Strage di realtà

Bisogna spazzare via i chiacchiericci, le confusioni, gli annacquamenti di senso che, proprio nel momento del dramma, riescono con più facilità. E per questo, naturalmente, le istituzioni, le cariche, i partiti, le congreghe, i detentori dei poteri grandi o piccoli, martellano, si accorano, esprimono – reiterando, approfondendo lo svuotamento di senso, l’alienazione linguisticica e concettuale.
Quindi: è colpa della Libia, è colpa di triton, è colpa del buonismo, è colpa dei clandestini perché invece i profughi…
Fermi, fermi, fermi.
Tutto questo chiacchierare è dramma sul dramma.
Ma noi, allora, cosa dovremmo rispondere, come dovremmo porci, cosa dovremmo fare?
Noi, per prima, unica essenziale cosa, dovremmo chiederci se siamo pronti a ribaltare, rivoltare, rivoluzionare la società nella quale viviamo.
Perché le cose POSSONO DAVVERO CAMBIARE, e c’è una sola condizione: che noi siamo disposti a cambiare, e per certi versi a peggiorare la nostra condizione. Neanche tanto, eh, mica un ritorno all’età della pietra – però sì, a peggiorare la nostra condizione materiale, a cambiare il nostro modo di vivere e di concepire la società, la collettività, e a rinunciare ai privilegi* che ci arroghiamo, alle comodità che non lasciamo, ai tanti “di più” che rendono sopportabile il nostro vuoto esistenziale. Che questo “meno” possa portare, invece, a un “più”, a un miglioramento della nostra condizione complessiva, è per me indubbio, ma lasciamo stare.
Ciò che, da persona patologicamente empatica e da sempre e sempre di più vicina, coinvolta, complice nelle vite e nelle lotte dei migranti, in questi giorni ho da dire agli altri, al mondo che sta fuori dalla cerchia di vita di queste persone, che non sa le loro storie direttamente, che non conosce i calvari e le riscosse, le voci, le domande e le volontà, a questi altri che non sono disposti a rinunciare a un centimetro di privilegio, a riconsiderare per un millimetro la propria vita, a collegarla per un nanosecondo a ciò che succede prendendosi la responsabilità di incidere nella storia, beh a questi altri ho solo una parola da dire: per favore, davvero, smettetela di piangere i migranti, di urlare allo scandalo antiumanistico che sporca la carta dei diritti umani, smettetela di avanzare alti intenti morali o disquisire a caso di marenostrum, triton o ‘stocazzo. E’ inutile, e anche un bel po’ schifoso.

 

[*privilegio: “atto o legge che attribuisce a un soggetto o a una categoria di soggetti una posizione più favorevole di quella della generalità degli altri soggetti a discapito di questi” (Voc. Treccani). Con privilegi s’intende l’oltre-diritto, l’oltre-giusto&sacrosanto, e non nel senso che il diritto (al lavoro o al non lavoro, alla salute, all’istruzione) è già una concessione che si può elemosinare entro un certo limite: il diritto è ciò che ci spetta, che spetta a tutti, in quanto uomini degni di libertà, autodeterminazione, condizioni di vita eque e decenti. Il privilegio, invece, sono i 2€ di sconto su Amazon che sei ben contento di accaparrarti, facendo finta di credere che Amazon li ricavi dal proprio utile sacrificandosi amichevolmente e non, com’è in realtà, che li strappi alla vita, alla salute, alla dignità dei suoi lavoratori. Quindi: la giustizia sociale, l’allargamento dell’equità, delle possibilità, dei diritti, non si può creare, è assurdo doverlo precisare eppure serve, smantellando i diritti, ma smantellando i privilegi. Diritto diverso privilegio, semplice no?]

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