Morte tardiva di un padrone – è morto Luigi Lucchini

Panegirici assurdi per la morte di uno sfruttatore, assurdi per vari motivi.

Anzitutto, è da sfatare l’assunto, di principio incongruente e ridicolo, del “Fate voi quel che fa Marchionne / Berlusconi / Lucchini”, che confonde la fama, il potere, la voracità e l’astuzia con le capacità di gestione: Lucchini NON è stato un grande imprenditore, ma un padrone incapace, tanto da dover svendere ai russi la maggioranza delle azioni delle acciaierie di Piombino, e un trafficone-finanziere nudo e crudo (Montedison, Comit, Mediobanca, le Generali, Banca Commerciale Italiana, Abi, Eridania Bèghin Say, Olivetti e Gemina, tanto per).

Riguardo poi al luogo comune, e all’ideologia importata e infiocchettata, del self made man, beh, stendiamo un velo pietoso accennandovi solo: quanti, nel dopoguerra, potevano permettersi non solo di studiare, di diplomarsi, ma ad un certo punto pure di mollare tutto e di dedicarsi a sviluppare l’officina di papà?

Ma forse a qualcuno piace la retorica delle innate capacità manageriali, del “fiuto per gli affari”, d’altronde a Lucchini stesso piaceva raccontare di quando, bambino, comprava e rivendeva rincarate le caramelle agli amici, e chiosava: “Guadagnare è un divertimento. È il mio lavoro e il mio unico vero hobby”. Gli rapiscono il figlio, gli chiedono un riscatto e lui, una volta in salvo il delfino, se la ride: “Sono contento, ho risparmiato rispetto alla richiesta iniziale…ho pagato solo 5 miliardi!”. Contento te.

Non c’è traccia nelle varie apologie giornalistiche di questi giorni della tecnica-Lucchini per lo smaltimento dei rifiuti tossici, che non ebbe problemi ad appoggiarsi alle mafie.

Se c’è traccia del suo modo di rapportarsi ai sindacati è edulcorata: “Interlocutore aspro ma attento e rispettoso sindacato”, dice la CIGL e i giornali riportano, senza dare troppo risalto ad altre voci.

“Uno delle cause della crisi italiana è che, in questo Paese, i Luigi Lucchini hanno più successo degli Adriano Olivetti”, dice invece Cremaschi – curioso che lo stesso Lucchini sia stato membro del Consiglio di Amministrazione proprio della Olivetti, della serie: non esistono padroni buoni, ma solo un po’ meno cattivi.

Lucchini era di un cinismo terribile, arrivava al punto di far crollare la produzione nei suoi stabilimenti pur di piegare il sindacato e di ripetere spesso che i suoi guadagni migliori li aveva fatti investendo in scioperi“, racconta Gamba.

“Luigi Lucchini non era un imprenditore ma un padrone. Non ha mai accettato il sindacato, lo ha tollerato se costretto, considerando un buon investimento la battaglia per annientarlo. Lo dimostra anche la scelta di non operare le trattenute sindacali sulla paga degli addetti, in cui a ogni ora di sciopero rispondeva con la serrata”, precisa Squassina, dell’allora Uilm.

“A Brescia quasi tutte le grosse aziende avevano aperto alla contrattazione aziendale, in questo anticipando una tendenza che poi coinvolgerà l’intero Paese. Ma nelle sue fabbriche niente, il confronto con lui era difficilissimo. Le vertenze duravano anni e lui non riconosceva il ruolo del sindacato”, dice Castrezzati, ex Cisl.

Il principe dell’acciaio si fregiava volentieri del titolo di falco delle relazioni sindacali. Ovviamente impostò, come presidente di Confindustria, la linea dura riguardo alla questione della scala mobile, che portò al tristemente famoso referendum.

E che dire delle condizioni di lavoro nelle sue fabbriche? Del rapporto coi suoi lavoratori?

“[a proposito dei locali dove entravano dipendenti a consumare il pasto]: si tratta di locali annessi e comunicanti con locali di produzione con pavimenti luridi, coperti di immondizia, dotati di tavoli sporchi di grasso delle macchine di produzione”, scrisse il pretore del lavoro Annalisa Terzi, dopo un sopralluogo nell’86.

“Per andare a far pipì occorre il permesso del capo con il controllo delle guardie”, raccontava un operaio, che preferiva restare anonimo.

“Mi hanno licenziato per telefono, solo che siccome ero uscito l’hanno detto a mio figlio che ha 15 anni. Sono tornato a casa e l’ho trovato che piangeva”, racconta l’operaio Vittorio De Logu.

“Reazioni di una regione rimasta 50 anni indietro”: sono parole di Lucchini, queste, che irridono la reazione alla morte dell’operaio Ruggero Toffolutti, alla “sua” Magona, nel 1998.

Chissà se prima di dissolversi nel nulla da cui, come tutti, è venuto, il padrone ha pensato a Ruggero Toffolutti e a tutti gli operai crepati nelle sue fabbriche, tutti quelli a cui caritatevolmente “ha dato lavoro”, e mesoteliomi vari.

Alcune delle pretese di Lucchini nel lontano ’93: mobilità tra i reparti (senza nemmeno interpellare i sindacati, e guardacaso a carico quasi sempre di iscritti Cgil in lotta), eliminazione delle pause, lavoro straordinario (che non sono, naturalmente, gli straordinari). Un Marchionne ante-litteram, insomma, che cercava di vietare ai suoi operai di firmare per referendum scomodi fuori dalla fabbrica, vantando diritti di proprietà anche sui piazzali antistanti la stessa.

Un padrone meschino, tanto da privare i suoi operai anche dei sostegni minimi, quelli che per i padroni stessi delle ferriere erano diventati quasi delle usanze, da rispettare e non tradire. Lucchini li cancellò senza remore: via il circolo aziendale, via la sovvenzione all’asilo, via le case che venivano affittate agli operai.

Lucchini aprì le danze dei licenziamenti a gogò: perché mancava il lavoro? Evidentemente no, se a riduzioni di personale di 1/4 corrispondeva la medesima produzione (per riferirsi agli anni ’90, e alle acciaierie di Piombino). Quindi: lavorare di più, lavorare in pochi, a guadagnarci è uno, lui, il padrone.

E poi: le furberie e ladrerie nelle buste paga dei dipendenti (che erano al tempo stesso intimidazione agli scioperanti e operazione-marketing, per non far credere che anche la Lucchini fosse in difficoltà, costretta a far fare ore di cassa integrazione), gli appalti generosissimi quantomeno sospetti a Piombino, i guadagni esorbitanti (“cento milioni al giorno, negli anni Settanta…Ma non sempre, eh, solo quando passa la colombina!”).

Possibile che questo intero universo, questa parte della barricata venga del tutto ignorata da chi fa informazione? No, è una domanda retorica, non c’è da rispondere. Eppure ancora mi stupisco – invece c’è solo da odiare.

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