Europa, confini, migrazioni: provarci, almeno, a ragionare

In questi ultimi anni gli sconvolgimenti storici, politici, culturali sono stati grandi. E le trappole disseminate nei discorsi, nei messaggi, nelle immagini ancora più grandi.
Personalmente mi sono sentita sballotata e risucchiata in questo marasma di emotività fuori controllo, di principi assoluti e svuotati, di dictat progressisti…e ho perso la voce, ho perso i punti fermi che avevo costruito smantellandone altri.
L’Europa, i confini, le migrazioni: sembra impossibile capire davvero cosa stia accadendo, e farsi una visione delle cose realista, fondata, base per un percorso di idee, di lotta, di trasformazione.
Ci si sente, spesso, profondamente soli, ognuno a modo proprio, se non ci si riconosce nel roboante mondo attorno, che prende alla pancia e alla gola e impedisce di pensare. Perché pensare, ragionare, considerare, è la partenza inevitabile, indispensabile. E pensare non è una rinuncia all’emotività, ad un senso morale utili poi nella costruzione del percorso; tuttavia, bisogna rendersene conto fino in fondo, l’emotività senza gli argini di un pensiero critico diventa solo impulso, in quanto tale strumentalizzabile, manovrabile, e pericoloso.

Per ragionare occorrono le basi, e io sperimento ogni giorno quanto sia difficile comprendere ciò che accade senza nozioni serie di econonia, storia, politica. Eppure bisogna cominciare, perché i tempi non aspettano – si faccia quel che si può, ognuno, per mettersi nelle condizioni di ragionare, di accogliere e elaborare informazioni, di collocarle nel proprio sistema di pensiero, di usarle e poi ribattere o contribuire.
A questo scopo, posto il riassunto di un post di Bagnai, che penso possa dare a molti degli ottimi spunti di riflessione e di approfondimento.
Qualsiasi tentativo di articolare un discorso razionale sul percorso europeo, quel percorso che, secondo studiosi tanto diversi quanto Majone, Klaus, Zielonka, Frey, si è decisamente spinto troppo in là e sulla strada sbagliata, qualsiasi tentativo di dissuadere gli euristi dal loro élan vital totalitario, dal loro anelito a “gettare l’Unione oltre l’ostacolo” […]  è un tentativo vano; […] in fondo […] chi poteva capire ha capito, e gli altri sono inutili.
Loro, gli inutili (e quindi pericolosi perché strumentalizzabili), prenderanno sempre per buoni, come hanno fatto ieri, gli argomenti di Colombo: “Pensi che l’euro non funzioni perché sono sessant’anni che la teoria e la prassi economica spiegano tutto quello che qui sappiamo? Allora sei un nazista e vuoi che i bambini muoiano sulle spiagge”. Questo è il “Colombo-pensiero” in sintesi. E i beoti applaudono, senza capire che questo pensiero magico “negativo” per il quale il ragionamento critico è il male assoluto, è la Shoah, è uguale e contrario al pensiero magico “positivo” per il quale l’Europa risolverà tutti i problemi, per il quale il nazionalismo si combatte creando una supernazione. […]
 
I conflitti non esistono “perché esistono confini”, più o meno formalizzati (e parliamone anche del fatto che esistono diversi percorsi storici e culturali, e che pensare di cancellarli con un tratto di penna ha portato nel resto del mondo solo morte e distruzione, e così farebbe a casa nostra… Avete mai guardato un mappamondo? Avete mai notato che dove i confini sono tirati col righello la gente muore a coorti, …]?).
No, i conflitti non esistono perché esistono i confini: i conflitti esistono perché esistono gli imbecilli (e gli avidi, che degli imbecilli sono un sottoinsieme).
Pensare che un insieme di regole, per di più particolarmente disfunzionali, possa valere a salvare l’umanità dai conflitti è un atto addirittura blasfemo nella sua ingenua arroganza, la stessa arroganza blasfema di chi pensa di aver creato una cosa “irreversibile”.
 
Lo scopo dell’Europa lo abbiamo ormai capito: non è quello di garantirci dai conflitti, ma quello di mettere “al riparo dal processo elettorale” (come diceva Monti) i luoghi politici dove questi possano comporsi in modo democratico. La stucchevole retorica dell’euro (o dell’Europa) che ci ha dato la pace non è solo insulsa, infondata, e intellettualmente squallida. È anche pericolosa, come è pericoloso, e fonte di violenza (e in particolare di violenza nazionalistica) qualsiasi mito “identitario” che faccia riferimento a una terra promessa. L’Europa promessa, la nazionciona che non farà la guerra perché non avrà confini…
Un attimo!
Non li avrà al proprio interno! E forse che non esistono le guerre civili? E forse che il resto del mondo non esiste? Allora stiamo dicendo che quando avremo creato un impero mondiale vivremo tutti in pace? Tutti tutti? E se uno non sarà d’accordo, magari sul colore delle tutine attillate, tutte uguali, che porteremo in questo impero distopico, cosa farà? Dove andrà?
 
Avete mai pensato che un mondo senza confini è un mondo senza diritto di asilo? Avete mai pensato a quello che volete sacrificare per raggiungere un obiettivo che non ha senso, perché non esiste forma di organizzazione umana che possa impedire all’uomo di essere uomo, con le sue debolezze, le sue tensioni, i suoi conflitti? Avete pensato che, mentre ci dite che le bandiere nazionali erano così brutte, volete farci intenerire perché un poveraccio entra nei nostri confini con la nostra bandiera al collo (a favore di telecamera)? Siete scemi voi, o provate a prendere per scemi noi?

[…] Ecco. Un europeo è una persona che non ha bisogno di avere un dischetto di metallo in tasca per sentirsi legato alle proprie radici, è una persona che conosce e diffonde il patrimonio di civiltà che questa porzione di terra emersa ha sedimentato negli anni, senza alcun desiderio di supremazia, ma con spirito di condivisione. È stato bello condividere con Bud, che veniva dagli “Stati Uniti del Canada”, la creazione di questo disco. Ci pensate? Un dottorando in musicologia, finanziato con spesa pubblica improduttiva canadese per studiare la musica italiana, quella musica che Renzi fa tagliare allo scialbo Franceschini e ai suoi burocrati. Eh, ma il Pedante ce lo spiega ogni giorno suTwitter: non sei italiano se non sei antitaliano.

E così sia.

Voi siete qui perché siete europei, non europeisti, e per essere europei non avete bisogno di altro che di essere quello che siete: italiani. Non nemici, non peggiori, non migliori: semplicemente diversi da un tedesco, o da un canadese, o da un tibetano.

Se volete difendere il vostro diritto ad essere diversi, a pensare in modo diverso, ricordatevi di votare questo blog nella categoria “economia”, di votare il fact checking sulla Grecia come migliore articolo, e di votare chi ha il coraggio di smascherare la fallacia della reductio ad Hitlerum, e le lievi imprecisioni sulla cronaca, come peggior cattivo. Il buonismo, del resto, è l’ultimo rifugio degli europeisti…

[l’articoloo completo qui]

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