La crisi: “la gente” e gli intellettuali

La cosa che mi sconvolge di più in queste ore di crisi istituzionale, oltre al totale tradimento del voto popolare, è la spocchia ignorante dei cosiddetti “intellettuali”.

Persone che si informano solo su “La Repubblica” o “Il Corriere”, che prendono per buone le balle moraliste de-storicizzate e de-politicizzate che “aleggiano nell’aria” da decenni, che non hanno mai approfondito davvero mezza questione economica o politica o giurisprudenziale, in queste ore concitate si realizzano e “masturbano intelletualmente” blastando i presunti ignoranti, somari, deficienti – e lo fanno a seguito di quello che, comunque lo si voglia analizzare, è un evento mai capitato nella Storia della nostra Repubblica e che meriterebbe quindi il meglio del cervello di chi ha strumenti e mezzi per usarlo, almeno in teoria.

(sul fondo, riporto alcune riflessioni mie e altrui nel merito del veto di Mattarella).

Ma ormai è chiaro, sempre di più, che il poter capire le cose non basta ad approfondire né a agire per il meglio:

  • anzitutto, fare il “lavoro sporco”, studiare davvero, considerare tutto, farsi una visione delle cose seria e responsabile (quindi anche aperta a confronto), ormai è cosa da pochissimi – e penso a chi non ha letto due righe che definiscono “progressisti e buoni” i trattati europei, ma se li è letti tutti integralmente, insieme alla giurisprudenza in proposito; che la Costituzione non l’ha letta in piazza così, a qualche rievocazione nostalgica e inoffensiva, ma l’ha imparata a memoria, vi ha riflettuto, ha indagato e colto i pesi e contrappesi del nostro sistema politico; non si limita a prendere per buono l’economista da tv di turno, che dice che l’Euro è la nostra salvezza, ma si è letto manuali di economia, blog, conferenze (per dire: aree valutarie ottimali; inflazione; debito pubblico/privato, quantitative easing…).
  • in secondo luogo, studiare non basta: occorre un tipo di lavoro che non è solo tecnico, ma morale, filosofico, esistenziale.

Se da un lato, infatti, oggi ci sono i “finti intellettuali” cui accennavo, che degli argomenti citati sopra proprio non ne sanno un ca**o, dall’altro ci sono tecnici supertitolati o comunque persone che effettivamente ne sanno a pacchi (e spesso i primi si limitano a rifugiarsi, infime formiche, sotto l’autorità acriticamente accettata dei primi).

Ma ecco il punto: l’abilità intellettiva, la disponibilità di strumenti, di tempo, di esperienze, quand’anche ci fossero davvero, non bastano a fare la comprensione, la costruzione di una visione delle cose. E’ la motivazione, a farla.

A che fine io studio? Per cosa uso le competenze che posso acquisire?

In queste ore più che mai, mi pare chiaro: l’unica motivazione nobile dell’apprendere, ossia la ricerca della verità (per quanto possibile, in tutte le sue sfumature, con parziale soggettività), è molto meno attraente, da un lato e per i super-tecnici, dei condizionamenti di potere; dall’altro, per i “finti intellettuali”, della motivazione psicologica infantile di sentirsi fighi, gli unici che han capito tutto in questa Italietta di trogloditi.

Per questo, in queste ore più che mai, la massima di Costanzo Preve non può tornare in mente: “nei nostri tempi, l’intellettuale è molto più stupido dell’uomo comune“.

Al di là delle pecche degli intellettuali, infatti, l’uomo comune ha molta più probabilità di usare il buon senso.

