La faccia delle donne

L’8 marzo è un grande rio con molti affluenti, che l’hanno ingrossato in più di un secolo determinandone la fisionomia, apporto dopo apporto. Quella dell’8 marzo, di faccia, sarebbe così: incazzata, gli occhi pieni di sorpusi visti e subiti, di fatica e esasperazione, la bocca spalancata in un urlo di lotta. Quanto il capitalismo sia riuscito a modificare questa faccia non è che l’ennesima prova della potenza, della capacità di questo sistema socio-economico di assimilare, masticare e risputare fuori disinnescati qualsiasi azione, simbolo e lotta – o quasi. Cosa possa fermare questa potenza digerente, questo schiacciasassi vorace è difficile da capire, ma penso che un buon primo passo sia la memoria storica: ripescare, incrociare e ribadire non solo che no, l’8 marzo non è la festa della gentilezza dei fidanzatini, ma che è stata una lunga marcia di lotte, conquiste, sconfitte, scontri e dolori; ribadire che il senso di questa marcia è sempre stato, sin dall’inizio, fortemente politico e sociale. A fare l’8 marzo sono state soprattutto donne operaie e comuniste come Aleksandra Michajlovna Kollontaj, fra le prime femministe a cercare di includere nella rivoluzione proletaria anche quella sessuale – un personaggio, la Kollontaj, di primo piano, addirittura fra i tre, quattro “uomini” più stimati e considerati da Lenin. Certo è desolante pensare che da simili origini si sia arrivati a una banalizzazione disperante, che toglie all’immaginario di questa giornata prima tutta la sua carica politica e “sovversiva”, e poi persino qualsiasi barlume di senso attivo, di modificazione sociale. Proviamo allora a ripercorrere i passi del concetto di “giornata delle donne”, per sbattere in faccia a chi si azzarda a regalarci mimose da dove veniamo, quanto abbiamo lottato e cosa davvero vogliamo.

  • 3 maggio 1908: a Chicago il Partito socialista teneva ogni domenica un’assemblea, e il 3 maggio venne chiamato Women’s Day per i temi trattati nel dibattito. Ispirato da questa occasione, il Partito raccomandò a tutte le sezioni locali«di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». L’8 marzo era stato indetto un meeting a New York per promuovere il diritto di voto delle donne.
  • 23 febbraio 1909: è la prima giornata ufficiale della donna. Venne celebrata negli USA su decisione del Partito socialista americano, anche sull’onda degli scioperi e delle proteste per l’ottenimento di una maggiore uguaglianza nei vari ambiti sociali, e per il suffragio femminile.La pratica di celebrare la giornata delle donne nell’ultima domenica di febbraio venne mantenuta anche negli anni seguenti, fino al 1913.
  • 27 febbraio 1910: alla Carnagie Hall, New York City, tremila donne celebrarono ancora il Woman’s Day affinché le rivendicazioni sindacali si unissero a quelle politiche. Il movimento femminista era forte anche di una vittoria eclatante: il lunghissimo sciopero delle camiciaie newyorkesi si era concluso con un “Protocollo di pace” che riconosceva il diritto ad una regolazione dell’orario e del salario degli operai. Lo sciopero è passato alla storia come “Rivolta delle Ventimila”, e durò dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1910. Alle proteste parteciparono anche le operaie della  Triangle Shirtwaist Company, la fabbrica che il 25 marzo 1911 diventerà l’inferno di 146 operaie – episodio preso poi a simbolo della giornata della donna. In seguito a queste manifestazioni si proposte, durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Casa del popolo di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910, di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Clara Zetkin, più nello specifico, propose di istituire una Giornata Internazionale delle donne lavoratrici, che si sarebbe organizzata ogni anno, in ogni paese nello stesso giorno, sotto lo slogan “Il voto alle donne unirà la nostra forza nella lotta per il socialismo”. Si sottolinea a più riprese il bisogno di giornate, iniziative e di una lotta specifica per i diritti delle donne: le donne hanno bisogno di queste occasioni più degli uomini, perché sono più sottomesse.
