Rubò un melone nel parco del padrone: nient’altro

Mauro Biani e “Il Manifesto” si stanno facendo odiare. Sembrano capaci di snaturare tutto, tipo che leggi e dici “ma che c’entra?!”. Sembra solo a me?

Ad esempio, è vero che conoscere la storia può fornire schemi per comprendere il presente…ma se tu appicchi schemi a caso a qualsiasi cosa accada, non starai magari svuotando di senso gli eventi a cui ti richiami e applicando a quelli presenti, più che una lente che aiuti a capire, un filtro che deforma?

In particolare: cosa c’entrano

  1. Una ballata britannica del XVI secolo, che ha per protagonista un giovane di origini, ebbene sì, aristocratiche, la cui figura prende spunto da George Gordon, conte di Huntly, condannato a morte per essersi ribellato al re di Scozia? O comunque, la versione di De André in cui il povero Geordie ruba un cervo e lo rivende per denaro, ed è impiccato con una corda d’oro dato che non è, comunque, un popolano
  2. Il quadro di Goya, “3 maggio 1808”, che rappresenta la fucilazione di alcuni madrilenti partecipanti alla resistenza contro l’occupazione francese

con la vicenda di un migrante ammazzato per aver rubato un melone?

Nel primo caso l’analogia si ferma al furto per bisogno, ma diverso è il contesto sociale, economico, culturale, diversi i rapporti di forza e le questioni in ballo, diverse le vite e le motivazioni dei protagonisti, diversa la modalità e la violenza dell’uccisione.
Nel secondo, io non ne trovo (il fucile, accidenti!, il fucile!), e anzi mi provoca una nausea mentale il tentativo di incastrare una cosa nell’altra.

Un migrante è stato ammazzato perché tentava di rubare dei meloni, che coltivava in condizioni di sfruttamento nel sud Italia; è stato ammazzato con tre colpi di fucile alla schiena dal padrone del terreno, spalleggiato dal figlio. Li hanno inseguiti, perché i ladri di meloni erano tre, finché sono riusciti ad ammazzarne uno e ferirne un secondo. L’ammazzato non è un nobile decaduto, un cacciatore, ma un cacciato; non è un rivoltoso, ma uno sfruttato; non è uno che vuole ribaltare un ordine costituito, ma uno che riusciva a malapena a tirare a campare.
A me questo quadro fa venire in mente una de-umanizzazione totale, creata non tanto o non solo dal razzismo, ma dalle condizioni sociali che si sono costruite negli ultimi decenni.
Qualcosa di violento, ma di bassamente violento.
Un uomo ammazzato perché vale di più un melone, tutto qua.
Niente retorica, niente eroismo, niente di niente.
Non si può valere un cazzo, in queste condizioni.
E non c’è niente di poetico, di epico, di “cantabile” in questo.

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