Ad esempio:

  • non capisce perché, per essere “amici” degli altri Paesi, sia indispensabile sposarli, farci un mutuo, adottarne in toto abitudini e regole, e manco gli altri fossero SuperPaesi, demandare a loro qualsiasi decisione in merito alla vita nostra;
  • vede che esistono Paesi che non si fanno la guerra ogni due per tre, come ci fanno temere i media, per il fatto di non essere nell’UE
  • sa che scambi culturali, sociali, economici esistevano prima dell’UE, esisteranno dopo l’UE, e (ma guarda un po’!, meraviglia!) esistono anche al di fuori dell’UE in questo preciso momento
  • sa che “l’Italietta” troppo piccola per rapportarsi col mondo, nei decenni scorsi (quando il mondo era sempre il mondo, e l’Italietta sempre l’Italietta, ma guarda caso con una sua sovranità politica, economica, monetaria) era una potenza economica mondiale, cosa che in parte è ancora
  • sa che esistono decine di Stati “piccoli”, che si confrontano benissimo con l’economia mondiale, con la temuta Cina, e con gli USA (e non solo stati ricchi come Norvegia e Svezia, ma stati normali: perché l’economia non è uno strano gioco in cui vince chi fa più punti, e si fa più punti se si hanno ennemila giocatori: l’economia di un Paese funziona se garantisce una vita dignitosa ai suoi cittadini, questa è la sua funzione. Mica dimostrare di averlo più grosso della Cina!)
  • sa che il dovere primario di uno Stato è quello di garantire il benessere economico dei suoi cittadini (poi viene tutto il resto – e se solo due partiti si occupano di questo mentre gli altri di “tutto il resto”, allora l’uomo comune li vota, sia che condivida del tutto altre loro posizioni, sia che no)
  • magari ha letto da qualche parte (non certo su Repubblica) che uno Stato non è un’azienda; che OGNI STATO ha un debito pubblico (persino la Norvegia) e che questo non è un problema se lo Stato fa funzionare decentemente l’economia e ha le leve per gestirla
  • sa di non aver vissuto manco per il cazzo sopra le proprie possibilità, e che le vere magagne economiche e finanziarie sono da cercare altrove (ma che in ogni caso i cittadini non “si meritano mai” di essere puniti come i greci, passati sotto i nostri occhi ad essere cittadini di un Paese del Primo Mondo ad uno quasi del Terzo, in pochi anni)

E sopratutto un uomo “comune” capisce, immediatamente, che se lui vota un partito, al di là che lo rappresenti del tutto, ma proprio perché solleva questi che sono problemi oggettivi e concreti, e poi un economista proposto da quel partito viene stoppato dal Presidente della Repubblica non per legittimi motivi giudiziari o di opportunità individuali, ma proprio perché portavoce di quelle questioni…beh, il significato è uno solo: tu puoi votare quel cavolo che ti pare, ma certe questioni non sono non dico contrastabili, ma nemmeno discutibili. E, quindi: il tuo Stato, la tua società, quindi la tua vita (il tuo lavoro, l’istruzione per i tuoi figli, il modello della tua sanità quando ti ammali), insomma le cose importanti, sono ormai affare altrui. Tu non puoi fare nulla per esprimerti, incidere, modificare. Tu non hai alcun potere.

Ed è per questo, e ne sono colpita e sollevata, in queste ore ho riscontrato un consenso, un accordo mai visto sulla gravità dell’accaduto, da parte di persone di ogni genere, provenienza politica, storia personale. Perché puoi dare alla gente dell’idiota quanto ti pare, e la “gente”, in parte, può pure esserlo come chiunque – ma nessuno è tanto stupido da non capire quando lo si prende per i fondelli. La tanto odiata gente, che poi è il popolo (e come lo “difendo” dai blastatori evito di mitizzarlo), un senso comune di cos’è la democrazia ce l’ha: poter contare sulle questioni importanti. Che anche la propria opinione valga qualcosa. Che non solo i potenti decidano.

