Aspetti della cultura rom, o “Come provare a farsi una cultura coi razzisti fra le palle”

Per un racconto stavo approfondendo alcuni aspetti della cultura rom; spulciando qua e là ho trovato quest blog, Djelem un blog per i Rom; il post è generale, ma con qualche spunto interessante, ad esempio sulla cosiddetta degagizzazione – l’inclusione di oggetti gagé nella vita quotidiana di un rom solo previa trasformazione (gagé = non rom).

Per sbaglio, e in futuro starò ben attenta, ho iniziato a leggere i commenti sotto, visto che spesso in altri blog chi commenta ha cose da dire anche più interessanti di chi scrive l’articolo. Quello che ho letto farebbe impallidire Borghezio.

Chi ha voglia di rovinarsi il fegato può andare a leggere qui. A me sono venute due o tre riflessioni che da un po’ mi giravano in testa, e le ho buttate giù nella risposta; le riporto senza rielaborarle più di tanto, quindi in forma un po’ di pancia. Resta il fatto che, ne sono sempre più convinta, con certa gente non è solo tempo perso discutere: è peccato capitale per le cose utili che potremmo fare, e perché non ci deve essere nessun grado, nemmeno un ombra di complicità con persone simili.

Ah, ah! Qua siamo in Italia, alza i tacchi e migra ad oriente! Perché ovviamente sull’Italia c’è una targa col nostro nome di puri italiani (uno dei popoli più bastardi al mondo, in senso letterale eh).

Eh meno male che apprezzi lo spirito rom, altrimenti le frontiere le avresti concepite come una saracinesca munita di tagliole rotanti.

Leggi, usi e costumi italiani – tipo non rubare? Uh che ridere! A me han rubato in casa: mille volte meglio se è stata gente senza un soldo, piuttosto che qualche affarista del cazzo. Ah, ma loro non si sporcano le mani e agli italiani va bene. Dico a te, del post qua sopra, perché sei il classico “Non sono razzista, ma”. Magari pure di sinistra.

Quelli sopra invece fanno solo pena, così preoccupati che un rom turbi loro l’esistenza tenuta insieme con lo scotch di ridicole abiudini e ridicoli condizionamenti – perché cazzo, questi stranieri sono incorreggibili: quelli che vogliono lavorare ci rubano il lavoro, quelli che non vogliono sono davvero trooooppo strani, insomma come fai a non avere ambizioni, che senso ha la tua vita? E magari ci chiedono un’euro o ci rubano 20 euro dal portafogli, insomma, la vita distrutta!

Ma poi che credono tutti, che rispettare un altro essere umano significhi condividere il suo modo di pensare dalla a alla z? Fra le cose che ha scritto Mirco ce ne sono una ventina che mi danno “qualche perplessità”, per usare un eufemismo alla potenza (problemi con gli omosessuali? i figli li leghi in casa per non farli andare in discoteca?) – ma non per questo gli sparerei. Soprattutto dopo che apre al confronto. E come credono che ci si conosca, che si “evolva” (tutti), se non confrontandosi? Mirco ha mai parlato con qualcuno di omosessualità, a parte con gente che la pensa come lui? Sarà dura che ci rifletta, allora – ecco, loro, “i linciatori di rom”, sono così, ma peggio: parlano di razzismo solo coi razzisti, di disoccupazione solo con gli occupati e via dicendo.

E, dicevo, non fanno solo pena: sono da combattere come si combattevano i fascisti, col famoso andazzo sul fascista buono. Perché? Perché sono i più pericolosi: minacciano di sterilizzare, dar fuoco, sterminare un popolo, e qualcuno ci ha già provato – sono troppo ignoranti per saperlo o sono proprio degli stronzi bastardi (stavolta in senso metaforico)?
Oh, magari poi si offendono perché dò loro degli stronzi – sono personcine così delicate! Non dimenticano mai di baciare il figlio e tirar su la copertina al cane dopo aver augurato lo sterminio di un popolo.

Certo la voce grossa la sanno fare solo nei blog, al massimo quando sono in più di due o tre contro il solito ragazzetto rom spocchioso. In strada li vedi passare veloci veloci, uh!, che paura questo mondo contemporaneo corrotto da zingari, albanesi, prostitute e spacciatori. Peccato che il mondo è sempre stato così, e i mostri sono sempre stati loro.

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