Votare il FN?

Di mio dico solo una cosa: mi fate più paura voi del Front National.
Voi “de sinistra” che vi schifate, o annuite tutti saputi come a dire “eh beh, le masse sbagliano, si sa…”; voi che siete pronti a tirar fuori gli attentati di Parigi e il fascismo e la paura per spiegare il successo del FN alle regionali francesi.
E sapete perché mi fate più paura voi?

Perché una volta di più mi fate pensare che non c’è speranza, a sinistra: con questo genere di ironia, o comunque banalizzando e semplificando, spostate ancora una volta, ancora di più le energie mentali dal punto critico, cioè l’analisi della realtà.
Ancora una volta, ci si allontana; ancora una volta, ad un “test storico” (un fatto rilevante, per capire il quale è importante mettere in campo strumenti di lettura utili e precisi) l’analisi a sinistra latita.
E invece, per quanto poco io ne sappia e capisca, credo che il FN stia da anni conquistando consensi non, o non tanto, per una qualche strumentalizzazione della paura, ma perché vede la realtà, la ammette e propone soluzioni precise.
Io posso non condividere queste soluzioni, è chiaro; posso volere soluzioni diverse…ma da dove dovrei partire?
Spiegatemi.
Io, che vorrei soluzioni o almeno tentativi basati su un’analisi del reale (del reale politico, sociale, economico…), io che vorrei soluzioni “giuste” per tutti, soluzioni “di sinistra”, dove la trovo una base politica per elaborare questa analisi, e soluzioni o tentativi?
Ditemelo, sul serio, perché io vedo ovunque una spaventosa assenza di ammissione del reale, e mi sembra chiaro che nessuna soluzione può venire dal disconoscimento di ciò che accade, delle sue cause, delle ricadute oggettive di posizioni, affermazioni o silenzi.
In proposito, mi è stato consigliato questo articolo e vorrei citarne solo una parte: quella in cui Costanzo Preve, filosofo di cui so poco o niente e invece, a quanto leggo, di grande statura, spiega perché avrebbe votato la Le Pen nel 2012 (leggo anche che per Preve, sulla scorta di Rousseau, il paradosso è preferibile al luogo comune nella ricerca della verità). Anticipo che Preve, come scrive lui stesso, ha un “pedigree” di sinistra di tutto rispetto…
Marine Le Pen critica la guerra dell’Iraq (p.37).
Sostiene che la bolla speculativa immobiliare è stata una strategia voluta (p. 36).
Sostiene con Polanyi che il mercato è più utopico del piano (p.26).
Sostiene con Maurice Allais che il liberalismo ha un codice “stalinista” e che il mondialismo è un’alleanza fra consumismo e materialismo (p. 49).
Sostiene con Todd che c’è incompatibilità fra libero scambio e democrazia (p.50).
Sostiene che se c’è qualcosa di “fascista”, questo qualcosa è l’euro (pp. 54-61), affermazione certamente un po’ hard, ma meglio esagerare che sottovalutare.
Le è perfettamente chiara la natura abbietta dell’interventismo umanitario di Kouchner (p. 127).
Si rifà positivamente a Lipovetsky, a Michéa ed a Bourdieu, e cita positivamente sia De Gaulle che lo stesso comunista Marchais.                                                                                                                                                          Ma soprattutto ci sono due punti importanti. In primo luogo, a differenza dei soliti politicanti ignoranti, la Le Pen traccia una vera genealogia teorica del capitalismo liberista, dai fisiocratici a Smith.
In secondo luogo, non lascia dubbi sul fatto che la mondializzazione è cattiva in sé, è un orizzonte di rinuncia (p. 19), il modello americano è al cuore del progetto mondialista (p. 34), il debito pubblico è un buon affare mondialista (p. 72), l’organizzazione europea di Bruxelles è l’avanguardia europea del mondialismo (p. 74), e che infine l’immigrazione incontrollata è parte di un’offensiva economica e culturale del mondialismo (p. 80).
Questa ultima affermazione è particolarmente sgradevole per le anime pie politicamente corrette di sinistra, perché identificata con il razzismo ed il populismo. Bisogna però sapere se essa è fondata o infondata, ed io la considero parzialmente fondata. La Le Pen afferma anche che il sarkozysmo è lo stadio supremo del mondialismo (p. 151), che la nazione non deve essere demonizzata (p. 103), che la scuola e la cultura classica devono essere difese (p. 111 e p. 235), che il popolo è diventato “indesiderabile” e viene sempre accusato di “populismo”, termine vuoto e per questo sorvegliato dalla polizia del pensiero (p. 128).
Sottolineo per chiarezza che la mia dichiarazione “scandalosa” deve essere giudicata solo ed esclusivamente sulla base del libro e dei punti citati; essa non comporta in alcun modo  la condivisione del razzismo e della xenofobia anti-immigrati, con le quali la Le Pen si deve e si dovrà inevitabilmente confrontare sul piano elettorale […].

 

Quello che vi chiedo, a questo punto, è: pensate ancora che i francesi che hanno rivotato la Le Pen ieri siano tutti e totalmente degli ingenui, condizionabili, terrorizzati babbaloni?
Riuscite invece a provare, per qualche secondo, un’altra idea? Ossia che in molti, anche da sinistra, hanno votato FN perché il FN ha fatto un’analisi della realtà che sta schiacciando soprattutto le classi popolari, e ha provato a proporre soluzioni, mentre a sinistra tutti negano, tutti tergiversano, tutti guardano con riprovazione qualsiasi tentativo di nominare alcuni elementi coinvolti nei problemi?
Può essere che un operaio francese su due abbia votato FN anche perché a sinistra semplicemente non si possono nominare le frontiere senza essere accusati di razzismo; l’economia senza essere accusati di anti-europeismo facilone; la sovranità nazionale senza essere accusati di fascismo?

Per concludere, ripeto: le reazioni a questo voto mi hanno confermato, in un certo senso, i motivi (la mia idea sui motivi) di questo voto.
Da sinistra vedo solo sarcasmo fine a se stesso, vuota riprovazione, appello e chiusura, come se bastasse questo, in concetti vaghi (per il modo in cui sono espressi, per l’assenza di analisi precedente e confronto) come resistenza, uguaglianza, dialogo.
Nella mia testa questi valori sacrosanti si ribaltano, diventano una rete pesantissima che immobilizza: tutto è già deciso, la realtà ci si deve adattare perché questi valori sono i più belli, niente può contraddire la loro preminenza.
Sarebbe bello, io penso, se li si potesse costruire davvero, invece. Dal principio.
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