Norvegia – dalla A a chissà dove!

Le strade della vita sono infinite, e nella mia vita c’è un sentiero che forse non sarà nemmeno battuto…ma se dovesse portare in un Paese Scandinavo, volete che una curiosa / ansiosa cronica come me non abbia la smania di scoprirne e capire il più possibile?

Dopo essermi imbattuta nelle vignettine di “Scandinavia and the World“, che mi hanno aperto un intero universo storico, aneddottico, antripologico, e dopo essermi data alla letteratura norvegese, ma anche a quella islandese (ho appena finito il grande romanzo Gente indipendente), ho incrociato il blog Norvegiani: dateci un occhio, è davvero molto bello – almeno, se apprezzate descrizioni di vita quotidiana che vi facciano davvero immaginare  vivano le persone a latitudini diverse dalla nostra.

Si dà il caso che l’autrice del blog, Camilla Bonetti, abbia scritto di recente una guida atipica della Norvegia: Dalla A alla Å – Norvegia: istruzioni per l’uso. Il libro è organizzato come una rubrica di parole-nucleo, che illustrano la vita e le abitudini più esemplificative della Norvegia e dei norvegesi…naturalmente, l’ho comprata e letta subito!

La prima cosa che ho pensato è: beh, è scritto bene – e detto da una scrittrice pignola e gelosa, vale. Non significa che l’autrice sia Proust; semplicemente, ha quella proprietà della lingua data da letture, amore e talento linguistico che rendono piacevole, utile e stimolante la lettura. Ovvio: se volete leggere un bel romanzo serve anche il talento letterario, e allora vi consiglio il mio. Modestamente).

Secondo: Camilla Bonetti è una persona ragionevole. Non è un finto complimento, sul serio – non è come dire “simpatica” a una ragazza bruttina. Di questi tempi, è uno dei più grandi complimenti che io possa fare ad una persona. Con “ragionevole” non intendo che sono d’accordo con tutto quanto scrive, con le brevi analisi delle situazioni o le prese di posizione che esprime. Però, le trovo sempre ponderate, frutto di considerazioni e informazioni complete e insieme originali, personali.

Il succo è: compratelo, leggetelo, godetevelo.

Se però volete un’anteprima (un assaggio personale, non una panoramica o uno specchio della Norvegia…leggetevi il libro!), ecco le parole-nucleo che mi hanno più divertita o incuriosita. Sono sicura che piaceranno anche a voi.

 


ALENE – SOLI E BEN ACCOMPAGNATI

Sono molto indecisa. La descrizione dell’attitudine media dei norvegesi nei confronti degli altri da un lato mi attrae, dall’altro mi spaventa.

Mi attrae, perché la ritrosia di norvegesi è anzitutto una garanzia di sicurezza, di salvaguardia dell’identità altrui: per essere ciò che sei, anzitutto non devi essere minacciato dall’esterno, e egualmente non devi invadere lo spazio altrui.

Inoltre, i modi che vengono descritti come lontani da quelli italiani, spesso li riconosco come più vicini alla mia indole. E appunto: se (eventualità non assurda) mi trovassi a vivere in un Paese Scandinavo, non finirei per diventare ancora più riservata, nel primo approccio, di quanto non sia già? Un po’ “gnegnegné”, come mi disse ai tempi dell’Erasmus un’amica napoletana: “E poi certo che i ragazzi non ti cagano”. Touchée, la lombarde.

Comunque, Camilla Bonetti racconta di come il sogno di tutti i norvegesi sia lo scompartimenti libero sul treno o sull’autobus, e di come, in caso contrario, cerchino in ogni modo di non comunicare direttamente col “compagno” di viaggio. Tuttavia, non si tratta esattamente di misantropia, ma di diversa concezione della socializzazione – a quanto leggo, sembra che si socializzi quasi solo tramite canali prestabiliti: la scuola, il lavoro, gli hobby, il volontariato. Insomma: siamo qui per essere compagni di corso, quindi ci conosceremo, quindi possiamo socializzare.

Inoltre, i norvegesi non sembrano passare più tempo da soli di quanto ne passiamo noi, anzi: vanno all’asilo, nell’80% dei casi, già al compimento del primo anno di vita; i single sono molto pochi, le famiglie numerose; i rapporti di amicizia sono davvero molto significativi (se hanno superato le barriere sociali che vigono fra estranei e conoscenti, si tratta di certo di relazioni importanti!).

