Scavarsi la fossa o uscire dalla fossa: ORA

Io non ho più parole – queste sono le ultime che riesco a esalare.

Vi mentono spudoratamente su dati economici e finanziari (la tutela dei risparmi, ma sapete leggere un grafico?! E vi guardate intorno, o vivete in costa azzurra? E i fantomatici mutui al 20% di interesse?!), ma anche politici (“un Presidente del Consiglio non eletto dal Parlamento”: cioè, davvero? Ma che coraggio!);
Vi dicono in faccia che il vostro voto non conta nulla;
Vi esplicitano, come per bambini piccoli, che ciò che decide tutto sono i mercati, l’UE, la finanza.
E voi, invece di incazzarvi come se vi avessero sputato in faccia, di incazzarvi come vipere perché per la prima volta vi esplicitano (dato che a quanto pare decenni di retorica progressista vi hanno ottenebrato il cervello a suon di amicizia fra popoli 70 anni di pace erasmus e oddio cambiare la moneta in vacanza e la brexit che paura!), dico vi esplicitano che non potete più influire su ciò che conta (la sovranità economica, che vuol dire stato sociale, lavoro, politiche ambientali)…e voi difendete chi lo fa.

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La crisi: “la gente” e gli intellettuali

La cosa che mi sconvolge di più in queste ore di crisi istituzionale, oltre al totale tradimento del voto popolare, è la spocchia ignorante dei cosiddetti “intellettuali”.

Persone che si informano solo su “La Repubblica” o “Il Corriere”, che prendono per buone le balle moraliste de-storicizzate e de-politicizzate che “aleggiano nell’aria” da decenni, che non hanno mai approfondito davvero mezza questione economica o politica o giurisprudenziale, in queste ore concitate si realizzano e “masturbano intelletualmente” blastando i presunti ignoranti, somari, deficienti – e lo fanno a seguito di quello che, comunque lo si voglia analizzare, è un evento mai capitato nella Storia della nostra Repubblica e che meriterebbe quindi il meglio del cervello di chi ha strumenti e mezzi per usarlo, almeno in teoria.

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L’enfer, c’est les maisons!

Oggi sto provando un’emozione fortissima, di quelle che si “subiscono” solo in occasione di grandi eventi.

Si tratta di un’emozione molto negativa: forte delusione, tristezza tale da non riuscire a farsene una ragione. Del tipo, perdonatemi e prendete il paragone con le pinze, di quando muore qualcuno a cui vuoi bene all’improvviso e non sai da che parte girare la cosa, le implicazioni, il tuo stesso sentirti male, che un po’ vuoi vivere, giustificare, capire, un po’ allontanare. Perché “non è possibile”, “ma proprio a me”, “ma vaff****!”.

Il fatto da cui mi deriva questa emozione è, invece, davvero infimo rispetto ad un lutto: avrei dovuto visitare un appartamento da affittare, ma ho ricevuto un messaggio dall’agenzia che mi comunicava l’annullamento. L’appartamento è già stato affittato.

Si trattava di un appartamento che “seguivo” negli annunci da anni, ma che era libero sempre al momento sbagliato – quando non ero ancora pronta a trasferirmi, o quando l’avevo già fatto. E invece stavolta sono pronta, libera, è il momento, il budget c’è, prendo appuntamento il prima possibile…ehhhhNO, affittata. Continua a leggere

Sinistra e nazionalismo: una riflessione americana

Dopo aver incrociato questo articolo, ho ordinato in libreria il testo di Rorty Una sinistra per il prossimo secolo, e ne ho ricavato un’impressione fortemente contrastata.

Da un lato, il richiamo al pragmatismo come speranza (e non come cinismo opposto all’idealismo o  all’utopia), il collegamento necessario fra politiche “di sinistra” e dimensione nazionale, ma anche la scoperta della storia della sinistra americana, che noi “europei” trascuriamo carichi come siamo della nostra, di storia, mi ha entusiasmato. Dall’altro, la liquidazione totale, leggerissima e noncurante, di Marx e di tutta la sua eredità, non può che contrariare non dico un marxista, ma qualsiasi persona di buonsenso.

Tuttavia, perché ognuno si faccia una propria idea, ho provato a estrapolare un filo rosso della riflessione di Rorty, e della prefazione di Vattimo.

Buona lettura.

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