La speranza è l’ultima a morire – ma non ditemi che ha una bella cera

Io credo che abbiamo perso tutti il lume della ragione.

Di che parlo? Beh, inquadriamo il punto che in questi mesi mi sta rodendo la testa come un tarlo, la questione sulla quale non riesco a far luce, ma della quale, al tempo stesso, vedo bene i fraintendimenti e le strumentalizzazioni: profughi, libertà di circolazione, appelli all’unione Europea per asilo europeo o permesso europeo.

Ecco, il problema è che io sono del tutto, per tutto, in tutto dalla parte dei migranti. Lo sono sempre stata, naturalmente e poi criticamente. Dico “il problema” perché non posso non vedere che la situazione attuale ci impedisce, letteralmente, di fare qualcosa di buono per i migranti, e per noi. Perché per me le due cose, sempre, devono stare insieme, parallele – altrimenti è falsità, è qualcosa di totalmente antipolitico e antitrasformativo. Ma non è il post giusto.

Quello che vedo, in sostanza, è che in questo contesto, cioè in questa UE, con queste pressioni, questi trattati, questa banalizzazione del discorso, lottare per la libertà di circolazione può trasformarsi solo in lotta per il libero sfruttamento degli individui, europei o migranti che siano.

E davvero non capisco come si possa cogliere l’antidemocraticità intrinseca dell’Unione europea, come si possa criticarne decisioni e leggi, per poi chiedere a quella stessa UE di concedere asilo, permessi, deroghe – l’UE non potrà che concedere trappole di sfruttamento, e a quel punto, per di più, ce lo saremo voluto noi. Saremo complici e artefici dello sfruttamento nostro e dei migranti, e sarà molto difficile riprenderci qualcosa che “liberamente” abbiamo offerto: il diritto di decidere che società vogliamo. Ma come, ci risponderanno, non vi siete rivolti a noi? L’avete fatto perché noi siamo l’autorità, perché noi abbiamo il diritto di decidere – rivolgendovi a noi, l’avete sancito.

Quindi, io credo che ci restino poche speranze.

Perché?

Beh, non solo perché gli strumenti critici per pensare vere trasformazioni della società sono stati spazzati via da questa stessa società (mannaggia, “L’uomo a una dimensione” di Marcuse sta lì, iniziato e in stand by…), ma perché sembra che non si possano assolutamente introdurre elementi di realtà nei discorsi.

Insomma, a me pare che a volte la gente proprio sragioni. E non intendo “la gggente” razzista, ma all’opposto chi si ammanta delle belle bandiere di umanismo, egualitarismo e accidenti, ancora non si svegliano!, di europeismo.

Sono cose che penso da un bel po’, e ne discuto, ci litigo, persino ci piango su – perché ho un cuore, anzi se volete saperlo ho un problema, esatto, un vero problema di empatia e immedesimazione: mi basta ascoltare una storia, vedere un’immagine e blam!, cado dentro i panni della persona che sta raccontando, che sta vivendo. Ma proprio perché ho un cuore e questa strano difetto di immedesimazione e astrazione umana, io voglio capire fino in fondo come vanno le cose. Voglio capire, chiaro?, come prosegue la vita di questa persona in cui mi trovo, i suoi passi, i suoi incontri, la sua possibilità di cambiare ciò che la imprigiona, la insegue, la minaccia.

Ok. Cose che penso da un po’. E allora, cos’è cambiato oggi?

E’ cambiato che ho letto questo post sulla pagina facebook di “Io sto con la sposa”.

Devo dire che avevo apprezzato “Io sto con la sposa”, anche se il potenziale del film, a mio parere, è stato in gran parte annullato dal carrozzone emotivo che ha suscitato, che ha disinnescato qualsiasi seme di trasformazione potesse sorgere dalle proiezioni. Guardavo le donne vestite da sposa sfilare per le vie delle città italiane, e poi anche gli uomini: tutti a fotografarsi, taggarsi, fare una bandiera della bella locandina….

Beh, io non so se sia Gabriele del Grande, che studia da anni le migrazioni e spero abbia tratto armi critiche affilate da quest’attività, a scrivere i post della pagina, ma ho appena letto queste righe:

“E allora è inutile costringere migliaia di persone a vivacchiare nelle nostre periferie quando potrebbero contribuire allo sviluppo economico e culturale di altre regioni europee. Lasciamo che siano le reti familiari e il mercato del lavoro a regolare gli spostamenti delle persone“.

E mi sono cadute le braccia, la mascella, le spalle e una specie di tegola in testa.

