La favola di Greta

In questi giorni ho cercato di apprendere qualcosa dal “dibattito” sul clima. Davvero, ci ho provato, perché ammetto che di ambiente mi sono sempre interessata poco (per interesse intendo un impegno serio), e volevo cogliere l’occasione per capirne qualcosa.

Il problema però sapete qual è stato? Che nel “dibattito” di questi giorni il clima non c’entrava per nulla, come quando si tratta di immigrazione non c’entrano nulla, nella maggior parte dei casi, gli immigrati e le reali condizioni loro, dei Paesi di partenza e di quelli d’arrivo.

All’80% delle persone, infatti, importa solo di Greta (come importa solo del “diritto a emigrare”): Greta, Greta, Greta. Se a questo “dibattito” si toglie, per un secondo, Greta, non resta nulla. Per moltissime persone Greta, come il “diritto ad emigrare”, è un santino, una specie di concentrato psico-antropologico, una chiave d’emergenza che permette di rifugiarsi in una “realtà” parallela.

Una realtà nella quale non esistono regole spaziali, temporali, di causa-conseguenza, dove non c’è un contesto, né interessi contrapposti, complicazioni, responsabilità, smentite o sfumature. Una realtà infantile, regressiva, immatura in modo francamente imbarazzante, occupata solo da “buoni sentimenti”, speranze, convinzioni idealistiche (paralleli e parziali, ovviamente). In pratica, si tratta in tutto e per tutto di una favola. Continua a leggere

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