Bisogno degli altri & indipendenza

– Appoggiati a chi ti vuole bene
– Per gli altri ci sei sempre, e gestisci le cose in modo speciale: non è scontato
– Eh, se sei così comprensiva con me devi esserlo anche con te
– Non devi pensarlo: punto!
– Pensa a una bella cenetta
– Non aspettarti troppo dalla vita
– Concentrati sulle cose concrete
– Capisci le radici di ciò che non va
– Non perdere l’autostima
– Ripensa alla cenetta
– Respira
– Se ti serve richiamami, ci sono!
– Hai fatto bene a chiamarmi
– Fammi sapere come stai dopo
– Mi dispiace
– Ti voglio bene
– Vuoi che venga lì?
– Sei troppo dura con te stessa
– Guarda un programma tv del cazzo!

Wonderwoman non ha mai bisogno di nessuno.
Io sì.
E le persone che ho intorno hanno varie idee su come affrontare i momenti no.

Certo, nel concreto non cambia un cazzo, tutto continua ad andare discretamente male e sufficientemente bene: d’altronde ho un tetto sulla testa, ho una buona salute, ho legami sufficientemente buoni (è una definizione psicologica, non sarcasmo…)

Eppure non essere soli non è un dettaglio, un accessorio, un caso che se c’è bene altrimenti amen.

E’ la benzina che tu non puoi avere da solo; è lo specchio che tu non puoi essere del tutto; è la palestra per il mondo e, anzitutto, per il tuo interiore.

Che bisogna essere i primi rassicuratori di se stessi, la propria prima fortezza, è vero e sacrosanto.
Ma ancora non capisco quale nefasta congiunzione astrale abbia ficcato nella mia testa che questo è in opposizione, e non in balletto guancia guancia, all’appoggiarsi agli altri.

Sono fatta così, portate pazienza. Sto pian piano imparando a regolare.

Per stasera, ho capito almeno questo: sentire tanto il dolore, l’ingiustizia, le difficoltà mie e altrui, pressoché parimerito, non è facile.
Non voglio una medaglia: è semplicemente così. .
E non voglio proprio, non voglio idealizzare l’empatia,che diventa una gabbia da martiri inutili, altrimenti.
Ma l’unico modo per rendere questo modo utile e non vano è ammettere che non è facile, e stimarsi un po’, comunque, a priori.

Perché si parte da sé, dai propri confini pur approssimativi, per arrivare agli altri, e al collettivo che comprende il sé; e al poter intervenire, migliorare, rivoluzionare ciò che non ci va. Forse.

Amen, andate in pace

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