Saggezza social: cazzeggiando (forse) s’impara

Oggi voglio allietarvi con una storiella leggera e, poste alcune immediate considerazioni sugli scambi via social, trarre una conclusione personale, ma forse utile per tutti.

Oggi, sappiatelo, sono stata invitata da una ragazza che ha inoltrato, in un gruppo what’s app di lavoro, una catena razzista piuttosto violenta, a (nell’ordine):

  • prendermi una vacanza visto che ultimamente ce l’ho col mondo,
  • a non fare “discorsetti” a lei che ha 41 anni e ha visto il mondo,
  • a non rispondere ad una cosa che non ha scritto lei, ma ha solo girato.

Di mio, mi ero limitata a mettere genericamente in discussione la veridicità di simili flatulenze concettuali.

Le verità esistenziali che possiamo trarre da questo episodio, comunque, sono almeno 5:

  1. Sono e continuo ad essere una cogliona, e a peccare di ottimismo.
  2. Sentite: io SO alcune cose, e le so BENE.
    Questo non perché sono un genio, ma perché ho scelto di dedicare tempo, energie, pensieri ad approfondire alcuni specifici argomenti (e ovviamente sono sempre pronta a rimettere in discussione la mia posizione, se mi si portano dati e ragionamenti fondati).
    Ora: su queste cose dovrei essere molto più ferma.
    Il rischio di apparire snob le mie spalle possono, devono sopportarlo, perché qui non si parla di me. Fanculo l’idea che vi farete di Giulia, se la mia sicurezza vi farà scricchiolare anche solo mezzo luogo comune nella testa.
  3. La gente manda le catene anche alla cazzo, cioè non perché ne è convinta. Così, sapevatelo; cioé, la paura di passare per stupidi, di diffondere stupidità o falsità o gratuita violenza nell’aria non sfiora proprio alcune menti.
  4. “Aver visto il mondo” (stazionare tot settimane all’anno nei villaggi turistici del mondo) è un nuovo patentino di autorevolezza. Non che una laurea in scienze politiche mi garantisse per forza, in passato, che il soggetto avesse praticato una qualche rimessa in discussione delle idee comuni e sviluppato un pensiero rivoluzionario sull’argomento…però ecco, insomma, magari un po’ di pertinenza e di pratica d’esercizio critico aiutano
    [ribadisco che non è questione di istruzione, anzi: molto “accademici” sono tanto inseriti nel proprio mondo parallelo da non cogliere proprio la realtà degli altri; pensate anche a chi va in erasmus, e spesso si fa il safari con percorso prestabilito e paraocchi fissi].
  5. Di essere incazzata col mondo non me ne vergogno proprio: il mondo, tutto sommato e per la quasi totalità dei suoi abitanti, fa discretamente schifo e non c’è niente di più lontano dalle mie intenzioni che farmi una vacanza per dimenticarlo. E poi la mia incazzatura è tutto meno che casuale: non è una strage, ma un odio selettivo, parziale, radicalmente motivato.

Da queste premesse, chiudo il sillogismo: se postate cose di cui non sapete un cazzo, e intendo cose violente, classiste, razziste, se siete refrattari al confronto, se accampate argomenti di difesa che offendono la dignità umana, non vi chiederò gentilmente di considerare logica, contesto, fonti, semplice buon senso.
Vi guarderò intensamente negli occhi (sì, anche via facebook, mail, what’s app e sms) e mediterò la mia vendetta in silenzio.
Tipo, uno scherzo telefonico, ecco – non sono ancora così arrabbiata da farvi del male fisico.
Certo, se continuate a postare cazzate…

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