Pannella, la sinistra, lo spirito critico, ovvero: chi è più morto

Il profluvio di odi a Pannella da parte della sinistra (l’ultimo profeta della democrazia, il campione dei diritti, requiem for a dreamer, ora insegna agli angeli a bestemmiare…) la dice molto, molto lunga sullo stato di salute della sinistra stessa, oggi. Che si rivela, senza allargare troppo il discorso, totalmente incapace della benché minima analisi del reale – figurati di una trasformazione del reale.

È sparita, insomma, la parte più semplicemente politica di questa “area”, che ormai non è che un relitto incoerente, una palla di “ideali” appiccicati gli uni agli altri, completamente sradicati, frutto di rimembranze di lotte, di senso del sacrosanto giusto, di una santa superiorità morale basata su degenerazioni emotive pericolose e irresponsabili.

Comunque, torniamo all’evento scatenante. Su Pannella, verso il quale nutrivo, per sprazzi di ricordi, una certa diffidenza, mi è venuta voglia d’informarmi meglio in questi giorni, e non per la sua morte. Piuttosto, lo stimolo mi viene dalle dichiarazioni all-partisan di politici e “intellettuali” (è morto Pannella: Saviano sai cosa fare!), agli articoli dai toni osannanti…e grazie ai post che dilagano su facebook, sulle bacheche di compagni vecchi e giovani, ma anche su bacheche più “indifferenti” e scanzonate, per arrivare a quelle decisamente “nere”. E appunto: è l’assoluta compattezza del “giudizio” postumo, il pensiero unico del tutto istintuale e emotivo (emotivo in senso “degenerato”), che mi allerta.

Il risultato? Beh, dopo un paio di giorni di approfondimenti, non riesco davvero a capire come si possa arrivare ad un simile assurdo. Perché, pur nel momento di patologica paraculaggine collettiva del post-mortem, basta anche solo uno sguardo veloce alle fonti online, e la patina di ribellismo di Pannella si scioglie senza resistenze, rivelando la puzza di conformismo, liberismo e intrinseco classismo totale.

Sì, conquiste civili roboanti, ma davvero qualcuno crede che saremmo rimasti al medioevo, senza di lui? Non è che “le ha fatte lui” queste conquiste – se n’è fatto portavoce, bene, bravo, ma come? In che contesto? Su che orizzonte politico, di intenzioni, su che piano programmatico? A me pare che queste conquiste siano state portate avanti in una prospettiva “tagliente”, escludente, che gettava un focus ossessivo solo su quelle…e appunto ombra, o addirittura disprezzo e attacco alle conquiste politiche e sociali.

Cosa intendo? Beh, che lottare per i diritti individuali può essere fumo negli occhi e ritorcersi contro gli individui stessi, se questa lotta è funzionale ad una visione della società non egualitaria, classista, o anche solo a-politica. È qualcosa, d’altronde, di molto attuale – insomma, saranno sicuramente felici i gay disoccupati, sottoccupati, sfruttati (cioè il 90% dei gay), di potersi pacsare.

Tanto per dire, si confonde un “libero pensatore” con uno che affermava: “L’ideologia te la fai tu, con quello che ti capita, anche a caso”. Tutto individuale, tutto disimpegnato, tutto casuale – ossia: negazione o indifferenza al reale, allo storico, al collettivo.

Ma non ho voglia di deprimermi e deprimervi. Vorrei solo, davvero, disperatamente!, che un minimo di coerenza, di logica, di semplice REALTA’, rientrassero dalla finestra, visto che sono stati cacciati fuori da ogni porta a calci nel sedere.

Ecco allora un elenco di alcuni fatti reali su Marco Pannella.


Pannella ha definito il governo Monti “ un felice incidente occorso, imposto dalle cose, al Regime partitocratico”


Pannella si è fatto finanziare, allegramente, dai Gelli (quel Gelli) e da quella razza di speculatore bastardo, finto pentito megalomane, che è George Soros (uno che, per sport e ovviamente arricchimento, si divertiva a speculare e mandare in crisi le monete nazionali, dalla sterlina inglese al ringgit malese, rischiando di mandare sul lastrico un intero Stato)


Pannella auspicava, nella sua dichiarazione d’intenti preparata quando voleva candidarsi alle primarie PD 2007: “abolizione del contratto collettivo nazionale; fuori le partecipazioni statali da Confindustria, liberalizzazioni dei servizi, anche a livello locale; […] abolizione cassa integrazione straordinaria; abolizione art. 18 Statuto lavoratori; Abolizione del valore legale titoli di studio”.