Beh, se praticamente il 90% dei miei contatti ha colto questo, che è il punto essenziale (e non quanto ci piacciano Salvini e Di Maio, quanto sia razzista o meno la Lega, populisti o meno i 5 stelle, progressista o antidemocratica l’UE, brutta o bella la Brexit), mi trovo a constatare come il restante 10% sia composto da giornalisti, scrittori, studenti, gente che lavora nella diplomazia, nell’editoria, nella giustizia (sigh!).

E questa crème è semplicemente felice di dare degli idioti, dei somari, dei deficienti alla gente – totalmente sorda alle questioni che l’evento solleva, questioni davvero fondamentali; totalmente convinta che la lettura domenicale de “La Repubblica” sia sufficiente ad acquisire gli strumenti per la comprensione del mondo; tanto piena di sicumera da non immaginare che, tra questa “gente”, ci sono persone che potrebbero, a questi “intellettuali”, mangiare in testa ma da altezze cosmiche, smascherare la loro nudità, nullità, microstatura intellettuale e esistenziale con mezza frase, polverizzare le loro finte convinzioni buone solo a farli sentire cool con un solo ragionamento logico.

Ma soprattutto, tutta questa “gente”, che sia razzista o meno, che sia brutta o meno, che sia ignorante o meno, ha quel semplice senso comune che la rende, quasi sempre, molto più intelligente del più intelligente “intellettuale organico”.

E in definitiva: anche se non lo fosse, avrebbe comunque il diritto di veder riconosciuto il proprio voto – se si perde questo principio, da intellettuali organici si diventa, semplicemente, dei gran pezzi di merda.


 

Sul veto di Mattarella:

Mattarella ha esplicitamente detto che si oppone a un nome perché portatore di una visione critica (blandamente critica, mica eversiva) dell’UE. Cassare nemmeno una linea politica, ma la richiesta di critica politica, non solo non è nelle prerogative di un presidente di una repubblica parlamentare, e manco presidenziale se lo fossimo, ma è un atto antidemocratico.
Io non ho votato Lega né 5stelle, nonostante credo sollevino questioni importanti e legittime, ma rivendico il principio basilare di ogni democrazia, ossia che il voto popolare conti (e mica si può rivendicarlo solo quando a vincere le elezioni è il “tuo” partito).

Mattarella ha esplicitamente detto che gli italiani non possono nemmeno porre critiche all’UE. E ha sparato dati economici ad minchiam per strumentalizzare la paura di default e crisi, trasformandoli in ricatti.

Il punto non è essere o meno eurocritici – io lo sono fortemente e in modo ponderato, perché non c’è solo un modo “blastabile” di esserlo; il punto è credere o meno che un popolo abbia il diritto di votare, di interrogare i propri politici, di sollevare criticità. E che questo non possa essere osteggiato, inascoltato, addirittura sottoposto a veto.

(Il mio avvocato in tasca mi informa che in passato si erano poste opposizioni sul singolo nome, per motivazioni giudiziarie, e aprendo un confronto con le forze politiche portatrici della volontà popolare – questa attitudine, aperta dialogica e rispettosa, rientra in pieno nelle prerogative e nei doveri del PdR. Opporsi invece, e totalmente, non ad un nome, alla persona, ma alle questioni, alla domanda politica che esso porta in nome del popolo, ecco questo è tutt’altra cosa, gravissima e mai accaduta nella storia della Repubblica).


 

Grazie Mattarella:

Devo ringraziare Mattarella per aver riconosciuto, in diretta nazionale, per la prima volta, esplicitamente, che viviamo in un paese in cui la democrazia è stata sequestrata dall’euro, dall’unione europea, dai mercati… e per aver dimostrato a tutta la nazione che razza di persone sono i cosiddetti europeisti, senza parole… venduti e traditori della patria, gente cinica che sarebbe disposta a tutto in nome del dio Euro… non so proprio che dire…per quanto mi riguarda, dopo questa triste giornata, spero che si possa tornare al più presto al voto, che che gli italiani possano manifestare in modo deciso, il prima possibile, il proprio sostegno alle forze del cambiamento, alle forze patriottiche a difesa della libertà e della democrazia.
Sarebbe bello vedere al più presto….
“queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta, lieta perché aveva la sensazione di aver ritrovato la propria dignità: questo dare il voto, questo portare la propria opinione, per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi della nostre sorti, delle sorti del nostro paese.”


