Cosa ne penso, se vi pare, dei blastatori seriali

Trovo avvilente che interi gruppi facebook si dedichino esclusivamente ad usare gente che non ha grandi capacità, che vive in chiaro disagio o vere situazioni patologiche per far sentire gli utenti che partecipano alla gogna, invece, superfighi, gente di mondo, progressisti che hanno in tasca la verità che è sempre assoluta, binaria, e moralmente connotata d’intoccabile positività.

Per capirci: ci sono pagine che costruiscono la propria identità sul fatto di mettere al loro posto, sbeffeggiare, bullizzare povera gente che sarebbe nella maggior parte dei casi da compatire, ma che al di là di tutto, fondamentalmente, è umana. Ricordarlo non è umanismo, ma necessità ontologica. Ricordare che si tratta di esseri umani significa che non possono diventare lo strumento gonfiaego di nessuno, il piede di porco di battaglie in realtà disperanti per il loro manicheismo, il palcoscenico da calpestare con nonchalace e anzi quasi fosse un’investitura, una missione di vita.

E invece simili pagine e gruppi mettono in piazza le incertezze di ragazzine di paese, sbeffeggiano qualsiasi religione senza il minimo scrupolo filosofico al grido dell’addosso all’analfabeta funzionale. Un solo esempio: in tempi di suicidi per violazione della privacy, ci si scaglia contro una ragazza colpevole di aver inviato ad un tizio ben 3 foto nuda…Contro il gentleman che se l’è fatta mandare per spammarla a cani e porci, nulla.

Il tutto si trasforma in un’orgia continua di gente eccitata, pronta ad urlare al mostro, allo stramboide, al tradizionalista fuori dal mondo, alle mamme ridicole per fanatismo, alle paranoiche con le bambole reborn.

No, non ditemi che certa gente merita il gulag, merita di essere “blastata” alla Mentana, degno modello di tantissimi utenti dei social. Anche i peggiori casi sbeffeggiati pubblicamente, anche chi non ci provoca compassione ma voglia di sberle, chi rischia di provocare danni ad altre persone, chi cresce figli strambi…beh, piuttosto meriterebbe sberle, confronto diretto, o persino denuncia (penso alla tizia che ha fatto un colloquio a due babysitter inconsapevoli per la sua bambola reborn).

Queste persone, malate o meno che siano, meccanismo di violenza o meno che diventino, non meritano lo sberleffo virgliacco, piccolo, di branco dietro la tastiera: meritano un confronto, o un attacco duro. Qualsiasi altra cosa. Ma non meritano che chiunque si erga a giudice con tribunale popolare in continui processi alle streghe, in un’infinita catena di sentenze su cosa è sfigato, fuori dal mondo, illogico o schizzato, con pene da moralizzatori di internet: revoca della patria potestà (ma ci rendiamo conto?!), revoca del diritto di procreare, cancellazione dalla faccia della terra.

Capitemi: simili atteggiamenti sono spacciati per progressisti, civili, da persone razionali che credono nella scienza. Certo, certo che lo so che le mammine pancine o certi “club” vegani augurano a chi non ha figli o chi mangia un frutto non caduto dall’albero le stesse cose: ma appunto, vogliamo un progresso, vogliamo fare un’analisi, un’elevazione del livello, o solo caciara e sentirci noi superfighi e nel giusto?

No, perché secondo me di persone che blastano la gente ne abbiamo a sufficienza – mentre, forse, avremmo bisogno di qualche intellettuale in più.

Per concludere, a me resta soprattutto un sospetto e una paura, oltre appunto a quella che, in periodo di depressione culturale, si prendano simili atteggiamenti aggressivi come modelli di riflessione intellettuale – ed è l’idea del mondo veicolata da questi gruppi. Che, sono certa, non è meno “estremista” di quella delle mammine pancine. In fondo, sono identici in questo: vorrebbero una società composta solo da gente identica a loro. Ma davvero, cioè: gente col pedigree della laurea che poi fa niente se non è utile affatto a capire cosa ti accade intorno, di ogni vaccino comandato da chiunque comunque sia, dell’antirazzismo che significa non parlare di nulla che riguardi l’immigrazione, dei “diritti civili a pacchetto” e si fottano i diritti sociali e politici, dell’Erasmus vissuto nel modo giusto, della libertà individuale illimitata miracolosamente viatico di rispetto collettivo, e così via.

E non esagero, se dico che a volte mi sembra una possibilità meno remota confrontarmi con persone “ignoranti”, problematiche, strambe o quel che volete, che coi blastatori – perché i secondi sembrano molto più convinti di avere ragione, in tutto, chiaramente. Perché avere ragione ed essere, sotto sotto, buoni, è il loro punto di partenza, la loro identità, il loro destino a qualsiasi costo e qualsiasi cosa, argomento, ragionamento sopraggiunga.

E qui chiudo. Ma continuate ad immaginarmi con cipiglio sdegnoso, che non cesso di scuotere il capo. Grazie.

 

 

 

 

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