Timidezza e dignità: la letteratura scandinava

Scoprire il Nord non poteva non significare, per me, passare anche dalla letteratura.

Conoscevo già qualcosa: Loe (Norvegia) con Naif. Super e Doppler. Vita con l’alce, e anche Paasilinna (Finlandia) con L’anno della lepre e…e basta. Poco niente, insomma. E quel poco tutto positivo, ma un po’ troppo “icastico”, davvero: perché l’essenziale può essere più evocativo e potente del discorso dettagliato, profondo, ma può anche rischiare di non dire niente, o di dire qualcosa che svanisce dopo poco. Continua a leggere

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Tutta la curiosità che ho da dare

Ma esattamente, chi ve l’ha detto che “tutto l’amore che ho” lo dovete proprio dare?
Tenerne un po’ per voi / non solo per una persona / non solo fine a sé stesso?
E parallelamente investire un po’ anche in “tutte le considerazioni che ho”, “Tutta la curiosità che ho” [non per forza da dare]?

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Scandinavia and the Word

In questi mesi sto scoprendo i paesi Scandinavi – no, non è stato per predilezione personale. Eppure, ci sono flash di fatti, abitudini, curiosità che mi restano impressi e mi affascinano: la lingua islandese, probabilmente l’unica, assieme all’italiano, ad essersi conservata incredibilmente simile a mille anni fa soprattutto grazie alla scrittura; la desolazione nitida di certi paesaggi, che fanno paura e / perché riportano alle origini di tutti i sensi, dove forse c’è un grande senso senza parole, oppure un gelido, semplice non senso; l’idea che esistano Stati, in particolare la Norvegia, che hanno la precisa, esplicita politica di creare posti di lavoro anche dove non c’è bisogno – certo non tanto per buon cuore, ma perché è un modello economico che funziona, ma tant’è, questo influenza tutto il modo di pensare la società, di pensarsi… Continua a leggere

L’avventura di un fotografo

“Perché una volta che avete cominciato”, predicava “non c’è nessuna ragione che vi fermiate. Il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto ci appare bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata, è brevissimo. […] Basta che cominciate a dire ‘Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!’ e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia […]

Per chi vuole recuperare tutto ciò che passa sotto i suoi occhi”, spiegava Antonio anche se nessuno lo stava più a sentire, “l’unico modo di agire con coerenza è scattare almeno una foto al minuto. […] Voi invece pretendete ancora di esercitare una scelta. Ma quale? Una scelta in senso idillico, apologetico, di consolazione, di pace con la natura la nazione i parenti. Non è soltanto una scleta fotografica, la vostra; è una scelta di vita, che vi porta a escludere i contrasti drammatici, i nodi delle contraddizioni, le grandi tensioni della volontà, della passione, dell’avversione. Così credete di salvarvi dalla follia, ma cadete nella mediocrità e nell’ebetitudine”.

Italo Calvino

La verità, vi prego, sul genere

Non voglio divagare in questo articolo. Non voglio parlare dell’attualità italiana, delle adozioni, del “gender”. Come sto facendo negli ultimi post, provo semplicemente a stabilire basi per un’analisi, applicandomi a un argomento preciso.

Questo argomento è il genere sessuale.  Continua a leggere

Un video curioso

Che dire: per psico-appassionati come me è davvero interessante “dialogare” così con un gigante come Jung – un “bello spostato pure lui”, come si è espressa una psicoterapeuta di mia conoscenza. E in effetti la personalità di Jung è quanto di più poliedrico si possa immaginare, e non solo in senso positivo. Continua a leggere