Quattro o cinque cose che ho capito

Allora.
Fatti, parole, percorsi mi han fatto capire che:

– Nessuno può dirmi come mi sento o come dovrei sentirmi
– Come mi sento non è “un problema”; se io, o se voi problematizzate come mi sento, ecco il problema
– Empatia, gran bella cosa, ma con criterio, leggerezza, contesto; altrimenti gran rottura di coglioni, e non solo per me
– Ognuno è: i desideri, il passato, le cadute e risalite, lepaure, i legami, le credenze, la quotidianità, le abitudini, i sorrisi e fastidi, le preferenze e i segreti che ha, E i risultati ottenuti. Mai viceversa, qualsiasi siano queste prestazioni
– L’aspettativa interpersonale è umana; diventa diabolica quando è sorda, cieca, martellante e puramente egoista
– L’identità non si può creare senza gli altri, né senza la più totale solitudine, nsomma: solo con gli altri & una parallela solitudine
– La simbiosi non può essere la rete dei rapporti, ma un luogo aperto e libero dove, quando si vuole e se capita, ci si trova; altrimenti soffre, trema, pesa e poi semplicemente sparisce
– Qualsiasi lite, delusione, allontanamento sia capitato in un rapporto, non se ne viene fuori senza una grossa fetta di rimessa in discussione da entrambe la parti, anche quando si è sicuri di aver subito un torto o non averlo proprio procurato…ma ancora più grande dev’essere la fetta di divertimento! Davvero, niente si capisce se non si è parallelamente preso aria alla testa e allo spirito.

Ok basta che paio ‘na santona…
Concedetemelo, oggi è una bella giornata.

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