Per superare le norme sociali più rigide, soprattutto fra estranei, c’è sempre l’alcool, che scorre a fiumi nei weekend, e internet.

Beh, in definitiva credo che, anche se non sono una simpaticona ultrasocievole, faticherei ad abituarmi ad un contesto nel quale non è favorito o concepito poi tanto un approccio motivato non da fini precisi e concreti (dall’abbordaggio, al confronto sull’insegnante dei propri figli o allo scambio di informazioni durante il corso di cucina); un approccio fine a se stesso, o meglio finalizzato alla conoscenza reciproca. Far due parole per ascoltare storie, conoscere realtà diverse o simili alla propria; andare oltre il proprio cerchio ristretto di amici e vissuti.

Ma chi può dirlo – magari, non sentendomi un’aliena visto che anche gli altri sono riservati come me, riuscirei all’opposto ad essere più cautamente socievole. E a quanto scrive Camilla Bonetti, con i giusti modi, con il rispetto e la tranquillità, i norvegesi sono in realtà aperti e curiosi.


BARNA – I PICCOLI NORVEGESI.

Riguardo ai (molti) bambini che i norvegesi sfornano, Camilla Bonetti racconta di come essi vengano allevati con più tranquillità dei corrispettivi italiani. E’ un atteggiamento che avevo notato anche io in Francia – se un bambino cade al parco giace solitamente lì, abbandonato, tanto che più di una volta ho avuto l’istinto di soccorrerlo, e sempre mi guardavo attorno cercando il genitore degenere…E a proposito dei bambini norvegesi:

Il piccolo di casa che si arrampica lungo il tronco di una pianta e dondola seduto a cavalcioni di un ramo, sotto lo sguardo compiaciuto di papà, è per noi qualcosa di impensabile. Potrebbe cadere, potrebbe farsi male, potrebbe spaventarsi, potrebbe sporcare i vestiti. Se succede, rispondono i norvegesi, imparerà qualcosa. Se non succede, acquisterà fiducia in se stesso.

Touchée, l’italienne.

Inoltre, i bambini norvegesi sembrano avere la curiosa caratteristica di essere insonorizzati. Cari, dolci bambini norvegesi…


INNVANDRERER – I NUOVI NORVEGESI

In realtà, di questo paragrafo mi ha colpito più la parte sull’emigrazione norvegese che quella sull’immigrazione.

Infatti, non immaginavo che la popolazione norvegese emigrata fosse tanto consistente, né che quella norvegese sia, dopo la irladese, la seconda comunità immigrata più numerosa negli USA. Scrive l’autrice:

Tra il 1825 e il 1925 più di 800.000 norvegesi, un terzo della popolazione dell’epoca, si stabilirono nel Nord America. […] Sembra incredibile, ma oggi si trovano più norvegesi in America, quattro milioni e mezzo, di quanti non ve ne siano nella stessa Norvegia, cinque milioni di abitanti di cui 700.000 immigrati.

Non sapevo nemmeno, a dire il vero, che  la Norvegia avesse una percentuale di immigrazione tanto importante, quasi il 15% della popolazione. Le nazionalità più rappresentate sono, nell’ordine: polacchi, svedesi, lituani.


YDMIKHET – LA REGOLA DELL’UMILTA’.

Camilla Bonetti scrive che l’umiltà è un tratto caratteriale molto apprezzato in Norvegia, in opposizione “all’atteggiamento arrogante di chi non vede le proprie debolezze”. Questo principio ispira un po’ tutto il complesso del “giudizio sociale”, di ciò che, non saprei come altro dirlo, è considerato bene essere e fare individualmente e rispetto agli altri. Ho trovato la descrizione di queste attitudini molto interessante, poiché in un certo senso diametralmente opposta al “giudizio sociale” italiano.

