L’eroico Caprotti e chi lo combatte

Molti vanno in sfregola per la presunta nobiltà, magari finto-umile, di chi “crea posti di lavoro”.

Io penso: ognuno si sceglie i propri “eroi”, perché è chiaro che ci sono due idee incompatibili di società.

E io non posso che pulirmici il c**o con la vostra, nella quale magnati superiori in intelligenza, volontà, capacità elargiscono pietosamente “lavoro” – come se non ci guadagnassero triliardi, come se lo facessero con fatica: ah, come condividerebbero gli utili, se ci fosse condivisione di responsabilità e blablabla!

E per chiudere il discorso, alteri e tanto, tanto umili, regalano l’1% dei “loro” guadagni, per la beneficienza, perché nulla cambi. E si lamentano pure se non riescono a razziare tutti i territori sul globo terracqueo, o se invece di guadagnare 1000 volte quanto un suo sottoposto arrivano appena a 999.

Che eroi!

Qui trovate la lettera del patron, il padrone di Esselunga Caprotti, che chissà perché è tornata a occupare le pagine dei social network dopo quasi un anno.

Non entro nel merito, perché in fondo Caprotti fa quel che ha sempre fatto: il padrone – solo, non rompetemi il cazzo con le coop che lo sanno anche i sassi che a volte sono degne del peggior capitalista senza scrupoli. Ciò che è scioccante a parere mio sono le ondate di commozione, ammirazione, solidarietà (sic!) e leccatine varie succedute al revival-Caprotti.

Così, mi è venuta voglia di farmi un’idea delle politiche dell’Esselunga. Ecco cosa racconta Luis Seclen, uno dei leader dello sciopero all’Esselunga di Pioltello (qui l’articolo di Contropiano):

«Carichiamo fino a 3mila chili al giorno quando la legge sanitaria ne prevede al massimo la metà. I capireparto ti controllano e ti sollecitano. E se non stai ai loro ritmi, il giorno dopo non ti chiamano». […] Iniziano i richiami, arriva una strana decurtazione in busta paga (‘Contibuto AVF, nessun commercialista è riuscito a spiegarci cos`era`). Ma la mobilitazione prosegue. […] «Un giorno sono arrivati i carabinieri, io avevo in tasca la sentenza di reintegro del Tribunale, ho detto: voi siete l`autorità, fate rispettare la legge. Fatemi tornare nel mio posto di lavoro». Poi invece è arrivata l`ordinanza del sindaco. «Al mio paese non avevo mai visto nulla di simile. Centocinquanta poliziotti contro il presidio di cinque lavoratori. Irrompono e spaccano tutto. Il datore di lavoro osserva soddisfatto dal decimo piano». Oggi due su 25 hanno ottenuto una sentenza di reintegro. Tutti gli altri sono ancora senza lavoro.

Ancora più allucinante il caso di una cassiera peruviana costretta a restare al suo posto per ore, anche se chiedeva di utilizzare la toilette prima della pausa. A fine giornata sta male, va all’ospedale, diagnosi: cistite emorragica. Ma il meglio, baby, deve ancora venire: due settimane dopo la denuncia della donna, quest’ultima viene aggredita nel bagno del supermercato.

Dopo le 16.30 la cassiera scende le scale per cambiarsi e uno sconosciuto le copre gli occhi con una banda, le blocca le mani, le infila in bocca un panno e le sbatte la testa contro i muri del bagno. Poi urlandole “piscia” e altre minacce preme il tasto dello sciacquone. Lei sviene e viene aiutata dal direttore (“all’inizio ho avuto la sensazione che credesse mi fossi fatta male da sola”) che la accompagna in ospedale: per ora le sono stati dati 10 giorni (tecnicamente per infortunio visto che l’episodio si è verificato sul lavoro). La lavoratrice ha sporto denuncia alla polizia: “Voglio sapere chi è stato a picchiarmi e perché”. E soprattutto riferendosi alla sua denuncia di mobbing dice “di voler lottare ora perché nessuno sia sottoposto alle stesse umiliazioni che ho subito io” [da un articolo su “Repubblica”, qui].

Esselunga, in risposta, annuncia querele, perché la ricostruzione dei fatti sui media, dipingendo il supermercato

come azienda reazionaria, arcigna e senza scrupoli, nuoce grandemente alla sua reputazione ed alla sua immagine di azienda moderna, aperta, amica.

Per finire, una botta di ironia qui, con una recensione sul vergognoso filmino di Tornatore, “Il Mago di Esselunga”.

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