  • 18 marzo 1911: in Francia si scelse di celebrare la giornata della donna nel quarantennale della Comune di Parigi, e così fecero le femministe a Vienna.
  • 19 marzo 1911: il segretariato internazionale delle donne Socialiste istituì il 19 marzo come giornata della donna, che verrà celebrata in Germania, Svizzera e Danimarca. La data ricorda il primo storico cedimento del Re di Prussia davanti al popolo armato, nel 1848; l’unico collegamento con la “questione femminile” è, in realtà, piuttosto negativo, poiché il re non mantenne mai la promessa di estendere il diritto di voto alle donne. Si è calcolato che più di un milione di donne sfilò in quella giornata nei vari paesi, chiedendo il diritto al voto, la fine della discriminazione sessuale per le cariche pubbliche ed il diritto alla formazione professionale. Secondo alcune fonti le proteste dell’11 si sarebbero tenute già nella data “canonica” dell’8 marzo, ma non ho trovato conferme in tal senso.
  • 1 maggio 1911: gli svedesi e le svedesi, pragmaticamente, accorparono la giornata della donna a quella dei lavoratori.
  • 14 marzo 1912: termina con la conquista di un aumento di salario del 25% lo sciopero passato alla storia come Bread and Roses Strike, iniziato in gennaio a Lawrence, Massachussets. Le scioperanti erano per la maggior parte donne impiegate nell’industria tessile. Il nome deriva da un discorso pronunciato da Rose Schneiderman, leader femminista e socialista: « Ciò che la donna che lavora vuole è il diritto di vivere, non semplicemente di esistere – il diritto alla vita così come ce l’ha la donna ricca, al sole e alla musica e all’arte. Voi non avete niente che anche l’operaia più umile non abbia il diritto di avere [fra gli ascoltatori di quel giorno a Cleveland vi erano molte “suffragette” benestanti]. L’operaia deve avere il pane, ma deve avere anche le rose. Date una mano anche voi, donne del privilegio, a darle la scheda elettorale con cui combattere ». Il 29 gennaio era stata uccisa da un proiettile della polizia l’operaia Anna Lo Pizzo. Lo sciopero di Lawrence, la poesia di James Oppenheim ed in seguito la canzone di Mimi Fariña ispirata da questi eventi diventano patrimonio del movimento di liberazione della donna. Nel 1912 in Italia si costituisce l’Unione Nazionale delle donne socialiste.
  • 3 marzo 1913 (secondo altre fonti il 23 febbraio, in contemporanea alle donne americane – tale data, nel calendario gregoriano all’8 marzo): nel clima pesante dello zarismo ormai moribondo, le lavoratrici russe decisero di dare comunque il proprio contributo e organizzarono un dibattito sulla questione femminile al Kalashaikovsky Exchange. Nonostante si trattasse di un’iniziativa illegale, la sala si riempì fino all’inverosimile, grazie anche al supporto offerto nei giorni precedenti da entrambi i giornali legali della classe operaia – il bolscevico “Pravda” e il menscevico “Looch”. L’irruzione della polizia zarista, tuttavia, mise fine anticipatamente all’evento. Nel 1914, addirittura, l’intervento fu preventivo e impedì di fatto qualsiasi attività: molte donne furono arrestate, alcune inviate al confino. Anche per questo in Russia lo slogan “per il voto alle lavoratrici” si è intrecciato alle spinte sovversive che porteranno al rovesciamento dell’autocrazia zarista.
  • 8 marzo 1914: le femministe manifestano in Germania per il diritto di voto. Lo otterranno solo nel 1918.
