Un video curioso

Che dire: per psico-appassionati come me è davvero interessante “dialogare” così con un gigante come Jung – un “bello spostato pure lui”, come si è espressa una psicoterapeuta di mia conoscenza. E in effetti la personalità di Jung è quanto di più poliedrico si possa immaginare, e non solo in senso positivo.

Jung violento e pauroso di questo aspetto della propria indole – in una rissa prende un compagno di università per i piedi e facendolo roteare ne gambizza altri quattro; o ancora, e quasi pacificamente, afferma, “avrei certamente ucciso quell’uomo [un professore] se l’avessi incontrato in un vicolo”. Jung che teme le intuizioni di Sabina Spielrein, sua paziente, poi amante, e insieme allieva “traditrice” perché vicina a molte posizioni di Freud, intuizioni capaci di rimettere in discussione posizioni di una scienza ancora fragile, in quanto neonata, come la psicanalisi…ma che come Freud ne trae spunti geniali,  davvero fondamentali, senza riconoscere mai la “paternità” della Spielrein. Jung che, terrorizzato dalla possibilità che Sabina distrugga la sua credibilità di luminare della psicanalisi, rivelando quanto sia difficile gestire il rapporto paziente-psicanalista, o distrugga l’idea che Freud ha di lui, nega la relazione fino all’ultimo, lasciando che Freud la creda una mitomane. Jung e le sedute spiritiche, Jung e l’esoterismo, ma insieme Jung critico nei confronti di Freud proprio, tra l’altro, per la mancanza di scientificità del metodo freudiano.

Beh, vi lascio godere in pace le dirette parole di Jung, ma sottolineo alcuni passaggi che mi hanno fatto riflettere in particolare.

Su Freud e l’importanza della storia:

Non condividevo parecchie delle sue idee. Principalmente il suo approccio esclusivamente personale, e la sua noncuranza per le condizioni storiche dell’uomo. Vede, noi dipendiamo largamente dalla storia. A formarci è l’educazione, l’influenza dei genitori, il che non è affatto sempre e soltanto personale. I genitori stessi hanno pregiudizi, o sono influenzati da idee di origine storica, o da quelle che si chiamano le dominanti, e questo è un fattore decisivo in psicologia. Noi non siamo né dell’oggi né di ieri: siamo di un’era immensa.

Sui tipi psicologici, e in quale Jung si identifica:

Naturalmente ho dedicato molta attenzione a questa spinosa questione! Vede, il tipo non è una cosa statica, si modifica nel corso della vita. Ma io indubbiamente ero caratterizzato dal pensiero. Ho sempre pensato, fin da piccolissimo, e avevo anche molta intuizione. E una certa difficoltà col sentimento, e il rapporto con la realtà non era dei più brillanti. Mi trovavo spesso sfasato rispetto alla realtà delle cose.

Alla domanda dell’intervistatore, se Jung preveda una Terza Guerra Mondiale (quando aveva in analisi molti pazienti tedeschi, Jung aveva previsto in termini piuttosto precisi l’avvento della Seconda), egli risponde che al giorno d’oggi (cioè dell’intervista, 1959) è molto più complesso decifrare i segni dell’inconscio, perché le paure e le pulsioni sono maggiormente esplicitate. Se molti pazienti sogniano la guerra in un’epoca in cui nessuno esplicitamente teme la guerra, il segno è chiaro; se in un’epoca terrorizzata dalla guerra tutti sogniano la guerra, non si può agevolmente capire se questo, nell’inconscio, corrisponda a una pulsione bellica effettica (non ho formazione psicologica, quindi questo è come io ho capito il discorso di Jung). Ma ciò che è interessante, a mio parere, è come Jung prosegue:

 Una cosa però è sicura: è imminente un grande cambiamento del nostro atteggiamento psicologico. Questo è certo. Perché ci serve di più, abbiamo bisogno di più psicologia. Abbiamo bisogno di capire meglio la natura umana, perché l’unico vero pericolo esistente è l’uomo stesso. E non sappiamo niente dell’uomo, o troppo poco: dovremmo studiare la psiche umana, perché siamo noi l’origine di tutto il male a venire.

E infine Jung risponde a questa domanda: il progresso tecnologico condurrà all’annullamento dell’identità individuale in una “personalità collettiva”?

Non mi sembra possibile. Credo che ci sarà una reazione contro questa dissociazione collettiva. Vede, l’uomo non sopporta all’infinito il proprio annullamento. Se penso ai miei pazienti, loro vogliono tutti trovare la propria esistenza e garantirla contro questa totale atomizzazione verso il nulla o verso l’assenza di senso. L’uomo non può sopportare una vita priva di senso.

Intervista completa a C.G. Jung con sottotitoli in italiano:

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