Faccia a faccia sull’immigrazione

In questi giorni sto rompendo le scatole a due persone, una che ho conosciuto dal vivo l’altra via facebook – due persone in gamba, ma che secondo me, nel contesto attuale, sbagliano, e finiscono per veicolare l’opposto di ciò a cui le loro battaglie puntano.

Queste due persone sono Yvan Sagnet (che si è battuto per i diritti dei braccianti nel Mezzogiorno), e Aboubakar Soumahoro, responsabile immigrazione nazionale RdB-USB.

Ho commentato alcuni loro interventi sulle rispettive pagine facebook – l’ho fatto in passato, e non ho avuto molte risposte. Stavolta, quindi, vorrei tracciare il confronto.

Ovviamente né Yvan né Aboubakar possono essere considerati portavoce dei migranti in Italia, o “della sinistra”, o di “movimenti” di sinistra – ma sono esponenti riconosciuti delle lotte dei migranti; sono giovani; e sono loro stessi migranti. 

 

Ecco il mio commento ad un post di Yvan, che a sua volta rimanda a questo rivoltante articolo di Boeri (che esalta i lavoratori migranti perché giovani, mobili, flessibili, e quindi “abbiamo bisogno degli immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale”: no, Boeri, abbiamo bisogno di lavoratori pagati e trattati dignitosamente, accidenti!):

Scusa Yvan (tanto io commento, con argomenti ed educatamente, ma a pensarla diversa da te il dibattito non si apre), ma è davvero pretestuoso sia il titolo sia il tuo commento.

E’ ovvio che gli immigrati che lavorano qui da anni reggono, al pari degli italiani, il sistema pensionistico – è come dire: “se domani se ne andassero 5 milioni di lavoratori, l’INPS crollerebbe”. Egraziealcavolo.

Ma come si può pensare che migranti economici, che finiscono a fare i venditori ambulanti, i raccoglitori di pomodori come sai bene, o peggio (naturalmente non per loro volere, ma per necessità), possano reggere l’INPS?

E tantomeno i profughi, che vengono giustamente accolti non come lavoranti, ma in ragione del diritto umanitario (e tralasciamo il vergognoso uso che si fa del diritto d’asilo per avere lavoratori GRATIS)?

Inoltre, il motivo economico come giustificazione di un’immigrazione senza criterio mi ha sempre fatto vo-mi-ta-re (come d’altronde quello della natalità): cioè, dovremmo “accogliere” persone per far fare loro i peggio lavori, in pratica gli schiavi, come puntualmente succede, o le incubatrici?

Perché italiani e italiane certi lavori, è vero, non li fanno quasi più…ma perché sono DISUMANI, e nessun essere umano dovrebbe farli! Perché c’è (c’era, e si sta smantellando) uno stato sociale, una base sindacale, una coscienza di classe per cui no, 15 ore sotto il sole non è lavoro – e io, italiana, posso “permettermi” di rifiutare questo non perché sono snob, ma nemmeno perché sono più dignitosa di un migrante: semplicemente perché sono figlia di genitori vissuti in quello Stato, con quello stato sociale, e che quindi hanno una casa di proprietà (edilizia popolare!) e una pensione.

Un migrante questo non ce l’ha, altro che dargli del venduto o, all’opposto, dell’eroe, di quello che ha voglia di fare i lavori sporchi.

Stesso dicasi per la natalità – siccome io, a 33 anni, non ho condizioni economiche per far figli, non ci chiediamo, come comunità nazionale, come risolvere il problema, ma importiamo le immigrate, tanto loro si adattano a fare le incubatrici (di futuri schiavi, per forza), senza pretese.

Davvero, questo modo di (non) fare politica non lo reggo più – è irresponsabile, e razzista. Sicuramente lo è rispetto ad una visione del mondo con stati nazionali solidi e quindi accoglienti; con frontiere che non sono muri, ma per garantire protezione alla comunità e a chi da fuori necessita devono anche avere criteri (com’è criterio umano, e non discriminazione, il “prima donne e bambini” in situazioni di pericolo).

C’è bisogno di un’analisi politica davvero umanitaria e lucida, non di astrazioni che finiscono per creare l’opposto di ciò per cui si battono – altro che una società multiculturale di uomini e donne liberi: una società senza culture, fatta di schiavi atomizzati ed obbligati ad emigrare (come tanti italiani fanno, ma anche tanti migranti), sempre più a nord, in Paesi sempre più liberisti, dove essere sempre più schiavi e contribuendo, insieme e naturalmente incolpevolmente, a distruggere, cannibalizzare stato sociale e rapporti di forza economici.