 

Dettagli tecnici:

Raccontatevi pure quello che preferite, quello che vi fa sentire meglio. Ma lasciate fuori la difesa della Costituzione.

Costantino Mortati nel suo “Istituzioni di diritto pubblico”, ed. 1975, a pagina 568 scrive “la proposta dei ministri (del Pres. Cons. incaricato) “deve ritenersi strettamente vincolante pel capo dello Stato”.

E allora Scalfaro? E Ciampi? E Napolitano?

Scalfaro disse no a Previti Ministro della Giustizia, che all’epoca era avvocato personale del Presidente del Consiglio incaricato (motivi di opportunità).

Ciampi disse no a Maroni ministro della Giustizia, che aveva un procedimento giudiziario in corso (motivi di opportunità).

Napolitano disse no a Gratteri, che era un magistrato in servizio (motivi di opportunità).


 

Costituzione e Trattati Europei

[Da qui] Facciamo un po’ di “fact checking” tanto caro ai nostri amici speciali, così forse capiscono che gli analfabeti funzionali sono loro (ma ne dubito, altrimenti non sarebbero così speciali). Questa rubrica avrà varie edizioni. Iniziamo.

#1 “Mattarella ha fatto bene perché uscire da Ue ed euro è contro la costituzione”

Falso. Innanzitutto nei programmi non c’era cenno di uscita da euro ed Ue, indi per cui non si capisce a cosa sarebbe dovuta cotanta paura. Ma andiamo per estremi, è obbligatorio avere la moneta unica e rimanere nell’Ue?

Assolutamente no. Nessuna norma costituzionale IMPONE tale obbligo. Al massimo, l’art. 117 prevede l’aderenza italiana ai vincoli comunitari. Tuttavia, anche considerando tale articolo, il recesso dai Trattati è previsto espressamente nell’art. 50 del Trattato di Lisbona (TUE), fonte sovraordinata rispetto ad ogni altra norma italiana, finanche costituzionale (eccetto i cd. controlimiti rappresentati dal nucleo fondamentale della carta costituzionale, alias i primi 12 articoli). Anche perché, in caso contrario, i partiti euroscettici sarebbero direttamente considerati fuorilegge, cosa che vorrebbero i paladini della democrazia.

Infatti Mattarella ha usato come “giustificazione” la difesa del risparmio pubblico e privato, essa sì prevista in costituzione. Ma non è lui il soggetto deputato a tale controllo contabile degli atti aventi forza di legge, bensì altri organi speciali ed in particolare la Corte dei Conti.

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2 thoughts on “La crisi: “la gente” e gli intellettuali

  1. Non voglio fare polemica e sono d’accordo che debba governare chi ha vinto le elezioni. La spocchia non è mai simpatica, ed è un errore grave che le sinistre stanno pagando molto caro. Ma l’ignoranza razzista e becera a mio parere non è certo un’alternativa valida, e il buon senso dell’uomo della strada non è affatto in grado di governare un paese moderno e complesso che dipende, lo vogliamo o no, dal resto del mondo, che è ancora più complesso. Non lo dicono solo Repubblica o il Corriere che è meglio stare in Europa. Vedi articoli da vari giornali stranieri nel link qui sotto. Se tutta Europa e persino gli USA sono preoccupati per noi, un briciolino di dubbio a me viene. Se poi gli italiani vogliono far finta di esistere e di pestare i piedi come bambini capricciosi indipendentemente da tutti, e coltivare il loro ristretto orticello come meglio credono e portando i paraocchi, che facciano pure. Ma che non mi veniate a dire che ce ne possiamo fregare degli altri paesi senza pagarne le conseguenze.
    https://www.internazionale.it/bloc-notes/2018/05/24/giuseppe-conte-rassegna-stampa