Parliamo sempre in termini generici, certo, ma al tempo stesso esistono delle caratteristiche comuni dei popoli, dei tratti identitari e di auto-rappresentazione. E la riflessione in merito serve, credo, non a eleggere il “modello” più saggio, ma a capire anzi che ogni modello ha i suoi rischi, le sue pressioni, e che quindi sarebbe bene imparare a graduare i giudizi e le “richieste”. Mi spiego meglio: mi pare che spesso, in Italia, questi discorsi siano inquinati da un malposto senso d’inferiorità nei confronti degli Stati Nordici. E invece c’è molto di buono nella nostra società, e per migliorare ancora non dobbiamo certo farci schiacciare da modelli altri che sarebbero improponibili da noi, e che inoltre hanno i loro difetti e le loro ricadute negative.

L’ho pensato in particolare leggendo il “decalogo sociale” che lo scrittore Aksel Sandemose inserisce nel suo racconto Il fuggitivo incrocia le sue tracce. Inizialmente le regole rassicurano, sono effettivamente garanzia di una tutela di base da sorpusi, arroganze e ingiustizie. Ma man mano si legge, uno strano senso di fastidio s’insinua nei pensieri, o almeno nei miei…

  1. Non pensare di essere speciale
  2. Non pensare di essere migliore di noi
  3. Non pensare di essere più intelligente di noi
  4. Non pensare di essere meglio di noi [ok, l’ho capito già al punto 2!]
  5. Non pensare di sapere più di noi
  6. Non pensare di essere più importante di noi
  7. Non credere di essere bravo in qualcosa
  8. Non ridere degli altri
  9. Non pensare che a qualcuno importi di te
  10. Non pensare di poter insegnare qualcosa agli altri

Eccaccacchio!, ma allora che ci sto a fare con gli altri! Me ne vado su un eremo e chi s’è visto s’è visto!

Ecco, in realtà Sandemose e precisò che si trattava di regole caricaturali, ma è anche vero che

“il Janteloven [dal nome dell’immaginaria città di Jante, in cui è ambientato il racconto] è stato riconosciuto dai paesi scandinavi come lo specchio dei codici sociali vigenti nell’area, risultati dalla tradizione culturale di impronta protestante mescolatasi con la cultura scandinava tradizionale”.

E in effetti, secondo l’autrice della guida, è percepibile la volontà dei norvegesi di costituire un gruppo sociale omogeneo. Questo non può che determinare, anche, l’isolamento di chi si sente diverso, e trasformarsi in giudizio, in pressione paradossalmente più schiacciante che nel caso di un giudizio esplicito.

Inoltre, è chiaro che la pressione all’omogeneità non nuoce solo agli individui, perché “quello che l’evoluzione umana ha mostrato nei secoli e dimostrato ancora di più nell’ultimo secolo, è quanto la differenza soggettiva sia la chiave per il progresso collettivo”. E non è solo il giudizio sociale a togliere ai norvegesi la voglia di “uscire dagli schemi”, rischiare, eccellere – in mancanza di necessità economica, infatti, il gioco non vale poi tanto al candela. Avendo in ogni caso la prospettiva sicura di un decente lavoro e di decenti condizioni di vita, perché dovrei darmi tremendamente da fare, chessò, studiando per diventare medico? E non a caso, in Norvegia sono molto ricercati i professionisti qualificati…

Di sicuro, comunque, le ricadute negative dell’umiltà estrema sono evidenti agli stessi norvegesi – almeno qualcuno prova ad aprire un dibattito, ad esempio redigendo un Anti-Janteloven:

  1. Tu sei eccezionale
  2. Il tuo valore è inestimabile
  3. Esiste qualcosa che sai fare solo tu
  4. Tu hai qualcosa da donare agli altri
  5. Hai fatto qualcosa di cui puoi essere orgoglioso
  6. Possiedi in te grandi risorse ancora da scoprire
  7. Tu sei capace di qualcoa
  8. Tu sai accettare gli altri
  9. Hai le capacità di capire e imparare dagli altri
  10. C’è qualcuno che ti ama

Un dialogo fra questi due decaloghi mi sembra quanto di più positivo ci possa essere, per trovare la propria identità e il proprio modo di relazionarsi agli altri – in entrambi i casi, la considerazione e il rispetto di sé e degli altri non possono che andare di pari passo, e questo per il bene tanto di sé che degli altri.