Questo è quello che produce l’assenza di frontiere, questo è ciò che, di certo, non è colpevole subire, ma è colpevole auspicare.

Dopo un paio di giorni, risponde un amico di Yvan:

chi se ne frega dell’inps e dell’economia.Se dobbiamo ridurre ogni aspetto sociale a una questione economica è meglio che ci impicchiamo.

Abbastanza allibita, cerco di rispondere:

Scherzi, vero? E secondo te su cosa si regge lo stato sociale? Su cosa si regge la sanità, l’istruzione pubblica?
E attenzione, questo è l’opposto di “ridurre tutto all’economia”: è capire che l’economia è IL REALE, attraverso il quale costruire il meglio possibile. Non puoi volere niente di ideale, se ti fa schifo occuparti del reale.
All’asilo puoi pensare di fregartene dell’economia, e delle conseguenze reali. Ma da adulto capisci che non puoi sostenere NIENTE senza occuparti di ciò in cui questo si traduce.
Per me puoi sostenere qualsiasi cosa. Vuoi frontiere totalmente aperte? Bene. Però poi devi occuparti delle conseguenze in ogni campo – che ESISTONO, e non perché sono cattive, ma perché la realtà è fatta di cause e conseguenze, che non sono solo economiche, ma culturali, sociali, economiche, politiche. Devi occuparti del quadro completo, altrimenti sei solo uno che si vuol far bello con begli ideali, ma non si vuole impegnare nel renderli attuabili per tutti.
(e magari ti definisci pure di sinistra – una volta la sinistra ERA economia, oggi è tutta emozioni umaniste, inutili anzi dannose, che costruiscono l’opposto di ciò per cui vanno in sfregola).
Scusa la durezza, ma non trovo altro modo per risponderti.
Si impicchino quelli che vogliono una società “aperta” a qualsiasi costo (proprio e dei migranti), che non si occupano delle conseguenze, che litigano su tutto quello che è superficiale e inessenziale, con lo spauracchio del fascismo e del razzismo, senza accorgersi di avallare misure anti-democratiche e classiste criminali.
io non mi impicco di sicuro – non sono nessuno, ma cerco di capire il reale, di confrontarmi, di partecipare, se possibile, alla costruzione di un mondo giusto. E mi confronto con tutti, tranne che con chi non ha argomenti, ma emozioni e slanci individualisti e autoreferenziali.
Se vuoi parlare di fatti, bene. Altrimenti non perdo tempo, il mio, né il tuo prezioso a occuparti del “sociale” avulso dal resto, saprai te come fai.

 

Il post di Aboubakar ha riscosso un principio di dibattito.

Scrive Aboubakar:

La stagione della caccia ai migranti economici.

L’irresponsabilità di alcuni dirigenti di forze o movimenti politici, a caccia di voti, finirà nel trasformare l’Italia intera in campo da caccia generale. Ultimamente in molti si sono improvvisati esperti dei processi migratori, omettendo però di rivelare alle popolazioni chi sono realmente quelli che chiamano “migranti economici”. Eh bene iniziamo ad assumere, informando lor signori, che vi è in corso una guerra economica oltre a quella geopolitica e ambientale nel Sud del mondo. Una guerra voluta ed imposta alle popolazioni locali, in Africa e non solo, attraverso quello che si ostinano a chiamare “Piano per lo sviluppo o Fondo per lo sviluppo”. Perché quei piani continuano a causare la morte di milioni di bambini per fame o malnutrizione, mentre milionidi persone non hanno più accesso all’acqua potabile né alle cure mediche basilare causando altrettanti morti. Ecco quelli che chiamate migranti economici hanno già visto la morte in faccia. Motivo per cui sono in Italia ed Europa non in quanto turisti né parasiti da assistere, mentre vengono parcheggiati nei cosiddetti centri/hub, togliendo diritti ad altri. Però poiché avete deciso di far dei sopravvissuti di questi piani il vostro cavallo per un seggio al Parlamento, continuando a dire che l’Italia è invasa o è a rischio contagione, avete di fatto aperto la caccia al “diverso” purché migrante sia. E cosi via le botte ai migranti, o a chi li sostiene, e le moloto sui profughi di qua e là. Però chiediamoci se tutto quanto fermerà l’emorragia della crisi economica e delle disuguaglianze sociali in Italia ed Europa? Verifichiamo se questi discorsi da imbroglione risolve il tema del bisogno di un progetto di edilizia pubblica residenziale e delle povertà di massa. Evidentemente no. Allora sapiate che le fiamme dell’odio potrebbero coinvolgere i vostri elettori di oggi, oltre ai migranti e profughi sicuramente.