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  2. Grazie del tuo commento Anna. Cerco di rispondere sinteticamente:
    1. Non ho mai detto che “l’uomo della strada” sia in grado di governare un Paese. Ritengo però che sia perfettamente in grado di capire il senso politico, sociale, economico di molti aspetti. E se non è del tutto in grado di farlo, ci si dovrebbe spendere, a livello scolastico ma non solo, per dargli più strumenti possibili. Perché, semplicemente, da queste cose dipende la sua vita – e la democrazia si basa su questo principio: posso, devo poter incidere sugli aspetti importanti nella mia vita individuale e collettiva.
    2. L’argomento del punto 1 mi sta molto a cuore, perché credo che la “non accessibilità di certi saperi” sia stata non strumentalizzata, ma di più, in questi anni. In particolare, riguardo l’economia. Ora, io ho fatto il Liceo Classico, poi Lettere, e sono una capra in matematica, né mi sono mai interessata di economia…fin quando ho capito che era l’economia a “interessarsi” di me – nel senso che non si può avere una visione globale delle cose senza capirne il tessuto economico. Mi sono letta manuali di economia, ho iniziato a seguire blog, conferenze, incontri. Oggi non mi sogno certo di definirmi un’esperta – ma non mi si possono nemmeno raccontare frottole.
    3. E vengo al punto centrale. Io non sono affatto convinta che sia meglio stare in Europa. E credimi, lo dico senza estremismi, grillismi o qualsiasi cosa si imputi solitamente a chi, con pacatezza e argomenti, cerca di sostenere questa posizione. Ci ho messo anni a farmi un’idea in merito, ho ascoltato varie campane, e in un confronto serio pretendo che questo venga dato per buono – ossia, che ci si scontri sugli argomenti, non sulle presunzioni di intenzioni.
    Ma tornando alle tue argomentazioni: che Europa e USA siano preoccupati sono d’accordo, ma sul “per noi” ho qualche dubbio. Non bisogna essere cinici per pensare che nel mondo dei poteri economici e della finanza ognuno fa i propri interessi – e un’Italia inquadrata entro certe regole (le stesse che poi proprio la Germania che ci fa la morale infrange) è comoda a molti.
    Che non ce ne possiamo fregare del mondo, ancora, sono d’accordo con te, ma per un altro motivo: dovremmo ricominciare a ricordarci chi siamo. L’Italia resta una potenza economica, un Paese dal tessuto industriale solido, seppur martoriato dalla crisi (e questo a differenza della Grecia, ragion per cui è stato tanto più facile mettere quest’ultima in ginocchio). Di conseguenza, quando trattiamo qualsiasi argomento in sede europea o mondiale, dovremmo ricordarci che l’economia si fa in due, che la perdita di qualcuno è sempre il guadagno di qualcun’altro – che, in sostanza, le altre nazioni hanno bisogno di commerciare con noi (vendere/comprare) tanto quanto noi ne abbiamo di commerciare con loro (se non di più). E’ per questo che la Gran Bretagna “si è permessa” di uscire dall’UE: perché la Gran Bretagna ha un peso, perché a nessuna nazione europea conviene rompere con l’UK.

