Ritorno alle origini

Per le vicissitudini della vita, sto preparando un esame di Storia della lingua latina, sull’Eneide. Sto scoprendo molti aspetti della latinità che non avevo approfondito né mi avevano affascinato al liceo, o all’università. E magari ne scriverò.

Ma l’esame mi ha fatto venire voglia di andare ancora più indietro, alle origini – così mi sto rileggendo L’Iliade. Che è di una bellezza ancora più scabra e toccante di quanto ricordassi.

Ho pensato quindi di condividere qui le letture più belle. Semplicemente, senza commenti. Perché è già tutto già qui.

Se vi va, allora, prendetevi cinque minuti, in silenzio, nella tranquillità della vostra cucina o di una panchina. E lentamente percorrete ogni parola, lasciandovi scivolare indietro, ai tempi dei miti e della verità… Continua a leggere

Ius soli, cittadinanza e multiculturalismo

Vi prego, smettetela di postare video strappalacrime o elenchi di bambini di 100 nazioni diverse che si sentono italiani, per asfaltare chiunque sotto la divina santità dello ius soli.

Buttate così in melodramma un nodo importante, e lo fate nel modo peggiore: strumentalizzando qualcosa che dovrebbe essere libero, le emozioni, superficializzandole e usandole a mo’ di pialla indistinta che cancella senso critico e profondità sentimentale.

Lo ius soli è un fatto politico, che naturalmente coinvolge persone e sentimenti – ma su cui bisogna non commuovere, ma argomentare con ragionevolezza. E per ragionevolezza, intendo un insieme di ragione e sentimento – perché anche nei sentimenti esiste la ragionevolezza, il merito, la profondità.

Insomma: non sputtanate una causa importante, per sé e per le riflessioni che potrebbero accompagnarla.

Non trasformatela, come tutto il resto soprattutto negli ultimi anni, soprattutto su facebook, in un cancan indegno di flatulenza e “presa in ostaggio” emotiva; non aggiungeteci robe che con lo ius soli non c’entrano; non usate i bambini per riempire i vostri bisogni o raccontare il vostro vissuto; non usateli come ariete per battaglie che neanche sapete dove ci e li stanno portando.

Questo è ciò che avevo scritto stamattina in facebook – ma poi ho pensato che la questione richiedeva qualche approfondimento.

Se vi va, ecco un tentativo. Continua a leggere

Pride e domande

Oggi a Brescia c’è il Pride.
Non ho aderito, non ho messo “mi piace” alla pagina, non parteciperò.
 
Se mi conoscete lo saprete, ma lo ribadisco: probabilmente l’unica certezza che ho nella vita, e con la quale sono sicura di morire, è che tutte le persone nascano uguali, e debbano avere pari rispetto e opportunità di realizzazione personale, sociale, economica, insomma umana.
 
Tuttavia, altra cosa è l’elaborazione politica, la traduzione pratica e collettiva di questa certezza.
Che deve basarsi sul reale, sull’analisi, sul contesto, sugli altri e su altre battaglie, sulla consapevolezza delle forze in gioco.
 
E invece in molte battaglie LGBT riscontro una chiusura totale (certo frutto anche dei beceri attacchi di forze davvero discriminanti), posizioni ideologiche incontestabili, apriori intoccabili.

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La passività lamentosa e il bianco soggettivo: le nuove categorie della (non) lotta

Vorrei dire una cosa che forse risulterà impopolare – e per questo preciso, per chi non mi conosce, che non c’è niente di più lontano dal mio modo di pensare, dai miei “valori”, dell’impostazione totalmente causativa, all’americana, alla “puoi ottenere tutto quello che vuoi”, “chi s’impegna poi ce la fa”, “i migliori prima o poi emergono”, col conseguente e immancabile corollario “solo gli stupidi e i pigri non ce la fanno e quindi solo tu sei causa del tuo male”.

Eppure, anche l’opposto è altrettanto fuorviante e, in fin dei conti, controproducente. Cerco di spiegarmi con un esempio concreto.
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