  • 8 marzo 1915: scoppiata la II Guerra Mondiale, nel 1914 non si tenne alcun congresso o giornata. Nel 1915 solo Norvegia e Svizzera riuscirono ad organizzare la giornata di lotta, unendo alle richieste ormai fisse (giornata lavorativa di 8 ore; diritto al giorno di riposo di sabato; tutele alla maternità per le lavoratrici) la condanna alla guerra, riprendendo il motto della Zetkin “Guerra alla guerra”. C’è da sottolineare che in Norvegia si trattò della prima giornata della donna, perché non si concepiva un’organizzazione di lotte specificatamente femminili; d’altronde, il diritto di voto alle donne era già stato ottenuto nel 1913 ed era largamente accettato nella società. In Norvegia la relatrice principale della giornata fu Aleksandra Kollontaj, mentre in Svizzera, al Congresso dell’Internazionale femminile socialista a Berna, le donne denunciarono la guerra come espressione della lotta di classe e dell’imperialismo. In Germania e in altri paesi non solo non si permise alle donne socialiste di organizzare incontri, ma furono rifiutati loro persino i passaporti che servivano per andare nei paesi neutrali e presenziare ai congressi.
  • 8 marzo 1917: dopo un 1916 difficile a causa dell’infuriare della guerrae di divisioni in seno ai movimenti per la liberazione della donna (in Svizzera, comunque, nella giornata della donna e giorni limitrofi si tennero ben 40 conferenze sul tema), centinaia di migliaia di donne invasero le vie di Pietrogrado chiedendo pane e pace; al fronte, erano già morti più di due milioni di soldati russi. Di lì a pochi giorni, ed anche grazie alle proteste femminili che erano state fiaccamente contenute dai cosacchi, scoppierà la Rivoluzione di Febbraio (secondo il calendario ortodosso), la cui data d’inizio è fissata appunto nell’8 marzo; il governo provvisorio concederà il diritto di voto alle donne.
  • 14 giugno 1921: sarà la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca, a fissare definitivamente l’8 marzo come giornata della donna, e della donna operaia: “per ricordare una manifestazione di donne con cui si era avviatala prima fase della rivoluzione russa”.
  • 12 marzo 1922: per la prima volta si celebra, in Italia, la giornata della donna, per iniziativa del Partito Comunista. Il fiore simbolo della giornata, la mimosa, è scelto in seno all’Unione Donne in Italia, e in particolare da Teresa Mattei, poi partigiana, in quanto fiore povero della campagne, già fiorito a marzo e, per la sua forma, fiore “collettivo”.

Come conclusione, riporto alcune date ed eventi collegati all’immaginario dell’8 marzo, a volte legittimamente altre meno. Alla de-politicizzazione della data, infatti, contribuirono anche gli eventi della Seconda Guerra Mondiale e, soprattutto, la Guerra Fredda: non era pensabile negli USA, e nemmeno in Europa, celebrare una ricorrenza così segnata dalla storia sovietica, dalla rivoluzione russa e da rivendicazioni anticapitaliste:

  • 8 marzo 1848: le donne di New York protestano per i diritti politici. Non è però plausibile che la data della Giornata della Donna sia stata fissata in ricordo di questo evento.
  • 8 marzo 1857: centinaia di operaie tessili di New York scioperano contro i bassi salari, il lungo orario di lavoro, il lavoro minorile e le inumane condizioni di lavoro. Lo sciopero fu represso con la forza. Come nel caso precedente, nessun collegamento con la data poi prescelta per celebrare le lotte femminili.
  •  25 marzo 1911: il fuoco accatta gli ultimi tre piani di un palazzone di Washington Place, a New York, in cui ha sede la fabbrica di camicette Triangle. Sarà il più grave incidente industriale della storia americana. Il fatto scosse enormemente l’opinione pubblica, e portò un sensibile aumento di iscrizioni all’International Ladies’ Garment Workers’ Union: delle 146 vittime, infatti, 123 furono donne per la maggior parte immigrate. A lungo si è rintracciato in questo episodio l’origine dell’8 marzo, a volte inventando addirittura un’inesistente fabbrica di nome Cotton.
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