Z.E.P. e il dovere d’insolenza

Ho da poco scoperto questo gruppo rap francese, originario della vasta zona urbana chiamata “métropole lilloise”, che alle spalle ha una lunga storia musicale e, a quanto posso intuire dai testi, anche politica.

Z.E.P. è acronimo di zone d’expression populaire (ma anche di zone d’éducation prioritaire, sigla delle scuole collocate in aree disagiate e quindi destinatarie, a partire dagli anni ’70, di politiche educative “speciali”…non so, sarà un caso!).

In Francia il gruppo è piuttosto noto, anche per il dibattito suscitato dal singolo “Nique la France” (fotti la Francia) nel 2010. Ho trovato molto significativo il fatto che il singolo sia stato distribuito insieme ad un pamphlet del sociologo Saïd Bouamama, “Nique la France – devoir d’insolence” (qui un’intervista a Saïd Bouamama).

Per la cronaca, sia il sociologo che Saïdu, uno dei repper degli Z.E.P., sono stati denunciati e sono in attesa di processo – capo d’imputazione: razzismo antifrancese (a proposito: qui il link della petizione per far decadere le accuse). Il testo incriminato recita:

Nique la France
Et son passé colonialiste
Ses odeurs, ses relents et ses reflexes paternalistes
Nique la France
Et son histoire impérialiste
Ses murs, ses remparts et ses délires capitalistes

Traduzione:

Fotti la Francia
e il suo passato colonialista
i suoi odori, i suoi miasmi e i suoi bagliori paternalisti
Fotti la Francia
e la sua storia imperialista
le sue mura, i suoi bastioni e i suoi deliri capitalisti

Purtroppo il gruppo non ha rilasciato in alcuna forma, almeno che io sappia, i testi delle canzoni, quindi si va un po’ a orecchio e un po’ ci si affida a quello altrui (a quanto pare, quelli che ci si sono dedicati di più sono gli “amici” del Blocco identitario di Normandia…).

Comunque, i testi meriterebbero davvero un approfondimento: parlano di aparteid de facto, di riferimenti culturali errati e imposti, di ricatto dell’assimilazione…Sono, insomma, un bell’esempio di quanto lucidamente ci si possa “de-colonizzare” e “de-capitalistizzare” la testa. Il tema mi sta molto a cuore per una serie di letture che sto facendo, ma per ora mi limito a tradurre parti di qualche canzone, cominciando con La gueule du patrimoine

 

La gueule du patrimoine

Que vois-je,
la Gaule est envahie par les sauvages,
outrage,
on a fait crisser tout le voisinage […]
on a sali la moquette,
les murs et le carrelage,
semé la zizanie, foutu le feu à leur étage,
salopé leur paysage, on leur a fait un petit carnage
[…] et là, c’est trop tard,
on a passé la douane,
on a passé la frontière […]
on a saboté la langue de Molière,
démasqué le racisme de Voltaire,
on a planté la tente, maintenant faudra s’y faire,
les nègres vous emmerdent comme dirait Aimé Césaire […]
Ils voulaient du folklore et de la danse du ventre,
de l’exotisme servi avec du thé à la menthe,
des petites pâtisseries, des fatmas obéissantes,
prêtes aussi pour ramasser, nettoyer, torcher leur fions,
mais que dalle,
le projet a capoté,
le plan a mal tourné,
laisse moi jubiler […]
on leur a foutu la pagaie,
ils s’y croyait, qu’on allait dire merci,
merci la France, merci Sarkozy!

Traduzione

Cosa vedo!
la Gallia è invasa dai selvaggi,
oltraggio!
abbiamo fatto stridere tutto il vicinato […]
abbiamo sporcato la moquette
i muri e le piastrelle
seminato la zizzannia, fottuto il fuoco dal loro piano,
stuprato il loro paesaggio, gli abbiam fatto una piccola carneficina […]
e adesso è troppo tardi,
abbiamo passato la dogana,
passato la frontiera […]
abbiamo sabotato la lingua di Molière
smascherato il razzismo di Voltaire,
abbiamo piantato la tenda, ora bisognerà abituarcisi,
i negri vi smerdano come direbbe Aimé Cesaire […]
Loro volevano del folklore, un po’ di danza del ventre,
un po’ di esotismo servito con un té alla menta,
delle piccole pasticcerie e qualche Fatma obbediente
pronta anche a beccarsi, pulire e asciugare il loro culo…
Proprio per niente!
Il progetto è saltato per aria,
il piano è andato male
lasciami esultare […]
gli abbiamo fottuto la pagaie
e invece loro ci credevano davvero che avremmo detto grazie
grazie alla Francia, grazie a Sarkozy!


