubbio personale, perché questo saggio famosissimo parla di donne e romanzo, ed ha risposto o mi ha aiutato a elaborare risposte ad un bel po’ di domande o riflessioni che in tutti questi anni mi erano girate in testa.

La prima domanda, a dire la verità, io non me l’ero mai posta, ma al contrario mi è stata rivolta a tutte le presentazioni del mio romanzo. Ossia: perché nel tuo romanzo le voci narranti sono tutte maschili?

Risposta: …ehm…altre domande?

Ma il saggio della Wolf è così interessante che, come faccio spesso, vorrei percorrerlo in ordine, attraverso citazioni più o meno lunghe, mentre provo a scrivere che ne penso (in particolare sviluppando le conseguenze che le sue riflessioni hanno, oggi, per le scrittrici e per la loro sfera affettiva).

In questo modo, gli sconsiderati che non han voglia di leggersi tutto il testo potranno almeno farsene un’idea, e ragionare sui temi che Virginia Wolf articola…e magari, agli sconsiderati benintenzionati come me, che fino ai 30 e passa anni hanno tenuto il libro sul comodino, farò finalmente venire l’ispirazione per aprirlo.

Buona lettura! Continua a leggere

La contemporaneità al cospetto degli antichi: un esempio di tradimento pericoloso

INTRO

La mia mania di riscoperta dell’epica antica mi ha spinto di recente a sorbirmi, con un iniziale, ingenuo entusiasmo, le 3 ore del film Troy – director’s cut.

Premessa: so bene che il confronto tra un film e un libro è sempre difficile – non credo impari, perché se la letteratura ha dalla sua l’estensione temporale e maggiore possibilità di approfondimento, e richiede (quindi produce) un maggior “attivismo soggettivo” del lettore (che può fermarsi, riprendere, rileggere…), il cinema ha per contro incredibili possibilità di suggestione, di sfumatura, di evocazione.

Ma al di là di tutto c’è da chiedersi: cosa accade quando è in ballo non un racconto, non un buon romanzo, ma un capolavoro assoluto della civiltà occidentale come L’Iliade? Un capolavoro, tra l’altro, mai sufficientemente compreso a livello generale, non più letto se non per brevi stralci nelle scuole, e messo in ombra dalla più fantasiosa Odissea.

Può allora un film contemporaneo, e americano, mettere in scena qualcosa di iliadico, sia anche una rilettura, che riesca però a trasmetterne almeno approssimativamente il mondo, i valori, il senso complessivi? Troy, insomma, è riuscito ad essere una buona occasione per riportare sotto la lente Omero e la Grecia antica o è stato un fallimento che ha anzi peggiorato la situazione?

È chiaro che il discorso rischia di allargarsi, e di molto – cercherò quindi di essere schematica, in questa analisi che prende sì spunto da Troy, ma usandolo come espediente, come contrappunto per comprendere e, nel mio piccolo, provare a comunicare anche oggi cos’è l’Iliade. E cosa, di grande, può ancora essere per noi.

INDICE

  1. CIO’ CHE MANCA
  2. CIO’ CHE MANCA, UN ESEMPIO GIGANTESCO: LE ARMI DI ACHILLE
  3. IL FALSATO
  4. UNA SOTTOCATEGORIA DEL FALSATO: LE TRASFORMAZIONI (TROPPO) EDIFICANTI
  5. IL TROPPO: L’ARBITRIO DELLE AGGIUNTE
  6. EMOZIONI BIDIMENSIONALI VS SENTIMENTI MULTIDIMENSIONALI – IL CASO ACHILLE
  7. CIO’ CHE DISTRUGGE L’ARAZZO ANTICO: IL COLPO DI SCENA A TUTTI I COSTI
  8. EROI OMERICI PIAGNONI?
  9. L’ASSENZA DEGLI DEI: IL SINTOMO PIU’ GRANDE DELLA MEDIOCRITA’ MODERNA
  10. IL POEMA DELLA MORTE: SCUOLA DI ELABORAZIONE 
  11. PRIMA PERSONA: NARCISISMO MODERNO VS VOCE CORALE ANTICA
  12. GUERRA: ANCORA, BIANCO E NERO VS AMBIGUITA’ DEL REALE
  13. CONSEGUENZE E RESPONSABILITA’

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Ritorno alle origini

Per le vicissitudini della vita, sto preparando un esame di Storia della lingua latina, sull’Eneide. Sto scoprendo molti aspetti della latinità che non avevo approfondito né mi avevano affascinato al liceo, o all’università. E magari ne scriverò.

Ma l’esame mi ha fatto venire voglia di andare ancora più indietro, alle origini – così mi sto rileggendo L’Iliade. Che è di una bellezza ancora più scabra e toccante di quanto ricordassi.

Ho pensato quindi di condividere qui le letture più belle. Semplicemente, senza commenti. Perché è già tutto già qui.