So che “Io sto con la sposa” non è un collettivo politico, e non pretendo che dalla pagina facebook di un film partano proposte serie per capire e trasformare la realtà. Ma d’altronde su quella pagina ci si esprime, con una certa attitudine autorevole, sulle questioni complicate di cui parliamo, e in ogni caso queste righe sono del tutto esemplificative.

Di cosa?

Beh, del fatto che ormai anche a “sinistra” si scrivono, ammettono, anzi invocano candidamente dinamiche di sfruttamento pericolosissime, e a me resta solo da chiedere se sia qualcosa di consapevole o meno.

E di mio sono così stanca che, come fanno altri compagni che capisco bene, mi vien da dire: arrangiatevi, ma che mi frega, scavatevi la fossa da soli.

Eppure non ce la faccio! Forse è solo egoismo, perché la fossa la scavate pure a me, ma è anche perché quelle poche speranze non riesco ad abbandonarle. Sono un’ingenua, probabilmente. Ma ancora spero che la logica, l’informazione e l’approfondimento possano essere visti non in contrapposizione ai valori, al cuore, ai principi, ma come unica strada che permetta di attuarli davvero, di tutelarli, di non farsi fregare e stritolarli, credendo di lottare per essi.

So che è difficile, e non ho, non posso avere alcuna soluzione pronta. Ma se c’è una cosa di cui sono certa è che è necessario costruirla, perché le posizioni in circolazione non fanno altro che stringere il cappio attorno al collo nostro e dei migranti.

Il problema sapete qual è? Che simili posizioni, intendo oculate, realiste, efficaci, non si creano in solitudine, ognuno riflettendo. Il problema quindi è che serve un contesto collettivo, e oggi quel contesto non esiste. Qualsiasi piattaforma è stata spazzata via o inquinata dalle pressioni schizofreniche degli ultimi decenni. E questo accade, manco a dirlo, soprattutto a sinistra, dove c’è gente che posta foto di piccoli profughi ammantati della superbandiera europea senza rendersi conto di ciò a cui condannano i profughi e se stessi.

Ah, beh, ma cosa farei io fattualmente? Eccerto che accoglierei i profughi, che accoglierei il migrante che si trova, ora, in emergenza…ma a nome mio, nel contesto della mia visione delle cose, avanzando le mie considerazioni e priorità – insomma, non nel nome dell’Unione europea, di un’entità, di dinamiche, di un’ottica che schiaccia me e i migranti, che fa cadere decisioni pesanti come macigni sulle nostre teste, solo sulle nostre teste, senza che proprio noi possiamo avere voce in capitolo.

Io, credetemi, non ho alcuna presunzione. Io mi sento una piccolissima persona a livello di comprensione del mondo. Ma ci sono cose che non posso non vedere, cose basilari, che toccano la mia vita e distruggono proprio i valori in cui credo – oltre al danno, poi, la beffa della finta: tutto è fatto per la libertà e la dignità dei migranti, sulla base dei principi illuministi che fondano l’Europa dei popoli! Io ne sono convinta: queste dinamiche, che tanti compagni sposano e rafforzano, stanno distruggendo qualsiasi base culturale e concreta per realizzare una sacrosanta ridistribuzione della dignità, della libertà, delle possibilità nella società.

Insomma. Se non odiassi gli appelli penserei che questo, sotto sotto, somiglia molto ad un appello sconclusionato e estremo. Una roba tipo: avete cure, per questa speranza in stato terminale?

N.B.: ovviamente esistono collettivi politici con grandi capacità e strumenti di analisi della società, che seguo e ammiro. Ma è come se vivessero in una realtà parallela, non per demeriti loro, certo; è come se avessero scavato per quanto possibile dal loro lato del muro, e fossero riusciti a entrare in contatto con qualcuno. Quello che manca, e che ormai dispero possa attuarsi, è un movimento dall’altro lato – è che, nella società “normale”, di persone non per forza politicizzate (anzi, forse meglio se non politicizzate, meno tabù da smantellare…), ma critiche e curiose, qualcuno scavi, cerchi di capire la base di partenza delle questioni. Forse è un’impressione soggettiva, ma sento il vuoto nel mondo attorno, il mondo che incrocio ogni giorno, anche quando è composto da persone intelligenti e attive. E’ da loro che spero ancora arrivino spunti, mattoni, critiche. Perché da solo nessuno crea alcuna analisi capace di muovere una lotta finalmente mirata, finalmente efficace.

E ora, lasciatemi sperare un po’ meno, mollare, e aspettare. Di più, in questo momento, non riesco a fare.

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