 

Retour aux racines

Le retour aux racines n’est qu’une question de survie,
quand l’oxygène se fait rare,
quand le climat t’asphyxie,
quand la culture de tes ancêtres est traînée dans la boue,
salie et consommée,
comme Marianne et Amadou […]
chacun de mes mots résonneront insurrection,
insoumission,
au dictak intégration,
à la folklorisation de nos coutumes et traditions,
mon intime n’est pas à vendre
et aucune négociation n’est possible
quand les miens sont dans la seule relégation,
trop facile,
les slogans fédérateurs,
vivre ensemble, glandeurs, bizounours multicouleurs,
ça rassure hein, et ça donne bonne conscience,
y a qu’à voir sur le terrain, y a pas grand ch
trop facile,
les slogans fédérateurs,
vivre ensemble, glandeurs, bizounours multicouleurs,
ça rassure hein, et ça donne bonne conscience,
y a qu’à voir sur le terrain, y a pas grand chose qui avance […]
exister,
c’est exister politiquement,
porter sa lutte,
clairement et dignement,
comme Angela Davis,
offensive et outrageante,
rien attendre de la classe dominante […]
exister,
c’est exister politiquement,
porter sa lutte,
clairement et dignement,
comme Angela Davis,
offensive et outrageante,
rien attendre de la classe dominante

Traduzione:

Il ritorno alle radici non è che una questione di sopravvivenza,
quando l’ossigeno si fa raro,
quando il clima ti avvelena,
quando la cultura dei tuoi avi è trascinata nel fango,
insozzata e consumata
come Marianne e Amadou […]
Ogni mia parola risuonerà d’insurrezione
di ribellione
al diktat dell’integrazione,
alla folklorizzazione dei nostri costumi e tradizioni,
il mio privato non è in vendita
e nessuna negoziazione è possibile
quando i miei restano solo nell’emarginazione,
troppo facili
gli slogan concilianti,
vivere insieme, nullafacenti, pupazzi multicolori,
questo rassicura eh, e fa sentire a cuor leggero,
non resta che guardare sul campo, non c’è molto che avanza […]
Esistere
significa esistere politicamente
portare avanti la propria lotta,
chiaramente e degnamente
come Angela Davis
offensiva e oltraggiante
non aspettarsi niente dalla classe dominante


Palestine

Moi j’ai pas suffisamment de vocabulaire
pour te raconter
à quoi ressemble l’enfer,
te raconter Gaza et son calvaire,
à quoi ressemble la vie après un raid militaire,
alors je tiens à mettre les choses au clair,
ma vision n’est pas humanitaire,
ma position uniquement solidaire,
je suis toujours partial quand il s’agit de mes frères,
aucune ambigüité,
j’ai carrément choisi mon camp,
[…] du côté de l’opprimé,
du côté du tiers monde et des peuples martyrisés […]
donc rien à foutre de ton droit international,
j’ai pas besoin de tes références occidentales
pour savoir qu’Israël n’est qu’une machine coloniale
illicite, illégitime et illégale,
pour savoir que je déteste les Nazis de Tsahal,
ses acolytes et multinationales,
tous ses alliés, ses complices criminels
de New York, Buckingham,
de Paris ou de Bruxelles

Traduzione:

Io non ho abbastanza parole
per raccontarti
a cosa somigla l’inferno,
per raccontarti Gaza e il suo calvario,
a cosa somiglia la vita dopo un raid militare,
Allora ci tengo a mettere le cosa in chiaro,
la mia visione non è umanitaria,
la mia posizione è unicamente solidale,
io sono sempre parziale quando si tratta dei miei fratelli,
nessuna ambiguità,
ho chiaramente scelto il mio campo […]
a fianco dell’oppresso,
a fianco del Terzo Mondo e dei popoli martirizzati […]
Quindi me ne fotto del tuo diritto internazionale,
non ho bisogno dei tuoi riferimenti occidentali
per sapere che Israele non è che una macchina coloniale
illecita, illegittima e illegale,
per sapere che detesto i nazisti di Tsahal
i loro seguaci e multinazionali
tutti i loro alleati
i loro complici criminali
di New York, Buckingham,
di Paris o di Bruxelles


 

 

 

 

 

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One thought on “Z.E.P. e il dovere d’insolenza

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