    L’unica cosa che davvero contesto del tuo commento sono certi toni, che mi paiono frutto della propaganda che da decenni subiamo riguardo all’Europa e a noi italiani: mentre si viene tacciati di razzismo appena si sgarra dal “politicamente corretto” riguardo ai migranti (e io ho fatto per anni la volontaria in un’associazione per i diritti dei migranti eh!), riguardo al proprio Paese è lecito, anzi necessario lasciarsi andare ad ogni tipo di generalizzazione autorazzista…Così noi italiani, come i greci, siamo pigri, capricciosi, lazzaroni; viviamo al di sopra delle nostre possibilità; siamo sub-umani incapaci di governarci.
    Credimi: non sono cieca, vedo i difetti del nostro popolo. Ma è giusto distinguere, graduare, e non buttare con l’acqua sporca anche il bambino – soprattutto quando, se giri un po’ il mondo, conosci un po’ di storia e di economia, scopri ad esempio che abbiamo il più basso numero di impiegati pubblici per abitante; che lavoriamo più di quasi tutti gli altri paesi europei; che non esiste un modello economico unico accettabile, ossia questo post-capitalismo folle (un sistema economico può reggersi, ad esempio, pagando un operaio per fare una buca e pagandone un altro per riempirla: stupido? Insostenibile? Immorale? Beh, dipende – confrontiamolo al sistema attuale e valutiamo).
    Quello che so, è che sull’UE ci sono state raccontate tante di quelle palle da non avere confronti nella storia dell’informazione. Ma palle colossali, sul debito pubblico, sui tassi d’interesse, sullo spread, sul quantitative easing – argomenti forse noiosi, ma non ci si può confrontare sul tema “uscita dall’UE” prescindendone.
    E anche mettendo fra parentesi i dati economici, a cosa si è giunti? Ad un’involuzione democratica senza precedenti; ad un picconamento dello stato sociale; ad un impoverimento senza pari. L’UE non è la causa prima di ciò, ma per com’è costruita “lega le mani” ai singoli Paesi, che in passato, di fronte a crisi simili che sono endemiche e ricorrenti nel capitalismo, hanno potuto utilizzare leve economiche proprie, adatte all’economia, dalla svalutazione del denaro ai dazi momentanei.
    Allora, dopo un’attenta formazione economica e storica, bisogna chiedersi: perché? Qual è il reale vantaggio del restare nell’UE? Ci si resta solo per paura di cosa può accadere uscendone? – ma studi in proposito esistono, e un Paese dalla solida industria e dal buon tessuto produttivo come il nostro ha leve da poter spendere. Oppure si resta per qualche malposto complesso d’inferiorità, per non essere tacciati di anti-progressismo dagli stessi Paesi che sfruttano le dinamiche create per fare del sud dell’Europa terra di conquista e spoliazione? Ti sembra normale che fra le condizioni di rinegoziazione dei debiti greci ci fosse l’acquisto di aerei militari tedeschi? Verso un Paese passato dal I mondo al baratro del III, dove mancano negli ospedali farmaci anticancro, dove è ritornata LA FAME?
    Ecco. Su argomenti concreti posso ragionare. Su metafore autorazziste proprio no.

    (qualche riassunto per chi non ha tempo e voglia di studiarsi manuali di economia l’ho fatto, se davvero t’interessa un confronto serio:
    – sull’informazione mainstream (persino antagonista): https://crosscritture.wordpress.com/2016/04/15/quelli-contro-linformazione-mainstream/
    – sulle strumentalizzazioni europee: https://crosscritture.wordpress.com/2016/03/22/strumentalizzazioni-europee/
    – sullo stato nazionale come “playing field” dei diritti, rispetto a entità sovranazionali: https://crosscritture.wordpress.com/2015/10/13/stato-nazionale-playing-field-dei-diritti-continuando-a-riflettere-su-migrazioni-frontiere-diritti/
    – sull’orrore di quello che ci vendono come “mondo senza confini”: https://crosscritture.wordpress.com/2015/09/07/europa-confini-migrazioni-provarci-almeno-a-ragionare/
    – su immigrazione e UE: https://crosscritture.wordpress.com/2015/07/30/grandi-valori-e-piccole-realta-under-construction/
    – sul “più grande successo dell’Euro”, la Grecia, e le falsità dei media in proposito: https://crosscritture.wordpress.com/2015/03/06/la-colpa-del-sole-contro-il-discorso-mainstream-sulla-grecia/

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