Manifestazione in bianco e nero

Allora, non cominciate a rompere col manifestante che difende la polizia, coi pacifisti che cacciano i violenti, con i fiori per i celerini.

In una manifestazione c’è di tutto, e non si può né prevedere né cristallizzare in due immagini, tantomeno in un’immagine bianco/nero.

Proprio perché c’è di tutto, perché le rivoluzioni, o anche solo le rivolte, nascono spesso da unioni impreviste, da movimenti incrociati, da inconsapevolezze e casualità, in manifestazione si va “svegli”.

E si può decidere come vivere la propria manifestazione: passeggini con bambini, vecchi, giovani, giovani incazzati una marea, giovani più incazzati alcuni.

Non ho avuto nemmeno una notizia – di prima mano – di prese di distanza o cacciate dal corteo, anche perché i più incazzati sono anche i più esperti di solito: non si mettono a lanciare roba dal corteo dei passeggini. Si camuffano, avanzano, si preparano; chi vuole ed è attrezzato li segue, chi non vuole e/o non è attrezzato si stacca.

In salvo dietro gli scontri, vedendo uova, sanpietrini o bombe carta piovere sui ministeri, sulle banche, sui compro-oro, scoppiano applausi.

Ah, esiste una cosa chiamata servizio d’ordine: se stai dentro il cordone, stai tranquillo. Oggi a Roma i ragazzi e ragazze attrezzati per fare servizio d’ordine sono stati perfetti: davano direttive chiare, facevano avanzare o rallentare, calmavano per evitare ressa, tenevano al riparo i più deboli.

Poi su tutto si può discutere – utilità degli sprazzi violenti (che comunque, togliendosi con forza da ogni lente, si affermano sotto gli occhi come un fatto, un segno) o della passeggiata canterina, prospettive per attuare propositi, necessità di organizzare e unire le forze -, ma si parte da ciò che accade.

E come stanno scrivendo decine di migliaia di persone che erano lì, i dieci soliti giornalisti si son visti un altro film, quasi fantascienza: non solo per convenienza e lealtà al potere, ma per scarsità di mezzi d’analisi, per paura dell’indefinibile, perché il sussulto di dignità, il bisogno di giustizia, di eguaglianza è venato di violenza e incazzatura, perché senza bianco/nero si sentono persi.

Invece nel corteo di oggi chi cerca uno sprazzo di stabilità per capire, sentire, lottare poteva trovare, nel caos, una una vibrante, silenziosa comunanza e una strabiliante tranquillità.

 

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