Da Contropiano: proteste senza progetto.

Sono capitata prima su questo articolo dal titolo: “Illuminati: rivolte così non ci fanno paura”, e poi sulla lettura che Contropiano ne dà.

Lo trovo un pezzo molto interessante, anche perché decisamente fruibile. Insomma, un buon inizio proprio in considerazione di quella difficoltà a analizzare la situazione del nostro “sistema” che sta alla base dell’inoffensività delle proteste. L’ho quindi riassunto – i grassetti sono miei; le citazioni sono tratte invece dal primo articolo.

“[Lo studio] fornisce lo sguardo dei ‘padroni del globo’ nel trattare le rivolte degli ultimi anni. […] Questo il fenomeno da studiare. Con qualche apprensione, viste le convinzioni dell’autore e gli interessi del committente. Ma la prima constatazione è già miele per le orecchie del capitale.

I manifestanti, a differenza dei loro padri rivoluzionari, non mirano a un rovesciamento violento dell’ordine costituito

Respiro di sollievo. Ci si può sistemare meglio sulla poltrona e andare avanti nella ricognizione dei “segni caratteristici” della protesta contemporanea. La seconda constatazione è ancora più rassicurante: questa nuova generazione di manifestanti non ci pensa proprio a cambiare il sistema. Non possiede le conoscenze di base, le categorie, la cultura per poter pensare che questo sistema sia rovesciabile; non è insomma in grado di immaginare un altro – ma realistico – modo di vivere. Soprattutto, è ai margini del pensiero politico, non dentro.

“Si tratta di una rivoluzione senza ideologia e senza scopi definiti: in mancanza di alternative politiche, si risolve in uno scoppio di indignazione morale […]
Oggi, il sistema non interessa quasi più a nessuno. La rivoluzione attuale non è fatta di lettori; gli odierni studenti radicali si preoccupano solo di come essi stessi vivono il sistema, non della sua natura e dei meccanismi che lo governano. Non pensando in termini di gruppi sociali […]: mancano di un’identità collettiva”. […]

Insomma, a “esprimere la soggettività” son buoni tutti, non c’è bisogno di sapere come funziona la macchina che ti stritola, quali sono gli interessi sociali che ti muovono dal profondo anche come individuo. Quindi [sono proteste] di consumatori radicali, più che di rivoluzionari utopici.
Filosoficamente il problema è semplice: chi vive completamente dentro un sistema lo sente come “stato naturale”, non ne studia i meccanismi e quindi – quando la condizione di vita diventa intollerabile – è portato a ritenere che ci sia una “ingiustizia” (dei ladri, una “casta”, ecc) che fa funzionare in modo distorto o inefficace un meccanismo altrimenti “buono”. Pensiero pre-politico, appunto; moralismo naif.

“I manifestanti sono individui esasperati. Amano stare insieme e combattere insieme, ma non hanno un progetto collettivo. Diffidando delle istituzioni, non sono interessati a prendere il potere; sono una miscela tra un desiderio genuino di comunità e un incoercibile individualismo”.

Questi manifestanti si comportano come consumatori che pretendono di avere una buona merce in cambio dei loro soldi e dei loro sacrifici. Ma il consumatore è solo per definizione, sperso tra gli scaffali del supermercato. Solo e smemorato, visto che nella maggior parte dei casi è anche – o è stato o sarà – un produttore. Il quale, invece, è condannato alla cooperazione sul lavoro. E nella lotta, collettiva per durature ragioni oggettive, non per indignazioni morali transitorie.[…]

Masse senza progetto e “cambiatori del mondo” senza masse; impotenti per mancanza di idee o di “risorse umane”. Che potrebbe volere di più, il potere? Una sola cosa: la certezza che quell’incomposto fermentare di proteste che sta attraversando il pianeta non abbia alcuna possibilità di trasformarsi in pericolo per la propria esistenza. E la trova rispolverando addirittura – ma in senso opposto – la constatazione marxiana su come funziona la “levatrice della Storia”:

Il successo della lotta armata è la tomba della rivoluzione senza leader: la lotta, al pari del voto, fa sciogliere queste nuove proteste come neve al sole. […] Le proteste, come le elezioni, servono piuttosto a tenere il più lontano possibile la rivoluzione e le sue promesse di un futuro radicalmente diverso. Il “laureato senza futuro” non è il nuovo proletario: le rivoluzioni necessitano di un’ideologia e l’attuale ondata di proteste non è riuscita a offrire una visione alternativa del futuro. Niente ideologia, niente rivoluzione.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...