Ecco la mia risposta:

Il punto è un altro. E non c’entra affatto col razzismo. Il punto è economico e sociale – e non capisco perché il pensiero economico e sociale ci sia nell’analisi, nelle premesse, ma non nelle conseguenze.

Ed è: la soluzione è davvero far lasciare a milioni di persone la propria famiglia e comunità? Come può un’idea del genere non essere più razzista di un piano economico sociale e umanitario serio, con misure e per forza di cose regolamentazioni? Come può lo sradicamento di milioni di giovani, donne, bambini, non rendere le loro nazioni d’origine ancora più preda di dinamiche di spoliazione criminali? E come può un simile ingresso di esseri umani non determinare problemi sociali immani per loro stessi e per le società d’arrivo? Come si fa a negare, non voler vedere che questo rende facilissimo ai poteri economici abbattere qualsiasi barriera, sì, ma allo sfruttamento questo sì indiscriminato?

Qui non c’entrano solidarietà e umanità astratte, ma nella pratica.

Io voglio un mondo di persone davvero libere di scegliere, di poter anche restare nel proprio stato, persone protette da vincoli familiari e umani, e sociali che hanno potuto contribuire a creare e scegliere.

Ed è chiaro che non intendo società chiuse- ma nemmeno spalancate perché sedotte dall’umanismo teorico…dato che questo si traduce matematicamente, per forza, in apertura allo sfruttamento.

Per tutti gli esseri umani, la battaglia da fare è del tutto diversa.

Commenta un amico di Aboubakar:

Invece, se le persone restano bloccate a casa loro lo sfruttamento si riduce, così, in quanto tale. Perché?

Rispondo:

Dove hai letto “in quanto tale”? Ovviamente niente si risolve da solo.

Ma stiamo parlando di politica, di strategie di sviluppo no? E di certo un paese ha più possibilità di fiorire (naturalmente organizzandosi, difendendosi da ingerenze e ruberie occidentali, strutturando un sistema democratico adatto alla particolare situazione) se HA i soggetti che si prendono l’onore e l’onere di farlo, che se NON LI HA, e resta terreno di spoliazione facile.

E’ in questo senso, e solo in questo senso, che una distinzione fra migranti economici e profughi, pur con tutti i limiti di qualsiasi distinzione, ha senso.

Se nel mio paese la mia vita corre un rischio certo, immediato, gravissimo, naturalmente deve essere riconosciuto il mio diritto a trovare protezione altrove, nel mentre le situazione si normalizza. Ma se una persona è spinta a migrare perché le si prospettano condizioni economiche migliori altrove, in realtà improbabilissime visto il contesto di contrazione economica e di dumping salariale, mi sembra normale che, come è sempre stato fatto, la comunità d’arrivo possa porre limiti e criteri di accesso.

Non si tratta di discriminazione, come non è discriminazione quando in situazioni di pericolo si dà la priorità a “soggetti deboli”.

Ma tutto questo, poi, è secondario, rispetto al fatto che in queste condizioni un’immigrazione senza regole finisce per forza per essere strumentale, è tutt’altro che libertà – le persone vengono usate, e lo vediamo tutti i giorni, non per fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma per fare la fame, per essere sfruttate fuori da ogni stato di diritto, per faticare come mai e crepare miseramente.

Per la cronaca: vengo da anni di volontariato in un’associazione per i diritti dei migranti. Io non sostengo una regolamentazione dell’immigrazione perché ritengo gli immigrati indesiderabili, in qualsiasi modo inferiori o non degni di aiuto o protezione – ma perché vedo che il contrario, una finta accoglienza indiscriminata, realizza proprio questo, un razzismo “di classe”, che impoverisce, svilisce, ricatta tanto stranieri quanto italiani, in quanto poveri e senza protezioni.

Vivo in un quartiere multiculturale, e pensa, mi piace moltissimo, mi arricchisce. Il punto però è un altro: qui non si parla di me, di quello che mi piace e arricchisce me (che ho un salario fisso e protezione familiare etc…), ma di una visione politica. E credo che occorra essere responsabili di ciò che si sostiene.

Io non voglio sostenere, solo per potermi dire “buona” o “umana”, un sistema che per forza di cose diventa disumano, per i migranti e per gli italiani (che non sono per forza razzisti o cattivi, ma esistono, e hanno il diritto di esprimersi, capire, intervenire sulla propria comunità e società); io voglio essere “buona”, cioè giusta, nel concreto. Far sì che tutti siano davvero liberi, nel modo che vogliono e nel rispetto degli altri.

