Risposta tedesca

Rispondo ad un commento in facebook, qui.

Con ordine.

[se trova il mio contributo troppo lungo e approfondito, può gettare la spugna; non mi dica però che “non serve tutto questo parlare”. O le cose si affrontano seriamente, per quel che ognuno può offrire al dibattito, o si ammette, pacificamente, di voler scrivere sui social qualsiasi convinzione ci passi per la testa senza essere contraddetti. Veda lei].
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  1. “Senza tirare in ballo Marx”
    Fare questa affermazione in faccende di politica economica è come dire “senza tirare in ballo Omero” parlando di letteratura greca, o “senza tirare in ballo Einstein” parlando di fisica.
    Ora, ultimamente è molto di moda tirare in ballo solo gli esperti che fanno comodo, e buttarla in “discussione da bar” nel caso contrario, ma se vogliamo essere seri e non solo dare aria ai denti non si può prescindere dai fondamentali – e guardi, non serve essere marxisti e pensare “se l’ha detto Marx è sacro”. Ma le sue analisi, come quelle di altri economisti e pensatori maggiori, sono la base imprescindibile da cui partire per confrontarsi – può citarmi altri teorici, altre letture, altre posizioni. Ma non si può prescindere dai seri fondamenti di un argomento. E guardi che io sono tutto meno che espertissima, ma ripeto: capire i fondamenti delle posizioni dei maggiori pensatori sull’argomento non è un optional, se si ritiene di doversi esprimere in merito – e mica è necessario esprimersi.
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  2. Germania, lato economico.
    Che uno Stato, come appunto la Germania, possa offrire buoni stipendi è ovvio e ininfluente ai fini del discorso generale; dire invece “so che ha buoni stipendi perché ci vivono miei amici” va oltre, è assurdo e strumentale. Anche il Burundi offre stipendi stellari all’1% dei lavoratori: quindi, in Burundi gli stipendi sono alti? È invece necessario considerare le condizioni medie e generali.
    Lasciando quindi perdere “i miei amici”, guardiamo a come la Germania ha affrontato la crisi: la Germania ha attuato politiche sleali e aggressive di esportazione massiccia (non lo dico io, ma i dati, che mostrano quanto la Germania violi le stesse regole europee che pretende di imporre agli altri Stati), comprimendo contemporaneamente salari e diritti dei propri lavoratori.
    Occupiamoci soprattutto di quest’ultimo aspetto, che si ripercuote più direttamente sui singoli cittadini – perché se “un’economia cresce” (servendosi poco o tanto di pratiche sleali e vergognose, come far prestiti alla Grecia a condizioni di usura e inserendo fra le condizioni l’acquisto di aerei militari made in Germany), non è detto che questa “ricchezza” sia equamente distribuita e quindi sia un dato reale per molti.
    Un quarto dei dipendenti tedeschi, parliamo di 8 milioni di persone, percepisce meno di 1000€ al mese, spesso nemmeno 500€. I cosiddetti minijob, che nei casi limite “rendono” al lavoratore ben 2€ all’ora, sono diffusi soprattutto nella Germania Est – alla faccia della caduta del muro e del “sogno capitalista”.
    Ma i salari tedeschi, in proporzione fra i più bassi d’Europa, non riguardano solo i poveracci senza competenze di cui il meraviglioso mondo progressista si disinteressa totalmente (sono ignoranti, votano Brexit, sono razzisti…): “La differenza tra i salari in Germania e Ue è evidente anche tra chi è “medium skilled”, persino tra chi le ha più alte competenze, ed è particolarmente evidente tra le donne ancora più che tra gli uomini“. Continua a leggere
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Il limite

L’altro ieri ero al bar, a leggere il “Giornale di Brescia”, come faccio spesso.

Di solito leggo solo cronaca locale, iniziative in città e sul Sebino. Evito accuratamente le “analisi” di politica o economia nazionale o internazionale.

Ma l’altro ieri non ho potuto evitare di leggere l’articolo di Angelo Santagostino. Per chi non lo sapesse (io non lo sapevo), si tratta dell’opinionista economico del GDB, che insegna economia ad Ankara – una cattedra che fa parte della “rete” Jean Monnet, che si propone di promuovere l’UE a livello globale (e già qui, che ci siano cattedre tanto schierate, come se l’Ue fosse sinonimo assoluto di progressismo, dovrebbe far incacchiare molto più di quanto vedo in giro).

Per farvi un’idea delle posizioni del professore, qui trovate un terrorizzante appello firmato dal nostro, insieme a degni colleghi, sul “Sole 24 Ore” – vi dico solo che, tra i 15 punti, c’è un caldo invito che sa di comando, affinché i Governi “rafforzino” il pareggio di bilancio in Costituzione, e incentivino la flessibilità lavorativa. Evabbé.

Ma tornando all’articolo: dal titolo, ai toni usati, alle “argomentazioni” totalmente irreali, tutto, tutto era strumentale a incutere terrore nel lettore, a estremizzare, a fare pensare che NON ESISTE ALTERNATIVA. Fuori dall’UE, che secondo i suoi ultimi, ma lanciatissimi sostenitori, è necessaria e certa come solo la morte, c’è LA BARBARIE. Continua a leggere