SPUNTI VARI

  • STAKKARS OSS SOM BOR I OSLO: ossia “povere noi che siamo nate a Oslo”. Camilla Bonetti racconta che i norvegesi non residenti a Oslo mostrano profonda pena e compatimento per i cittadini della capitale. Beh, due ragazze, stanche di questi pregiudizi sulla città, hanno creato un blog nel quale mostrano con sarcasmo la dura vita degli abitanti di Oslo: parchi in fiore, belle stradine, il panorama del mare, le piste da sci raggiungibili in metropolitana e tante altre sfortune.
  • HURTIGRUTEN: gli antichi battelli postali, che a fine ‘800 hanno abbattuto i tempi di attesa per le missive e le spedizioni da un capo all’altro del Paese, oggi sono convertiti a navigazione turistica. Il tragitto, da Bergen a Kirkenes, al confine con la Russia, sembra offrirescorci davvero mozzafiato. Per la cronaca, la Norvegia è molto più “lunga” dell’Italia – non so, io mi immaginavo il contrario: più di 1.700 km, contro i 1.300 dell’Italia, dal Brennero a Lampedusa.
  • FROGNERSETENEN CAFE’: al capolinea di una metro di Oslo sorge questo ristorante tradizionale. Il sito illustra molto bene gli spazi interni (con una visita guidata che francamente risulta un po’ macchinosa…), i piatti, la splendida vista del Frognerseten Café.
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3 thoughts on “Norvegia – dalla A a chissà dove!

  1. Ciao Giulia, ci ritroviamo qui dopo i tuoi commenti al mio post sui Norvegiani, ancora una volta sul tema Norvegia 🙂 Che bello leggere la tua recensione alla guida semiseria “Dalla A alla Å”, che ho appena finito di leggere per la seconda volta. La tua analisi e’ molto attenta e si direbbe quasi che tu conosca la Norvegia da molto piu’ che dalle tue letture. Sono sicura che piacera’ molto anche a Camilla. Vorrei spendere due parole sulla presunta “freddezza” dei Norvegesi, che potremmo chiamare meglio “socievolezza con precise regole”. I sardi medi come me non sono molto diversi dal norvegese medio. Ci sediamo il piu’ possibile gli uni lontani dagli altri, gesticoliamo poco (rispetto ad altri italiani), non attacchiamo bottone con gli estranei, e men che mai in autobus. Tutti commentano queste “stranezze” norvegesi che per me sono normalissime. E poi, anche in Norvegia ci sono le eccezioni. In tre anni qui mi e’ capitato diverse volte che dei norvegesi NON UBRIACHI mi rivolgessero la parola al di fuori delle situazioni “consentite”.
    Comunque servirebbero otto alfabeti per descrivere tutto cio’ che di norvegese e’ esotico ad occhi italiani. Quando verrai a Oslo, perche’ sento che ci verrai, spero che avremo occasione di conoscerci. Sarebbe un piacere mostrarti gli aspetti meno turistici della citta’, il suo vero cuore, o meglio i suoi tanti contrastanti aspetti. Il capitolo O come Oslo e’ uno dei miei preferiti. E chi vive qui, come fa capire Camilla tra le righe, e’ ben altro che da compatire 🙂
    Per finire, sono molto curiosa di leggere il tuo romanzo, di cui ho letto qualcosa nel tuo blog e mi ha incuriosito molto. Lo trovo in libreria in Italia?

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    • Ciao Rossana. Grazie della risposta. Sì, l tue parole mi confermano l’impressione che avevo avuto leggendo il libro di Camilla ed altri. Direi che di media anche noi lombardi (o forse i bresciani, più “alla buona” dei cugini ricchi milanesi o dei già un po’ emiliani mantovani) siamo “socievoli con regole precise”!
      Sicuramente visiterò la Norvegia, e chissà che invece la visita duri più del tempo di una vacanza.
      Sì, il mio romanzo è ordinabile in qualsiasi libreria. Se ti dicono di no MENTONO, perché la Ensemble è una casa editrice piccola e a molti non va né di ordinare un singolo romanzo, né di fare un ordine più consistente di testi poco “pubblicizzati”.
      In alternativa, puoi ordinarlo direttamente sul sito della casa editrice: http://edizioniensemble.it/echos/93-gelem-gelem-9788868810559.html?search_query=gelem&results=1
      Grazie ancora e a presto!

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  2. Pingback: Hjemme i Norge: la Norvegia da dentro | CrosScritture

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