Questo, credo, lo si fa partendo da analisi oneste, che rifuggano ovviamente tanto pregiudizi razzisti, quanto l’opposto, ossia ritenere che la soluzione debba essere per forza qualcosa di “accogliente” nella teoria, ma che poi si traduce in libertà di schiavismo.

Infine, facciamo un esperimento.

Domani il governo, i partiti, i media razzisti spariscono. Al governo ci siamo “noi”, gli antirazzisti. Voglio sapere, passo per passo, cosa, come costruiamo (ripeto: senza governo e forze razziste e cattive, ma con la situazione politica, economica, sociale attuale, quindi, ad esempio, in un’unione europea che sta usurpando per primo proprio il governo italiano), dicevo: come costruiamo una società giusta per tutti, con l’arrivo ogni anni di 200.000 migranti, senza alcun flusso, riconoscendo, come mi pare di capire per qualcuno sarebbe augurabile, lo status di rifugiati a tutti.

Sono aperta al confronto – per ora, dopo anni di scontri e dibattiti e autoformazioni in quel di Brescia, con compagni e compagne antirazzisti, sono piuttosto certa che l’idea “sì, facciamo arrivare più compagni migranti possibili…così poi insieme faremo saltare il banco del cattivo potere dello stato, e istituiamo una comunità libera e senza frontiere”, sia una gran boiata.

Anzi, una boiata pericolosa – che sfrutta i migranti, che dovrebbero avere la possibilità di costruire la propria società giusta (la possibilità: ossia, se voglio restare nel mio paese posso, non sono obbligato/invogliato/ingannato a migrare), perché noi non siamo capaci di lottare per una società italiana giusta.

Giusta, cioè accogliente, ma con un criterio, un piano, un’idea politica, sociale, economica.

Perché il problema sono sì i governi, i razzisti, gli idioti – ma sono, anche, le nostre capacità politiche: perché contestare sulla base di principi astratti è piuttosto facile, costruire invece una società davvero giusta è tutta un’altra storia.

Un secondo lettore scrive allora:

Buongiorno, per edificare il mondo dei sogni bisogna scendere dalle nuvole e sporcarsi le mani..Lo vuoi capire che questi milioni di migranti sono stati generati dalle guerre che i paesi civili hanno scatenato..e dai famosi aiuti allo sviluppo?

E io rispondo:

Io sto cercando di fare proprio quello: parlare del concreto.

Spero che ormai anche i muri lo sappiano, da dove arrivano i migranti.

Il punto è: cosa vogliamo fare, ora? Peggiorare la situazione? Dopo aver depredato, fomentato guerre, venduto armi (abito a Brescia, ne so qualcosa di Beretta), vogliamo anche depredare il capitale umano, le forze migliori, le teste più illuminate del continente africano? Per farne camerieri, asfaltatori di strade mal pagati o non pagati…il che obbliga poi, a catena, i semi-disperati italiani a emigrare, a fare i camerieri più su, in paesi ancora più capitalisti e liberisti?

La mia idea, concreta (mi creda, le mani me le sono sporcate, con sportello migranti, manifestazioni, presentazioni, dibattiti, confronti e scontri qui a Brescia), è un’altra.

Ed è che gli stati che han compiuto nefandezze paghino: non prendano, ancora, altro, a danno dei paesi del terzo mondo e pure delle società di arrivo. Cioè uscendone sempre loro, i forti, vincitori, e spandendo tra i deboli miseria e deprivazione, distruggendo quello che, almeno qui in occidente, era stato costruito.

Io non voglio che i migranti vengano usati come grimaldello inconsapevole per distruggere lo stato sociale occidentale – ma che lo si tuteli, e si aiutino i paesi dell’Africa e del medio oriente a costruire qualcosa di simile, nel modo che loro vogliono e che è adeguato alla loro storia e società.

Infine interviene anche Aboubakar:

Leggere il mondo con gli strumenti di chi è alla base delle contraddizioni è uno dei limiti di tante analisi.

Domando:

Non è molto chiaro, almeno per me.Pposso chiederti cosa intendevi, e di argomentare rispetto a ciò che ho scritto io e altri tuoi “lettori”? Se il dibattito ti sembra utile – a me, sembra eccome.
[spero seguiranno sviluppi]
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One thought on “Faccia a faccia sull’immigrazione

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