Gli immigrati – problema, risorsa o vaffanculo agli “altri”?

Da questo articolo apprendiamo che gli immigrati ci costano 100milioni…ma ce ne fruttano 6miliardi e dico 6 e mezzo.

Non che questi discorsi mi piacciano, quasi che l’accoglienza debba essere legata solo alla convenienza – ma lasciamo stare me, pensiamo agli altri, quelli che credono gli immigrati siano tanti quasi quanto gli italiani. E invece siamo “fermi” al 7% della popolazione.

In questo caso, dico rapportandoci a questi “altri”, dopo anni di luoghi comuni, idiozie e meschinità, capisci che l’unica cosa utile da fare è il muro contro muro: c’è chi non vuole né vorrà mai una società aperta, fatta di incroci, disaccordi anche insanabili, rimesse in discussione reciproche. E non ci sarà nessun argomento, verità, ragionamento che farà cambiare idea a queste persone, benché di volta in volta accampino dati pseudo-oggettivi e circoscritti: la cultura, la religione, la concezione della donna, e quanto ci costano, ah, questi bastardi pezzenti mantenuti!

E’ anche troppo evidente che tutto questo argomentare è solo una copertura della loro scacazzeria, ovvero il terrore del cambiamento…perché ci mancherebbe che non si possa discutere con un cinese sulla condizione della donna in Cina, con un marocchino sul concetto di laicità. E allora, qual è il problema se non il panico di dover mettere in discussione i propri, di valori? Perché confrontandosi non si sa mai dove si va a finire – magari, a scoprire che siamo solo più ipocriti, che concedendo con una mano, apparentemente, tutti i diritti in nome della democrazia occidentale, con l’altra li leviamo in nome dell’unico vero discrimine della nostra società: i $orrrdi!

Credo che il confronto sia temuto non tanto perché potenzialmente potrebbe portare a scoprire che le idee degli altri sono migliori delle nostre, ma perché ci porterà di sicuro a scoprire che le nostre hanno dei limiti, sono impastate di moralismi, formae mentis perverse, patologiche e ipocrite. E ci scazza, proprio, perché il faccia a faccia con l’immigrato, così imprevedibile, multiforme, è l’unica situazione nella società di oggi che ci obblighi al confronto – l’esasperazione degli “altri” penso venga soprattutto da questo: gli “altri” non vogliono essere obbligati da nessuno a specchiarsi, nemmeno se questo qualcuno è fondamentalmente innocuo, nemmeno se esercita la sua misera, tarpata diversità nelle 4 mura di casa sua. C’è, è altro da lui e tanto basta – la sua presenza obbliga a ripensarsi. E questo non sono disposti a perdonarlo neanche per sei miliardi e mezzo di incassi.

 

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