Preterizione europea

Se dicessi qualcosa ora su Verhofstadt, sulla fondatezza logica, politica, economica, storica di quanto ha detto;

se dicessi qualcosa sulla mistificazione della situazione venezuelana (indicibile) o delle pressioni russe;

se dicessi qualcosa sulla superficialità e presupponenza delle sue parole, per non dire della buecornutaggine del suo discorso sul “burattino”;

se dicessi qualcosa sull’antidemocraticità totale sua e delle Istituzioni che rappresenta, o sulla mancanza di rispetto verso un uomo, una carica e il popolo che lo ha votato, votando i partiti vincitori delle elezioni libere e democratiche di un anno fa (un popolo fatto di carne, non di idee da usare per farsi belli col grand tour; un popolo fatto al 99% non di geni, che poi di certo non sono Monti e la Bonino, o deficienti, ma di persone reali con bisogni normali, portatori di diritti e dignità in quanto tali);
se dicessi qualcosa anche su chi, magari italiano, lo appoggia incondizionatamente, spero per ignoranza e superficialità perché altrimenti è consapevole classismo, razzismo (anzi auto-razzismo, “cittadinanza del mondo” permettendo) e liberismo, credo che mi esploderebbe il cuore dal dolore.

È da melodramma, una simile espressione. Ma così è.

Mi fa male il cuore da anni, ormai, nel sentire a quale livello intellettuale infimo si (o non si) svolga il dibattito, che sarebbe sacrosanto, sull’Unione europea;

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