C’è del marcio in Danimarca – ma non è razzismo

Una veloce riflessione, che mi viene dalla lettura di commenti e articoli di questi giorni sul “caso” Danimarca: quei cattivoni dei danesi vogliono sequestrare ai richiedenti asilo eventuali beni da loro posseduti. Naturalmente il sollecito Mauro Biani si è buttato come una mosca sapete dove, e ne ha tratto una delle solite vignette strappa-indignazione (e blocca-riflessione):

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Ciò che, come sempre negli ultimi tempi, mi lascia sconcertata, è la mancanza di approfondimento e riflessione. La questione si perde del tutto, finisce solo in un’allusione maliziosa – si dà ad intendere che l’esproprio dei beni ai rifugiati in Danimarca ricorda la Shoah.

Beh, lo trovo quantomeno disonesto. Provo a fare solo mezza riflessione.

Sotto il III Reich si spogliavano di tutti i loro beni persone private dello status di esseri umani, li si spogliava proprio per questo, perché tanto non erano nessuno – e “in cambio” i fortunati ottenevano la camera a gas.
In Danimarca è stata proposta una legge per utilizzare eventuali beni dei rifugiati “in cambio” dell’accesso al welfare danese, e quindi ad uno status di persona avente diritti: sussidio di disoccupazione, percorso scolastico gratuito, sanità gratuita, corsi di lingue gratuiti, alloggio gratuito…

E’ ovvio che il gesto non suscita simpatia; a me è subito venuto da pensare “che bastardi ‘sti danesi, cercano la monetina a persone in condizioni tremende, invece che recuperare le risorse altrove…e poi i diritti non sono monetizzabili”.

Sì, di principio è così, e bisogna lottare per far sì che il principio si realizzi. Ma è plausibile che questo accada subito, così, solo riguardo ai migranti, in una società come quella danese (o come la nostra)?

E poi scopri che anche un danese, se vuole ottenere un sussidio di disoccupazione, non può detenere oggetti di valore superiori alle 10.000 corone.

Quello che ne deduco è che la misura danese è sicuramente odiosa e poco egualitaria, perché di principio sarebbe giusto, anzi sacrosanto, almeno per i miei valori e la mia visione del mondo, che le risorse le si cercasse dove abbondano, nelle tasche di chi accumula mille volte più del necessario, e lo fa sulle spalle altrui. Ma non è una misura razzista, perché è in linea con le politiche (sbagliate, classiste, tipiche di una società capitalista) della Danimarca.

A questo punto mi resta da capire se il mio discorso, per qualcuno, sia razzista, proprio quando secondo me l’analisi parallela alla sensibilità umana, all’empatia, sia l’unica possibilità di giustizia e antirazzismo che abbiamo.

 

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