Se vi va, allora, prendetevi cinque minuti, in silenzio, nella tranquillità della vostra cucina o di una panchina. E lentamente percorrete ogni parola, lasciandovi scivolare indietro, ai tempi dei miti e della verità… Continua a leggere

Storia di una scrittura, delle sue ceneri, e di voi

Ricordo che a sei anni, appena capito come i segni maldestri sulla carta potessero legarsi in una avventurosa catena, in una storia, mi misi a scrivere il mio primo romanzo. Parlava di Cip e Ciop, ed era un lungo dialogo, caparbiamente monotono, coraggiosamente estenuante, fra i due scoiattoli. Roba forte, pure per le orecchie benevolenti di amici e parenti finalmente accontentati: unica nipote di nonni e zii da entrambi i rami! Il tesoro della famiglia!….va bene, ma basta “aperte le virgolette / chiuse le virgolette”, per pietà.  Continua a leggere

Un’intervista speciale

Il professor Ndue Lazri, che aveva presentato il mio romanzo un anno fa, presso l’associazione InterAction di Molinetto di Mazzano, mi ha intervistata per il giornale albanese “Tirana Observer”. A questo link trovate l’intervista in albanese, mentre qui riporto la versione italiana. Non mi dilungo – solo, penso che per tirar fuori e far capire gli aspetti più interessanti di un romanzo, di una storia, dei personaggi, le domande siano importantissime. Quelle di Ndue sono semplici, ma profonde insieme: vanno al cuore di ciò che al lettore può interessare. Un grande grazie a lui, e buona lettura a voi.

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Il lago, vero

Ho visto comparire pezzi di materiale, bianco come la plastica, schiacciato sulla superficie del lago – lunghe lastre prima stipate, poi attorno alla piccola isola, poi a tagliare le acque. Ed ho provato un cupo, acuto disagio. Quello è il lago, accidenti, e non può dire niente.

Il lago non è una persona, ma non è solo un luogo. E’ una spugna e un abbraccio relativo, uno specchio di profondità e uno schiaffo di realtà. Di certo, non una persona – per questo non ci ho mai parlato,  neanche da piccolissima, né ho mai pensato a lui come a una figura familiare. Non è quel genere di rapporto in cui puoi mitizzare a piacere. Perché il lago si sottrae, almeno il “mio” – un lago piccolo, non ammiccante; un po’ nascosto e triste, in certi giorni. Ma di certo estremamente nitido, saldo: un’identità fatta di cento e cento lati, ma precisa e forte.  Continua a leggere

Norvegia – dalla A a chissà dove!

Le strade della vita sono infinite, e nella mia vita c’è un sentiero che forse non sarà nemmeno battuto…ma se dovesse portare in un Paese Scandinavo, volete che una curiosa / ansiosa cronica come me non abbia la smania di scoprirne e capire il più possibile?

Dopo essermi imbattuta nelle vignettine di “Scandinavia and the World“, che mi hanno aperto un intero universo storico, aneddottico, antripologico, e dopo essermi data alla letteratura norvegese, ma anche a quella islandese (ho appena finito il grande romanzo Gente indipendente), ho incrociato il blog Norvegiani: dateci un occhio, è davvero molto bello – almeno, se apprezzate descrizioni di vita quotidiana che vi facciano davvero immaginare  vivano le persone a latitudini diverse dalla nostra. Continua a leggere

Timidezza e dignità: la letteratura scandinava

Scoprire il Nord non poteva non significare, per me, passare anche dalla letteratura.

Conoscevo già qualcosa: Loe (Norvegia) con Naif. Super e Doppler. Vita con l’alce, e anche Paasilinna (Finlandia) con L’anno della lepre e…e basta. Poco niente, insomma. E quel poco tutto positivo, ma un po’ troppo “icastico”, davvero: perché l’essenziale può essere più evocativo e potente del discorso dettagliato, profondo, ma può anche rischiare di non dire niente, o di dire qualcosa che svanisce dopo poco. Continua a leggere

L’avventura di un fotografo

“Perché una volta che avete cominciato”, predicava “non c’è nessuna ragione che vi fermiate. Il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto ci appare bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata, è brevissimo. […] Basta che cominciate a dire ‘Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!’ e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia […]

Per chi vuole recuperare tutto ciò che passa sotto i suoi occhi”, spiegava Antonio anche se nessuno lo stava più a sentire, “l’unico modo di agire con coerenza è scattare almeno una foto al minuto. […] Voi invece pretendete ancora di esercitare una scelta. Ma quale? Una scelta in senso idillico, apologetico, di consolazione, di pace con la natura la nazione i parenti. Non è soltanto una scleta fotografica, la vostra; è una scelta di vita, che vi porta a escludere i contrasti drammatici, i nodi delle contraddizioni, le grandi tensioni della volontà, della passione, dell’avversione. Così credete di salvarvi dalla follia, ma cadete nella mediocrità e nell’ebetitudine”.

Italo Calvino