Pannella spalleggiava la Bonino, quando questa affermava: “deve essere chiaro a tutti che la libertà da affermare per gli europei del duemila sarà sempre più quella di potere avere libertà di scelta come consumatori ed utenti tra una molteplicità di opzioni in un mercato concorrenziale“.


Pannella professava un filoamericanismo imbarazzante. Per dire, partecipando a manifestazioni pro-USA immaginava robe simili: “Srotoleremo dal Pincio o da un aereo uno striscione immenso, lungo una quarantina di metri, con le bandiere di Stati Uniti, Gran Bretagna, Israele e la nostra, quella con Gandhi”.


Pannella professava un sionismo raccapricciante, accecante, se gli faceva affermare convinto che “Gli israeliani sono gli unici che nel Medio Oriente pratichino la democrazia e rispettino in condizioni di normalità le libertà civili”. Nel 2011, per dire, interruppe uno dei suoi digiuni, avviato “affinché l’Italia torni ad essere una democrazia”, quando gli comunicarono che l’81% degli israeliani vorrebbe entrare nell’Unione europea, idilliaca prospettiva che lo stesso Pannella aveva ripetutamente caldeggiato (qui il video – tra l’altro, ho difficoltà cognitive nel rilevare il legame fra la democrazia in Italia e il risultato del sondaggio…)


Pannella ha condotto una odiosa battaglia per l’innalzamento dell’età pensionabile, camuffandola sotto la formula politicamente corretta di “patto generazionale”. Ad un comizio affermò: “La pensione che era una battaglia di liberazione 60 anni fa, oggi rischia di essere una condanna alla morte civile…Noi dobbiamo rivendicare il diritto del tempo libero e del tempo di lavoro in un ambiente diverso. Per tutti. A 70 anni si è giovani se si vuole”.


Pannella affermava, con candore (ed oggi questo suo “pensiero” rimpalla di bacheca in bacheca):

Io amo gli obiettori, i fuori-legge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i nonviolenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione.

Scusate, ma non riesco a trattenere le domande: come riuscite a non vederci un compiacimento dell’individualismo più inutile e ottuso? Un’esaltazione ultraborghese e pacchiana dello sbandato/drogato/emarginato, che non si discute minimamente non sia da rispettare umanamente, ma che rappresenta un sintomo sociale, non un’occasione di sega mentale individuale – e invece è bene continui a restare tale, pittoresco e innocuo, e non prenda mai nessun tipo di coscienza di classe, e poi tanto nella merda ci sta lui…? Com’è possibile non cogliere che questo, invece, è quanto di più domestico, atomizzante e gestibile possibile, gradito al massimo grado alla società neoliberista e neoliberale nella quale abbiamo la fortuna di vivere?


 

Mi fermo qui. Credo possa bastare a aprire domande, confronti, comprensioni del reale.

Per concludere, riprendendo solo due analisi. La prima, espressa in un testo di analisi sulla situazione politica italiana di qualche anno fa, è di Costanzo Preve (che non è diventato il mio idolo: semplicemente, in assenza del benché minimo spirito critico, le sue riflessioni sono come acqua nel deserto):

In quanto ai radicali (Pannella und Bonino) non li considero personalmente una forza politica, ma un elemento culturale di profonda corruzione civile ed umana, avanguardia di un individualismo estremo ed anomico. In parola semplici, ripugnanti.

La seconda è di Stefano Azzarà, docente di Storia della filosofia politica presso il Dipartimento di Scienze dell’Uomo dell’Università di Urbino, e una miriade di altre cose:

Bussola politica ineguagliabile, dove stava lui bisognava stare dalla parte opposta.

Perché con lui c’erano sempre gli interessi dei padroni e le bombe degli americani, per quanto camuffate da diritti individuali e da quel genere di libertà che è prevalentemente libertà di consumo per chi può permetterselo ma libertà di desiderio e di immaginario per chi può solo osservare il consumo altrui.

Lascia però – che culo! – innumerevoli nuove bussole, nello stesso modo in cui i gattopardi lasciarono le jene: la sinistra tutta, dopo averla sderenata a colpi di referendum e di retorica. Una sinistra che va perciò ora da Forza Italia al PD a Toni Negri a Rifondazione.

Non possiamo dunque sbagliarci: ce lo meritiamo, Marco Pannella Padre della Patria.

 

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