La strage è ogni giorno

Ma cos’è che di Piazza Loggia, esattamente, non dovremmo dimenticare?

Cosa dovremmo ricordare, cara città che mi tappezzi la vista di striscioni, gigantografie, memoriali e commossi tributi con bambini, fiori e lacrime speranzose che hanno la stessa portata di riflessione politico-sociale di un cuoricino su facebook?

10369871_10203037468675142_4311921140902806262_n

Memoriale di Piazza Loggia in Piazza Rovetta, Brescia

Dovremmo ricordare una strage puntuale, iniziata e finita “fatalmente” nel 1974, compiuta da ignoti?

Ricordare, ricordare, ricordare…ma con il contesto, i distinguo, le confusioni di questi anni ricordare diventa dimenticare, ricordare diventa non collegare, ricordare diventa disinnescare ogni possibile cambiamento.

Piazza Loggia è stata una strage fascista, compiuta da chi aveva una ben precisa visione della società, dello Stato, dei rapporti di classe e di “razza” – una visione che è tutto meno che estinta ad oggi, anzi si riproduce e diffonde. Perché allora il “Percorso della Memoria”, che inizialmente doveva ricordare fisicamente a chiunque passasse nei pressi del luogo della strage le vittime del fascismo, è diventato un “Memoriale per le vittime del terrorismo e della violenza politica”, ossia un calderone indistinto in cui, affianco all’anarchico Pinelli spinto dalla stessa mano fascista che mise la bomba, figura una trafila di finanzieri, caporali, carabinieri, fascistelli e fascisti veri e propri?

Questa presunta “memoria condivisa”, ossia mettere sullo stesso piano il contesto di qualsiasi violenta, non ha niente a che fare con la memoria storica, e diventa revisionismo. Non è esagerato l’accostamento, basti pensare agli effetti della “nuova memoria”: secondo una ricerca condotta dal Censis nella città e in provincia, “alla domanda sulle responsabilità delle stragi degli anni settanta il 37% le individua nella «Mafia», il 28% nel «terrorismo rosso», il 26% nel «terrorismo nero» e l’8% nei «servizi segreti deviati» [qui l’articolo del “Corriere” che riporta la notizia]. La memoria storica, nel sentire e nella consapevolezza comuni, è state totalmente cancellata.

C’è un’altra cosa da dire: oltre a non essere una strage casuale, indistinta, senza colpevoli, quella di piazza Loggia non è nemmeno una strage isolata, un’isola di violenza nell’arcipelago degli anni ’70.

La strage di piazza Loggia fa parte di un intero continente, di una striscia di oppressione e multiforme violenza che passando per le stragi di piazza fa tappa in un qualsiasi giorno di vita di un qualsiasi migrante, a cui vengono fottuti euro per una speranza minima di diventare visibile imprigionandolo in un ricatto tanto meschino che non si può dire; fa tappa nell’ultimo momento in cui un qualsiasi cassintegrato o precario o mobbingato si chiede se sia possibile resistere e si trova solo, per giunta colpevolizzato, sottoposto a ramanzina, a martellanti esempi di successo presunto facile – e si arrende, suicidandosi subito o lentamente; fa tappa in ogni singolo momento di ogni nostra vita, in cui l’imperante precisa finalità economica e di potere del miglior sistema possibile plasma la nostra mente, annulla le nostre alternative, spezza la nostra libertà attraverso un orrendo pensiero unico, declinato in tanti sottopensieri unici per ogni ambito della nostra esistenza pubblica o privata.

Collegare quel che accadde quarant’anni fa a questo stillicidio odierno è tutto meno che un’operazione forzata. Voglio citare in proposito lo statuto di facebook di una compagna bresciana letto stamattina (grassetto mio):

Ho scelto, da molti anni, di vivere il 28 maggio partecipando alla manifestazione studentesca e tentando ogni volta di raggiungere piazza Loggia insieme alle ragazze e i ragazzi nati molti anni dopo la strage…
E incredibilmente ogni anno è un problema riuscire ad entrare senza subire cariche di polizia, transennamenti vari, scazzi col servizio d’ordine del sindacato.
Possibile che sfugga completamente l’immenso valore che ha la partecipazione dei giovani e giovanissimi?
Possibile che non si capisca che l’unico modo per non rivivere quell’orrore è proprio quello di portare in quella piazza tutte le contraddizioni e le ingiustizie che ancora ci opprimono?
O forse, in realtà, non sfugge niente ed è proprio perchè è molto chiaro il valore delle lotte e della partecipazione che si continua, accanitamente a “lavare” piazza Loggia. Nel 74 lavarono via velocemente le prove utili ad una verità giudiziaria…Negli anni a seguire bisogna lavare piazza Loggia dalla presenza scomoda di chi non accetta stanchi rituali di commemorazione e vuole portare la vita vera, quella dura e difficile, nella piazza che ha vissuto la morte.

E’ chiaro insomma perché sulle gigantografie le istituzioni, o chi con le istituzioni collabora, si affrettino a mettere famiglie e anziani sorridenti, compiti nel ricordo (ricorda, ricorda – dimentica, dimentica): sia mai che qualcuno colleghi la strage del 1974 alle cariche della polizia degli anni ’10 alla gente che voleva entrare in piazza, ma non si riconosceva in un sindacato o in una siglia rassicurante e contestava che la memoria del 28 maggio stesse diventando monopolio, proprio, delle istituzioni.

1907641_10203040013378758_1042615973218454490_n

Gigantografia: “Quarant’anni – Sempre – Per la verità”…

1168519825

Gigantografia: “Vi aiutiamo a ricordare”

10354677_875842649098939_941554269349781121_n

Formella per El Hadji

Fortunatamente a Brescia resistono persone, associazioni, collettivi e gruppi che hanno ben presente cosa furono le stragi fasciste, vili e indiscriminate, e quali sono le stragi di oggi, egualmente schifose. Un esempio: ecco come gli antagonisti bresciani hanno risposto al tentativo di scolorire la memoria nell’indistinto percorso di formelle che è stato progettato ed è in realizzazione, da Piazza Loggia al Castello – 10 nuove formelle che ricordano i morti ammazzati dallo Stato, dalla polizia, dal razzismo istituzionale, da Stefano Cucchi a El Hadji, il ragazzo senegalese morto di leggi nella Questura di Brescia, ormai quattro anni fa [sulle formelle: qui l’articolo del “Giornale di Brescia”; qui invece la fotogallery completa].

Niente commemorazioni, rituali codificati oggi, e non passerà nessun tentativo di diluizione storica: noi sappiamo chi è Stato, sappiamo bene chi meritò l’odio antagonista allora e lo merita ancora.

Se altri si chiedono, stupiti, o ridicolmente indignati, perché dopo quarant’anni i responsabili della strage di Piazza della Loggia non abbiano nome, rispondiamo che il motivo è uno: il colpevole non è stato annientato allora, si è riprodotto, riciclato ed è mutato, si è adattato ai tempi e non è più in un luogo – è ovunque e cerca di essere in tutti.

Allora, oggi e tutti i giorni, per piazza Loggia e per tutte le stragi, esiste una sola soluzione: lottare uniti contro questo pervasivo potere, che vorrebbe convincerci che tutto è uguale, che ricordare è equiparare, che ricordare è dimenticare.

Piazza Loggia lavata con gli idranti dopo la strage

 

 

Annunci

One thought on “La strage è ogni giorno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...